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AL VOSTRO SERVIZIO 2021-2022 di Augusto Maccioni

VINCITORI E VINTI, LETTA: NON MI
RICANDIDO, L'EXPLOIT DI CONTE

TRIONFA IL CENTRODESTRA, MELONI
E' GIA' AL LAVORO SUL GOVERNO

DRAGHI PRONTO A COLLABORARE,
MA SENZA SCELTA POLITICA


di Augusto Maccioni
(26-9-2022) Un terremoto politico, se si guarda dall'estero, un trionfo invece dall'Italia. E' il Centrodestra che vince le elezioni politiche 2022 trainata dal successo personale di Giorgia Meloni (
foto dal web/Social) e dal suo partito Fratelli d'Italia, una vittoria costruita nel tempo che è arrivata puntuale grazie alle debolezze sui contenuti del Centrosinistra e degli altri partiti. I dati consegnano l'Italia alla coalizione che più ha saputo capire le esigenze, i tormenti e le paure degli italiani dando soluzioni che adesso dovranno essere cantierabili. Riusciranno Meloni-Salvini-Berlusconi a dare risposte ai problemi degli italiani? Gli stessi leader della vittoria convengono sulla responsabilità e serietà degli interventi mirati a sostenere le varie politiche economiche, compreso il grosso problema delle bollette che stanno seminando panico nelle famiglie e nelle imprese. Il trionfo di Giorgia Meloni è già la risposta alle tante domande che agitano gli italiani, un premio sul programma e sulla strategia che è stata salutata anche dallo spread tra Btp e Bund tedeschi senza troppi scossoni, segno evidente che il mercato attende dal nuovo esecutivo i primi provvedimenti economici. I dati sono netti e danno alla coalizione di Centrodestra la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Al Senato FdI di Giorgia Meloni è il primo partito con il 26%,a seguire il Pd col 19%, M5S 15,6%, Lega 8,9%, FI 8,3%, Azione-Italia Viva 7,7%, +Europa 2,9%. E' quindi al 44% la coalizione di Centrodestra mentre quella di Centrosinistra è al 26%. Numeri non troppo dissimili alla Camera. Per la Camera, il Centrodestra totalizza 235 seggi su 400, il Centrosinistra 80,il M5S 51, Azione+Iv 21. Al Senato i seggi per il Centrodestra sono 112 su 200, per il Centrosinistra 39, M5S 28, Azione+Iv 9. Il grande risultato del Centrodestra non ha sorpreso nessuno e fotografa benissimo l'andamento politico che si stava delineando subito dopo la caduta del governo Draghi, col leader di Fratelli d'Italia in netto vantaggio sul segretario del Pd da una parte e con il Centrodestra superiore anche di 15 punti sul Centrosinistra. Dati che comunque sono stati in qualche modo confermati anche se la Lega di Salvini ha ottenuto solo l'8,9%, qualcosa di più di Forza Italia che ha raggiunto l'8,3%, affermazioni non troppo brillanti che però non hanno deluso nell'economia finale con la schiacciante vittoria di Giorgia Meloni, lasciando inalterato il consenso totale al Centrodestra. E se da una parte all'estero si continua a parlare di Fratelli d'Italia nata dalle braci del Movimento Sociale Italiano postfascista, come un partito a valenza fascista, in Italia il partito di Giorgia Meloni mostra vedute governative e atlantiste e lo ha dimostrato durante il governo Draghi, stando all'opposizione, appoggiando l'esecutivo anche nei provvedimenti europeisti a favore dell'Ucraina. Un Centrodestra a guida Giorgia Meloni, quindi, è una garanzia anche per l'Europa e per gli Stati Uniti che attendono adesso le prossime mosse del presidente Mattarella. Se il Centrodestra festeggia, il Centrosinistra è dilaniato dalla sconfitta. Letta pensa di dimettersi, poi ci ripensa, si vuole fare da parte ma non subito e non intende ricandidarsi. Su di lui il diluvio per non aver capito il momento storico dell'Italia e per aver condotto una campagna elettorale slegata dalla quotidianità e dalle vere esigenze della gente, puntando a screditare l'avversario evitando i problemi spinosi del momento. Letta è cosciente della sconfitta, sicuramente pesa il fatto di non aver condotto l'alleanza con i 5S e per aver abbandonato Calenda. "Ci aspettano giorni duri" dice e parla del nuovo Congresso, ci vuole compattezza, una nuova identità. Parole che dicono la brutta verità della sconfitta, di una ferita che sarà molto dura da sopportare. Ma il Pd, adesso in ginocchio, saprà riprendersi con un nuovo segretario e con una nuova mentalità vincente? Sconfitta ancora più amara se si guarda all'ex alleato e rivale Conte che ha preso i 5S in picchiata nei sondaggi, subito dopo la caduta del governo Draghi proprio per mano dell'- avvocato del popolo-, e che adesso festeggia per la rimonta per molti versi clamorosa portando i 5S attorno al 15,5%, primo partito al Sud. Passo falso invece per il terzo polo di Calenda e Renzi che non riesce ad ottenere la doppia cifra attestandosi al 7,7%, risultato buono ma deludente secondo le aspettative. Intanto per Giorgia Meloni niente festeggiamenti ed sta già pensando alla prossima manovra con la competenza di Draghi, considerati i tempi ristrettissimi per varare la legge di Bilancio. E pensa già al suo governo e dice agli alleati "niente giochini" perché i risultati del voto sono chiari. "Niente promesse impossibili" dice, con l'avvertimento "non accetterò compromessi".



ELEZIONI, PRIME PROIEZIONI: AL CENTRODESTRA
MAGGIORANZA DI CAMERA E SENATO
GIORGIA MELONI, PRIMA
DONNA PREMIER ITALIANA


di Augusto Maccioni
(25-9-2022) Primi intention poll dopo la chiusura dei seggi alle 23:00 indicano una clamorosa vittoria, peraltro annunciata durante tutta la campagna elettoriale, del partito di Fratelli d'Italia, con Giorgia Meloni (
foto dal web/Social) che stacca di 5/6 punti il partito Democratico, una ripresa, trainata dal sud d'Italia, del Movimento 5 Stelle (14-18), poi Lega (8,5-12,5), Forza Italia (5-9) e Azione-Italia viva (5-9). Vola il Centrodestra, secondo i primi dati Tecnè per Quarta Repubblica, al 43,5% mentre la coalizione del centrosinistra è al 27%. Una affermazione netta, schiacciante di Meloni-Salvini-Berlusconi che va a posizionarsi alla grande sia alla Camera che al Senato. Dati ancora provvisori che però danno una fotografia di un'andamento che si era visto negli ultimi giorni prima del divieto dei sondaggi. Anche adesso la situazione va avanti e bisognerà attendere forse otto ore prima di avere un quadro realistico della situazione di queste elezioni. Un dato che emerge, comunque, è che dopo 14 anni il Centrodestra ha vinto la competizione schiacciando il Centrosinistra che ha perso vitalità per l'andamento strategico che ha assunto con la vicenda Calenda e prima ancora con Conte dei 5S i quali, però, hanno vinto la scommessa col Pd andando sopra i 14 punti, risultato che premia Conte solo perché sganciato dal partito di Letta. E' tutto comunque prematuro anche se il dato più importante, che determinerà la maggioranza e il futuro governo, è quello del partito di Fratelli d'Italia e della candidata premier Giorgia Meloni.

PUTIN HA ANNUNCIATO LA MOBILITAZIONE DI
300 MILA SOLDATI PER LA GUERRA IN UCRAINA

IL PRESIDENTE RUSSO UTILIZZERA' TUTTI
I MEZZI DISPONIBILI ANCHE IL NUCLEARE
PER DIFENDERE IL SUO PAESE

BIDEN: "MINACCE
IRRESPONSABILI"
PROTESTE CONTRO LA GUERRA, LA
GENTE RUSSA IN PIAZZA: 1.300 ARRESTI

di Augusto Maccioni
(21-9-2022) È il 210esimo giorno di guerra in Ucraina. Dopo la decisione delle autorità filorusse di tenere il referendum dal 23 al 27 settembre nelle quattro regioni attualmente controllate da Mosca, cioè Donetsk, Lugansk, Zaporizhia e Kherson, arriva il discorso di Putin che apre alla mobilitazione parziale in Russia per contrastare la controffensiva ucraina e per imporre l'escalation della guerra decisamente diversa da come era iniziata sette mesi fa, con l'invasione del 24 febbraio. Il leader russo decretando il provvedimento, sicuramente impopolare tra i cittadini, conta di mandare in guerra 300 mila giovani per ristabilire l'ordine russo, riconquistare i territori in mano agli ucraini, e dare legalità, militarmente, politicamente e burocratcamente a tutto il Donbass. Un atto che è un messaggio preciso all'Occidente che sta minacciando "l'integrità territoriale del nostro Paese", "useremo tutti i mezzi a nostra disposizione, compresi quelli nucleari, per proteggere la Russia e il nostro popolo: questo non è un bluff". Quindi Putin si rivolge con parole precise alla Nato e agli Stati Uniti a non fare passi ulteriori a favore dell'Ucraina, pena ulteriore inasprimento della guerra fino all'utilizzo delle armi nucleari. Firmando il decreto Putin punta soprattutto sui riservisti che riceveranno una formazione adeguata prima di essere inviati al fronte e nessuno potrà evitare la divisa. Non andranno al fronte per motivi di età e per stato di salute mentre nessuna concessione per gli obiettori che prima potevano non andare in guerra. Qualche giorno prima del discorso di Putin, che sanciva la mobilitazione parziale in Russia, la Duma, il parlamento russo, aveva approvato una serie di emendamenti che di fatto apriva agli scenari di mobilitazione e stato di guerra, una riforma del codice penale che punisce con diversi anni di carcere persone, come i riservisti, che non rispondono alla chiamata alle armi o soldati che si rifiutano di combattere. E' chiaro che le riconquiste dei territori da parte delle truppe ucraine, che avanzano con forza avendo a disposizioni armi adeguate provenienti dall'Occidente, stanno preoccupando non poco Putin che sta accelerando sui referendum nel bel mezzo della guerra, su quei territori dove una parte della popolazione è in esilio e l'altra è mobilitata a fianco delle truppe russe. Secondo le autorità russe si prevede, stando ai sondaggi, l'adesione alla Russia tra l'80% e il 94% della popolazione dopo sette mesi di combattimento. Preoccupa, non poco, la difesa che Putin intende fare sui territori russi intendendo anche quelli che saranno annessi dopo la vittoria del referendum, e lo farà "con tutti i mezzi a nostra disposizione" comprendendo la forza nucleare. Il presidente russo ha intenzione di fare sul serio? E' una minaccia per convincere l'Occidente a non intralciare la conquista del Donbass? Dicendo "non è un bluff", Putin ha veramente intenzione di scatenare la guerra nucleare se le cose dovessero andare diversamente? Secondo gli Usa la fuga in avanti del presidente russo è un segno "di debolezza e fallimento" e Washington ha precisato che non riconoscerà mai nessun territorio ucraino sotto l'amministrazione di Mosca. Le parole di Putin non cambiano i piani del presidente ucraino Zelenski, dicendo che sono più che mai determinati a continuare la controffensiva militare e a puntare presto sul Donbass dove appunto le regioni di Donetsk e Lugansk sono nel cerchio russo. E a proposito delle minacce di Putin, pronta è stata la risposta di Biden che ha definito le parole del presidente russo "minacce nucleari irresponsabili" che vanno contro i patti firmati dalle potenze nucleari mondiali" e che "una guerra nucleare non può essere vinta e non dovrebbe mai essere combattuta". Putin dichiara la guerra ma la piazza russa è contro la guerra. Poche ore dopo il discorso del presidente russo, le piazze si sono animate e l'urlo è stato unanime protestando contro la guerra. Più di mille persone sono state arrestate (
foto dal web/Social) dopo l'inizio delle proteste contro la mobilitazione parziale.


REFERENDUM PER ANNETTERE IL
DONBASS, GIALLO SUL DISCORSO DI PUTIN

KIEV, USA E NATO REAGISCONO
CON RABBIA E SCHERNO

"SONO ILLEGALI, UN RICATTO DI
CHI HA PAURA DELLA SCONFITTA"

di Augusto Maccioni
(20-9-2022) E' un vero e proprio giallo quello che è successo a Mosca nel
209esimo giorno dell'invasione in Ucraina. Ci si aspettava il discorso di Vladimir Putin (foto dal web/Social) in tv, sicuramente per dare forza e voce ai referendum proclamati dalle autorità filorusse in Ucraina, invece il presidente russo ha deciso di prendere altro tempo. Sul piatto c'era la decisione delle autorità locali filorusse di tenere referendum dal 23 al 27 settembre, nelle aree occupate dell'Ucraina, in modo particolare nel Donetsk, Luhansk, Kherson e parte Zaporizhzhia, sull'adesione alla Federazione russa. La mossa di Putin non piace all'Occidente, né tantomeno all'Ucraina, e arriva nello stesso giorno in cui il parlamento russo, la Duma, ha varato una disposizione che inasprisce le pene per diserzione e insubordinazione in caso di mobilitazione militare. Le considerazioni da fare sono diverse e non deve passare inosservata l'impressione del presidente turco Erdogan che giunto a New York, dopo il vertice asiatico in Uzbekistan, che ha rivelato che Putin " sta dimostrando che è disposto a porre fine a questa situazione il prima possibile". Impressione che deve essere valutata attentamente, visto che lo stesso presidente russo, da altra angolazione, sta intensificando la sua strategia d'attacco in risposta ai successi riportati dagli ucraini riconquistando città e villaggi, prima occupati dai russi. E' chiaro anche che Putin non ha più l'appoggio delle superpotenze asiatiche come Cina e India, un fatto che è emerso negli incontri a Samarcanda, e l'invasione e la guerra che il presidente russo sta conducendo in Ucraina sta diventando sempre più problematica e "disturba" enormemente l'espansione economica soprattutto della Cina in Occidente. Per la verità Erdogan ha anche detto che " se in Ucraina si stabilirà una pace, ovviamente le terre invase saranno restituite all'Ucraina, stessa richiesta anche per la Crimea dal 2014 russa". I fatti però stanno dimostrando il contrario soprattutto perché Putin ha fretta di annettere il Donbass alla Russia. Alla base della decisione di Putin di non parlare in tv (ma forse parlerà domani 21 settembre) è la presa di posizione dell'Ue e degli Stati Uniti che hanno già condannato i referendum illegali programmati dalle autorità filorussi. A tale proposito la presidente della Commissione Europea ,Ursula von der Leyen ha detto: "Cercare di cambiare i confini dell'Ucraina è completamente inaccettabile ed una chiara violazione della carta dell'Onu e dell'indipendenza, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina", mentre per il Pentagono il referendum è "semplicemnente un'operazione di informazione, tesa a distrarre dalla situazione difficile in cui si trovano al momento le forze russe".


BATTUTA D'ARRESTO PER PUTIN, LE FORZE
DI ZELENSKY AVANZANO NEL DONBASS
E NEL SUD DELL'UCRAINA

SCHOLZ AL PRESIDENTE
RUSSO: "RITIRA LE TRUPPE"

di Augusto Maccioni
(13-9-2022) Adesso anche Scholz dice che "le truppe russe devono abbandonare l'Ucraina" e lo chiede direttamente a Vladimir Putin "in considerazione della gravità della situazione militare e delle conseguenze della guerra in Ucraina". La situazione, però, continua ad essere drammatica e si spara in continuazione mentre
sono trascorsi 202 giorni dall'invasione russa nel corso di una guerra molto combattuta e dove ad avere la peggio sono i civili che muoiono sotto le bombe. Da cinque giorni la situazione in campo sembra cambiata perché le forze ucraine stanno riprendendo le città e i territori conquistati dai russi mesi fa. E stanno avanzando, nel nord del Donbass come nel sud del Paese (foto dal web/Social Soldati ucraini nella regione di Kharkov), e questa nuova fase della guerra sta mettendo in luce la dinamicità e la combattività degli ucraini, grazie a precise scelte strategiche e con le armi dell'Occidente. Per buona parte dei duecento giorni appena trascorsi hanno visto, dall'inizio dell'invasione del 24 febbraio, i russi i padroni incontrastati sul campo e i rapporti di forza, in termini di mezzi impiegati e di truppe mobilitate, erano chiaramente favorevoli a Mosca che poteva decidere, quasi indisturbato, dove fare la guerra, dove conquistare i territori e dove pianificare un futuro pro Russia. Poi c'è stata una spettacolare inversione di tendenza e lo sfondamento del Donbass settentrionale e la pressione militare su Kherson dimostrano che le forze ucraine hanno più consapevolezza, più professionalità ma anche perché sono meglio equipaggiati e decisamente più motivati. Questa nuova fase, a vantaggio degli ucraini, si è potuta verificare grazie all'apporto bellico, finanziario e logistico degli Stati Uniti che si sono espressi in prima persona a favore di Kiev che sta dimostrando ultimamente di avere le carte in regola per contrastare le truppe russe e respingerle. E' presto, comunque, dare un rapido esito del conflitto anche perché Putin non ha nessuna intenzione di parlare né di tregua né di pace non avendo ancora conclusa la fase di conquista del Donbass, né Kiev ha necessità di sedersi al tavolo delle trattative adesso che è iniziata la riscossa con l'obiettivo di cacciare le truppe russe dall'Ucraina. E' comunque la seconda battuta d'arresto subita dall'esercito di Putin dopo il fallimento offensivo sulla capitale all'inizio dell'invasione, fallimenti che stanno deteriorando l'esercito russo per molti versi allo sbando e con mezzi e munizioni che iniziano a scarseggiare. Questa nuova situazione potrebbe autorizzare una nuova fase per l'esercito ucraino e con l'autunno potrebbe arrivare "la stagione della vittoria". Ne è convinto l'ambasciatore dell'Ucraina negli Stati Uniti, Oksana Markarova che ha detto che "questa controffensiva dimostra che possiamo vincere". Ma non sarà così semplice mettere in ginocchio la Russia sulla questione Ucraina, perché, secondo Putin, un'Europa democratica alla fine difficilmente si getta da un precipizio economico per salvare un Paese che alla fine non esiste. Ed è un calcolo sbagliato perché questa Europa, in difficoltà attualmente col gas e l'elettricità, può cadere ma si risolleverà, come è successo per il covid o l'euro, perché ogni crisi sarà trasformata in opportunità.


PRIMO DISCORSO DEL RE CARLO
III: "GOVERNERO' CON AMORE,
RISPETTO E LEALTA'"


di Augusto Maccioni
(9-9-2022) Nell'ultima settimana due fatti importanti hanno segnato la vita del Regno Unito. Una, prevedibile, è stata la nuova leadership politica e primo ministro, la seconda, meno scontata, la morte della regina Elisabetta che due giorni prima era apparsa sorridente e in bella forma accanto alla premier Liz Truss. La morte, comunque, è sempre in agguato e anche a 96 anni si può lasciare questo mondo dopo una vita dedicata esclusivamente alla Patria e alla famiglia. La morte della sovrana ha lasciato un segno indelebile e il ricordo sarà eterno. Con la sua scomparsa è diventato re il principe Carlo che a differenza di sua madre, la più longeva per aver regnato per 70 anni, è diventato sovrano dopo 73 anni di educazione e preparazione per succedere al trono. Quasi ventiquattro ore dopo Carlo III ha pronunciato il suo primo discorso televisivo (
foto dal web/Social) in omaggio a sua madre, un tributo doveroso per una regnante che si è sempre distinta per capacità, intelligenza e grande umanità. Carlo III ha anche voluto dare indicazioni importanti per il futuro della monarchia nel "rispetto dei principi costituzionali " e ha ribadito le promesse di Elisabetta 21enne che giurò di dedicare la sua vita al servizio dei suoi popoli, promettendo, a sua volta, come re, "di servire con lealtò, rispetto e amore". Parte del discorso è stata dedicata ai familiari (non ha menzionato Diana, la sua prima moglie) confermando per Camilla il rango di regina consorte e, a sorpresa, ha nominato immediatamente il figlio William principe di Galles suo vice-re. Nessuna pace con Harry e Meghan, verso i quali Carlo III dice che "continuano a costruire la loro vita oltremare". Poi l'immagine conclusivo del discorso rivolto alla madre:"Possano schiere di angeli accompagnarti col canto al tuo riposo".

QUESTO IL DISCORSO DEL RE CARLO III

Vi parlo oggi con sentimenti di profondo dolore. Per tutta la sua vita, Sua Maestà la Regina, la mia amata madre, è stata un'ispirazione e un esempio per me e per tutta la mia famiglia, e le dobbiamo il debito più profondo che una famiglia possa avere con la madre; per il tuo amore, cura, guida, comprensione ed esempio . La regina Elisabetta ha avuto una vita ben vissuta; una promessa con il destino realizzato e lei è profondamente addolorata per la sua scomparsa. Quella promessa di servizio a vita è ciò che rinnovo a tutti voi oggi.
Insieme al dolore personale provato da tutta la mia famiglia, condividiamo anche con molti di voi nel Regno Unito, in ogni paese in cui la regina è stata Capo di Stato, nel Commonwealth e in tutto il mondo, un profondo senso di gratitudine per il di settant'anni in cui mia madre, come Regina, ha servito il popolo di tante nazioni. Nel 1947, nel giorno del suo ventunesimo compleanno, si impegnò in una trasmissione da Città del Capo al Commonwealth di dedicare la sua vita, a breve oa lungo termine, al servizio del suo popolo.. Era più di una promessa: è stato un profondo impegno personale che ha definito tutta la sua vita. Ha fatto sacrifici per dovere. La sua dedizione e devozione come Sovrano non ha mai vacillato, in tempi di cambiamento e progresso, in tempi di gioia e celebrazione, e in tempi di tristezza e perdita. Nella sua vita di servizio abbiamo visto quell'amore duraturo per la tradizione, unito a quell'abbraccio senza paura del progresso, che ci rende grandi come Nazioni. L'affetto, l'ammirazione e il rispetto che ispirava divennero il segno distintivo del suo regno. E, come tutti nella mia famiglia possono attestare, ha combinato queste qualità con calore, umorismo e un'infallibile capacità di vedere sempre il meglio nelle persone. Rendo omaggio alla memoria di mia madre e onoro la sua vita di servizio.
Rimangono anche il ruolo ei doveri della Monarchia, così come la particolare relazione e responsabilità del Sovrano nei confronti della Chiesa d'Inghilterra, la Chiesa in cui la mia stessa fede è così profondamente radicata. In quella fede e nei valori che ispira, sono stato educato a nutrire un senso del dovere verso gli altri e ad avere il massimo rispetto per le preziose tradizioni, libertà e responsabilità della nostra storia unica e del nostro sistema di governo parlamentare. Come fece la stessa regina con tale devozione incrollabile, ora mi impegno anche solennemente, per il tempo residuo che Dio mi concede, a difendere i principi costituzionali nel cuore della nostra Nazione. E ovunque io viva nel Regno Unito, o nei regni e territori di tutto il mondo, e qualunque sia il mio background o le mie convinzioni, mi impegnerò a servire con lealtà, rispetto e amore, come ho sempre fatto per tutta la mia vita.
Naturalmente, la mia vita cambierà quando mi assumo le mie nuove responsabilità. Non sarà più possibile per me dedicare tanto tempo ed energie agli enti di beneficenza e alle questioni che contano così tanto per me. Ma so che questo importante lavoro continuerà nelle mani fidate di altri.
Questo è anche un momento di cambiamento per la mia famiglia. Conto sull'amorevole aiuto della mia cara moglie, Camila. In riconoscimento del tuo leale servizio pubblico dal nostro matrimonio diciassette anni fa, diventi la mia regina consorte. So che porterai alle esigenze della tua nuova posizione la salda devozioneal dovere di cui mi sono tanto fidato. Come mio erede, William ora porta i titoli scozzesi che hanno significato così tanto per me. Mi succede come Duca di Cornovaglia e assume le responsabilità del Ducato di Cornovaglia che ho assunto per più di cinque decenni. Oggi sono orgoglioso di nominarlo Principe di Galles, Tywysog Cymru, il paese il cui titolo ho avuto il grande privilegio di portare per gran parte della mia vita e del mio dovere. Con Catherine al suo fianco, so che il nostro nuovo principe e principessa di Galles continuerà a ispirare e dirigere le nostre conversazioni nazionali, aiutando a portare gli emarginati al centro del campo dove può essere fornito un aiuto vitale. Voglio anche esprimere il mio amore per Harry e Meghan mentre continuano a costruire le loro vite all'estero.
Tra poco più di una settimana, ci riuniremo come nazione, come Commonwealth e, in effetti, come comunità globale, per far riposare la mia amata madre. Nel nostro dolore, ricordiamoci e traiamo forza dalla luce del suo esempio. A nome di tutta la mia famiglia, posso solo esprimere i miei più sinceri e sentiti ringraziamenti per le vostre condoglianze e il vostro sostegno . Significano per me più di quanto io possa mai esprimere. E alla mia cara mamma, mentre inizi il tuo ultimo grande viaggio per unirti al mio caro defunto papà, voglio solo dire questo: grazie. Grazie per il vostro amore e devozione alla nostra famiglia e alla famiglia delle nazioni che avete servito così diligentemente in tutti questi anni. Possano "i voli degli angeli cantare a te per il tuo riposo".

ADDIO ALLA REGINA DEL CUORE: E'
MORTA ELISABETTA II, AVEVA 96 ANNI
IL NUOVO RE E' CARLO III CHE RENDE
OMAGGIO ALLA SUA "AMATA MADRE"


di Augusto Maccioni
(8-9-2022) Addio alla Regina del cuore. E' morta Elisabetta II (
foto dal web/Social), la regina più longeva di sempre, 70 anni di regno. Aveva 96 anni ed è morta serenamente questo pomeriggio, dice lo staff della sovrana, nel castello di Balmorl, in Scozia, dove trascorreva un periodo di riposo a causa delle sue precarie condizioni di salute che l'avevano portata a ridurre notevolmente le sue apparizioni in pubblico. Martedi scorso era apparsa accanto al nuovo primo ministro Liz Truss nominata al posto di Boris Johnson. Le condizioni della sovrana erano peggiorate nella mattinata, una situazione che avevano consigliato di far accorrere al suo capezzale tutti i membri della famiglia reale. Con la scomparsa di Elisabetta II è diventato automaticamente re del Regno Unito il principe Carlo, il suo figlio primogenito. A chiamarlo ufficialmente re è stata la famiglia reale britannica nell'annuncio della morte del monarca: "La regina è morta in pace a Balmoral questo pomeriggio. Il re e la regina consorte rimarranno a Balmoral questa sera e torneranno a Londra domani". Quindi Carlo, 73 anni, è il nuovo re e sua moglie, Camilla Parker Bowles, la regina consorte. Subito dopo la notizia della morte di Elisabetta II, il re Carlo ha diffuso un comunicato: "La morte della mia amata Madre, Sua Maestà la Regina, è un momento di profonda tristezza per me e per tutti i membri della mia famiglia. Ci rammarichiamo profondamente per la morte di un'amata sovrana e di una madre molto cara. So che la sua perdita sarà profondamente sentita in tutto il paese, nei Reami e nel Commonwealth e da innumerevoli persone in tutto il mondo. Durante questo periodo di lutto e cambiamento, io e la mia famiglia saremo confortati e supportati dalla nostra conoscenza del rispetto e del profondo affetto in cui era tenuta la Regina". La morte della sovrana ha subito radunato una folla commossa ai cancelli di Buckingham Palace, così come nella residenza estiva in Scozia. E subito vengono in mente un film lungo 70 anni nel quale la regina Elisabetta II ha fornito stabilità ad una nazione moderna, dinamica, fiorente e rispettata da tutti col risultato straordinario che ha condotto grazie ad una persona amata e ammirata sia nel Regno Unito ma anche in tutto il mondo. Il Regno Unito è in lutto e i funerali di Stato si svolgeranno fra dieci giorni. Durante questo periodo saranno rinviati eventi sportivi e ogni altra manifestazione. La prima ministra Liz Truss ha annunciato che il nome del nuovo re sarà Carlo III , i precedenti, Carlo I e Carlo II appartenevano alla casata degli Stuart e regnarono rispettivamente tra il 1625 e il 1649 e tra il 1660 e il 1685. Carlo II sarà proclamato re nel giro di 24 ore in una delle residenze reali di Londra da un organo cerimoniale di cui fanno parte il sindaco di Londra e altri. Per l'incoronazione invece bisognerà attendere diversi mesi.


REGNO UNITO, LIZ TRUSS PRENDE IL POSTO DI
JOHNSON: SARA' MOLTO DURA CONTRO PUTIN

MOSCA TAGLIA IL GAS A TEMPO INDETERMINATO FINO
ALLA REVOCA DELLE SANZIONI


di Augusto Maccioni
(5-9-2022)
E' il 194° giorno di guerra in Ucraina e i motivi della giornata sono diversi ad iniziare dal campo. Sul fronte, infatti, il presidente Zelensky ha annunciato la liberazione di tre insediamenti, nella regione di Donetsk e nel sud, e l'offensiva ucraina viene portata avanti in diverse direzioni come in Crimea ma anche a Kherson conquistata dai russi a marzo con l'intenzione dei russi di incorporarla come parte della Russia. C'erano quindi le condizioni di svolgere un referendum come quello svolto dalla Russia in Crimea nel 2014, considerato dalle Nazioni Unite non valido e quindi illegale, solo che gli ucraini stanno avanzando e la loro controffensiva sta preoccupando le forze di Putin e questa nuova situazione ha convinto le autorità russe di sospendere il referendum a causa degli attacchi ucraini sul ponte chiave sul fiume Dnepr. Non solo le truppe ucraine stanno riprendendo possesso dei territori conquistati dai russi, ma, a livello internazionale, c'è stata la doccia fredda dell'elezione di Liz Truss (foto dal web/Social) che sarà il prossimo primo ministro del Regno Unito in sostituzione di Boris Johnson. Truss, attuale ministro degli Esteri, ha vinto il processo delle primarie interne con più di 81 mila voti degli affiliati Tory rispetto agli oltre 60 mila che hanno sostenuto l'ex ministro dell'Economia Rihi Sunak di origine indiana, e ha tutta l'intenzione di continuare la linea anti Putin lanciato da Boris Johnson, anzi, dicono gli analisti, ci saranno delle sorprese perché il nuovo primo ministro è deciso "a portare la guerra" fino alla resa di Putin. Intanto però Putin è sempre più deciso di chiudere i rubinetti del gas russo all'Europa attraverso il gasdotto strategico NordStream 1. Secondo il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, la Russia cesserà le forniture di gas russo a meno che non vengano ritirate le sanzioni degli stati occidentali. Quindi il taglio dell'approvvigionamento di gas "è esclusiva responsabilità dell'Occidente e le sanzioni impediscono il mantenimento delle infrastrutture del gas". La Germania sta adottando misure drastiche e ha annunciato che è sua intenzione mantenere in vita le ultime centrali nucleari in funzione, la cui fine era prevista per la fine dell'anno. Questa soluzione, inevitabile e dolorosa, è stata presa con l'accordo del partito eco-pacifista che ha sempre lottato per la fine del nucleare in Germania.

"GORBACIOV HA CAMBIATO IL MONDO",
L'UOMO CHE HA LIQUIDATO L'URSS

LA TASS :"FUNERALI DI STATO",
IL SUO SOGNO TRADITO DA PUTIN

"LA DISINTEGRAZIONE URSS LA PIU'
GRANDE CATASTROFE DEL XX SECOLO"


di Augusto Maccioni
(31-8-2022) La morte di Mikhail Gorbaciov (la Tass, per lui "funerali di Stato") non ha fatto di certo un buon servizio alla nuova politica di Putin che ha portato la guerra in Ucraina, un'invasione che sta creando seri problemi economici, sociali ma anche geopolitici in Europa. Una guerra che sicuramente Gorbaciov non avrebbe mai portato avanti, convinto che solo la pace e le riforme avrebbero costruito un mondo più sicuro e con prospettive sociali migliori. Le parole di Putin su Gorbaciov non hanno reso effettivamente omaggio all'uomo e allo statista ed è stato trattato con distacco: "Mikhail Gorbaciov, ha scritto Putin (
foto dal web/Social) in un telegramma di cordoglio diffuso dal Cremlino, è un politico e uomo di stato che ha avuto un grande impatto sull'evoluzione della storia mondiale" poi : "Ha guidato il nostro Paese attraverso un periodo di cambiamenti complessi e drammatici e grandi sfide di politica estera, economiche e sociali". Tra le righe però è evidente che Putin non perdona a Gorbaciov, che è stato al potere dal 1985 al 1991, di aver provocato la fine dell'Unione Sovietica durante il suo mandato e dice anche che la fine dell'Urss è la "più grande catastrofe geopolitica" del 20° secolo. In pratica, direbbe Putin, c'è poco da ricordare di un uomo e di un personaggio politico che non ha reso grande il suo paese, mentre Gorbaciov sarà ricordato, a livello internazionale, per aver dato un contributo decisivo a cambiare il mondo attraverso la perestrojka e la glasnost, oltre ad aver riavvicinato l'Occidente per porre fine alla "guerra fredda" e ad una guerra nucleare, firmando i primi accordi di disarmo con gli Stati Uniti. La scommessa di Gorbaciov è fallita e Putin vuole costruire un nuovo ordine mondiale con al centro la grande Russia, imperialista e zarista, con l'ambizione di ristabilire il predominio sull'Eurasia, che aveva l'Unione Sovietica, e ricostruire la sfera d'influenza nell'Europa orientale con l'invasione e la conquista dell'Ucraina. Gorbaciov, invece, salendo al potere, mise mano all'impossibile missione di "umanizzare" il socialismo reale per renderlo più efficace con l'obiettivo di realizzare una società più democratica, un'economia più prospera e porre fine al duro e pericoloso confronto con l'Occidente. La storia recente ci dice che la Russia ha altri obiettivi mentre c'è sempre la minaccia per la sicurezza mondiale, oltre ad altre situazioni, ben evidenti in questo periodo, che mettono a repentaglio, come il caso dell'alto prezzo del gas che si traduce nei prezzi proibitivi delle bollette energetiche, l'economia di un Paese in ginocchio, anche dal punto di vista sociale.



BRUXELLES ANNUNCIA FINALMENTE UN
"INTERVENTO DI EMERGENZA" NEL
MERCATO DELL'ENERGIA

"UE LAVORA A RIFORMA
STRUTTURALE DEL MERCATO"
"NO" AGLI ACQUISTI COLLETTIVI DI GAS MA
"SI" AL DISACCOPPIAMENTO GAS - ELETTRICITA'

di Augusto Maccioni
( 29-8-2022) La gente in Europa si agita e le famiglie sono preoccupate, mentre è allarme per le industrie. Il punto sono sempre gli alti prezzi dell'elettricità e del gas che stanno mettendo in ginocchio un sistema economico che già navigava a vista durante il coronavirus. Adesso è più drammaticamente preoccupante per via della guerra della Russia in Ucraina e purtroppo lo zar dei rubinetti del gas ha deciso di destabilizzare l'Europa e creare problemi alle democrazie degli stati membri come risposta alle sanzioni europee alla Russia. Oggi c'è stato un calo del 16% del prezzo del gas ma è solo un momento passeggero perché è già pronto un altro prezzo che griderà al nuovo record. La situazione è grave e rischia di impoverire tutto il sistema economico, un fatto che deve essere valutato con attenzione perché di fronte all'impennata e al caro bollette sono necessarie risposte urgenti e subito. Finalmente si è svegliata l'Europa e la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen (
foto dal web/Social) evita di parlare del tetto massimo al prezzo del gas ma è propensa a "una riforma strutturale del mercato dell'energia". Se ne parlerà a Praga il 9 settembre durante la riunione d'emergenza tra i ministri dell'Energia ma già si sa che diversi paesi non saranno d'accordo sulle misure che si intendono prendere, perché sia l'Olanda che la Norvegia, ad esempio, ne ricavano un vantaggio. C'è poi la Germania, che si trova nelle stesse condizioni dell'Italia forse anche peggio, che silenziosamente fa capire di essere d'accordo ma che è restia a farsi compromettere, anche se ultimamente ha chiesto una soluzione al forte prezzo del gas diventato per le sue industrie e per la sua stessa economia insostenibile. In pratica la solidarietà europea non c'è e si spera che, comunque, si trovi veramente una mutua assistenza per stroncare le cifre folli della borsa olandese. Una delle proposte che meritano attenzione è quello di introdurre un "cap" al cosiddetto prezzo marginale, visto che non si vuole introdurre il "price cap" ossia un tetto al prezzo del gas. Si sa che il prezzo che viene praticato è fornita da un mix di fonti: gas, petrolio, nucleare, solare, idroelettrico, eolico. E la bolletta finale si base sul costo della fonte più cara. Ecco perché potrebbe essere fattibile separare "i prezzi dell'elettricità dai prezzi del gas" una soluzione che potrebbe limitare l'impennata dei prezzi riformando, scindendo, i due mercati. Von der Leyen ha detto che è arrivato il momento di ristrutturare il mercato dopo 20 anni, perché quella situazione non è più adatta alle circostanze odierne. "Abbiamo bisogno, ha detto la presidente della Commissione europea, di un nuovo modello di mercato che funzioni davvero e ci riporti in equilibrio", è chiaramente un primo passo ma è anche evidente che si ha bisogno di ben altro per calmierare al massimo i prezzi dell'elettricità e del gas. Non sarebbe male utilizzare gli "acquisti collettivi" così come è stato fatto per le dosi di vaccino contro il coronavirus a livello europeo durante la pandemia, una scelta che ha portato a bloccare la corsa all'accaparramento delle dosi e a negoziare il prezzo con le case farmaceutiche. Contro il covid il "sistema Europa" ha funzionato, non vedo perché non debba funzionare anche contro il caro bollette che sta mettendo in ginocchio l'Europa e l'Italia in modo particolare.


E' DI NUOVO RECORD PER IL PREZZO
DEL GAS: EUROPA IN GINOCCHIO

BONOMI : "SE NON VIENE FATTO A
LIVELLO EUROPEO, IL GOVERNO

DEVE INTERVENIRE PER UN TETTO
AL PREZZO DEL GAS"


di Augusto Maccioni
(25-8-2022) E' pronto il nuovo piano governativo sul risparmio energetico e sul taglio dei consumi di gas ed elettricità ma forse questo provvedimento non sarà sufficiente per evitare il costo eccessivo del gas che è schizzato a 317 euro a megawattora la mattina del 25 agosto, per poi ripiegare a 308 euro, una cifra impensabile un anno fa (prima dell'invasione russa in Ucraina il gas costava intorno ai 20 euro per megawattora) e che comunque segna una forbice di oltre 15 volte, rispetto ai dodici mesi precedenti, e in aumento del 6% rispetto alle 24 ore prima. La situazione è seria e drammatica e si attendono tempi ancora più duri perché il 31 agosto Gazprom chiuderà il gasdotto Nord Stream, ufficialmente per "manutenzione" ma sotto sotto il colosso russo dell'energia sta continuando la politica sporca di Putin per strangolare i Paesi europei responsabili delle sanzioni più dure alla Russia. Il presidente russo sta giocando proprio sul gas per mettere in ginocchio l'Europa e l'Italia vive questa situazione drammatica a 31 giorni dal voto del 25 settembre. L'emergenza caro bollette è al centro della campagna elettorale e la sfida tra i partiti, e quella tra Centrodestra e Centrosinistra, che prima si misuravano sulle pensioni e sulla sicurezza, deve fare i conti con i problemi di ogni giorno, di vita quotidiana. Tutti i problemi, è chiaro, sono importanti ma il caro bollette è entrato nel dna di tutti perché non fa piacere pagare cifre enormi e non più gestibili con un danno significativo per le imprese, i negozi e le famiglie che si troveranno a pagare bollette proibitive. Ci sono le prime mosse dei partiti, come il leader di Azione Calenda che, vista la situazione energetica, chiede che "le forze politiche sospendano la campagna elettorale e si dichiarino pronte a supportare il piano del governo, rigassificatore incluso", anche se una sospensione non convince (Salvini: "Forse sa che ha già perso"). Del resto questi chiari di luna erano già evidenti diversi mesi fa, quando non c'era aria di elezioni, col premier Draghi più insistente che mai in Europa a chiedere un tetto al prezzo del gas. Non è stato ascoltato, forse, si disse, se ne parlerà in autunno. La situazione però sta peggiorando e l'unica strada che Putin ha per combattere le sanzioni è il gas che l'Europa non ha sanzionato perché ancora utile anche se viaggia al 20% della sua quantità iniziale. Con la chiusura dei rubinetti, dal 31 agosto e per tre giorni, l'Europa dovrà prendere provvedimenti urgenti per non soccombere dal punto di vista economico e sociale. I vari stati hanno annunciato sacrifici. L'Italia, secondo indiscrezioni, avvierà il piano di razionamento che coinvolgerà tutti, dagli uffici pubblici, alle industrie e alle famiglie. Tagli e limitazioni alle temperature massime, orari di accensione, chiusura anticipate per negozi e uffici pubblici e riduzione dell'illuminazione pubblica delle strade e dei monumenti. Al momento, secondo gli ultimi dati, dovremmo importare circa 10 miliardi di metri cubi di gas nel 2022 per avere le stesse disponibilità energetiche del 2021. A questo punto è urgente arrivare subito ad un accordo a livello europeo per definire un tetto ai prezzi del gas (l'Europa acquista tre quarti del gas mondiale) e che le tariffe energetiche "siano calibrate meno sulle quotazioni altalenati della borsa e più ai costi reali di consumo". E sempre sul prezzo del gas interviene anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi che ai microfoni della Rai ha detto che "abbiamo bisogno di interventi quali un tetto al prezzo del gas e non viene fatto a livello europeo deve essere fatto a livello nazionale" (
foto dal web/Social).


CERIMONIA D'ADDIO A MOSCA DELLA FIGLIA
DI UNO DEGLI IDEOLOGI DEL CREMLINO

FUNERALE DI DARIA DUGINA, PUTIN
RILANCIA LA GUERRA IN UCRAINA

IL PADRE: "IL SACRIFICIO DI MIA FIGLIA
PER LA VITTORIA CONTRO I NAZISTI UCRAINI"

di Augusto Maccioni
(23-8-2022) E' il giorno dell'addio a Daria Dugina (
foto dal web/Social), uccisa sabato notte nell'autostrada alla periferia di Mosca con una bomba che ha fatto esplodere la sua auto. E' adesso un'eroina e le immagini del funerale hanno fotografato benissimo la rabbia e la giustificazione di Putin a continuare la guerra contro l'Ucraina responsabile dell'attentato dinamitardo anche se i servizi segreti ucraini hanno respinto ogni partecipazione. Le prove però, dicono le autorità russe, ci sono e si forniscono dettagli sulla sua uccisione. Secondo i servizi segreti russi a uccidere Daria Dugina, figlia di un importante intellettuale ultranazionalista russo, è stata Natalya Vovk che avrebbe compiuto una missione rischiosa, con molti spunti riconducibili a imprese impossibili. Per compiere l'attentato, secondo i servizi russi, Natalya Vovk è entrata in Russia il 23 luglio assieme alla figlia 12enne con una macchina con targa della Repubblica indipendentista di Donetsk. Le autorità russe hanno poi postato immagini e video mentre la donna entra nel palazzo dove ha affittato un appartamento dove abitava Dugina. Sempre secondo i servizi segreti russi, la vittima dell'attentato sarebbe dovuto essere il padre Alexander Dugin che si è sempre distinto per il suo sostegno all'operazione militare speciale di Putin in Ucraina ma è anche l'ideologo di una teoria che vuole a tutti i costi la vittoria russa sull'Ucraina che dovrebbe essere spazzata via come Paese. Per questo motivo e per la filosofia emergente che vede una guerra atroce contro un altro Paese sovrano e per di più con l'annientamento di civili che non stanno dalla parte russa, questa persona doveva essere "punita", ma all'ultimo momento Alexander non era nella macchina di Daria che comunque è stata fatta esplodere ugualmente secondo calcoli non sempre lineari. Secondo sempre la ricostruzione delle autorità russe, la donna, appartenente ai servizi segreti ucraini e inquadrata nel reggimento Azov, ha lasciato la Russia verso l'Estonia sempre con la sua mini ma questa volta con targa del Kazakistan. Questa la ricostruzione roccambolesca anche se gli ucraini ribattono dicendo che ci sono molte incongruenze sulla narrazione dei servizi segreti russi. Come ad esempio che Natalya Vock invece ha lavorato in banca e che la tessera postata dai russi sulla sua appartenenza ai servizi segreti del battaglione Azov è falsa. L'auto poi, una mini, è risultata nella lista di un sito sulla compravendita ad agosto con assicurazione in Crimea di proprietà di altra persona facilmente rintracciabile. I russi poi dicono che la donna è fuggita in Estonia ma il consigliere della Presidenza ucraina, Mikhailo Podoliak, ha assicurato che il visto estone non c'è. E il video che hanno fatto circolare le autorità russe? Tutta propaganda "del mondo immaginario" di Mosca, come dice sempre Podoliak sul suo profilo Twitter ufficiale. Questa morte, però, e questo funerale sono le prove che è ragionevole avere ragione dell'Ucraina, vincere la guerra, anzi l'operazione speciale, un altro tassello mancante che Putin userà a suo favore per piegare le ultime resistenze ucraine. Il funerale di Daria Dugin è stata una scenografia perfetta per continuare la guerra fino alla vittoria. E Dugin padre a questo punto non chiede "vendetta" perché non è azione degna della Russia ma "vittoria" contro "il regime nazista ucraino" perché solo con la vittoria, conquistata con ogni mezzo, sarà compiuto "il sacrificio della giovane vita di mia figlia". Una morte, quindi, in funzione del conflitto e l'attentato è ideologico alla guerra stessa contro l'Ucraina.

PRESUNZIONE DI INNOCENZA, REINTEGRATO
DAL PAPA IL CARDINALE BECCIU

PARTECIPERA' IN VATICANO AL CONCISTORO PER
LA PROCLAMAZIONE DEI NUOVI CARDINALI, TRA CUI MONS.MIGLIO, ARCIVESCOVO EMERITO DI CAGLIARI


di Augusto Maccioni
(22-8-2022) La "punizione" va avanti da due anni, per il caso della vendita del palazzo di Londra, un lungo periodo di "esilio" nel quale il cardinale sardo, di Pattada, Angelo Becciu (
foto dal web/Social) ha dovuto rinunciare ai diritti del cardinalato e all'incarico in curia di prefetto alla congregazione dei Santi. Secondo fonti giornalistiche fu una decisione inappellabile di Papa Francesco in persona al termine di una drammatica e brevissima udienza. In questi giorni, però, c'è stato un altro colpo di scena: lo stesso Papa Francesco ha reintegrato nelle funzioni cardinalizie il porporato sardo e lo ha invitato, con convocazione formale, a partecipare al Concistoro che si terrà sabato 27 agosto in Vaticano per la proclamazione dei nuovi cardinali tra cui l'arcivescovo emerito di Cagliari monsignor Arrigo Miglio. Come cardinale dovrà poi partecipare alle riunioni convocate sempre dal Papa per il 29 e martedi 30 agosto. A raccontare il "reintegro" è stato lo stesso cardinale Becciu al termine della messa che il porporato ha celebrato nel suo paesino natale Pattada in Sardegna. Durante l'omelia Becciu si è scusato con i fedeli perché domenica prossima non sarebbe stato con loro perché Papa Francesco lo aveva chiamato per partecipare al Concistoro del 27 agosto. La fine di questo "esilio" non assolve il cardinale dal maxi processo che di fatto sta andando avanti da oltre un anno e mezzo e si prospetta, da quanto è dato sapere, molto lungo. Al cardinale Becciu, tra i dieci imputati chiamati a rispondere di vari reati ( c'è anche la manager cagliaritana Cecilia Marogna), viene contestata la subornazione di teste e il peculato. Il processo ruota intorno all'investimento della Segreteria di Stato su un palazzo di lusso a Londra. Sul caso, Becciu aveva rilasciato una lunga dichiarazione spontanea dichiarando trasparenza negli atti e dicendo anche che ogni decisione erano state prese in accordo con il Pontefice. Al di là dell'inchiesta, il porporato si è dichiarato sempre innocente e si è detto certo di riuscire a dimostrare la propria innocenza.



MEDVEDEV A GAMBA TESA SULLE
ELEZIONI : " PUNITE I VOSTRI GOVERNI"

AUMENTANO LE TENSIONI SULLA
CENTRALE NUCLEARE DI ZAPORIZHZHIA

MISSIONE ONU E TURCHIA: "TROVARE
LA STRADA PIU' VELOCE PER LA PACE"

di Augusto Maccioni
(18-8-2022) I problemi che agitano l'Italia che andrà al voto il 25 settembre sono tanti che non vogliamo averne altri a seguito delle dichiarazioni di Medvedev, vicepresidente del consiglio di sicurezza nazionale russo, che invita gli europei " a punire i governi alle urne", in pratica, ci sta dicendo, che dobbiamo votare come ci dice Putin. E' la solita sparata russa che tenta di destabilizzare il voto ma non avrà presa facile perché ormai abbiamo le idee chiare. Dal punto di vista della guerra puntiamo alla pace, a una trattativa seria che metta tutti d'accordo perché pensiamo che sia stato folle aver iniziato questa "operazione speciale".
La guerra va avanti ed è al suo 176esimo giorno (foto dal web/Social), una giornata decisamente importante perché i leader di Ucraina, Turchia e Nazioni Unite si sono incontrati a Leopoli per discutere, tra l'altro, delle ultime crescenti tensioni che si sono verificate nella centrale nucleare di Zaporizhzhia controllata dalla Russia. In questi ultimi giorni si sono intensificati gli scontri a fuoco tra i due eserciti e questa "enorme preoccupazione" ha messo in relazione la tragedia nucleare di Chernobyl del 1986. Per evitare un'altra catastrofe, con ripercussioni drammatiche sia in Russia ma anche in Europa, si cerca di convincere Putin a smilitarizzare tutta la zona. Al momento la Russia ha schierato truppe, artiglieria e mezzi militari all'interno dello stabilimento e questo fatto metterebbe ulteriormente a repentaglio la sicurezza della stessa centrale nucleare. Si punta, come ha detto Guterres, segretario generale dell'Onu, a smilitarizzare l'area e ogni altra opzione sarebbe un atto suicida. Per verificare lo stato di integrità della Centrale è stato proposto il monitoraggio a Zaporizhzhia di esperti dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) che dovrà avere, ha sottolineato il segretario generale, sotto la giurisdizione di Kiev. Con la 176esimo giorno di guerra si apre una nuova fase che potrebbe portare a una ipotetica sospensione delle ostilità. Nel marzo scorso si tentò, tramite la Turchia, un riavvicinamento Russia-Ucraina anche se i negoziati fallirono. C'è spazio, secondo Erdogan, a altri tentativi di pace anche se al momento attuale la situazione, dicono gli analisti, rende impossibile l'avvicinamento delle posizioni perché i russi e gli ucraini sono convinti di riportare una vittoria. Zelensky, dal canto suo, ha detto che l'Ucraina è decisa nell'espellere militarmente le truppe russe dal Paese, anche dai territori interrotti nella guerra del 2014, ma anche dalla penisola di Crimea annessa dalla Russia dopo un referendum non riconosciuto a livello internazionale. Il presidente ucraino, a muso duro, assicura che non aprirà negoziati di pace con la Russia finché sul suo territorio sono presenti soldati russi. Sia Erdogan che Guterres sono determinati a porre fine alla guerra e a portare Ucraina e Russia sul tavolo dei negoziati. Sarà un'impresa non indifferente e forse saranno necessari interventi europei e Usa, ma comunque "si deve trovare la via più breve e veloce per avviare il tavolo dei negoziati" ha detto Erdogan.



LETTA BLINDA LE LISTE DEL PD, RENZIANI
ESCLUSI. M5S: PREMIATI I CONTIANI DI FERRO

SCONTRO CRISANTI - SALVINI SUL
COVID: " CON LA LEGA 300 MILA MORTI"

CALDEROLI: "NON ERAVAMO AL
GOVERNO, ALLORA C'ERA IL PD - 5 STELLE"


di Augusto Maccioni
(17-8-2022) 38 giorni al voto e per le elezioni del 25 settembre ecco i primi nomi del Pd e del M5S. E' chiaro che un pò tutte le formazioni politiche sono in affanno per via della sforbiciata alla Camera e al Senato, passati rispettivamente dai 630 ai 400 e da 315 a 200, dimagrite di circa il 30% dei parlamentari in una situazione inedita e non facile sull'attività dei lavori parlamentari con, molto probabilmente, un maggior ricorso ai tecnici esterni e ai legislativi dei ministeri. E' Enrico Letta, segretario del Pd, a compiere "un rinnovamento" e la sua premessa è d'obbligo "avrei voluto ricandidare tutti i parlamentari uscenti, ma è impossibile" e le accese polemiche hanno alimentato di fatto gli esclusi della lista dei candidati come il renziano Luca Lotti e l'ex ministro Enzo Amendola. "Ho chiesto personalmente sacrifici ad alcuni, dice Letta, mi è pesato tantissimo", tanti i nomi illustri in bilico o in uscita di sicuro ha "cercato di comporre un equilibrio". Di fatto, però, gli ex renziani sono tagliati fuori e questo "sacrificio" ha alimentato le polemiche tra Letta e Renzi che dice: le manovre lettiane dettate "più dal rancore che dalla volontà di vincere". Ci sono poi i "casi" della deputata Alessia Morani destinata all'uninominale di Pesaro: lei prima declina l'offerta poi ci ripensa. Stessa sorte anche per Monica Cirinnà, che in un primo momento aveva lanciato un j'accuse contro Letta, poi fa marcia indietro e dopo "lo schiaffo" accetta la sfida e correrà "come l'ultimo dei gladiatori". Il segretario Pd correrà come capolista nel proporzionale in Lombardia e Veneto, e sempre in Lombardia c'è Carlo Cottarelli, candidato insieme a Più Europa, a Bologna correrà Pierferdinando Casini, in Campania la candidatura blindata di Susanna Camusso, ex segretaria della Cgil. Posti sicuri anche per Andrea Orlando e Dario Franceschini, ma anche a Piero Fassino e Andrea Martella. In un'architettura complessa ecco posizioni sicure per gli alleati della coalizione Luigi Di Maio, leader di Impegno Civico, in Campania, Nicola Frantoianni in Toscana mentre a Roma c'è Emma Bonino. Per il M5S si viaggia secondo le indicazioni di Giuseppe Conte che ha impartito istruzioni in un video pubblicato sui Social. C'è anche una possibilità inedita: oltre alla scelta degli autocandidati, nei collegi plurinominali di Camera e Senato, l'- approvazione del listino delle personalità presentato dal leader-. Posti sicuri, in quanto elenco bloccato di nomi scelti direttamente da Conte, che di fatto sono un'eccezione alle regole grilline ma necessarie "per affrontare la nuova legislatura". A guadagnarseli sono Mic, tra l'altro, Michele Gubitosa, Riccardo Ricciardi, Alessadra Todde e Mario Turco, ma anche Chiara Appendino e l'ex ministro Stefano Patuanuelli. Non possono mancare le personalità contiane di ferro come Barbara Floridia , Mariolina Castellone e Ettore Licheri. E per finire c'è posto anche per Alfonso Colucci, il notaio M5S che si distinse per la pratica grillina portata avanti al tribunale di Napoli. A movimentare la giornata politica è stata la polemica tra Crisanti (
foto dal web/Social), arruolato nelle file del Pd nell'area Europa, e la Lega, con l'attacco senza riserva del virologo su Salvini:"Con lui al governo 300 mila vittime di covid". E' la risposta a quanto aveva dichiarato il leader della Lega sull'arruolamento dell'accademico in casa Pd specificando che la candidatura faceva capire tante cose. Interrogato a Controcorrente, su Rete4, Crisanti ha detto che è entrato a far parte del Pd da Londra, e ha accettato la candidatura una settimana fa per le sue competenze. Ha riferito anche che la sua posizione non è a sostegno o in polemica con Speranza, che lui stesso ha criticato: "Sono stati fatti errori all'inizio, ma il ministro non ha colpe perché spesso sono scelte che non dipendevano da lui". Insomma questo Crisanti che spesso e volentieri bacchettava Speranza ora si ricrede e da nemici ora si comporta da "compagno" per la pax Pd. E sempre sui 300 mila vittime, c'è la risposta di Calderoli, Lega e vice presidente del Senato: "Crisanti lo sa benissimo, in quel febbraio e marzo 2020 non eravamo al Governo e non potevano decretare zone rosse che comportavano l'impiego di militari per presidiarne i confini. Era un compito che spettava solo al Governo PD-Cinque Stelle... Crisanti così smentisce se stesso". Ma le polemiche continueranno ancora.


BUFERA SUL SINDACO DI COMO CHE HA
OFFESO LA BARBAGIA E I SUOI ABITANTI

"I MIGRANTI IRREGOLARI? TUTTI IN
BARBAGIA, C'E' TANTO SPAZIO" ED E'
SUBITO POLEMICA


di Augusto Maccioni
(9-8-2022) "I migranti irregolari? Tutti in Barbagia", l'infelice uscita è del neo sindaco di Como Alessandro Rapinese (
foto dal web/Social) che ha la ricetta pronta per spopolare la sua città di migranti indesiderati e non si è però accorto di essere scivolato su una deriva che rende piccolo-piccolo la sua persona, una frase che fa male alla Sardegna e in modo particolare alla Barbagia, alle persone fiere di tutta la zona. Inutile dire che le sue frasi hanno scatenato una accesa polemica sul web proprio a qualche giorno dalla partita inaugurale del campionato di serie B col Cagliari in trasferta proprio a Como. Le frasi potrebbero colpire gli animi accesi dei tifosi e far nascere un'altra partita nella partita, più problematica e polemica che non farà di certo onore allo sport. La Sardegna viene sempre usata per punire le persone o per denigrarla o renderla serva all'occorrenza. E' quello che avrà pensato il sindaco Rapinese, eletto a sorpresa lo scorso giugno con una lista civica, quando ha tirato fuori la Barbagia: "Ci sono ampie zone deserte della Barbagia che potrebbero ospitarli, mentre si attende che vengano rimpatriati", una ricetta che non regge e che offende la gente operosa e cordiale della Barbagia. Ugo Cappellacci, ex presidente della Regione Sardegna oggi deputato e coordinatore regionale di Forza Italia, è su tutte le furie: "Il sindaco di Como sappia che il deserto è nella sua testa, non in Barbagia", mentre il deputato sardo di FdI Salvatore Deidda invita il sindaco di Como a scusarsi non solo a parole ma "comprando degli spazi pubblicitari nella sua città e nei quotidiani lariani per pubblicizzare la prossima edizione di 'Autunno in Barbagia'. Sta di fatto che ogni tanto ci dobbiamo occupare di personaggi che vogliono avere visibilità, la sparano grossa e non sanno, alla fine, che offendono la Sardegna e la bella e straordinaria Barbagia, tutta da visitare e da accogliere nel cuore. Speriamo che la risposta, giusta e dura, la dia il Cagliari battendo il Como, una vittoria dedicata proprio alla Barbagia bersagliata e offesa, tremendamente ferita da un sindaco proprio piccolo-piccolo.


CALENDA DICE "NO" A LETTA E IN DIRETTA TV
DEMOLISCE L'ACCORDO DI 5 GIORNI FA

CONTE:"SE LETTA RIAPRISSE AL M5S?",
MA IL SEGRETARIO PD CHIUDE AI 5S
RENZI APRE AD AZIONE PER IL TERZO
POLO: "OPPORTUNITA' STRAORDINARIA"

di Augusto Maccioni
(7-8-2022) Per Renzi "oggi è stata la Caporetto di Letta". Secondo il segretario di "Italia viva" la sconfitta è dovuta allo stop dell'alleanza Pd-Azione, con Calenda (
foto dal web/Social) che si è smarcato dal patto sottoscritto con Letta qualche giorno prima. A chiarire la sua decisione ci ha pensato lo stesso Calenda che a "In mezz'ora in più" ha motivato l'uscita dall'alleanza con Pd:" Avevamo concordato una coerenza di linguaggio che non è stata rispettata. Quando abbiamo fatto l'accordo ci siamo detti che dal giorno dopo un pezzo della coalizione non avrebbe bombardato l'agenda Draghi, altrimenti ci saremmo fatti ridere dietro dal Paese. A questa proposta si sono aggiunte personalità che italiani non vogliono più vedere". In pratica al segretario di Azione non sono andati giù i successivi patti di Letta con Di Maio, Verdi e Sinistra italiana, un patto stretto che ha messo a un bivio Calenda che non ha sopportato l'iter seguito da Letta verso un' "ammucchiata" con l'ingenua certezza di vincere le elezioni sbaragliando il Centrodestra al quasi, secondo i sondaggi, 50%. Calenda non ci sta, alza la testa e si smarca. Su questa decisione forse c'è dell'altro. Secondo Gianfranco Rotondi presidente di "Verde è popolare", lo strappo è perché "Calenda ha saputo quel che io prevedevo da giorni, cioè Letta ha in tasca l'accordo con i 5S e lo tirerà fuori all'ultima ora utile", proprio con "i responsabili" della caduta di Draghi, lui, invece, ha tutta l'intenzione di continuare l'"agenda" del premier e, non trovandosi a proprio agio, declina l'accordo perché "non c'è dentro coraggio,bellezza, serietà, onore e amore a fare politica così ho comunicato ai vertici del Pd che non intendo andare avanti con questa alleanza". Letta non si scompone e replica in questo modo: "Ho ascoltato Carlo Calenda. Mi pare da tutto quel che ha detto che l'unico alleato possibile per Calenda sia Calenda. Noi andiamo avanti nell'interesse dell'Italia". Intanto si fa sempre più concreto il terzo polo con Renzi che dice che è una opportunità straordinaria: "E' il momento, dice, della Politica con la P maiuscola" e niente di strano che questa nuova formazione possa nascere anche con Calenda. Del resto con Renzi il segretario di Azione avevano già messo le basi per un'alleanza e non è detto che ci siano nuovamente i motivi di riprendere il discorso. Chi non ha perso la speranza di far parte del patto con Letta è Conte che su facebook scrive:" Qualcuno mi chiede: e se ora Letta riaprisse al Movimento? Provo a dare una mano e a evitare ulteriori imbarazzi, dopo le dannose decisioni che sono già state prese. Noi non siamo professionisti della politica. Il balletto di questi giorni, tra giochi di potere e spartizioni di seggi, ci ha lasciati stupefatti" e dice di voler parlare "solo" di temi, come ha fatto con Draghi: "tutela dell'ambiente, salario minimo, lotta al precariato, sostegni ben più consistenti a imprese e famiglie e tante altre priorità che ci vengono suggerite dai bisogni reali dei cittadini". Ma Letta al Tg1 ha escluso un ritorno con i 5Stelle.


E' IL GIORNO DELLE INTESE: OK AL PD DI VERDI
E SINISTRA MA ANCHE DI TABACCI E DI MAIO

CALENDA CONTINUA A PUNZECCHIARE I SUOI
ALLEATI: VERSO LA ROTTURA COL PD?

di Augusto Maccioni
(6-8-2022) Alla fine c'è l'accordo e le foto si sprecano. Le ultime, splendidamente a colori e tutti sorridenti, sono quelle di Bonelli e Fratoianni ma anche di Di Maio e Tabacci e al centro c'è Letta, in entrambe le
foto (dal web/Social), garante del patto. Non c'è Calenda, anzi c'era ma quella immagine appare sbiadita. La situazione è complicata e a questo punto non si sa se il segretario di Azione sta ancora col Pd di Letta o si dissocia dal patto per andare ad allearsi magari con Renzi di Italia viva. Se per fare un "patto tecnico" e vincere le elezioni, o per meglio dire non far vincere le elezioni del 25 settembre al Centrodestra, è importante per Letta fare la grande "ammucchiata" mettendo dentro tutti, senza una linea politica forte, allora sarebbe conveniente, "per necessità", incamerare anche Conte dei 5Stelle per dare veramente una spallata alla coalizione Meloni-Salvini-Berlusconi che, stando ai sondaggi, viaggia da settimane a 49%. Certo, al momento, ad essere tradito è il leader grillino Conte, "responsabile" delle dimissioni di Draghi, il quale si vendica chiamando il patto che sta creando Letta un'autentica "ammucchiata" con sigle che probabilmente non riusciranno ad arrivare integri al 25 settembre. Una prova su tutte è Azione di Calenda, il quale ha stretto accordo con Letta con l'intesa di portare avanti l'-agenda di Draghi- ed era quindi chiaro che nel patto non sarebbero stati graditi partiti indigesti al governo Draghi. Due fasi nel giro di appena una settimana. In un primo momento il segretario di Azione aveva dichiarato che l'entrata di Verdi e di Sinistra Italiana non era un problema perché gli accordi erano stati stretti con Letta e non con altri. Seconda fase quando dopo l'accordo Letta- Fratoianni-Bonelli, Calenda ha ravvisato inconsistente e assurda la linea Draghi in un programma con i Verdi e SI che da sempre hanno ostacolato la politica del premier. E mentre da una parte si festeggia per l'entrata nel listone Pd di Fratoianni e Bonelli, ma anche di Di Maio e Tabacci, c'è chi invece è in riflessione e non è detto che Calenda possa continuare a far parte dell'-ammucchiata- Pd anzi, stando ai suoi messaggini social, potrebbe fare un'alleanza con Renzi e creare una lista di centro, una ipotesi scartata diversi giorni fa ma che potrebbe ritornare dopo i nuovi acquisti di Letta. Del resto Calenda è stato chiaro nei suoi numerosi tweet sparati a raffica: "Agli elettori di Azione non possiamo chiedere di votare Di Maio, Bonelli (anti Ilva, termovalorizzatori, rigassificatori) e Fratoianni (che ha votato 55 volte la sfiducia a Draghi) nei collegi uninominali" e poi " che c'entrano questi con l'agenda Draghi?". Per il leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni il patto che sta sviluppando Letta è chiaro:" Un accordo senza alcuna visione comune non è un accordo per governare 5 anni una Nazione. Per salvare la Costituzione dicono...A me sembra solo per garantirsi le poltrone. Non fatevi fregare".


DECRETO AIUTI BIS, BONUS E AUMENTI AI
LAVORATORI E PENSIONATI. DRAGHI:
17 MILIARDI PER FAMIGLIE E IMPRESE

"ANCORA 48 ORE PER RIFLETTERE", FRATOIANNI
E BONELLI DETTANO LE CONDIZIONI A
LETTA: AGENDA DRAGHI IMPRATICABILE


di Augusto Maccioni
(4-8-2022) Non era mai successo da molti anni a questa parte: l'Italia ha una crescita record, non solo per la sua storia ma anche rispetto, secondo le ultime previsioni del Fondo monetario internazionale, alla Germania, Francia, la media dell'area dell'euro e Stati Uniti. A dirlo è il premier Mario Draghi (
foto dal web/Social), che continua a reggere il governo in attesa delle elezioni del 25 settembre, che dice anche che nel 2021 la crescita è stata del 6,6% per arrivare ultimamente al 3,4% acquisito (Draghi:"Nel corso degli ultimi 20 anni l'Italia non era mai cresciuta oltre il 2%"), ciò significa che il nostro Paese è stato più bravo rispetto agli altri della zona euro. Le misure approvate in Consiglio dei Ministri per il cosiddetto aiuti bis (Misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali) riguardano ulteriori sostegni alle imprese, famiglie e a mitigare gli effetti dei rincari sui cittadini e imprese. In pratica un pacchetto che vale "15 miliardi del decreto più due di misure aggiuntive" (quindi 17 miliardi che vanno aggiungersi ai 35). Novità importanti per lavoratori, pensionati e consumatori. Per i primi il governo interviene sul cuneo fiscale con un taglio dell'1,8%, nel secondo semestre di quest'anno, per i redditi fino a 35 mila euro. Anticipo di 3 mesi, invece, per la rivalutazione delle pensioni con gli assegni che aumenteranno, a partire da ottobre, del 2%: sarà riconosciuto agli assegni fino a 2.692 euro. Altre misure, nel Dl Aiuti bis: emergenza siccità, bollette, proroga dello sconto di 30 centesimi sulle accise dei carburanti fino al 20 settembre, maggiori tutele per i clienti vulnerabili nel settore del gas naturale e , tra l'altro, rafforzamento del bonus psicologo. Sul fronte degli aumenti ai lavoratori e ai pensionati i sindacati hanno criticato fortemente la misura dicendo che gli importi lordi che gli aventi diritto si metteranno in tasca è insufficiente. Si parla di 10 euro lordi al mese per 1.000 euro (per i lavoratori) e per 10 euro lordi al mese per ogni 500 euro per i pensionati. Sul fronte politico si continua ad assistere al teatrino della sinistra con Enrico Letta, Pd, che vuole a tutti i costi mettere nel campo largo, " un'ammucchiata" dirà Conte dei 5S, anche Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, i leader di Sinistra italiana e Verdi, infatti, si sono visti con Letta e provano a ricucire il gelo dopo l'entrata di Calenda di Azione che aveva dato l'ok alla continuazione dell'agenda Draghi. La "forte volontà" di Letta si scontra con le condizioni di Sinistra italiana e Verdi che hanno posizioni diverse e soprattutto, per loro, è impraticabile l'agenda Draghi. Le richieste di Fratoianni e Bonelli sono chiare: no alla guerra, no alle armi all'Ucraina, no al nucleare, difesa del Rdc, ecobonus. Le parti si danno altre 48 ore per riflettere anche se fonti interne dicono "che ci sono stati passi in avanti nelle trattative".



M5S, SI' ALLE PARLAMENTARIE ONLINE
COL VIA LIBERA ALLE AUTOCANDIDATURE

LO STRAPPO DI VERDI E SINISTRA,
CALENDA: "NESSUNA RINEGOZIAZIONE"


di Augusto Maccioni
(3-8-2022) Le cose poi non vanno come speravano Letta e il suo nuovo alleato Calenda, perché Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana e Angelo Bonelli dei Verdi, anch'essi all'interno del nuovo patto Pd per battere il Centrodestra, hanno chiesto un chiarimento a Letta in merito all'ultima campagna acquisti anche perché non condividono affatto un programma elettorale che mettono in primo piano l'agenda Draghi. Il faccia a faccia è stato rinviato anche perché Frantoianni e Bonelli si trovano a disagio su un'alleanza che predilige un'agenda, quella di Draghi che loro non hanno mai digerito, che si trovano già confezionato senza che possano apportare cambiamenti o sostenere altre iniziative. Chiedono una riflessione, ma alla fine dovranno cedere anche perché Letta chiede "fortissimamente un accordo con Sinistra Italiana e Verdi perché ci sono tante cose che ci uniscono". A "La corsa al voto" su La7 il segretario Pd spiega la strategia dell'alleanza che "deve essere più larga possibile" per battere il Centrodestra e dice che il patto con Calenda, col 70% dei seggi al Pd e il 30% ad Azione " non riguarda tutti i collegi: riguarda esclusivamente un terzo, gli uninominali, ed esclude quelli che andranno ad altre liste". Se da una parte si potrebbe chiudere la porta del Pd a Frantoianni e Bonelli, un'altra porta potrebbe aprirsi quella, cioè, dei 5S e su questo sta lavorando Conte che ha chiesto ai due leader politici un incontro per un programma comune che metta in chiaro, ad esempio, una politica di pace (no alle armi all'Ucraina) ed una politica contro le centrali nucleari e il rigassificatore di Piombino. Programmi e temi da affrontare sono tanti e Frantoianni e Bonelli hanno spiegato le loro ragioni sempre a "La corsa al voto" su La7 e non si spiegano come mai Calenda, che chiude a Verdi-Si "nessuna rinegoziazione", con un partito che vale quanto Sinistra Italiana e Verdi, possa vantare un vantaggio che mette a repentaglio altre tematiche portate avanti da altri. Serve comunque un'intesa tecnica più ampia possibile per vincere le elezioni e battere il Centrodestra e per farlo, sono tutti d'accordo anche Verdi e Sinistra Italiana, c'è bisogno anche di loro. In termini pratici senza Sinistra Italiana e Verdi nel Pd, che si alleano coi 5S, il Centrosinistra, secondo una stima elaborata da Youtrend-Cattaneo Zanetto, rischia di perdere 14 collegi uninominali (9 alla Camera e 5 al Senato), che finirebbero al Centrodestra e 3 all'eventuale alleanza tra M5S e Sinistra/Verdi. Altro dato importante, secondo la stima di Youtrend-Cattaneo Zanetto, è quello del Pd senza l'alleanza Azione / Più Europa, in questo caso il Centrosinistra perderebbe 16 collegi uninominali. E' chiaro a questo punto che Letta non voglia rischiare e punta a "imbarcare" tutti, Azione di Calenda ma anche Verdi e Sinistra Italiana. Nell'alleanza Pd-Azione- Verdi e SI c'è spazio anche per Di Maio (
foto dal web/Social), capolista nel proporzionale, anche se c'è già la polemica del Pd di Bibbiano che continua ad attendere le scuse sulle dichiarazioni dell'allora leader dei Movimento 5 Stelle che, nel giugno 2019, all'indomani dello scandalo "Angeli e Demoni" sui presunti affidi illeciti nella val d'Enza Reggiana che portò all'arresto del sindaco Pd, dichiarò "Mai col partito di Bibbiano". Mai dire mai, anche in questo caso. Intanto il M5S apre alle parlamentarie e Conte spiega: i candidati in Parlamento, o almeno la maggior parte di loro, saranno scelti dagli iscritti con una votazione online, come già nel 2013 e nel 2018" Le proposte di autocandidatura si apriranno da venerdi 5 agosto a lunedi 8 agosto.

DOPO L'ACCORDO CON CALENDA, LA MOSSA DI
LETTA: DI MAIO CANDIDATO NELLA LISTA PD

C'E' ANCHE STEFANO PUZZER, LEADER NO GREEN
PASS, IN LISTA CON ITALEXIT DI PARAGONE


di Augusto Maccioni
(2-8-2022) Alla fine l'accordo c'è stato, per le elezioni del prossimo 25 settembre, quel via libera, improbabile e alla fine scontato, fra il Pd di Enrico Letta, Azione di Carlo Calenda e Più Europa (
foto dal web/Social). Dopo giorni di riflessione, trattative e interviste, Calenda ha deciso di schierarsi con Letta convinto che la nuova alleanza è vincente. L'incontro "patti chiari", come diceva Calenda, e "no a veti", come invece sosteneva Letta, ha avuto l'esito sperato anche se divergenze e attriti rimangono, un patto voluto a tutti i costi per competere col Centrodestra. A Calenda non interessa che nell'alleanza ci siano anche Fratoianni e Bonelli, Sinistra italiana e Europa verde, contro i quali il segretario di Azione non condivideva le divergenze e la totale rottura nei confronti del governo Draghi, anche perché, come dice lui, è un patto che ha stipulato con Letta, quindi ogni altra questione, anche divergente e non in linea col suo partito, non gli interessa. Scintille, comunque, che hanno messo in guardia Fratoianni e Bonelli i quali hanno chiesto un incontro col segretario del Pd, Enrico Letta, per verificare se " ci sono ancora le condizioni per un'alleanza elettorale". Intanto parte la propaganza dem con Letta che, al momento, non intende "imbarcare" i 5S ed è più che convinto, con l'accordo con Calenda, della vittoria del Centrosinistra molto allargata all'estrema sinistra. Con Calenda spostato a sinistra cade il Centro che voleva creare Calenda e quel Terzo Polo che ormai è naufragato. Anche Luigi Di Maio candidato nel Pd ("Il partito di Bibbiano" come chiamava il partito l'attuale ministro degli Esteri), è questa l'offerta di Letta dopo l'incontro tra i due alla Farnesina, una mossa, quella del segretario dem, volta a tutti i costi per vincere le elezioni. Secondo l'accordo (la divisione dei seggi uninominali: 70% al Pd e 30% ad Azione +E) nei collegi uninominali non saranno candidati politici considerati divisivi, quindi i leader delle forze politiche che costituiscono l'alleanza, gli ex parlamentari del M5S, in questo caso Di Maio, e gli ex parlamentari di Forza Italia. Il Pd invece offrirà il cosiddetto diritto di tribuna, nei listini proporzionali, un posto nella sua lista Democratici e progressisti "ai leader di partiti e movimenti che entreranno a far parte dell'alleanza". Per completare la grande "ammucchiata", come dice Conte del M5S, manca all'appello dell'alleanza Pd Matteo Renzi, un'offerta che forse Letta non farà arrivare al segretario di Italia viva. Un tassello molto importante per formare un'armata vincente. Il leader di Iv è intenzionato a correre da solo convinto che gli italiani riescano a capire le ragioni del suo programma, ed è l'unica forzita, dice Renzi, che si colloca al Centro. L'alleanza fra Pd, Azione e Più Europa? Per Renzi "poco ha a che fare con la politica dove si sta insieme se si condividono le idee". Novità anche nella lista Italexit dove alle elezioni il segretario Paragone candida Stefano Puzzer, leader No Green Pass. Come è noto l'ex lavoratore portuale, licenziato dall'Agenzia dove lavorava per "giusta causa", attuerà "il programma politico contro il vaccino obbligatorio, contro il Green pass e contro l'invio di armi all'Ucraina, con una particolare attenzione ai problemi finanziari dell'Italia, che sembra tutti sottovalutino".



DOPO 159 GIORNI PARTE DA ODESSA
LA PRIMA NAVE DEL GRANO UCRAINO

DOVREBBE RAGGIUNGERE ISTANBUL E POI IL
LIBANO CON 26 MILA TONNELLATE DI CEREALI

di Augusto Maccioni
(1-8-2022) Ci sono voluti 159 giorni di trattative e di grande impegno per far partire la prima nave del grano ucraino dall'inizio dell'invasione russa. Alle 9:30 di lunedi 1 agosto le sirene hanno annunciato la partenza della nave Razoni (
foto dal web/Social), battente bandiera della Sierra Leone, dal porto di Odessa con un carico di oltre 26 mila tonnellate di mais. E' una bella notizia che autorizza, almeno si spera, altre trattative per arrivare a chiudere la guerra in Ucraina e mettere il sigillo della pace a una vicenda che ha visto troppi morti e un Paese distrutto. Intanto però la guerra continua a mostrare il volto peggiore con bombardamenti sempre più aspri e con troppi morti civili. Lo sblocco del grano ha una data precisa: 22 luglio, quando venne firmato ad Istanbul un accordo tra Russia, Ucraina, Turchia e Nazioni Unite. Da quel giorno altre trattative non sempre andate a buon fine e finalmente altra data importante, quella del 1 agosto 2022 quando la prima nave carica di grano ha lasciato Odessa con destinazione finale Tripoli, nel nord del Libano. L'arrivo, però, ha un itinerario articolato. Prima la nave dovrebbe raggiungere le acque territoriali turche, il 3 agosto, sarà ispezionata, secondo l'accordo, e poi ripartire per la Somalia, un viaggio lunghissimo, dove è attesa fra un mese e mezzo. E' una buona partenza, perché altre navi sono già pronte per trasportare tanto cereale utile per soddisfare le esigenze di buona parte delle popolazioni disagiate dell'Africa e del Medio Oriente, dopo un blocco russo dei porti ucraini dall'inizio della guerra a febbraio che ha alimentato una carenza mondiale di grano e un aumento dei prezzi, tanto che anche le Nazioni Unite hanno parlato di un'incombente catastrofe della fame. Al momento circa 20 milioni di tonnellate di grano sono bloccate in Ucraina in attesa di essere esportate.



M5S, VINCE LA LINEA GRILLO: "NO" DEROGHE
AI DUE MANDATI. ADDIO A FICO E TAVERNA?

GELMINI E CARFAGNA CON CALENDA: "DAI
FESTINI A STATISTE", IL PD INSORGE
RISPUNTANO LE SARDINE, MOVIMENTO PRONTO
"PER SCONGIURARE IL GOVERNO DELLE DESTRE"


di Augusto Maccioni
(29-7-2022) Campagna elettorale al via e si fa sul serio nell'infangare l'avversario, soprattutto contro il Centrodestra. Da una parte "la Stampa" che se la prende contro Salvini e "rivela" i legami tra l'intelligence russa e la Lega, mentre "Repubblica" va contro Berlusconi sempre per "le intense relazioni con l'ambasciata di Mosca" per far cadere il governo Draghi. Il cerchio quindi si apre nuovamente in avvio delle elezioni del 25 settembre. E c'è anche spazio contro Giorgia Meloni, questa volta ad accendere la miccia è un recente editoriale dell'autorevole New York Times che, a firma James Broder, riprende i soliti legami della leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni con alcuni nostalgici legati al ventennio fascista. In questo caso a firmare l'articolo non è un giornalista del giornale ma uno che collabora con la rivista di sinistra Jacobin e definisce il futuro dell'Italia cupo per la probabile vittoria della Meloni e del Centrodestra alle elezioni del 25 settembre. Poi c'è lo "scoop" de "La Stampa" (“I funzionari dell’ambasciata russa si sarebbero interessati a sapere se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal governo”) che giovedi ha messo sottosopra la politica, ma che alla fine non era affatto uno scoop ma era già stato pubblicato da "La Verità" di Maurizio Belpietro il 10 giugno scorso quando i fatti risalgono al 28 maggio, seguendo i rapporti internazionali tra Antonio Capuano, consigliere di Salvini, e l'organizzatore per un viaggio a Mosca che poi sfumò per decisione dello stesso segretario del Carroccio. Quindi "le ombre russe dietro la crisi" hanno poco a che vedere con quanto è effettivamente successo con le dimissioni di Draghi avvenute molto tempo dopo e non certo per iniziativa di Salvini. A confermare ciò ci ha pensato il sottosegretario alla sicurezza della Repubblica Franco Gabrielli che ha detto " le notizie apparse sul quotidiano La Stampa circa l’attribuzione all’intelligence nazionale di asserite interlocuzioni” tra Capuano e rappresentanti dell’ambasciata russa “sono prive di ogni fondamento come già riferito al Copasir in occasione di analoghi articoli apparsi nei mesi scorsi". La notizia che però non fa piacere ai grillini è la linea dura del fondatore del Movimento Beppe Grillo (
foto dal web/Social): non saranno ricandidabili nomi illustri dei pentastellati perché è stato confermato il tetto del doppio mandato. Quindi 50 parlamentari che non saranno rieleggibili e questa nuova situazione alla fine non piacerà e non penso che tutti accetteranno questa "decisione", molti cambieranno casacca o si inventeranno quanche altra lista da portare avanti. Continuano gli scontri e gli avvicinamenti. Sono state ufficializzate le fuoriuscite di Mara Carfagna e di Mariastella Gelmini che da Forza Italia saranno nella segreteria del partito Azione di Carlo Calenda. E scatta puntualmente la polemica, questa volta di Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo, di Fratelli d'Italia, che con sdegno ha riferito:"A me dispiace vedere due care amiche come Mariastella Gelmini e Mara Carfagna fare quella scelta – ha detto a SkyTg24 Marsilio – Auguri per il loro percorso politico, dopodiché due persone che fino a ieri erano considerate delle poco di buono, frequentatrici dei salotti e dei festini di Arcore oggi sono due nobildonne e due grandi statiste che salvano il mondo e l'Europa dalla cattiva destra sovranista". Dichiarazione poi rivista e corretta, sta di fatto, comunque, che si apre un altro capitolo contro persone che fino a qualche tempo fa andavano d'amore e d'accordo. Le parole di Marsilio diventano un caso e subito il Pd insorge:"Offende tutte le donne", poi la parziale retromarcia. Aria di elezioni e puntualmente spuntano le Sardine, il Movimento ha intenzione di ripartire per "scongiurare l'arrivo al governo delle destre". In un comunicato il Movimento 6.000 Sardine intervengono sulla situazione politica italiana:"Siamo molto preoccupati per ciò che sta accadendo, il panorama che si paventa è una cittadinanza stanca e disillusa da una politica distante e troppo attenta ai propri interessi con un astensionismo da record, ma allo stesso tempo siamo convinti che se il popolo si unisce, nessuna sfida è impossibile". Ma questa volta, a vedere i tanti sondaggi, per loro è una battaglia persa.



"LEGAMI SALVINI-RUSSIA SULLA
FINE DEL GOVERNO", LUI "FESSERIE"

BERLUSCONI SCENDE IN CAMPO:" SARA'
FORZA ITALIA A SCEGLIERE IL PREMIER"
"CAMPAGNA SOLO SUI SOCIAL E ALLE
NONNE E MAMME MILLE EURO AL MESE"


di Augusto Maccioni
(28-7-2022) Ogni giorno un polverone, giusto per tenere viva la campagna elettorale, ormai avviata, anche se le "prove" erano iniziate da tempo, che ci separano alle elezioni del 25 settembre. L'altro giorno l'attacco frontale di Beppe Grillo, fondatore e garante del Movimento 5 Stelle, al leader Giuseppe Conte sul doppio mandato: "Se deroghi al secondo mandato dovrai fare a meno di me, lascio il M5S", c'è poi stata la smentita dell'ex premier ma è chiaro che la tensione è alta e comunque il Movimento non se la passa bene dopo il ritiro del voto al dl Aiuti al Senato, un'astensione che ha determinato successivi sussulti fino alle dimissioni di Draghi. I sondaggi non premiano i 5S, in caduta libera, si alza invece l'asticella di Fratelli d'Italia, sempre stato all'opposizione, perde consensi la Lega, mentre Forza Italia inizia la sua scalata, così almeno dice Berlusconi. Il Partito Democratico di Letta è sotto, nei sondaggi, al partito di Giorgia Meloni ma è vivo in questa campagna elettorale cercando di unire più pezzi possibili di altre formazioni. Sarà il campo largo di Letta? Di sicuro il segretario Dem vuole compiere una "missione impossibile" cercando di mettere insieme una coalizione affollata per giocarsi la partita elettorale con il Centrodestra. Per farlo sta tentando di imbarcare Carlo Calenda leader di Azione che però vuole garanzie e il rispetto di un preciso programma. Di più: Calenda attende un sondaggio per capire le sue potenzialità, in caso di accordo col Pd, sul proporzionale. Del resto è una coalizione che, secondo Letta, dovrebbe proporre anche "Italia Viva" di Renzi, ma anche "Insieme per il futuro" di Luigi Di Maio, ex grillino e attuale ministro degli Esteri e "Europa Verde" di Beppe Sala. Coalizione che garantirebbe il "campo largo" perché altrimenti sarebbe "stretto" sbilanciati a sinistra con Speranza, Fratoianni e Bonelli. Su Renzi il segretario dem non pone nessun veto e riconosce, comunque, che la "partita" è complessa e delicata. Tutto comunque è rimandato ai primi di agosto quando ogni formazione avrà fatto un passo in avanti. Certo, è normale, per battere il Centrodestra, in odore di vittoria, è necessario fare accordi con tutti (Letta esclude con forza quelli con i 5S di Conte). Anche il Centrodestra ha momenti difficili. A parte la notizia lanciata da "La Stampa" su ombre russe sulla Lega per far cadere il governo Draghi, licenziata da Salvini come "fesserie" e "gravissime fake news", il Centrodestra si è dato un programma da rispettare per vincere le elezioni con un accordo sul premier: chi avrà preso più voti avrà la possibilità di indicare il candidato premier. E Berlusconi (
foto dal web/Social), intervenendo a "ZonaBianca" su Rete4 chiarisce che "sarà Forza Italia a indicare il premier". Il leader di Forza Italia entra con forza in campagna elettorale con interviste sui giornali ma soprattutto sarà presente su internet, sui Social, per spiegare le ragioni del partito e del Centrodestra. Sulle dimissioni di alcuni esponenti del suo partito, Berlusconi si dice amareggiato ma dice anche "che tutti coloro che sono usciti da Forza Italia, da Alfano a Bondi sono spariti e spariranno anche loro". Chi vincerà le elezioni? Sicuramente il Centrodestra, perché, spiega Berlusconi, "il M5S non va con il Pd e questo fatto è già una garanzia per noi della vittoria", Calenda,poi, "a sinistra porta pochi voti e quindi alla fine non superano i voti del Centrodestra". Gli esponenti del M5S? "Sono degli scappati di casa", dice ancora l'ex premier. Il programma di Forza Italia? "Meno tasse, meno burocrazia, più sicurezza", poi si rivolge agli anziani e a quelle persone che non hanno potuto pagare i contributi, alle persone che hanno lavorato una vita, anche sabato e domenica, senza ferie: le "nostre nonne e le nostre mamme: garantiremo, e i fondi ci sono, mille euro al mese per tredici mensilità a tutte le nostre nonne e a tutte le nostre mamme. Credo - dice ancora Berlusconi- sia una bella notizia per 13 milioni di anziani".


IN CENTINAIA A BONARIA PER
L'ULTIMO SALUTO A GIORGIO OPPI

PIOGGIA DI ATTESTATI
DI STIMA E DI CORDOGLIO
PADRE ENRICO DEIDDA: " IN
LUI SOLCHI DI LUCE E DI BONTA' "

di Augusto Maccioni
(27-7-2022) Improvvisamente al suo funerale anche l'opposizione ha tributato l'ultimo saluto a Giorgio Oppi (
foto dal web/Social) nella Basilica di Bonaria a Cagliari, perché in una circostanza triste come questa solo le lacrime e il ricordo sono stati ammessi per ricordare il decano della politica sarda. L'ultimo saluto per il leader dell'Udc sarda è stato il film dei ricordi, e sono tanti, trascorsi con un personaggio che ha attraversato il lungo percorso politico della vita sarda e i momenti più belli appartengono a quanti oggi, tra i banchi, hanno salutato, per l'ultima volta, l'amico, l'alleato, il "nemico", ma comunque, un grande personaggio che sicuramente sarà ricordato per le sue tante battaglie in Consiglio regionale, e quanti ancora sono stati gli interventi di questo gladiatore burbero verso le persone che non hanno voce e sono ai margini della società. Ed è stato proprio il padre gesuita Enrico Deidda a ricordare l'uomo e il personaggio Giorgio Oppi e di lui ha tracciato "solchi di luce e di bontà", momenti spesso fuori dalle normali battaglie in Consiglio ma vere perché portate avanti con forza, come solo lui sapeva fare, per "il bene della collettività". Ed è questa forza e questo timbro instancabile dell'uomo che emerge da tanti anni di vita politica, un "padre" della nostra vita che sapeva essere semplice e umile verso chi soffriva ma tenace e forte come una roccia verso i prepotenti per cause giuste. Accanto alla bara, decine di mazzi di fiori, la bandiera dei quattro mori e il gonfalone della sua città natale Iglesias.Tantissime le persone tra i banchi della Basilica, un incontro che tutti hanno voluto fare per l'ultimo saluto a Giorgio Oppi. Politici di ieri e di oggi si sono stretti attorno ai familiari di Oppi, alla moglie Graziella, alla figlia Sara e a tanti nipoti, in un abbraccio senza fine. Tra i presenti il presidente della Regione Christian Solinas e quello del Consiglio regionale Michele Pais. Presenti anche i sindaci di Cagliari e Iglesias Paolo Truzzu e Mauro Usai. Da Roma ha partecipato anche il segretario nazionale dell'Udc Lorenzo Cesa.




ADDIO AL LEADER SARDO DELL'UDC GIORGIO OPPI, AVEVA 82 ANNI
CAMERA ARDENTE IN CONSIGLIO REGIONALE, ALLE 16:30
I FUNERALI NELLA BASILICA DI BONARIA


di Augusto Maccioni
(26-7-2022) La politica sarda, ma anche quella a livello nazionale, è in lutto per la morte di Giorgio Oppi (
foto dal web/Social). Una vita in politica e da sempre leader della Democrazia Cristiana prima e dell'Udc poi. Ci ha lasciati a 82 anni. Da settimane lottava per una pancreatite: è stato ricoverato prima al SS. Trinità a Cagliari e poi, quando le condizioni sono peggiorate, nel reparto di Rianimazione, al Brotzu. Sicuramente passerà alla storia per le sue sagge intuizioni nella vita politica sarda, sempre presente nei momenti difficili della nostra storia, collaborativo e dispensatore di consigli. E' sempre stato un esperto nella sanità isolana, lui che era stato Assessore alla Sanità nella XII legislatura (1999-2004) prima nella Giunta guidata da Mariolino Floris, poi in quella presieduta da Mauro Pili. E nonostante abbia passato, da Assessore, pochi anni alla Sanità era sempre un "esperto" in ogni questione e continuava ad avere un canale privilegiato con tantissime persone nella sanità pubblica e privata. Per molti era un amico, a volte burbero, conflittuale, ma sempre disponibile soprattutto con le persone più bisognose. Grande conoscitore dei problemi che affliggono la Sardegna aveva un piglio inconfondibile nel proporre argomentazioni e soluzioni. Era considerato la memoria storica e come tale Giorgio Oppi passerà negli annali della politica sarda per aver aver avuto una caratura autentica e autorevole per la sua e le successive generazioni e sicuramente lascerà un solco indelebile nelle istituzioni regionali e nella politica sarda. I funerali saranno celebrati oggi 27 luglio alle 16.30 nella Basilica di Bonaria a Cagliari.



ESPORTAZIONE DI GRANO, UCRAINA
E RUSSIA FIRMANO UN ACCORDO
SOSTENUTO DALLE NAZIONI UNITE

LA SPEDIZIONE DI MILIONI DI
TONNELLATE DAI PORTI DEL
MAR NERO POTREBBE EVITARE

LA CRISI ALIMENTARE GLOBALE

di Augusto Maccioni
(22-7-2022) Finalmente Ucraina e Russia si sono seduti ad un tavolo ma non per terminare la guerra, che continua inesorabilmente da cinque lunghi mesi di violenze e bombardamenti, ma per annunciare un accordo che sblocca l'esportazione di grano ucraino e fertilizzanti russi attraverso il Mar Nero (
foto dal web/Social). L'accordo, sostenuto dalle Nazioni Unite per l'esportazione, in modo particolare, di 35 milioni di tonnellate di grano attraverso il Mar Nero di fatto potrebbe scongiurare la minaccia di una catastrofica crisi alimentare globale. La Turchia è stato il grande mediatore della "guerra del grano" e ha portato avanti fino alla firma, durante la cerimonia al Palazzo Dolmabahce di Istanbul, dell'accordo con la partecipazione del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, del presidente della Turchia Erdogan che nelle settimane precedenti aveva svolto un ruolo chiave per arrivare ai negoziati oltre al ministro della Difesa russo Sergei Shoigu e al ministro delle Infrastrutture ucraino, Oleksander Kubrakov i quali hanno apposto le loro firme sul documento sotto l'occhio vigile, appunto, di Antonio Guterres e del presidente turco Erdogan. Per il momento questa firma tra le parti dovrebbe risolvere la "crisi alimentare" che più si è fatta sentire in gran parte del Medio Oriente e dell'Africa e sono proprio queste aree le principali destinazioni del grano ucraino bloccato dall'inizio della guerra del 24 febbraio. Secondo Al Jazeera, l'accordo prevede un patto temporaneo di 120 giorni e riguarderà il grano in partenza dai porti di Odessa, Chernomorsk e Yushny, che potrebbe essere rinnovato automaticamente senza altre trattative. Naturalmente non si nascondono difficoltà e sfiducia tra le parti. I russi temono che l'arrivo di navi potrebbero servire per il trasporto di armi agli ucraini, mentre Kiev insiste sul fatto che vuole solo garanzie di sicurezza nelle regioni meridionali dell'Ucraina e l'esportazione sicura dei prodotti agricoli ucraini. Secondo Guterres l'accordo è "buono per il mondo intero, soprattutto per i paesi in via di sviluppo, poiché servirà a stabilizzare il prezzo del cibo in un momento di crisi globale". Non solo grano ucraino, ma l'accordo tra le parti mira anche a garantire il passaggio sicuro dei prodotti fertilizzanti di fabbricazione russa. Secondo le Nazioni Unite si spera che le spedizioni di grano possano iniziare subito con la speranza di raggiungere i livelli di esportazione prebellici, cioè almeno 5 milioni di tonnellate al mese. Il controllo dell'esportazione sarà affidato ad una coalizione di personale turco, ucraino e delle Nazioni Unite, secondo un percorso programmato attraverso il Mar Nero, pesantemente minato dalle forze ucraine e russe.


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
MATTARELLA SCIOGLIE LE CAMERE

ELEZIONI IL 25 SETTEMBRE, "IMPOSSIBILI
PAUSE IN MOMENTI DI EMERGENZE"

DRAGHI:"C'E' TEMPO PER I SALUTI,
ORA AVANTI SU RIFORME"

di Augusto Maccioni
(21-7-2022) Si andrà a votare il 25 settembre. Così ha deciso il Consiglio dei ministri con la prima riunione delle nuove Camere il 13 ottobre. Si concludono così i lunghi giorni della crisi che ha portato il premier Draghi alle dimissioni. Breve discorso del presidente della Repubblica Mattarella, dopo aver sciolto le Camere e aver accolto le dimissioni di Mario Draghi (
foto dal web/Social), agli italiani, alle famiglie e alle imprese per mettere in risalto le urgenze che "non consentono pause". Parole dirette che sicuramente avrebbe fatto a meno, ma che adesso diventano importanti perché indicano le priorità, immediate, con un Piano di attuazione con tempi previsti perché agganciati a finanziamenti europei. C'è poi la pandemia, che non è finita, gli effetti della guerra della Russia contro l'Ucraina che ha determinato altre urgenze, poi altre riforme con un occhio di riguardo ai problemi economiche della gente, delle famiglie e delle imprese. Mattarella ha anche detto, senza mezzi termini, "Non sono possibili pause nel momento che stiamo attraversando, i costi dell’energia hanno conseguenze per famiglie ed imprese, vanno affrontate le difficoltà economiche, ci sono molti adempimenti da chiudere nell’interesse dell’Italia”. Tutto si rimette in moto per consentire l'iter delle votazioni e arrivare in tempi brevi al nuovo Parlamento e al nuovo Governo. Intanto però si sta assistendo ai più vari commenti dei politici nei diversi salotti tv, in modo particolare a La7 e a Rete4, e la tensione è alle stelle quando i partiti si accusano per la fine del governo Draghi. C'è esultanza soprattutto tra gli schieramenti del Centrodestra, di governo con in più Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, anche se sarà complicata la breve campagna elettorale per spiegare le ragioni della crisi a 5 mesi dalla fine della legislatura. Forza Italia è in difficoltà per la fuoriuscita di nomi illustri come Gelmini e Brunetta, mentre il M5S non tiene il passo, smarrito e tarda a ricompattarsi per la responsabilità della crisi del governo Draghi. Conte, il presidente grillino, è scomparso dalla scena e molti dicono che si presenterà alle elezioni leader del Movimento 5Stelle, mentre Salvini della Lega, indica nella "follia dei 5Stelle e dei giochini di potere del Pd" la conclusione anzitempo della legislatura. Non tutto è chiaro nella dinamica della crisi e successive dimissioni di Draghi e ogni esponente politico da la sua versione. Letta parlando alla Bbc dice: "Credo che sia stata una vergogna, l'Italia è stata tradita perché quei partiti che hanno deciso di non votare la fiducia al governo lo hanno fatto soltanto per interessi egoistici", facendo riferimento ai 5S e al Centrodestra di governo. Mariastella Gelmini, che ha lasciato Forza Italia, ma anche il ministro Renato Brunetta, il senatore Andrea Cangini e la ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna, intervistata al Tg3 ha detto :"Non sono preoccupata per quello che farò in futuro, sono preoccupata per il Paese e per questa deriva populista e sovranista del centrodestra, che mi sembra più una destra-centro", mentre Berlusconi di Forza Italia:"Il Movimento 5 stelle in profonda crisi di consenso ha abbandonato la maggioranza che sosteneva il governo Draghi. Noi non abbiamo nessuna, nessuna, nessuna responsabilità di quello che è successo. Noi pensavamo di andare avanti ancora con il governo condotto da Mario Draghi fino alla fine della legislatura cioé fino a aprile/maggio dell'anno prossimo, eravamo stati leali in tutto il tempo di governo, volevamo continuare a essere responsabili e leali. Sono stato io per primo a proporre un governo di unità nazionale con presidente Draghi". Berlusconi, poi, parla delle prossime sfide e dice che ha pronto il programma per il 2023 che sarà "veramente avveniristico e che porterà il cambiamento per l'Italia" e sui ministri dimissionari "Riposino in pace". Draghi, infine, nel corso del Consiglio dei Ministri ha detto:"L'Italia ha tutto per essere forte, autorevole, credibile nel mondo. Lo avete dimostrato giorno dopo giorno in questi mesi di Governo. Ora dobbiamo mantenere la stessa determinazione nell'attività che potremo svolgere nelle prossime settimane, nei limiti del perimetro che è stato disegnato. In particolare, dobbiamo far fronte alle emergenze legate alla pandemia, alla guerra in Ucraina, all'inflazione e al costo dell'energia". Draghi ha concluso l'intervento all'inizio del Consiglio dei ministri dicendo: "Porterò come un ricordo molto bello di queste riunioni, degli scambi che ho avuto individualmente con voi. Ci sarà ancora tempo per i saluti, ora rimettiamoci al lavoro". Infine la proposta di Renzi pronto a "sostenere l'area Draghi": "Noi abbiamo già pronti i 200 candidati sui 200 seggi e anche il simbolo è pronto. Renzi chiederà a chi vuole di sostenere l'area Draghi di dare un segnale.

SI' DEL SENATO ALLA FIDUCIA MA
FI, LEGA E 5S NON VOTANO

DRAGHI VERSO LE DIMISSIONI
OGGI ALLA CAMERA, MELONI ESULTA

ELEZIONI A OTTOBRE? PROBABILE
DISCORSO DI MATTARELLA

di Augusto Maccioni
(20-7-2022) Sembrava una prassi, invece la situazione è stata ribaltata e in un gioco folle, incomprensibile, si è passati da una quasi riconferma di Draghi a un siluramento del premier. Il tutto si è consumato al Senato dove il premier Draghi (
foto dal web/Social) ha fatto le sue dichiarazioni sulle quali ha chiesto poi la fiducia. I temi toccati sono stati tanti, le cose fatte e le cose da fare, in un elenco che comprendeva le misure di "contenimento sanitario con le vaccinazioni, ma anche la ripresa economica con la spinta agli investimenti e la protezione dei redditi delle famiglie". Poi le varie riforme, come quella della giustizia, della concorrenza, del fisco, degli appalti "sono un passo in avanti essenziale per modernizzare l'Italia". Draghi ha parlato anche di aver raggiunto "tutti gli obbiettivi dei primi due semestri del Pnrr" ricevendo dalla Commissione Europea 45,9 miliardi di euro. Il premier ha anche percorso le tappe che hanno portato, col voto di giovedi scorso, "la fine del patto di fiducia che ha tenuto insieme questa maggioranza. Non votare la fiducia a un governo di cui si fa parte è un gesto politico chiaro, che ha un significato evidente. Non è possibile ignorarlo, perché equivarrebbe a ignorare il Parlamento. Non è possibile contenerlo, perché vorrebbe dire che chiunque può ripeterlo. Non è possibile minimizzarlo, perché viene dopo mesi di strappi ed ultimatum. L’unica strada, se vogliamo ancora restare insieme, è ricostruire da capo questo patto, con coraggio, altruismo, credibilità". Il riferimento era ai 5S, ma era anche evidente che Draghi cercava di capire se gli altri partiti erano d'accordo sulla linea governativa che il premier stava portando avanti. Passaggio poi doveroso sulla guerra e sugli aiuti all'Ucraina: "Come mi ha ripetuto ieri al telefono il Presidente Zelensky - ha detto Draghi al Senato - armare l’Ucraina è il solo modo per permettere agli ucraini di difendersi. Allo stesso tempo, occorre continuare a impegnarci per cercare soluzioni negoziali, a partire dalla crisi del grano. E dobbiamo aumentare gli sforzi per combattere le interferenze da parte della Russia e delle altre autocrazie nella nostra politica, nella nostra società", passaggio che non ha trovati tutti d'accordo. Draghi parla di un nuovo Patto che potrebbe esserci: il M5S fa sapere che Draghi non ha convinto sui famosi 9 punti posti da Conte quindi potrebbe non votare la fiducia o astenersi dal voto, mentre il Centrodestra di governo dice "si" a un Draghi bis ma senza i 5S e su questa linea si trova d'accordo anche Forza Italia di Berlusconi. Poi qualcosa è successo quando c'è stata la replica di Draghi, prima delle votazioni sulla fiducia, perché il premier invece di cavalcare le ragioni della fiducia si è scontrato sui temi cari al Centrodestra e in modo particolare contro la Lega, insomma, da politico inesperto, si è voluto togliere alcuni sassolini che però non gli hanno portato bene perché Salvini ha azionato la trappola a lui congeniale ossia quello di far mancare la fiducia. Quindi, in un momento storico, i 5S non hanno partecipato al voto, così pure la Lega e Forza Italia facendo traballare il consenso a Draghi. Risultato finale al Senato: solo 95 si, 38 no. La fiducia al premier è passata ma l'entusiasmo è pari alle dimissioni che ci saranno, ma dopo che Draghi si sarà presentato alla Camera, poi dovrebbe riunire il Consiglio dei ministri per annunciare la volontà di dimettersi. Infine salirà al Colle per rassegnare le dimissioni, questa volta definitivamente, nelle mani del presidente della Repubblica Mattarella. I prossimi passaggi non sono chiari. Mattarella potrebbe formare un "governo di scopo" per arrivare fino alle elezioni ma la situazione è talmente compromessa che non rimangono solo le elezioni e quindi Draghi potrebbe rimanere in carica fino all'arrivo del nuovo governo. Le nuove elezioni potrebbero essere indette o il 25 settembre o il 2 ottobre e il nuovo governo potrà essere nelle sue funzioni forse a novembre. E' probabile un discorso tv di Mattarella.


DRAGHI AL SENATO ALLE 9:30, LETTA: "CI SONO
LE CONDIZIONI PER SUPERARE LA CRISI"

I NUMERI CI SONO ANCHE SENZA IL M5S,
BERLUSCONI E SALVINI: "DICIAMO NO A CONTE"

di Augusto Maccioni
(19-7-2022) E' mercoledi 20 luglio ed è il giorno più lungo per decidere se Draghi (
foto dal web/Social) continuerà a rimanere a Palazzo Chigi oppure no. Il discorso del premier sarà seguito attentamente al Senato dove i senatori dovranno dare il voto di fiducia. Occhi puntati in modo particolare sui 5S che non avendo votato il dl Aiuti qualche giorno fa, hanno creato l'ira di Draghi che ha dato le sue dimissioni, venendo a mancare quel "patto di fiducia" dell'asse di unità nazionale voluto dal presidente Mattarella sotto la sua guida, subito respinte dal presidente della Repubblica che lo ha invitato a presentarsi davanti alle Camere per la fiducia. E' l'ultimo atto di una crisi che si sta consumando tra le mura della politica e che tiene in ostaggio una serie di misure economiche e sociali, il prossimo bilancio e le riforme necessarie per sbloccare la prossima tranche del Recovery Fund dell'Europa da 750 miliardi di euro di cui 200 miliardi destinati all'Italia. Molti, in questi giorni, hanno fatto il tifo per il premier e per la sua continuazione a Palazzo Chigi, tra questi gli oltre 2mila sindaci, molte persone appartenenti al mondo della cultura, dello spettacolo, diverse testate anche a livello internazionale, diversi commentatori di spicco ma anche il mondo della finanza. Il concetto è semplice: con Draghi al governo c'è la garanzia che il percorso sociale ed economico percorra la giusta strada delle riforme e non si perda credibilità all'esterno, verso le varie cancellerie europee e anche negli Stati Uniti. E' l'unica persona forte, credibile e autorevole che Mattarella abbia messo in campo per risolvere i grandi e non facili problemi che agitano non solo la politica italiana, sempre rissosa e ambigua, ma anche gli aspetti riferite alle riforme economiche e sociali, ma anche sanitarie dove il Covid, con la nuova variante Omicron 5, sta mettendo a dura prova non solo gli ospedali ma anche i cittadini sempre alle prese con i vaccini. Poi c'è la guerra della Russia in Ucraina e Draghi, in questo caso nella Ue e nella Nato, si è speso in prima persona per non far mancare l'aiuto necessario e urgente all'Ucraina tenendo a bada soprattutto i 5S di Conte che non gradivano che l'Italia "entrasse in guerra" inviando armi per la difesa del territorio ucraino. Oggi, quindi, si vota per Draghi, il quale dirà poche cose e sicuramente chiederà la fiducia sui temi che il suo governo metterà sul tappeto fino alla fine della legislatura. Conte aveva chiesto a Draghi di mandare avanti 9 punti per avere l'approvazione dei 5S pena l'abbandono della maggioranza, ma il premier è tutto d'un pezzo, va oltre agli argomenti proposti e, per molti versi, aveva risposto, anche con i fatti, che quei punti facevano già parte del suo programma governativo. Quindi la crisi scatenata da Conte è un pretesto per passare all'opposizione, creare problemi e dare le colpe dell'inefficienza governativa allo stesso Draghi. Le ore successive della crisi creata dal partito di Conte vedono gli altri partiti della maggioranza, tranne il Pd, chiedersi se è lecito lasciare il M5S in maggioranza perché è gruppo "inaffidabile" che è fuori dalla linea Draghi. In questi giorni si susseguono gli incontri, e i partiti sono perennemente in riunione in modo particolare il M5S che è passata da una riunione all'altra da venerdi scorso. Fino a questo momento Conte non ha trovato la sintesi per stabilire se Draghi deve restare o meno a Palazzo Chigi. La Lega e Forza Italia hanno deciso per Draghi ma senza i 5S, il Pd è per Draghi (Letta: “Ci sono le condizioni per superare la crisi”) lo stesso Italia viva. Nell'ultima riunione sembrerebbe che il M5S abbia deciso un'appoggio esterno al governo Draghi, un'azione che garantirebbe a Draghi di andare avanti soddisfando, così, le "pretese" degli alleati della Lega e di Forza Italia. C'è anche l'eventualità che almeno 20 grillini possano passare dalla parte governativa ingrossando così la preferenza al premier. Sarà comunque Draghi a decidere. Oggi il Senato dirà la sua, il giorno successivo, giovedi, è la Camera che voterà e quasi sicuramente sarà un successo per Draghi.





CRISI DI GOVERNO, CASELLATI-FICO HANNO
DECISO :"FIDUCIA PRIMA IN SENATO"

CAOS M5S, CONTE:"ORA SPETTA
AL PREMIER DECIDERE"
VERTICE FORZA ITALIA-LEGA, BERLUSCONI
DETTA LA LINEA: "DRAGHI BIS
SENZA 5S O SI VA AL VOTO"


di Augusto Maccioni
(18-7-2022) Da venerdi il M5S è in perenne riunione per arrivare a una soluzione che chiarisca la sua posizione se continuare a stare con la maggioranza o stare all'opposizione. E' una melina che, per così dire, non porta da nessuna parte, lo ha detto anche Travaglio molto vicino ai grillini, e si attende una risposta seria al dilemma se dare la fiducia a Draghi oppure no. Di sicuro si sa che all'interno dei 5Stelle ci sono due correnti, i falchi contro Draghi e i governisti pro Draghi, che non riescono a trovare una risposta univoca. Mercoledi il premier farà le sue comunicazioni alle Camere. Per dare una "spinta" alla fiducia a Draghi il capogruppo di Montecitorio del M5S Davide Crippa, insieme al Pd, ha proposto di invertire l'ordine tradizionale facendo svolgere le comunicazioni del premier e il successivo dibattito sulla fiducia prima a Palazzo Madama, dove i favorevoli a Draghi sono più numerosi, poi al Senato. La motivazione del grillino Crippa, che è stato criticato dai suoi e anche dal presidente Conte che non era a conoscenza di questa "nuova prassi", è stato per appoggiare le richieste del centrosinistra perché il primo "non voto" del M5S sul dl Aiuti si è verificato alla Camera. Qualche protesta poi la decisione dei presidenti Casellati-Fico che chiudono la vicenda:"Fiducia prima al Senato poi alla Camera". Intanto però c'è una mobilitazione a favore di Draghi: petizioni, sindaci che firmano perché il premier continui a svolgere il suo programma governativo, personaggi del mondo sociale, diversi giornali internazionali ma anche ambienti europei e statunitensi. La politica italiana si divide. Il M5S stenta a dare una risposta alla soluzione della crisi ed è comunque pronto a lasciare la maggioranza governativa, Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia è per andare a nuove elezioni ma anche Forza Italia e Lega che hanno trovato un accordo, Berlusconi-Salvini, di non avere il M5S nella futura maggioranza oppure andare al voto. Renzi di "Italia viva" si sta spendendo parecchio con petizioni e incontri spontanei per sostenere Draghi ancora premier, mentre il Pd è pro Draghi. A poco più di 24 ore dall'esito incerto e da uno showdown che potrebbe aprire le porte alle elezioni anticipate, i partiti si interrogano e svolgono riunioni per affrontare l'esito del voto dopo le dichiarazioni di Draghi alle Camere fissate per mercoledi. Una cosa è certa: adesso la parola spetta a Draghi. Gli scenari a questo punto sono diversi e tutto dipende dalle risposte che i partiti riscono a dare, in maniera più o meno esplicita, martedi, il giorno prima del verdetto finale. Se è in piedi "un problema Conte" è da considerare importante anche la presa di posizione di Silvio Berlusconi, che va avanti insieme al suo alleato del centrodestra Salvini, i quali sono concordi nel considerare il M5S inaffidabile e irresponsabile. Quindi: sì a un Draghi bis senza i pentastellati o si va al voto " perché si chiede stabilità per il Paese - dice Antonio Tajani coordinatore nazionale del partito - per affrontare le tante emergenze con cui conviviamo" (
foto dal web/Social Conte e Draghi).


CRISI GOVERNO, CONTE: "FUORI DA ESECUTIVO
SENZA CHIAREZZA SU NOSTRI PUNTI"

TRENTA PARLAMENTARI GRILLINI PRONTI
A VOTARE LA FIDUCIA AL GOVERNO

GLI SCENARI IN VISTA DI MERCOLEDI: CI
SONO ANCHE LE ELEZIONI DEL 25 SETTEMBRE


di Augusto Maccioni
(16-7-2022) Più passa il tempo e più la questione si fa complicata e per Draghi non si prospetta una soluzione agevole per risolvere la crisi di governo dopo lo stop, per non aver partecipato al Senato al dl Aiuti, dei 5S. Il tempo è in scadenza e mercoledi il premier si presenterà alle Camere per chiudere o aprire, nuovamente, questa crisi o recuperare il resto di questa legislatura, che, per dire la verità, non sta affatto appassionando la gente che continua a fare grossi sacrifici per i problemi noti del carrello della spesa e per non arrivare a fine mese. I partiti si agitano e sicuramente non stanno a guardare ma le posizioni sono chiare, mentre i 5S consumano le ultime chances per non sparire dalla scena politica, o rimanere irrilevanti nel panorama politico italiano dopo l'exploit del 32% di consensi del marzo 2018. I partiti che compongono la maggioranza vorrebbero concludere la legislatura anche se ci sono le sfumature per come arrivarci. Letta, segretario Pd, chiede che il M5S resti in partita, Orlando, stesso partito, dice che senza i grillini la maggioranza che sostiene Draghi non è percorribile. Renzi, di Italia Viva, sta lavorando fino alla fine per il Draghi bis e sta portando avanti una petizione per sostenere con forza la continuazione del programma del premier e invita i "5S a mettere da parte capricci per il bene degli italiani" e il sottosegretario Scalfarotto, sempre di Iv, va oltre e dice "A Mosca festeggiano la crisi voluta da Conte". La frittata dei 5S non ha convinto neanche la Lega e Forza Italia che per molti versi adesso si rifanno alle decisioni di Draghi, ma che, comunque, hanno posto un problema in seno alla maggioranza che non c'è, secondo una connotazione iniziale di "maggioranza di unità nazionale" voluta dal presidente Mattarella a guida Draghi. Volano a questo proposito i sondaggi politici sulla crisi di governo con gli italiani, secondo Izi Spa, contrari all'ipotesi di elezioni anticipate (53%), mentre il 51% è favorevole al bis di Draghi anche con una maggioranza diversa. Intanto i sindaci, in prima fila quelli delle principali città italiane, e imprenditori fanno pressing su Draghi perché resti presidente del Consiglio e porti l'Italia al voto alla sua naturale scadenza della primavera 2023. Silenzio da parte del premier che si prepara a relazionare alle Camere mercoledi prossimo. Intanto Conte torna a parlare della crisi e in un intervento facebook dice che "Draghi ci risponda sui nostri nove punti o siamo fuori" anche se il M5S non ha ancora una decisione unitaria combattuto, al suo interno, tra l'ala governista, che rischia un'altra scissione (trenta parlamentari sarebbero pronti a votare la fiducia al governo Draghi), e quella dei falchi che vorrebbero andare all'opposizione seguendo la linea Ricciardi-Taverna-Perilli. In attesa di ogni sviluppo già si fanno diversi scenari. Il primo è quello che non cambia niente, la maggioranza ha avuto qualche sbandamento ma tutto si ricompone anche se Lega e Forza Italia sono molto critici contro il M5S; il secondo scenario sono le dimissioni di Draghi che però riceve un nuovo mandato da Mattarella per formare il Governo con la stessa maggioranza o diversa; c'è poi lo scenario che vede un nuovo governo senza Draghi e infine le elezioni del 25 settembre: Draghi conferma le sue dimissioni, Mattarella ne prende atto e scioglie le Camere (
foto dal web/Social Conte).



DRAGHI: "MI DIMETTO", MA MATTARELLA
RESPINGE LE DIMISSIONI

"LA MAGGIORANZA NON C'E' PIU' ",
MERCOLEDI IL PREMIER ALLE CAMERE


di Augusto Maccioni
(14-7-2022) Al Senato tutti assenti i 5S, la fiducia al dl Aiuti passa comunque (172 i si e 39 i no), Draghi (
foto dal web/Social) va al Colle e al Cdm annuncia le sue dimissioni che poi saranno respinte da Mattarella. E' la sintesi di una giornata molto agitata e con scossoni verbali che hanno ridicolizzato l'atteggiamento dei grillini che hanno imposto uno stop, per molti irresponsabile, al governo Draghi. "Non c'è la maggioranza" ha detto Draghi al Consiglio dei Ministri e per questo motivo si dimetterà nelle mani del presidente della Repubblica. E' la fine di questo governo che aveva ancora un programma ambizioso in un contesto internazionale deteriorato dalla guerra russa in Ucraina ma anche da una situazione interna colpita dalla crisi economica e da una pandemia non del tutto risolta. Tutto perché il M5S ha compiuto uno strappo che per molti poteva essere evitato ma che invece ha provocato la decisione inattesa, portata avanti dai"duri" grillini, di disertare la votazione del dl Aiuti. Un atto provocatorio ma sicuramente un gesto che ha scompaginato la maggioranza su un dl approvato anzitempo alla Camera con i voti dei grillini. Questa volta no al Senato, ma invece alla Camera l'avevano votato. Si dirà la maggioranza comunque c'è ed è anche tale, al Senato, da non avere problemi, ma una maggioranza che si rispetti, che tra l'altro doveva mostrarsi compatta su provvedimenti importanti per la vita delle imprese e dei cittadini italiani, non doveva sfaldarsi come neve al sole "per dei capricci incomprensibili e assurdi". Un pò tutti i partiti hanno mostrato compattezza nei confronti di questo governo Draghi, l'unico in grado di portare avanti e risolvere molti problemi per il Paese ma anche per la credibilità del premier in un contesto internazionale. E la ministra Mara Carfagna in una nota ha anche detto:" Nessuno, in Europa e nel mondo, capirebbe un'Italia che manda a casa una delle premiership più stimate e credibili dell'Occidente come quella di Mario Draghi". Si è aperta la crisi. Draghi, dicendo che "la maggioranza che sostiene il governo non c'è più" per l'atteggiamento "irresponsabile", diranno i leader dei partiti che sostengono l'esecutivo, dei 5S, ha ringraziato tutti, nel corso del Cdm, e ha rassegnato le dimissioni che poi saranno respinte dal presidente della Repubblica Mattarella che ha chiesto di parlamentarizzare la crisi. E mercoledi tutte le questioni verranno al pettine. Cosa succederà? Il M5S continuerà a dare fiducia a Draghi? E il premier continuerà l'attività governativa o andrà per la terza volta al Colle per rendere esecutive le sue dimissioni?




DECRETO AIUTI: I GRILLINI
NON VOTERANNO LA FIDUCIA

GOVERNO VERSO LA CRISI,
DRAGHI SUBITO DA MATTARELLA

LETTA:"SERVE VERIFICA",
MELONI: "AL VOTO"

di Augusto Maccioni
(14-7-2022) La notizia è che passerà la fiducia al dl aiuti al Senato, ma la linea seguita dal M5S, partito di maggioranza, sarà quella di non partecipare al voto. Lo ha detto il presidente grillino Conte che ha trascorso la giornata di mercoledi in balia degli eventi, cercando di non trascurare nulla e dando un senso alle azioni del giorno dopo. Le voci dei senatori 5S sono quelle di rompere, dare discontinuità al governo per ossigenarlo nelle questioni più congeniali ai grillini. Conte rilancia, ma non può tirarsi più indietro. Sa che il senso di responsabilità, come uomo delle istituzioni per aver guidato da premier due governi, è alto in un contesto internazionale incerto e duro per la guerra in Ucraina, ma anche per i grossi problemi interni dove molte questioni sono sul tappeto non ultimo quelle economiche e pandemiche. Hanno fatto una scelta e la motivazione è che le risposte di Draghi alle richieste di Conte in 9 punti per dare un segnale di discontinuità non sono state soddisfacenti. Eppure sei giorni fa sembrava tutto in discesa, tanto che lo stesso Conte aveva detto a Draghi che "non è nostra intenzione far cadere questo governo, siamo leali ma ci dovete ascoltare". In effetti Draghi aveva fatto piena apertura alle "bandierine identitarie del movimento" quali il reddito di cittadinanza, salario minimo e il taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori dicendo anche che le cose che vuole Conte sono le stesse di Draghi, si differenziano, semmai, i modi per ottenere quegli obiettivi.C'è poi il problema del termovalorizzatore per i rifiuti della Capitale, del quale non se ne può fare a meno perché farà pagare meno tasse ai romani ma non farà piacere agli ecologisti del Movimento, motivo per cui c'è attrito tra i 5S e governo, poi il Superbonus 110% ancora poco snello e non chiaro in materia di intervento sulle banche per il quale i grillini hanno avanzato proposte che però costerebbero ancora 3 miliardi. Problemi che si potrebbero affrontare in una situazione diversa non in termini di "ultimatum". Intanto però nei vari incontri del M5S i "duri" Stefano Patuanelli, Chiara Appendino e Alfonso Bonafede non hanno dubbi: "Dobbiamo uscire" e Paola Taverna chiede "una prova di orgoglio" fino alla fine. Conte non sa cosa fare, segue le indicazioni dei senatori che ormai hanno deciso di staccare. Nel corso di una telefonata Draghi spiega a Conte che deve decidersi: votare o no la fiducia al decreto. Per la capogruppo M5S in Senato Castellone se si votasse la fiducia si spaccherebbe il gruppo ma c'è anche chi è molto preoccupato per non votarla perché in questo caso "salterebbe tutto" e si farebbe, in termini di consensi, un favore al Centrodestra. Stando alle ultime dichiarazioni di Conte (
foto dal web/Social) il M5S non parteciperà al voto del 14 luglio, ciò significa che il resto della maggioranza approverà il dl Aiuti in Senato. Draghi è a un bivio e molto probabilmente ci sarà una verifica, è quello che invoca Letta ma anche Berlusconi, mentre Meloni dice "Subito al voto". Di sicuro si apre la crisi. La palla passa al Colle ma sarà poi Draghi a decidere.



DRAGHI: CON CONTE CI SONO
CONVERGENZE, MA BASTA ULTIMATUM

NON CI SARA' ALTRO GOVERNO
SENZA M5S, NE' UN DRAGHI-BIS

GIOVEDI SI DECIDE: SARA' CRISI
SE I 5S ESCONO DALL'AULA DEL SENATO


di Augusto Maccioni
(12-7-2022) Ancora fibrillazione nel governo Draghi (
foto dal web/Social) per l'azione dei 5Stelle, ridotti di numero per la spaccatura al suo interno a vantaggio di Di Maio e del suo nuovo gruppo "Insieme per il futuro", per il "teatrino della politica", dice il ministro degli Esteri, offerto dall'ex premier Conte, e attuale presidente dei grillini, che intende uscire dall'esecutivo e sta cercando "la scintilla" per farlo in "maniera indolore". Il problema è che i Cinque Stelle sono in crisi di identità e per esistere pongono problemi da risolvere al governo ("Sulla lettera di Conte ho trovato-ha detto Draghi- molti punti di convergenza con l'agenda di governo"), impegnato su diversi fronti non ultimo quello di risolvere la crisi energetica causata dalla guerra della Russia in Ucraina.Il tentativo di Conte trova diversi ostacoli e pongono problemi per la sua tenuta ed esistenza in futuro. Staccare la spina al governo in un momento storico di cui invece si ha bisogno di fare sistema, potrebbe essere deleterio soprattutto perché si è a un passo dalla fine della legislatura e per i partiti potrebbe essere motivo di rilancio in vista delle elezioni della prossima primavera. Ma non potrebbe essere così per i 5S che potrebbero pagare salato l'uscita dal governo soprattutto perché non hanno più quelle motivazioni, peraltro depredate dalla loro azione di governo, che in passato l'hanno portato al 32%. Il dilemma c'è e Draghi nel corso della sua conferenza ha chiarito diversi punti. Ha infatti detto: per me non c'è un governo senza M5S né c'è un governo Draghi; lo stesso Draghi, esaurita questa esperienza, ha detto che non ci sarà un Draghi-bis (e sul rinvio alle Camere? " Chiedetelo a Mattarella!"). Draghi ha chiesto poi serietà da parte dei grillini: "Se non si deriva nessuna soddisfazione, se si ha la sensazione che sia una sofferenza straordinaria stare al governo, che si fa fatica, bisogna essere chiari". Draghi ha anche detto che con gli ultimatum grillini non si va da nessuna parte perché il "governo esiste per poter lavorare" e per risolvere i problemi. Il premier ha poco prima rilanciato con i sindacati il salario minimo e il patto sociale e ha annunciato un nuovo decreto per far fronte alle "urgenze" dei lavoratori e del Paese. Si attende adesso la risposta dei grillini per giovedi al Senato. Se i pentastellati dovessero uscire dall'Aula quando sarà votata al Senato la fiducia sul dl aiuti, è quasi chiaro che c'è già lo spettro della crisi e a questo punto si valuterà la situazione anche se Draghi ha fatto sapere che "non ci sarà un Draghi-bis" con una nuova maggioranza. Il ragionamento del premier è chiaro: se il governo riesce a lavorare si va avanti, altrimenti no. Per mercoledi 13 riunioni a denti stretti per i Cinque Stelle, ma anche per il Pd e Lega. Tutti devono chiarirsi le idee per continuare con Draghi o andare a nuove elezioni e a questo punto quella del voto in autunno non è una prospettiva da scartare.

QUASI 9 MILIONI DI PERSONE HANNO LASCIATO
L'UCRAINA DALL'INVASIONE RUSSA

PUTIN SFIDA L'OCCIDENTE: SE VUOLE
BATTERCI IN BATTAGLIA CI PROVI
"PIU' ANDREMO AVANTI, PIU' SARA'
DIFFICILE NEGOZIARE CON NOI"

di Augusto Maccioni
(7-7-2022) Non c'è ancora la volontà di arrivare ad una tregua né tantomeno a trovare punti convergenti per attivare una trattativa di pace. In una situazione del genere, mentre al 134esimo giorno di guerra in Ucraina i russi continuano a bombardare soprattutto alla conquista del Donbass, viene difficile iniziare qualsiasi sforzo per concludere il "caso" Ucraina. Anzi la dichiarazione di Vladimir Putin, in un incontro con la leadership della Duma, "tutti devono sapere che in linea di massima non abbiamo ancora iniziato nulla di serio in Ucraina" è un campanello d'allarme per l'Occidente. Il presidente russo ha anche detto "non rifiutiamo nemmeno di tenere colloqui di pace, ma coloro che rifiutano devono sapere che più andremo avanti, più sarà difficile per loro negoziare con noi". Un vero e proprio ultimatum che vuole dire: chiudiamo la partita adesso, perché dopo sarà troppo tardi. Il ragionamento si sposta su: in che modo fare la pace? Quali le condizioni e quali i confini? Arrivare alla trattativa alle condizioni di Zelensky o a quelle di Putin? C'è una terza via che può essere più praticabile e che può dimostrare un percorso condivisibile per le parti? Intanto c'è da registrare che queste dichiarazioni di Putin arrivano quando nelle ultime settimane gli Stati Uniti e i paesi europei hanno accelerato le consegne di armi alle truppe di Zelensky, armi che in questi ultimi giorni hanno cercato di frenare l'avanzata delle forze russe nell'Ucraina orientale. Putin vuole sedersi al tavolo delle trattative da vincitore e al momento sta ottenendo dei successi anche se non riesce a mettere in ginocchio poche città per avere ragione dell'intero Donbass. Più passa il tempo però e più è fattibile che l'Ucraina, grazie alle nuove armi arrivate dall'Occidente e in modo particolare dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, possa riprendersi i territori conquistati dai russi. Questo Putin lo sa e il motivo delle sue dichiarazioni - ultimatum sono evidenti. Non sono passate inosservate le parole usate da Putin, che ricorda una retorica usata dai leader societici durante la Guerra Fredda denunciando la fine del "liberalismo totalitario" occidentale incarnato dall'- egocentrismo americano globalizzato" verso un vero multipolare, non considerando che la forza occidentale è unica di fronte ad un nemico comune, in questo caso la Russia che ha invaso l'Ucraina. Con la Russia sempre più proiettata ad intensificare la sua offensiva nell'est del Paese, ci sono più persone che lasciano l'Ucraina. Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati sono quasi 9 milioni di persone che hanno abbandonato il Paese dall'inizio dell'invasione russa (
Foto dal web/Social).

A MARIUPOL TROVATA UN'ALTRA FOSSA
COMUNE CON PIU' DI 100 CORPI

ATTACCHI MISSILISTICI UCCIDONO 21
CIVILI DI CUI 6 MINORENNI A ODESSA

LE TRUPPE RUSSE HANNO RAGGIUNTO
LE PORTE DI LISICHANSK


di Augusto Maccioni
( 1-7-2022) 128esimo giorno di guerra in Ucraina e ancora un bombardamento russo sui civili ad Odessa. Non si sono ancora identificati i resti dei corpi sparsi nel centro commerciale di Kremenchuk, nell'Ucraina centrale, che arriva ancora una brutta notizia che mette in luce tutta la gravità di una guerra che le truppe di Putin stanno intensificando in modo particolare sul Donbass e non solo. L'ultimo atto brutale è stato compiuto dopo la mezzanotte di giovedi scorso su un edificio residenziale di nove piani e un centro turistico a Serhiivka (
foto dal web/Social), sulla costa del mar Nero, in provincia di Odessa. Tutta la zona è lontana dal fronte di guerra e il bombardamento è assurdo, sia geograficamente ma anche per la distruzione sui civili. L'onda d'urto è stato tremendo e il brutale attacco sui cittadini è un altro atto di condanna che non può essere dimenticato. Il governo russo, naturalmente nega. Ha negato quanto è accaduto su Kremenchuk e nega le prove anche questa volta. Ma le rovine del condominio sono evidenti: i due missili hanno compiuto un disastro apocalittico e i morti sono almeno 21, di cui sei minorenni. Non si capisce questo nuovo attacco anche se qualche analista dice che è una risposta all'ulteriore appoggio all'Ucraina, con più armi pesanti e tecnologici, formulata alla chiusura del vertice della Nato a Madrid, ma anche alla gioia e ai festeggiamenti degli ucraini che hanno salutato con grande ardore guerriero la presa dell'isola dei serpenti (lunga un chilometro e a 45 chilometri dalla costa della Romania), che i russi avrebbero detto che hanno ceduto come "gesto di buona volontà". Sta di fatto che l'isola dei serpenti, molto strategico per l'avanzata russa dal mare per Odessa, è adesso in mano agli ucraini e allontana, di fatto, ogni velleità di conquista di Odessa dal mar Nero. Sul fronte sud e sud-est, dopo aver preso il controllo di una raffineria e di altre zone industriali, i russi hanno raggiunto la città di Lisichansk, l'ultima roccaforte dell'Ucraina nella regione di Lugansk. Secondo lo Stato maggiore delle forze armate ucraine le truppe russe vorrebbero accerchiare la città con un assedio che dura da giorni. Intanto a Mariupol è stata trovata un'altra fossa comune con più di 100 corpi, ne da notiza il consigliere del sindaco sui social. A conclusione del vertice Nato di Madrid, che Biden ha detto che è stato "storico", il presidente degli Stati Uniti ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti a Kiev da 820 milioni di dollari: missili terra-aria, radar anti artiglieria, razzi a media gittata Himars (sviluppato dalla Norvegia). Sono ancora in atto le consultazioni per sbloccare i porti ucraini per l'esportazione di grano. Al momento non ci sono accordi né eventuali incontri tra il presidente dell'Ucraina Zelensky e Putin. Intanto però i russi "esportano illegalmente il grano ucraino" e Kiev ha chiesto alla Turchia di bloccare le navi che fanno illegalmente questo servizio. Si fa riferimento, in modo particolare al cargo russo salpato dal porto di Berdiansk, controllato dai russi, verso Karasu, in Turchia, con 4.500 tonnellate di grano.


LA SOLITUDINE DI DRAGHI IN UNA FOTO E
CON LA TESTA NON AL PRADO MA A ROMA

"I MESSAGGI CON GRILLO CONTRO
CONTE? HO CHIESTO DI VEDERLI"

DRAGHI TIRA DRITTO: IL GOVERNO
NON RISCHIA, E' NATO COL M5S


di Augusto Maccioni
(30-6-2022) E' estate e la temperatura è alta, al di sopra della media stagionale, dicono gli esperti, così pure quella politica in Italia, anche qui al di sopra delle diatribe normali di ogni stagione, in vista di qualche altra elezione regionale ma soprattutto di quella politica della primavera prossima. C'è già fibrillazione, i partiti alzano i contenuti per piazzare eventuali bandierine dopo i ballottaggi di diversi giorni fa che hanno premiato, secondo diverse angolazioni, la sinistra o il centrodestra. E a mostrare turbolenze al governo sono in particolare alcune formazioni che sono in pianta stabile col premier Draghi, il quale deve ancora una volta sedare una lite che avrebbe potuto fare saltare il progetto politico del quale un pò tutti sono d'accordo (fino alla prossima lite). Draghi non avrebbe mai pensato di abbandonare, in una fuga notturna, la visita al museo del Prado di Madrid durante una pausa del vertice della Nato. Del resto, quel mercoledi sera, c'erano i leader della Nato, almeno 30 persone, comprese mogli, e si sa a volte in situazioni del genere, quando si ammirano quadri di tanta bellezza, tra un Tiziano e il dramma di El Greco, le proposte si concretizzano e per Draghi, tra l'altro, era importante vincere la partita sul tetto al prezzo del gas. La foto del premier italiano su una panca del Prado (
foto dal web/Social), mentre gli altri ammiravano e commentavano estasiati i capolavori dello storico museo, ha fatto il giro del mondo e mostra la solitudine di un premier staccato dal vertice Nato e immerso in pieno nella politica italiana che proprio in quel momento stava vivendo una seria turbolenza dai risvolti che avrebbero potuto portare a travolgere il governo. E mentre i vari Biden, Macron, Scholz e Johnson stavano per tenere la loro conferenza stampa, Draghi era già in partenza per Roma. Ufficilamente perché c'era in agenda il Consiglio dei ministri sulle bollette, sotto traccia l'affaire Conte. E' successo che secondo quanto ha affermato Domenico De Masi, sociologo e molto vicino al M5S, e pubblicato sul "Fatto quotidiano", Draghi avrebbe chiesto a Grillo "di rimuovere Conte dal M5S perché inadeguato". Una ingerenza imperdonabile. Ancora poche ore e salta un'altra "grana". Il Pd vuole sdoganare lo "ius scholae e la cannabis" e la Lega insorge. Momenti di fibrillazione tanto che è necessario l'intervento di Draghi, prima, e successivamente di Mattarella il quale chiama al Colle sia Conte che il premier. Ma gli animi non si calmano, anzi diventano sempre più accesi e il rischio è dietro l'angolo. Draghi aveva fatto sapere che "il governo non rischia" anche se si attendeva un chiarimento dello stesso premier a Roma. Intanto il leader della Lega Matteo Salvini non è tiepido nei confronti di Letta che vuole fare una forzatura al normale ruolino parlamentare di fine legislatura e in un'intervista al Corriere dice "Bloccare il Parlamento per votare Ius scholae e droga libera è contro gli interessi del Paese. Siamo stati fin qui molto responsabili dalla guerra alla pandemia. Non possiamo però accettare una forzatura che rischia di danneggiare l'Italia e gli italiani". Poi aggiunge:" Questa iniziativa di Pd e 5 Stelle, unita alla cittadinanza facile per gli immigrati, è un grave attacco al governo e crea una spaccatura drammatica fra le forze che sostengono Draghi". Finalmente la conferenza stampa di Draghi, dopo il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al decreto bollette, per buona parte impegnata sui chiarimenti del "caso Conte". Il premier stempera la situazione: c'è stata una richiesta da parte di Draghi contro Conte che sarebbe inadeguato al M5S? Mi dicono, dice ancora il premier, che ci sono dei riscontri oggettivi...vediamoli. "Non ho mai pensato di entrare nelle questioni interne di un partito". Insomma, il governo è saldo, non ci sarà un rimpasto ("Tutti hanno escluso questa possibilità o questa esigenza") e lo stesso Conte "ha confermato che non è intenzione del M5S di limitare l'appoggio al governo", "il governo non si accontenta dell'appoggio esterno, è nato con i 5Stelle". Tutto chiarito? Neanche per sogno, perché Conte vuole il suo spazio e vuole dimostrare la sua capacità come politico d'azione ad alzare l'asticella in vista delle prossime elezioni politiche adesso più che mai dopo la spaccatura con Di Maio. Intanto però Draghi ha evitato la crisi di governo e tiene ancora salda la maggioranza in vista dei prossimi impegni ancora molto duri in uno scenario esplosivo innescato dalla guerra in Ucraina.


MOSCA: "ADESIONE DI FINLANDIA
E SVEZIA PROFONDAMENTE
DESTABILIZZANTE"

ADOTTATO LO STRATEGIC CONCEPT
2022: LA NATO E' FORTE E UNITA

"RAFFORZAMENTO MILITARE NEL MAR
BALTICO, MEDITERRANEO E MAR NERO"

di Augusto Maccioni
(29-6-2022) Sciolto il veto della Turchia per Svezia e Finlandia alla Nato, con la richiesta dell'estradizione di 33 "terroristi" curdi del Pkk, si può ripartire con il documento-guida, che vede la luce circa ogni dieci anni, chiamata "Strategic Concept" che ridisegna la Nato del futuro. Il punto principale riguarda la Russia che è considerata una "significativa minaccia diretta" per l'Alleanza perché punta a destabilizzare "Paesi del nostro sud e del nostro est". Per questo motivo per la Nato si pone una "sfida strategica" come il rafforzamento militare nel mar Baltico, nel Mediterraneo e nel mar Nero. L'ultima versione della Nato di Lisbona 2010 va in cantina e viene licenziata l'Alleanza tra i leader a Madrid con un messaggio molto esplicito, ha detto Biden, "la Nato è forte e unita". Pronta la nuova lista di rinforzi in Romania, in Polonia, ma anche nel Regno Unito (due squadroni aggiuntivi di F35) e difese aeree aggiuntive e "altre capacità" in Germania e Italia. L'allargamento della Nato, con Svezia e Finlandia, preoccupa Mosca che parla di "mossa destabilizzante" e secondo il vice ministro degli Esteri russo Ryabkov "non porterà maggiore sicurezza gli stessi membri dell'Alleanza". Non solo quei punti strategici, per contrastare i disegni di Putin, la Nato dovrebbe ripensare la sua presenza al Sud per avere un controllo diretto verso le organizzazioni del Nord Africa e del Medio Oriente. Il futuro della Nato deve essere forte con una Ue che deve avere una maggiore rilevanza, bene il sostegno di armi e aiuti economici degli Stati Uniti all'Ucraina anche se conferma la dipendenza dell'Europa sotto l'ombrello di Washington. Il nuovo "Strategic Concept" dovrebbe spingere l'Unione a rafforzare le proprie capacità di difesa e ad avere coscienza di avere una nuova leadership soprattutto in Europa con una linea privilegiata verso le altre potenze democratiche (
Foto dal web/Social attacco missilistico in un centro commerciale a Kremenchuk).



PARTECIPAZIONE DI PUTIN AL G20 IN INDOMESIA,
IL CREMLINO:"NON E' DRAGHI A DECIDERE"

IL VERTICE NATO DI MADRID INIZIA
CON LA FINLANDIA E SVEZIA NELLA
NATO: C'E' L'OK DI ERDOGAN


di Augusto Maccioni
(28-6-2022) Diversi i fatti importanti al 125esimo giorno di guerra in Ucraina ad iniziare dalla strage di civili a Kremenchuk dove le truppe di Putin hanno fatto esplodere due missili lunedi 27 giugno colpendo in pieno un centro commerciale. Al momento i morti sono 20, ma potrebbero essere molti di più considerando che ci sono oltre 30 dispersi, e i feriti sono almeno 50, di cui diversi molto gravi. Mosca naturalmente nega il bombardamento dicendo che i "missili di precisione" "hanno colpito un deposito di armi inviate dagli Usa e Europa provocando un incendio che poi si sarebbe propagato al vicino centro commerciale". I fatti però dimostrano l'evidenza, pronta la condanna al G7 che hanno definito la strage un "crimine di guerra" , per Biden è un'azione "crudele e atroce" mentre per il presidente Zelensky è un "atto terroristico spudorato". Gli attacchi russi si stanno inasprendo soprattutto in occasione di vertici importanti come il G7, appena concluso in Germania con Draghi protagonista che ha chiesto, e ottenuto, uno studio di un tetto al prezzo del gas, mentre a Madrid sono iniziati i lavori della Nato con l'importante accettazione della Turchia all'ingresso dell'Allanza Atlantica di Svezia e Finlandia. L'accordo "storico" è stato firmato davanti ai media dai tre Paesi e in una nota il presidente finlandese Sauli Niinisto ha detto che "la Turchia sostiene Finlandia e Svezia ad entrare nella Nato". Il nodo che doveva essere sciolto, cioè combattere i curdi del PKK e i loro alleati, ha trovato "piena collaborazione" da parte dei Paesi nordici e questo punto, all'origine delle tensioni, ha soddisfatto il presidente urco Erdogan. Venendo a mancare il veto della Turchia, i paesi della Nato, riuniti al vertice di Madrid (
foto dal web/Social), hanno inivtato ufficialmente Finlandia e Svezia ad aderire all'Alleanza. Il primo commento è del primo ministro britannico Bors Johnson che ha detto su Twitter che è "una notizia fantastica mentre iniziamo il nostro vertice sulla Nato". C'è da registrare un botta e risposta tra Draghi e Putin, a conclusione del G7 a Elmau, a proposito dell'invito del presidente indonesiano al presidente russo al G20 in Indonesia. A tale proposito il premier italiano ha escluso la presenza di Putin ("Potrà intervenire da remoto, vedremo..."), parole che non sono piaciute al Cremlino che ha fatto sapere che l'invito alla partecipazione al G20 è stato ricevuto e accettato, poi, commentando le parole di Dra.ghi, ha detto "Non è Draghi che decide".



PUTIN FA FUORI DIVERSI GENERALI E PER L'ULTIMA
SPALLATA SCHIERA IL FEROCE SUROVIKIN

SEVERODONETSK "PIENAMENTE
OCCUPATA" DALL'ESERCITO RUSSO

KIEV:"SVOLTA AD AGOSTO,
TORNEREMO AI CONFINI DEL '91"

di Augusto Maccioni
(25-6-2022) 122 giorni dall'inizio della guerra della Russia contro l'Ucraina. Parlano ancora le armi e i bombardamenti continuano soprattutto nel Donbass. Le truppe russe hanno dichiarato di aver "assunto il pieno controllo della zona industriale della fabbrica Azot" a Severodonetsk e di essere entrati a Lysychansk dove al momento sono in corso combattimenti casa per casa. L'esercito ucraino non si è arreso, come fece a Mariupol, ma ha lasciato strategicamente l'impianto Azot a Severodonetsk, nell'Ucraina orientale, per la vicina Lysychansk da dove sperano di raggruppare tutte le forze militari per ricollocarsi in altre azioni di guerra per contrastare i russi sempre più aggerriti e sempre più impegnati a conquistare i pochi territori che ancora mancano per conquistare il Donbass. Secondo il capo dell'intelligence della difesa del Ministero della Difesa ucraino Budanov, gli ucraini potrebbero vedere "risultati visibili" non prima di agosto, quando la guerra avrà un altro capitolo e con le armi pesanti Usa e del Regno Unito potrebbero riprendere tutti i territori conquistati dai russi, tornando, in pratica, ai confini fissati nel 1991. In un'intervista Budanov ha detto che l'esercito ucraino era in grado di difendere il territorio a Severodonetsk ma si è deciso di potenziare la strategia per arrivare a un successivo "vantaggio tattico" a agosto quando l'esercito ucraino, rivitalizzato e motivato a dovere con le nuove armi a lunga gittata dell'Occidente, riconquisterà "tutti i territori che i russi avranno conquistato". Il cambio di strategia ucraina si vedrà nel tempo, adesso sono le truppe russe che stanno consolidando la loro posizione a Severodonetsk. E' stata quindi presa la zona industriale Azot con una tattica simile a quella usata a Mariupol, ora, però, le forze ucraine si stanno spingendo su un territorio più elevato dove è più congeniale l'operazione di difesa rispetto alle rovine, e i campi aperti, della roccaforte industriale. Intanto, però, il governo russo ha annunciato un'altra vittoria senza precedenti e l'avanzata russa verso Lysychansk è il presupposto per l'ultima roccaforte ucraina nella regione orientale ucraina e consentiranno al Cremlino di affermare di aver "liberato" l'intera regione di Lugansk e aver realizzato in parte l'obiettivo dichiarato di conquistare tutto il Donbass, costituito anche dalla vicina regione di Donetsk. L'esercito russo è comunque sotto pressione e sui social è virale un video di un missile terra-aria lanciato dalle forze russe che, dopo il lancio, ha ruotato di 180 hradi per poi schiantarsi nella stessa posizione dalla quale era stato lanciato. E' successo a Luhansk, a circa 55 miglia a sud di Severodonetsk, dove si sono verificati ultimamente feroci combattimenti. I vertici militari russi parlano di un malfunzionamento, anche se non tutto è chiaro. In vista della spallata finale, Putin ha ultimamente rimosso numerosi generali da ruoli di comando operativi. Secondo i servizi segreti britannici i motivi sono da ricercare nei disastrosi risultati della guerra contro gli ucraini. A comandare tutte le operazioni adesso c'è il colonnello generale Sergey Surovikin, a lui si dee l'attacco ai villaggi e alle piccole città con un'area larga e strategica nel Lugansk (
Foto dal web/Social).




UCRAINA, 4 MESI DI GUERRA,
KIEV CHIEDE PIU' ARMI

I PAESI DELL'UE CONFERMANO
ALL'UCRAINA LO STATUS DI PAESE
CANDIDATO (CE' ANCHE LA MOLDOVA)

di Augusto Maccioni
(23-6-2022) Quattro mesi di guerra in Ucraina, 120 giorni senza nessuna speranza di pace con la Russia che continua a bombardare il Donbass senza concedere nulla, neanche corridoi umanitari per i civili di Severodonetsk, ancora assediata e preda della furia delle truppe di Putin. In una giornata ancora nera per la guerra c'è un pò di luce per l'Ucraina che da qualche mese chiedeva all'Europa un'attenzione particolare contro l'-operazione speciale- di Putin sul Paese. L'Ucraina è stata accontentata, infatti il Consiglio europeo ha deciso di concedere al Paese di Zelensky lo status di paese candidato all'adesione all'Ue, una decisione avvenuta con una velocità mai vista, un atto per il momento simbolico che si colloca in una prospettiva geopolitica nuova nei confronti del "nemico" Putin, il quale, per il momento, non da molta importanza a questo nuovo status ma potrebbe creare qualche problema se il Paese dovesse entrare nella Nato, il "braccio armato" dell'Europa. I Capi di Stato o di Governo dei Ventisette danno comunque un messaggio politico forte all'Ucraina impegnata come non mai a pagare con la vita dei suoi cittadini in una guerra assurda voluta con prepotenza e malvagità da Putin, non solo, mettono sul Paese un ombrello protettivo utile per l'aspirazione di un Paese che vuole diventare una democrazia liberale, togliendosi di dosso tutto quello che ha rappresentato e rappresenta la dittatura di Vladimir Putin. L'Ucraina, dunque, ha lo status di Paese candidato all'Ue in un percorso preciso stabilito dalla Commissione europea come ad esempio alcune riforme del sistema giudiziario ma anche lotta alla corruzione e il controllo economico degli oligarchi. A fine anno la Commissione europea riferirà all'Unione i progressi ottenuti sui "passi" che il Paese dovrà soddisfare su molte materie indicate dal Consiglio Ue. E' comunque in bel segnale di partenza anche se, è doveroso dirlo, il percorso avrà un processo molto complesso e lungo prima di diventare a pieno titolo un membro effettivo dell'Unione. L'accordo deciso dai Ventisette in un vertice di Bruxelles, per molti versi storico, non riguarda solo l'Ucraina ma anche la Moldova che ha seguito le orme di Kiev mentre la Georgia, che aveva rivendicato la propria candidatura, esce momentaneamente dal pacchetto e l'Unione deciderà successivamente quando il Paese si sarà fatto carico di una serie di condizioni che non sono state ancora soddisfatte (
Foto dal web/Social).




119ESIMO GIORNO DI GUERRA
DELLA RUSSIA ALL'UCRAINA

LA TV RUSSA PARLA DELLA NATO
COINVOLTA "IN UNA CORSA AGLI
ARMAMENTI NUCLEARI"

UN GENERALE RUSSO: LA RUSSIA E'
PRONTA PER UNA GUERRA COLOSSALE

di Augusto Maccioni
(22-6-2022) Siamo al 119esimo giorno di guerra della Russia all’Ucraina e non deve passare in secondo piano la notizia trasmessa dal canale Russia-1 che ha più volte detto che l'invasione russa all'Ucraina possa estendersi oltre il confine del Paese. Riprendendo l'argomento, il noto giornalista russo, nel suo programma, Vladimir Solovyev ha avuto questa "sensazione". Certo, il momento è molto grave anche se gli sforzi per ritornare al tavolo delle trattative si stanno ultimamente moltiplicando. Uno degli interventi al noto programma russo ha tirato fuori la Nato che sarebbe coinvolta "in una corsa agli armamenti nucleari", naturalmente la propaganda russa vuole a tutti i costi la "scintilla" per aggravare la situazione militare e spingere il tutto a qualcosa di irreparabile. Andrey Gurulyov, un deputato della Duma di stato ed ex vice comandante del distretto militare meridionale della Russia, ipotizza anche, fra le diverse opzioni, "una grande guerra colossale " contro la Nato arrivando anche a dire che "noi russi siamo pronti". E' chiaro, a questo punto, che da più parti, in Russia, non si è affatto interessati alla pace o ai negoziati, anche se prima o poi ci si deve arrivare e non sarà facile immaginare quale potrebbe essere la situazione in quel momento tenendo conto che l'Ucraina è tutta distrutta e nonostante ciò si continua a combattere, bombardando le poche resistenze ucraine per la conquista del Donbass (
Foto dal web/Social).





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