TERZA PAGINA


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AL VOSTRO SERVIZIO 2023-2024 di Augusto Maccioni

SEI SQUADRE SI GIOCHERANNO 180 MINUTI
DI AUTENTICA PAURA, DOLORI E LACRIME

IL CAGLIARI ALLA PROVA DELLA VERITA': BATTERE
IL SASSUOLO E GIOIRE CONTRO LA FIORENTINA

di Augusto Maccioni
(15-5-2024) La classifica della retrocessione è da brividi a due giornate dalla fine del campionato. Al momento c'è solo la certezza della Salernitana che andrà in serie B, per il resto sei squadre si giocheranno 180 minuti di paura e affanni, dolori e lacrime ma anche gioia e grande emozione per chi riuscirà a salvarsi e a continuare l'avventura nella massima serie. Due saranno condannate le altre alzeranno il calice della vittoria, ma per tutti sarà una sconfitta comunque, perché non sono riuscite a concludere un campionato senza tribolazioni. Chi sta meglio di tutte, si fa per dire, è il Verona con i suoi 34 punti, poi Udinese e Cagliari a quota 33, Frosinone e Emponi a 32 e Sassuolo a 29. Nessuna squadra può vantarsi di stare meglio e tutti potrebbero concorrere a questo straziante gioco che decreterà ufficialmente la condanna delle altre due squadre che faranno compagnia alla già retrocessa Salernitana. In questa roulette russa alcune squadre sapranno i risultati delle rivali: il Verona, ad esempio, che giocherà lunedi alle 18:30 contro la Salernitana già in B, saprà già il risultato di Sassuolo-Cagliari, che giocherà domenica alle 12:30, ma anche di Udinese-Empoli e Monza-Frosinone sempre di domenica alle 15. Queste ultime partite, poi, con le squadre Udinese e Empoli, ma anche Monza e Frosinone, a confronto, giocheranno quando si saprà il risultato finale di Sassuolo e Cagliari. Insomma un intreccio da far invidia a qualsiasi scrittore del thriller, da Donato Carrisi a John Grisham, per non parlare di Michael Connelly e Stephen King, col risultato finale che non sarà scritto nelle prime pagine ma che apparirà alla fine di questo turbolento e straziante, ma avvincente ed entusiasmante, campionato. Il Cagliari, dal canto suo, giocherà le sue ultime battute di campionato e se dovesse vincere la trasferta contro il Sassuolo potrà già sorridere solo se l'Empoli dovesse perdere in casa dell'Udinese e il Frosinone dovesse soccombere in trasferta a Monza. In questi casi il Cagliari di Ranieri (
foto dal web/Social) sarebbe matematicamente salva. Altrimenti dovrà attendere l'ultima partita all'ex Sardegna Arena contro la Fiorentina.



GUERRA IN MEDIO ORIENTE,
QUASI 35MILA MORTI A GAZA

BLINKEN NON VUOLE L'ATTACCO SU
RAFAH: "CREERA' CAOS E ANARCHIA
SENZA ELIMINARE HAMAS"


di Augusto Maccioni
(12-5-2024) Secondo i dati forniti dai funzionari delle Nazioni Unite i palestinesi che sono fuggiti da Rafah per paura delle bombe israeliane si avvicinano ai 300mila, di cui quasi la metà è andata via nelle ultime 48 ore con ogni mezzo (
foto dal web/Social). La fuga è l'unica possibilità che i civili hanno per evitare l'imminente attacco che l'esercito israeliano farà per stanare i massimi leader e le forze rimanenti di Hamas che si dovrebbero trovare proprio a Rafah, la città più meridionale di Gaza. Se l'attacco militare ci sarà si aprirà una nuova sanginosa fase del conflitto che ormai dura da sette mesi senza alcuna possibilità di una tregua umanitaria o accordo per consentire il rilascio degli ostaggi, quelli che ancora sono vivi, e un flusso importante di aiuti di prima necessità. Le strade che portano fuori da Rafah sono intasate da macchine, carretti trainati da asini, carrelli spinti a mano con a bordo uomini, donne e molti bambini. Dalle immagini satellitali si vedono anche molte persone che camminano portando con sé poche importanti cose in giornate con un sole molto caldo. Prima dell'attacco per via terra, Israele ha ordinato l'evacuazione di diversi quartieri orientali e nel caso dell'occupazione del valico di frontiera con l'Egitto a est, portato avanti martedi scorso, le forze di difesa israeliane hanno chiesto lo sgombero per poter attuare l'operazione militare volto a bloccare ogni attività di contrabbando di armi e altre azioni di Hamas. Il primo ministro Benjamin Netanyahu è deciso all'invasione militare a Rafah anche senza l'appoggio del suo alleato Joe Biden che per ostacolare l'operazione ha deciso di sospendere l'invio di mezzi militari e la consegna di 3.500 bombe. Anche se dovesse rimanere da solo, senza l'aiuto americano, Netanyahu vuole concludere il suo piano e annientare Hamas, i suoi vertici e i suoi battaglioni. Secondo alcune fonti dell'esercito israeliano l'evacuazione del centro di Rafah dovrebbe essere concluso entro la domenica 12 maggio e permettere un'invasione tranquilla. Sempre le stesse fonti, le forze militari starebbero avanzando in centro per prendere posizione. Queste operazioni sono state effettuate in seguito a precise istruzioni che Israele ha diramato, attraverso la stampa, i social e i volantini lanciati dagli aerei, alla popolazione che si è trovata a sfollare nuovamente dopo averlo fatto un'altra volta da Gaza. La situazione è drammatica, i civili si trovano ancora una volta senza dimora e sono costretti ad andare in zone umanitarie scelte dalle forze israeliane, dove si trovano migliaia di sfollati in luoghi dove i servizi igienico-sanitari sono approssimativi, le scorte di cibo sono insufficienti e non sempre c'è l'acqua potabile e l'assistenza sanitaria. Anche il segretario di Stato americano Antony Blinken, a proposito dell'offensiva israeliana su vasta scala a Rafah, ha detto domenica che la guerra contro Hamas non eliminerà l'organizzazione radicale palestinese, anzi, questo piano israeliano "minaccia di causare enormi danni alla popolazione civile senza risolvere il problema". L'analisi del segretario di Stato americano è precisa e chiede a Israele di non attaccare la sovrappopolata Rafah che causerebbe caos e anarchia e alla fine un ritorno di Hamas che è ritornata nelle aree liberate nel nord, "anche a Khan Younis", ha detto Blinken. Durante l'offensiva israeliana in questi mesi di guerra, sono stati uccisi quasi 35mila persone, soprattutto donne e bambini, mentre nulla si sa degli ostaggi in mano ad Hamas. Inizialmente i miliziani palestinesi avevano preso 250 ostaggi in un attacco a sorpresa in ottobre, uccidendo 1200 persone, e non si sa quanti sono ancora vivi e ultimamente alcune fonti dicono che potrebbero tornare a casa solo 33 di questi in un accordo tra le parti, sempre che si arrivi a una soluzione tra Israele e Hamas.



FALLITO L'ENNESIMO PIANO
PER UCCIDERE ZELENSKY

I DUE COLONNELLI UCRAINI
PAGATI FINO A 80MILA EURO
PER ELIMINARE IL PRESIDENTE


di Augusto Maccioni
(8-5-2024) Ci sarebbe un tariffario per uccidere Zelensky (
foto dal web/Social), forse 46mila più verosimilmente 80mila euro, somma decisamente inferiore per l'importante personaggio che da quando si oppone con forza e determinazione all'invasione russa dal febbraio del 2022, è riuscito ad evitare oltre 12 attentati. L'ultimo è di qualche giorno fa in concomitanza con la cerimonia d'insediamento del presidente russo Putin e sarebbe stato un bel regalo, un dono che avrebbe messo definitivamente in ginocchio la resistenza ucraina. Si sa da tempo di infiltrazioni russe nelle alte sfere politiche e militari dell'Ucraina, e anche questa volta, per l'operazione denominata Zelensky, era tutto pronto per assassinare il presidente ucraino. I due colonnelli scelti dai servizi di sicurezza russi (FSB), ex KGB, avevano il compito di fornire informazioni sui movimenti certi del presidente ma anche di due capi dei servizi ucraini Budanov, capo dell'intelligence militare Gur, e Malyuk anche lui a capo degli 007 dipartimento Ssu. I due traditori erano a stretto contatto col presidente, perché avevano il compito di proteggerlo, ed erano nelle condizioni di farlo fuori in qualsiasi momento ma aspettavano l'opportunità per uccidere lui, Budanov e Malyuk, movimenti che hanno insospettito i servizi di sicurezza che hanno subito fatto fallire l'attentato, l'ennesimo di una lunga serie. Zelensky doveva essere ucciso mentre si apprestava a registrare in video i suoi messaggi, gli altri due mentre si dirigevano da Zelensky. Uno dei due colonnelli sorvegliava le mosse di Budanov e Malyuk e al momento opportuno inviava all'FSB le coordinate del punto in cui bombardare con i missili, poi, una volta assicurato della morte del capo del GUR, venivano lanciate bombe droni ed esplosivi per uccidere eventuali sopravvissuti, infine si sarebbe chiusa la partita con un missile per fare piazza pulita. Un piano organizzato alla perfezione, ma con diversi "buchi" che sono stati determinanti per far fallire l'attentato e arrestare i traditori quasi in flagranza. Il servizio SSU ha fornito ogni informazione, con testo e audio, dei due colonnelli dimostrando che la loro relazione con l'agenzia di spionaggio russa a Mosca era iniziato poco prima dell'invasione nel febbraio 2022. Si è saputo anche che Budanov è stato un bersaglio lo scorso novembre di un tentativo di omicidio con il veleno nella cucina del quartier generale degli 007 della GUR a Kiev e in quella occasione la moglie e altri agenti segreti sono stati ricoverati in ospedale. Secondo le forze militari e di polizia ucraine ci sarabbero minacce che il Paese subisce a fronte di un collaborazionismo da parte della popolazione che si sente, per cultura e identità, vicina alla Russia oltre, ed è questo l'aspetto che è emerso nel caso dei due traditori, a quello economico. Secondo i media RBC oltre 3mila cittadini ucraini sono stati accusati dalla SSU dall'inizio dell'invasione di tradimento per aver lavorato con i servizi segreti russi e oltre 500 di loro, sempre secondo la stessa fonte, sono persone che forniscono ai russi informazioni utili per colpire obiettivi militari ucraini.


GUERRA IN MEDIO ORIENTE, NETANYAHU:
DA HAMAS TREGUA ACCETTATA PER
SABOTARE L'INVASIONE SU RAFAH

LE TRUPPE ISRAELIANE PRENDONO
IL CONTROLLO DEL CONFINE
DI GAZA CON L'EGITTO

di Augusto Maccioni
(7-5-2024) Basta con i giochetti di Hamas, e Israele bombarda Rafah. Tutto è avvenuto nel giorno in cui i palestinesi festeggiavano per la tregua, pernsando alla vittoria, una condizione unilaterale slegata alla proposta di Israele che prevedeva, tra l'altro, il rilascio degli ostaggi e una pace limitata per consentire il flusso di aiuti umanitari. Per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu quell'esultanza di Hamas "mirava a silurare l'ingresso delle nostre forze a Rafah, ciò che non è accaduto". E mentre si continua a trattare per arrivare a una pace più duratura, lunedi 6 maggio le autorità israeliane hanno lanciato un'operazione per evacuare decine di migliaia di abitanti di Rafah, la città più meridionale di Gaza. Le immagini dei veicoli blindati israeliani (
foto dal web/Social) che abbiamo visto in tv e diffuse dalle varie agenzie di stampa segnano in qualche modo l'inizio di un'invasione più ampia con conseguenze che potrebbero essere catastrofiche. Le forze militari israeliane sono decise a chiudere il cerchio e a perseguire l'obiettivo primario di questi mesi: l'offensiva continuerà fino a quando le forze di Hamas a Rafah "non saranno eliminate" col conseguente rilascio degli ostaggi. Un obiettivo che porterà ancora una volta altro sangue, "ma necessario" per portare a conclusione la "missione" di eliminare le ultime quattro brigate di Hamas che ancora stazionano a Rafah. Le potenze internazionali, tra cui gli Stati Uniti, fedeli alleati di Israele, hanno chiesto di evitare la grande operazione militare a Rafah dove si sono rifugiati oltre 1 milione di persone sfollate da diverse parti di Gaza e le varie agenzie umanitarie, se l'invasione di terra ci sarà, già parlano di una "catastrofe umanitaria".



MEDIO ORIENTE, HAMAS ACCETTA IL
CESSATE IL FUOCO DI QATAR E EGITTO
ISRAELE FRENA E LANCIA L'OFFENSIVA:
BOMBARDAMENTI SU RAFAH


di Augusto Maccioni
(6-5-2024) E' giallo sull'accettazione del cessate il fuoco di Hamas sulla proposta israeliana e mentre ancora si discute sulla validità e sui contenuti di una eventuale tregua le forze delle Idf hanno attaccato, in modo mirato, alcuni obiettivi dell'organizzazione terroristica nella zona est di Rafah, segno evidente che alcuni punti di Hamas sono lontani dai termini necessari proposti da Israele. E' il solito gioco dell'organizzazione palestinese che Israele conosce bene e che mira solo ad avere più tempo per riorganizzarsi e riprendere la guerra con più tranquillità, anche con atti terroristici, in momenti successivi. E mentre Hamas vuole festeggiare per il cessate il fuoco, Israele ha risposto con i bombardamenti perché l'accordo non è stato accettato in toto da parte del movimento islamista. Secondo i vertici di Hamas la proposta dei mediatori di Egitto e Qatar di un cessate il fuoco è stata da loro accettata e prevede una tregua di "sei settimane". La fonte è di Al Jazeera che parla di un accordo che includerebbe tre fasi, ciascuna della durata di 42 giorni. La prima fase riguarderebbe il ritiro israeliano da Gaza, la fase successiva includerebbe l'approvazione di una cessazione permanente della battaglia col ritiro di tutte le forze israeliane da Gaza e nella terza fase c'è la fine del blocco di Gaza. Nelle tre fasi è contemplata la liberazione degli ostaggi israeliani e i prigionieri palestinesi. Il cessate il fuoco è a senso unico mentre fonti israeliane dicono che i termini dichiarati da Hamas hanno un'ampia portata e non sarebbe accettabile per Israele soprattutto per quanto riguarda il ritiro dei militari su Gaza e sulla cessazione permanente della guerra. Israele vuole una tregua limitata, dare sostegno ai civili a Gaza con gli aiuti umanitari, e la liberazione di tutti gli ostaggi. In un secondo momento si realizzerebbe il ritiro dei militari da Gaza per far posto a una autorità super partes. Hamas accettando una proposta mai fatta da Israele vuole mettere sotto pressione il suo nemico ed è un brutto segno perché porterebbe nuovamente a trattative ancora estenuanti. Intanto però la guerra non si ferma e Israele si sta preparando per invadere via terra Rafah. Visto lo stallo e i giochetti di Hamas, le Idf hanno ordinato l'evacuazione di 100mila civili da Rafah (
foto dal web/Social) in preparazione dell'invasione a tutto campo che sarà portata avanti a breve perché così ha deciso il governo e lo stesso Netanyahu che vuole assicurarsi la vittoria contro l'organizzazione palestinese.



CAGLIARI HA RINGRAZIATO PER LA 368ESIMA VOLTA S.EFISIO
CONTINUANO I MIRACOLI
DEL MARTIRE GUERRIERO


di
Augusto Maccioni
(2-5-2024) PIOVE SU S.EFISIO, del resto negli anni è normale la pioggia o il vento, con un clima più o meno accettabile. Il primo maggio per i sardi è soprattutto S.Efisio, un appuntamento storico, carico di folclore e di devozione sincera, il martire sardo che ha salvato per ben tre volte Cagliari bloccando in successione la pestilenza del 1652, l'invasione dei francesi del 1793 e ridando vitalità alla città e ai suoi abitanti durante i bombardamenti del 1943 (foto di Augusto Maccioni)

Tre avvenimenti che i cagliaritani non hanno mai dimenticato e che ogni anno, per la 368esima volta, vogliono rinnovare e sciogliere il voto della municipalità verso il Santo che è stato prodigo e amico in quelle occasioni difficili. Efisio, nome molto comune nell'isola, continua ad essere presente tra la popolazione e continua ad essere amico e dispensatore di "favori" per quanti lo invocano.

E i miracoli continuano ancora oggi. A seguire la sfilata non sono mancati i numerosi pellegrini e moltissimi turisti, arrivati per l'occasione, che hanno voluto seguire il tragitto di Efisio dalla sua chiesetta di Stampace al luogo del martirio a Nora (Pula), un percorso che segue una tematica precisa, tragica ma carica di fede e devozione.

Il ritorno del Santo a Stampace, nella zona storica di Cagliari, è per la notte del 4 maggio nel corso di un percorso meno folcloristico e più apprezzato dal punto di vista della fede e della partecipazione devozionale. Quest'anno la 368esima edizione è stata un tantino sotto tono anche se continua ad essere una tipica manifestazione folcloristica "paesana" che dovrebbe essere allargata al turismo più autentico mediante sinergie che sicuramente non mancheranno a livello regionale, provinciale e comunale con la presenza attiva di associazioni e di privati. L'avvenimento, folcloristico di fede e di turismo, dovrebbe essere potenziato e rilanciato attraverso una regia unica che dia impulso e vitalità a questa manifestazione. Fino adesso si è fatto molto, ma si può fare di più.




SANT'EFISIO, LA FESTA DEI SARDI
UN PELLEGRINAGGIO
LUNGO QUATTRO GIORNI


di Augusto Maccioni
(30-4-2024)
Il primo maggio in Sardegna è soprattutto il giorno di S.Efisio (foto di Augusto Maccioni per TERZA PAGINA), una festa che si perde nel tempo e che rappresenta per l'isola e per Cagliari in modo particolare. l'inizio della bella stagione quando il capoluogo si fa bello per ospitare tantissimi turisti che arrivano in diverse zone della città e in modo particolare nelle località di mare e di montagna nell'intento di vivere e testimoniare le bellezze naturali e le meraviglie senza tempo delle zone storiche e delle località di mare. E' anche il giorno di grande religiosità, di quella devozione che si apre ai momenti più intensi di fede rappresentati dal Santo più amato dei sardi, e soprattutto dei cagliaritani, che hanno avuto nel tempo un rapporto strettissimo con lui per vicende dolorose,legate in modo particolare alla pestilenza nella città, che hanno minato la storia stessa di Cagliari. Efisio è un Santo che ha protetto Cagliari e i suoi abitanti,è morto lasciando un messaggio indelebile che ogni cagliaritano ha nel cuore e sa che potrà lasciare la vita terrena con serenità e con grande gioia dopo aver confidato sull'azione del suo santo protettore.

La festa di Sant'Efisio è un pellegrinaggio dalla chiesetta di Stampace a quella dove fu martirizzato a Nora(Pula) lungo un percorso devozionale, tra passione e solennità, che tocca i comuni di Capoterra, Sarroch, Villa S.Pietro e infine Pula verso la chiesetta a mare dove nel 303 il Santo venne ucciso. Quattro giorni(1-4 maggio) per un itinerario coinvolgente nella quale tutta la Sardegna si ferma per ripetere un rito lungo quattro secoli, sempre uguale e sempre diverso, perché ogni anno c'è un rapporto più stretto verso il martire per Cagliari. Inizia il primo maggio con la grande sfilata di "traccas", i carri ornati da fiori e frutta, e il corteo continua in maniera composto da oltre 2500 persone in abiti tradizionali provenienti da tutti i comuni sardi, sfilano anche almeno 200 cavalieri, i miliziani e la guardiania. E' un'esplosione di colori, di tradizioni e di cultura. E' la vetrina storica e di qualità della Sardegna per S.Efisio sistemato in un cocchio, trainato da due buoi, ed è sicuramente il momento più significativo e di grande partecipazione perché dopo il carro col Santo c'è il popolo cagliaritano e sardo che va appresso a Lui quasi tanti momenti di preghiera, un'attenzione di grande rispetto per quello che il Martire ha fatto per la popolazione cagliaritana nei momenti terribili della peste nel 1655 e che ogni anno, da quella data, si rinnova con fede e devozione e i riti religiosi si manifestano con quelli folcloristici ma anche culturali e tradizionali per la gioia di grandi e piccoli.

Ed è una festa che si fa sagra internazionale perché l'evento è stato tutelato dal Patrimonio dell'umanità, da parte dell'Unesco, con una connotazione più ampia per la partecipazione di grandi personalità straniere . L'evento ha un'attrattiva folcloristica e turistica, una valenza molto importante per la Sardegna e per Cagliari in modo particolare, e la giornata è galvanizzata dalla gioia e da manifestazioni di entusiasmo. C'è anche l'aspetto religioso, anzi S.Efisio è festa religiosa e si deve riscoprire le sue origini per ritrovare i momenti "clou" del suo martirio e della sua vocazione verso l'amata Cagliari e verso i suoi abitanti. L'evento è sempre eccezionale perché è alta la devozione e la preghiera si fa viva partecipazione: momenti scanditi dalle note delle launeddas e dal canto del rosario in sardo. E quando il cocchio del Santo spunta dal largo Carlo Felice per la via Roma è già un tripudio di colori e l'aria è colorata di intenso profumo mentre il "vascello" galleggia tra la folla. La commozione è palpabile e le lacrime scendono naturali. La folla è lì ancora una volta per incontrarsi col suo Santo, a pregarlo e ad affidargli una persona e a raccomandargli un segreto. Chiedono ancora miracoli. E lui, S.Efisio, continua ad essere prodigo e a non dimenticarsi di nessuno. Il pellegrinaggio si sfoltisce in via Roma, di fronte al Municipio, e subito dopo inizia un altro pellegrinaggio col Santo che lascia gli abiti festosi per quelli più umili per iniziare il suo lungo calvario verso Nora-Pula dove nei giorni successivi continueranno processioni e momenti di preghiera. Il 4 maggio San'Efisio fa ritorno a Cagliari.

Nelle chiese di Giorgino e di su Loi il martire guerriero si riprende le vesti pregiate e ripercorre l'itinerario verso la chiesetta a lui dedicata di Stampace a Cagliari. Ritorna nella sua chiesa a notte inoltrata questa volta accompagnato con una partecipazione più devozionale e con le candele accese le persone in abiti tradizionali e folcloristici accompagnano Efisio verso la chiesetta stampacina sempre prima della mezzanotte del 4 maggio perché la città di Cagliari deve sciogliere il suo voto. Nell'atmosfera di grande partecipazione sfilano anche i confratelli del Gonfalone in abito penitenziale, col saio azzurro e le consorelle in nero col velo in testa. L'Alter Nos, rappresentante la municipalità, cavalca in frac e cilindro e accompagna il santo. Momenti suggestivi e di partecipazione profonda che richiamano fedeli e tantissimi turisti che ogni anno non mancano all'appello per una festa che è la più lunga al mondo con un pellegrinaggio di oltre 65 chilometri. Alla fine intorno alla mezzanotte è proprio il Terzo Guardiano dell'Arciconfraternita, alla presenza di Sant'Efisio finalmente arrivato nella sua chiesa, a comunicare all'Alter Nos, in rappresentanza del sindaco di Cagliari, la formula solenne e di grande rilevanza: "Il voto è stato sciolto". E tra i vicoli e stradine di Stampace riecheggia l'augurio a "atrus annus".

E' un santo forte della religiosità cagliaritana, un martire che agli inizi, quando Efisio iniziò a calpestare il suolo italiano, proveniente da Antiochia di Siria,colonia romana nel seno di Gerusalemme, dove era nato intorno al 250 d.c. da padre Cristoforo, di religione cristiana, ma educato al paganesimo dalla madre Alessandra di origine aristocratica, con la divisa di ufficiale romano sotto Diocreziano ebbe il compito di massacrare i cristiani considerati nemici dello Stato e della legge romana. La sua furia contro i nemici di Roma era tale da essere considerato un protagonista e un esempio durante le campagne di annientamento dei Cristiani. Poi ci fu un episodio che cambiò il suo futuro. Si narra che mentre era in marcia verso Brindisi il giovane pretoriano, alla testa di un forte esercito, venne disarcionato da una grande luce improvvisa a forma di croce e una voce gli disse: "Sono il Cristo,colui che tu perseguiti". E sulla sua mano destra si impresse indelebile una croce. A seguito di questo evento prodigioso, Efisio si convertì e si fece battezzare a Gaeta. Mandato in Sardegna il giovane ufficiale invece di perseguitare e uccidere i cristiani si dedicò a diffondere il Vangelo e radunò seguaci e i Cristiani iniziarono a non aver paura di lui. Le sue nuove vicende e i suoi insegnamenti non erano affatto in linea con quello che voleva e desiderava Diocreziano e venne pertanto richiamato all'ordine, riabbracciare cioè la spada contro i Cristiani.

Il suo rifiuto di abiurare la fede cristiana determinò da parte dell'autorità romana il suo arresto e venne imprigionato in una grotta dove adesso sorge la chiesa a lui dedicata a Stampace, nella zona vecchia di Cagliari. Venne bastonato e torturato a morte ma rimase in vita e ogni azione sanguinaria su di lui venne messa in atto per convincerlo a tornare nelle fila dell'esercito romano, ma la sua decisione non cambiò. Intervenne anche la madre Alessandra e anche lei non riuscì a far cambiare idea al figlio che ormai si era messo alla testa dei perseguitati di Diocreziano. Da Stampace Efisio venne trasferito a Nora e il nuovo governatore Flaviano lo fece bruciare vivo ma neanche le fiamme lo uccisero anzi il fuoco si riversò con forza sui suoi stessi carnefici. Non morì neanche sotto le torture e flagellazioni atroci. Poi la decapitazione per spada eseguita sulla spiaggia di Nora il 15 gennaio del 303 dc. L'amore per la città di Cagliari e per i suoi abitanti era tanta che Efisio, martire e guerriero, chiese al Signore una particolare attenzione verso la città prima di morire per mano dei romani: "Ti prego, Signore, di proteggere la città di Cagliari dall'invasione dei nemici. Fa che il suo popolo abbandoni il culto degli Dei, respinga gli inganni del Demonio e riconosca Te, Gesù Cristo Nostro Signore, quale unico vero Dio. Fa che i malati che pregheranno sul luogo della mia sepoltura possano recuperare la salute, e chiunque si trovi in pericolo nel mare o minacciato dagli invasori, tormentato dalla fame o dalla peste, dopo aver invocato me, Tuo servo, possa essere condotto in salvo".

La devozione verso Sant'Efisio ha avuto i suoi frutti nel corso dei secoli e i cagliaritani lo hanno pregato in situazioni difficili ad iniziare dalla pestilenza del 1655. Qualche anno prima, nel 1652,una nave proveniente dalla Spagna era sbarcata in un porto settentrionale dell'isola e ad Alghero l'imbarcazione aveva creato scompiglio per lo scoppio dell'epidemia con la conseguenza che la peste iniziò a mietere migliaia di vittime, propagandosi a vista d'occhio. Quella imbarcazione non doveva attraccare perché non era in regola con le carte sanitarie ma all'epoca le autorizzazioni non c'erano o si davano con leggerezza. Le conseguenze si rivelarono subito disastrose e la peste imperversò subito diffondendosi anche su Sassari lasciando vivi, e in condizioni pessime, almeno 5 mila abitanti. Nel giro di 3/4 anni la peste aveva iniziato a propagarsi anche a Cagliari anche se le notizie provenienti dalle altre città avevano messo in allarme gli abitanti del capoluogo che avevano cercato di affidarsi a diversi santi e la Municipalità cagliaritana aveva deciso di pregare più intensamente Sant'Efisio allo scopo di tenere lontano la peste. Del resto il santo guerriero prima di morire aveva promesso un'attenzione particolare verso la città e i suoi abitanti, una protezione che valeva in questa circostanza ed è per questo motivo che i politici dell'epoca si sono schierati apertamente verso il Santo per scongiurare il contagio e salvare la città di Cagliari. Per questo motivo il simulacro di Sant'Efisio veniva portato più volte dalla grotta della chiesetta di Stampace alla Cattedrale, con un rito di grande partecipazione e le preghiere e le processioni erano insistenti per far cessare la pestilenza mentre tra le viuzze del Castello si moriva e si soffriva per un male incurabile. Il morbo era implacabile e spietato e a Cagliari ogni giorno morivano almeno 200 persone mentre la gente sopravviveva a stenti, molte persone colpite erano isolate tra l'odore del trapasso e l'atmosfera dei terribili bubboni che infestavano l'aria. I morti diventavano sempre più numerosi e per loro si cercava una degna sepoltura. All'inizio venivano portati nelle chiese (Santo Sepolcro) ma anche nel Fossario poi venivano gettati nelle fosse comuni in un immenso cisternone presso i frati cappuccini. Anche i malati della peste nera, subito individuati, venivano portati al Lazzaretto di Sant'Elia, nella chiesa del Carmine o internati a San Benedetto, a Bonaria, S.Michele o nel Convento della Santissima Trinità. Persone comunque che non avevano speranza e che morivano in pochissimo tempo. Cagliari viveva nel panico e l'incidenza della "morte nera" contribuì a decimare la popolazione cagliaritana che nel giro di tre mesi venne falcidiata di oltre 7 mila persone. L'incubo era tremendo e si cercava di difendere la città dalla terribile malattia, dalle case segnate e dai quartieri destinate alle persone col morbo, con la sorveglianza delle tre porte della città di pietra con mille uomini armati pronti a intervenire e ad allontanare chi era destinatario della peste.
Efisio è per la Sardegna e per Cagliari in particolare, un Santo speciale. E' un amico,una persona cara a cui tutto si può chiedere, è un martire che ha una dimensione territoriale, come se vivesse accanto a noi e per noi. Per questo motivo Efisio è solo un santo dei sardi che ci conosce e che ci aiuta. Lo ha fatto diverse volte nella storia. Come durante la terribile peste del 1655 a Cagliari con una protezione impressionante mentre tutto era perduto e la gente moriva ogni giorno soprattutto i bambini, quelli più indifesi e senza nessuna cura. Il male non lasciò scampo e morirono moltissime persone e la municipalità allora chiese con insistenza a Efisio di difendere la città e il popolo cagliaritano dalla terribile epidemia di peste. La Municipalità, l'11 luglio 1652, quando tutto stava iniziando in maniera catastrofica, allora fece una promessa solenne al suo protettore per salvare la città e i suoi abitanti dalla pestilenza in cambio avrebbero onorato e ringraziato il Santo ogni primavera con gratitudine e devozione. E il martire "cagliaritano" non si tirò indietro e quattro anni dopo la promessa la città fu liberata dall'epidemia. Per questo ombrello protettivo i cagliaritani nei secoli non hanno dimenticato e ogni anno,il primo maggio, rinnovano la loro promessa con un suggestivo pellegrinaggio, tra sacro e profano, portando uno delle tre statue lignee custodite in città in processione tra le vie della città fino a Nora attraverso quattro giorni intensi di preghiere e devota partecipazione, poi il 4 maggio il rientro a Cagliari in un corteo sempre vivo di tanti devoti che con la lunga fiaccolata riportano il Santo nella sua chiesa a Stampace. Ogni anno una solenne processione e un invito a non dimenticare un martire-guerriero che chiese al Signore una particolare attenzione verso la "sua città e la sua popolazione".

E' la 368esima volta che si celebra la festa di S.Efisio anche se la cronaca ci dice che non ci furono processioni in due occasioni: nel 1794 quando la città era in stato d'assedio per una rivolta popolare (venne però recuperata alcune settimane dopo) e nel 1917 quando gli organizzatori decisero di annullare la festa perché tanti uomini erano al fronte. La festa venne celebrata anche durante il 1943 sotto le terribili bombardamenti degli aerei inglesi in città. In una città spettrale e piena di macerie, c'è un video Rai che documenta la suggestiva vicenda, il simulacro del Santo attraversa i quartieri storici scortato da fedeli e militari. Il cocchio del santo non è trascinato dai buoi ma da un furgoncino del latte a pezzi ed è una processione che ha avuto valenza di una speranza per la città che dovrà rinascere dai bombardamenti. E anche in quella occasione il Santo ha offerto il suo aiuto. La presenza viva di Sant'Efisio si concretizzò nel 1793 quando la flotta francese rivoluzionaria voleva impadronirsi dell'isola. L'impresa fallì per diverse circostanze tra le quali una libecciata improvvisa che devastò numerose navi francesi, e molte persone di chiesa attribuirono l'intervento miracoloso del Santo che scongiurò l'attacco francese. Altro intervento miracoloso nel 1816 quando vi fu un'altra epidemia, bloccata per le preghiere e le processioni al Santo. Ci sono tanti altri episodi di una gravità inaudita che hanno cessato i loro effetti grazie all'intercessione del martire guerriero, un Santo che continua ad essere un amico e un fratello sempre pronto a darci una mano e ad aiutarci nei momenti difficili della nostra vita.


HAMAS DIFFONDE UN NUOVO VIDEO DI DUE
OSTAGGI CON L'APPELLO A ISRAELE: LIBERATECI
L'ULTIMA PROPOSTA AD HAMAS: ACCETTATE
O SARA' INVASIONE SU RAFAH


di Augusto Maccioni
(27-4-2024) Mentre c'è una controproposta israeliana riguardante un potenziale cessate il fuoco a Gaza, arrivano i video rilasciati da Hamas su due ostaggi israeliani (
foto dal web/Social) che sono in ostaggio dall'assalto del 7 ottobre al sud di Israele. Le immagini hanno la stessa tecnica delle precedenti, resi pubblici dal gruppo islamista, e riguardano due uomini che parlano individualmente davanti a uno sfondo vuoto. Il video dura tre minuti nei quali Keith Siegel, 64 anni e Omri Miran, 47 anni, chiedono di essere rilasciati. Il primo chiede con forza di fare tutto il possibile per il suo rilascio e invita a continuare a manifestare a Tel Aviv e a Gerusalemme per trovare un accordo per la liberazione di tutti gli ostaggi in mano ad Hamas. Nei giorni scorsi era stato diffuso un video di un altro ostaggio, Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, cittadinanza israeliana e americana, in uno scenario ancora drammatico dove non c'è traccia di tregua in una guerra che continua con intensità e con la probabilità che Israele possa invadere Rafah compiendo un'azione militare che gli Stati Uniti non hanno approvato e che le diplomazie occidentali chiedono di non portare avanti. Ma quanti ostaggi in mano ad Hamas sono ancora vivi? Secondo gli 007 israeliani sarebbero 33 sui 133, ma anche su questi ci sono notizie contrastanti. Le famiglie degli ostaggi si sono mobilitati e hanno sollevato manifestazioni per riportarli tutti a casa. Accusano il governo di Benjamin Netanyahu di aver fallito su tutti i fronti e di preferire la guerra agli ostaggi. Dicono anche che entrare a Rafah, dove si presume siano gli ostaggi, sarebbe un gravissimo errore perché metterebbe in pericolo la vita degli stessi familiari in mano al gruppo islamista. Ma l'invasione su Rafah potrebbe essere cancellato se Hamas accettasse la proposta israeliana disposta a sospendere le operazioni militari per circa sei settimane col ritorno degli sfollati nel Nord di Gaza oltre allo scambio di ostaggi con i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Hamas sta esaminando la proposta e chiede, comunque, modifiche sostanziali riguardante, ad esempio, il ritiro militare da Gaza e il cessate il fuoco totale.



SARDEGNA, ASSALTO EOLICO: SALVIAMO L'ISOLA DA OGNI SPECULAZIONE

di Augusto Maccioni
(23-4-2024) Diciamo la verità: quelle immagini che ritraggono navi strapiene di pale eoliche (
foto dal web/Social) ci hanno impressionato e in un primo momento non pensavamo neanche a cosa servissero. Questi giganti dei mari, navi di enormi dimensioni, sono arrivati al porto industriale di Oristano con un carico molto prezioso e con l'obiettivo di tappezzare ulteriormente la Sardegna di questi enormi, antiestetiche, mostruose pale eoliche, aerogeneratori di ultima generazione capaci di una potenza importante di megawatt. Per intenderci sono autentici grattacieli, non so quanti sono alti, forse 150 metri, sicuramente molto di più, che si innalzano verso il cielo e, con vari meccanismi, consentono di convertire il vento in elettricità. La gente però si chiede: perché installarli in Sardegna? Che sia l'isola la terra promessa per la nuova speculazione energetica? Certo è impressionante sapere che ci sono progetti energetici presentati in Sardegna per una potenza complessiva sei volte superiore alla media italiana. Per dirla in breve ci sono progetti, dicono i media, negli uffici regionali sardi in grado di produrre 36,3 gigawatt ogni milione di abitanti (quasi 58 Gw ).In Sicilia? Appena 16 Gw per milione e in Lombardia parliamo dello zero virgola. Si dirà: in Sardegna sole e vento vanno a tutta birra, ma allora in Friuli, ad esempio, dove imperversa la bora, che non è dietro al maestrale, come mai sono stati presentati progetti per 1,2 Gw, solo pannelli fotovoltaici, e zero per quelli eoliche? Dati che fanno riflettere e che ci dicono che certe amministrazioni tutelano veramente il territorio. La Sardegna è la nostra terra, dobbiamo amarla e tutelarla. Stiamo facendo tanto per utilizzare a fini turistici panorami, nuraghi, chiese, scogliere e splendide località marine che non possiamo permettere di offendere i sardi e il loro territorio da un'invasione terrificante come quelle delle pale eoliche. Se in passato Governo o Amministrazioni non sono stati molto attenti ad eventuali danni che avrebbero procurato le pale eoliche, dal punto di vista dell'immagine di una regione a vocazione turistica come la Sardegna, altre Amministrazioni possono rivedere o bloccare autorizzazioni per salvare l'isola che potrebbe essere ferita, in maniera letale, da un saccheggio sproporzionato, forse inutile, e senza sosta. La nuova Giunta regionale sarda ha la capacità e i mezzi per tutelare il territorio e i sardi contro un'aggressione che l'isola sta subendo e che non merita. Dare, insomma, un segnale forte senza ambiguità per il bene di tutti.



LA JUVENTUS NON FA PAURA E IL
CAGLIARI DOVRA' ANDARE AVANTI
SENZA FERMARSI (ORE 20:45)
RANIERI VS ALLEGRI, NON SEMPRE
L'ALLIEVO BATTE IL MAESTRO


di Augusto Maccioni
(18-4-2024) E adesso? Dopo Atalanta e Inter il Cagliari ospita la Juventus, la grande, la Vecchia o Giovane Signora, comunque sia, una blasonata squadra di nome e di fatto. Che dire, un altro match che Claudio Ranieri, prima, e il Cagliari, in modo particolare, devono assolutamente vincere se vogliono proseguire l'iter verso la salvezza. Inutile dire che mai come in questo caso vale la triplice famosa 1-X-2 e questa volta non è affatto detto che vince chi ha santi in paradiso, certo, il Cagliari è poca roba contro i miliardari juventini che si possono permettere tutto, anche qualche rigore in più. Ranieri va dritto con l'obiettivo più o meno dichiarato di vincere l'incontro anche se non disdegna il pareggio, che sarebbe un'altra vittoria al pari di quell'altra partita di una settimana fa a Milano. Anche questa volta sarà vietato sbagliare, si cercherà di mandare in campo la squadra perfetta per contrastare i campionissimi bianconeri. Ranieri vs Allegri (
foto dal web/Social), i due strateghi più nominati e più bravi di questo campionato, la vecchia guardia contro la nuova ma non sempre l'allievo vince contro il maestro. Sir Ranieri ha dimostrato di vincere quando la squadra lo segue e gli da fiducia. Se guardiamo bene, tutto è iniziato negli spogliatoi dell'ex Sardegna Arena nel corso dell'incontro fallimentare contro la Lazio, quando Ranieri negli spogliatoi aveva manifestato di andare via, un'intenzione subito tacitata da tutti i giocatori in una sorta di sommossa contro Giulini e soci se avessero accettato le sue dimissioni. Da quel momento in poi è venuto fuori il vero Cagliari che si è messo a "fianco di Gigi Riva", confidando molto sul suo esempio, sulla sua dedizione completa verso la squadra rossoblù ma anche sulla sua protezione da lassù, che sta percorrendo la strada difficilissima e molto complicata per rimanere in serie A. Diciamo anche che la Juventus, per molti versi, gioca in casa anche a Cagliari per i tantissimi tifosi che ha in Sardegna, ma questa volta facciamo pulsare il cuore e diciamo, anche se a bassa voce, "forza Cagliari". Allegri riconosce le grandi potenzialità del Cagliari di questo ultimo periodo ("Coppa Italia può attendere, più importante la partita contro i rossoblù"), e di Ranieri dice che quello che sta facendo "è fantastico". Non sono frasi di circostanza e il livello dell'incontro è molto alto perché per i bianconeri vincere significa essere in corsa per un posto nella prossima Champions League, per il Cagliari, invece, i tre punti significano fare un altro salto verso la salvezza. All'appello ci sono quasi tutti perché tutti vorrebbero giocare contro i bianconeri, ma sarà sempre il mister a mettere tutti d'accordo e farli scendere in campo secondo le necessità e i movimenti tattici. Ranieri recupera i due squalificati di domenica scorsa, Nandez e Deiola e sicuramente Gaetano che ha dato prova di stare bene mentre saranno indisponibili Mancosu, Pavoletti e Petagna. E se vogliamo andare ancora nello specifico guardiamo attentamente quello che Ranieri farà nel corso dell'incontro, con i suoi tatticismi, che molti non comprendono ma che hanno una valenza logica per portare i suoi ragazzi alla vittoria.




GUERRA IN MEDIO ORIENTE, SI
ATTENDE LA RISPOSTA DI NETANYAHU

L'IRAN: "PRONTI A REPLICARE
CON UN'ARMA MAI USATA PRIMA"

di Augusto Maccioni
(16-4-2024) Adesso è l'Iran ad essere in attesa della risposta di Israele all'attacco di sabato notte di Teheran (
foto dal web/Social), questa volta però l'avvertimento iraniano è stato fulmineo: "Siamo pronti a usare un'arma che non abbiamo mai utilizzato". E' un chiaro riferimento all'arma atomica e ciò significherebbe oltrepassare la linea rossa che porterebbe improvvisamente tutti nella terza guerra mondiale. Del resto una frase così dura e micidiale ci fa pensare ai terribili fatti di Hiroshima, quando, durante la seconda guerra mondiale, fu quasi del tutto distrutta dalla bomba atomica. Una pagina terribile della nostra storia che non vogliamo che si ripetesse, ecco perché la diplomazia internazionale è al lavoro perché Israele non compia la "vendetta" e faccia tacere le armi contro l'Iran. Del resto il presidente americano Joe Biden ha esortato il premier israeliano Benjamin Netanyahu a godersi la vittoria per aver neutralizzato al 99% i missili e i droni iraniani e a chiudere il capitolo col nemico di sempre. Netanyahu non ha nessuna intenzione di chiudere la partita e spera che la sua risposta all'attacco iraniano di sabato metterà fine allo scambio di colpi tra i due paesi. Sa anche che l'Iran non si fermerà e la sua rappresaglia sarà ancora dura, spingendosi fino "alla bomba atomica" che ancora non ha ma potrebbe averla da Putin. E' una situazione terribilmente complicata. Una cosa è certa: Israele compirà la sua vendetta. Per organizzare l'attacco mirato il gabinetto di guerra israeliano si è riunito per la terza volta nella giornata di martedi e sembra che tutto sia pronto e sono stati decisi anche i centri sensibili da colpire. "Ma non siamo interessati a una guerra su larga scala" ha detto subito Yuli Edelstein presidente della commissione per gli affari esteri e la difesa della Knesset. Intanto si muove la diplomazia e la stessa Russia fa pressione perché si chiuda la vicenda tra Israele e Iran. L'Unione Europea e gli Stati Uniti intendono imporre nuove sanzioni all'Iran per il suo attacco a Israele con azioni che potrebbero ridurre, tra l'altro, la capacità dell'Iran di esportare petrolio.



ISRAELE SOTTO ATTACCO MENTRE
VALUTA LA RISPOSTA IRANIANA

NETANYAHU A UN BIVIO: TUTTO PUO'
SUCCEDERE DA ADESSO IN POI


di Augusto Maccioni
(14-4-2024) La rappresaglia c'è stata e si è compiuta con un attacco senza precedenti (
foto dal web/Social). Nella notte tra il 13 e il 14 aprile l'Iran ha lanciato oltre 300 droni e missili da crociera e balistici su Israele colpevole per aver bombardato un'ambasciata a Damasco (Siria) il 1 aprile dove sono stati uccisi diversi ufficiali e due generali. Anche i suoi alleati in Libano, Yemen e Iraq hanno partecipato alla punizione. Il massiccio attacco dal cielo, annunciato da qualche giorno, non ha provocato morti, solo una ragazza è stata gravemente ferita, e quasi nessun danno materiale. I droni e i missili sono stati intercettati al 99% e distrutti ed è stata quindi una rappresaglia "modesta", a sentire gli iraniani, che ha avuto più un valore rappresentativo di una punizione "calcolata" che quella "distruttiva" che non era nei calcoli dell'Iran. E' stata comunque una notte di guerra, di terrore e la paura ha preso il sopravvento per il disastro che poteva provocare. I sistemi di difesa Iron Dome e Arrow3 hanno funzionato alla perfezione. Il primo ha protetto Israele dagli attacchi dal cielo, intercettando e distruggendo i missili a corto raggio, quello più sofisticato, Arrow3, ha fatto il suo dovere bloccando i missili balistici più difficili da intercettare, quelli, per intenderci, che potrebbero trasportare anche testate nucleari. Massima allerta e molta attenzione da parte dell'esercito israeliano che è riuscito ad evitare il peggio, quella catastrofe che l'Iran aveva disegnato per colpire i suoi nemici. Del resto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è vantato della difesa e con la frase "intercettiamo, blocchiamo, insieme vinceremo" ha chiuso la partita con l'Iran il cui presidente Ebrahim Raisi ha attribuito al suo Paese la vittoria dell'attacco e questa mattina, a conclusione dello sciame di droni e missili, in un messaggio indirizzato ai media ha detto che "l'Iran ha scritto una nuova pagina nella storia infliggendo un danno al nemico sionista nel diritto intrinseco alla legittima difesa". Con la conclusione di questa rappresaglia Teheran ha definito "chiusa la questione" e nel contempo ha rilanciato, minacciando di adottare "misure più severe" se Israele volesse "vendicarsi". A questo punto c'è da chiedersi: ci saranno ritorsioni da parte di Netanyahu? Il primo ministro aveva fatto capire, prima dell'attacco dell'Iran, che avrebbe risposto all'attacco seguendo l'avvertimento "chi ci fa del male, gli faremo del male". Sarà comunque il gabinetto di guerra israeliano a discutere la risposta che ci sarà, ma non si capisce quando, in che modo e contro quali obiettivi. Il portavoce è stato chiaro: siamo decisi a rispondere e si chiederà alle forze armate di valutare la reazione. Se ci sarà una ritorsione, non parteciperanno, ha fatto sapere il presidente americano Joe Biden, gli Stati Uniti che continueranno a sostenere Israele nella capacità di difendersi. Il presidente Usa preferisce "coordinare una risposta diplomatica unitaria" e i leader del G7 convocato dal presidente di turno Giorgia Meloni dopo aver condannato l'attacco iraniano su Israele ha messo in evidenza la volontà di continuare " a lavorare per stabilizzare la situazione ed evitare un'ulteriore escalation. In questo spirito, chiediamo che l'Iran e i suoi alleati cessino i loro attacchi, e siamo pronti a prendere ulteriori misure ora e in risposta a ulteriori iniziative destabilizzanti". Si continuerà però a combattere a Gaza e sull'argomento il premier Netanyahu ha deciso di rinviare l'operazione militare prevista a Rafah. La vera escalation potrebbe arrivare dalla continuazione della guerra nella Striscia, una crisi che sta mettendo in ginocchio i palestinesi di Gaza e per questo motivo i leader del G7 hanno "rivolto un appello per porre fine alla guerra e il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas". Anche il re giordano Abdullah II di Giordania ha chiesto di "allentare l'escalation e raggiungere un cessate il fuoco a Gaza" avvertendo che qualsiasi misura israeliana di escalation espanderà il conflitto nella regione.



GUERRA IN MEDIO ORIENTE,
USA: E' IMMINENTE L'ATTACCO
DELL'IRAN A ISRAELE

di Augusto Maccioni
(12-4-2024) In Israele è allerta massima per le rappresaglie mosse dall'Iran in seguito al bombardamento di Tel Aviv sul consolato della Repubblica islamica a Damasco. Ci sono già le premesse: oltre 50 missili sono state lanciate dal Libano Hezbollah verso il nord di Israele, quasi tutti intercettati dallo scudo di difesa Iron Dome. Si attende una vendetta più consistente che ci sarà, dice un rapporto dell'intelligence nordamericana, riportata dal Wall Street Journal, nelle prossime 24-48 ore. Il governo israeliano non starà a guardare e non subirà passivamente l'attacco e si è affrettato ad avvertire che se ciò avverrà contro il suo territorio "ci sarà una risposta immediata" contro obiettivi sensibili nella repubblica islamica. Tutto fa pensare che l'attacco di ritorsione iraniano avverrà sabato 13 aprile, giorno sacro per gli ebrei e per questa circostanza è da giorni in Israele il capo del comando centrale dell'esercito Usa, il generale Michael Kurilla, che lavorerà insieme al collega israeliano Yoav Gallant. Secondo il Pentagono l'Iran dovrebbe utilizzare il suo arsenale di sofisticati missili a medio raggio e l'attacco verso Israele sarà deciso dalla Guida suprema l'Ayatollah Khamenei che vorrebbe una ritorsione "moderata" senza intervenire massicciamente perché non ha nessun interesse ad iniziare una guerra diretta contro Israele. Joe Biden ha detto nei giorni scorsi che l'impegno della Casa Bianca è "la sicurezza di Israele" ciò significa che se Israele dovesse essere attaccata gli Stati Uniti daranno seguito alle loro dichiarazioni di sostegno immediato a Israele, dichiarazioni, comunque, che potrebbero scoraggiare l'Iran a intervenire con missili e droni (
foto dal web/Social).



ESPLOSIONE NELLA CENTRALE A SUVIANA,
"IPOTESI DI UN CORTOCIRCUITO?"

CONTINUANO LE RICERCHE DEI 4 DISPERSI,
"TROVARLI SAREBBE UN MIRACOLO"


di Augusto Maccioni
(10-4-2024) Si cercano ancora i quattro dispersi (
foto dal web/Social) dell'incidente del 9 aprile alla centrale elettrica Enel del lago di Suviana, sull'Appennino bolognese. Nella strage sono morte 3 persone e altre cinque sono rimaste ferite. Un bilancio grave che pone interrogativi anche se al momento nulla si sa sulle cause e le dinamiche dell'incidente. E' certo che è esplosa una turbina al piano -8 dell'impianto travolgendo almeno 12 tecnici che lavoravano ad adeguare la centrale e soprattutto si doveva collaudare un gruppo molto importante dell'impianto. A distanza di oltre 24 ore non è stato possibile arrivare nel piano dove è avvenuta l'esplosione a causa della poca visibilità, della corrente ancora forte e della temperatura non adeguata al corpo umano. Per consentire ai Vigili del fuoco di ispezionare i luoghi l'Enel ha abbassato il livello del lago di Suviana, ma, se occorre, da un metro si potrà arrivare ad abbassare ulteriormente l'acqua fino a 5-7 metri. Le difficoltà sono tante e molto articolare. Dalle ore 20 del 10 aprile forse c'è la possibilità che i vigili del fuoco possano arrivare ai piani -8, -9 e -10, qualcosa come 60 metri sotto il livello del lago, dove gli esperti pensano di trovare le persone coinvolte in questo incidente. Le speranze di trovarle in vita sono molto ridotte. Si cercherà di ispezionare anche alcuni vani stagni dove potrebbero essersi rifugiati i tecnici per evitare l'acqua e altre esplosioni, anche se questa ipotesi non sembra che rimanga in piedi. Si sta facendo di tutto, comunque, per arrivare ai piani dove è avvenuta l'esplosione. C'è anche il racconto di un superstite della strage, Pierfrancesco Firenze, che ha fatto alla moglie: "Ho visto la fiammata e poi il fumo, ho sentito lo scoppio". I sommozzatori sono all'interno della centrale per mettere in sicurezza i luoghi e consentire poi il passaggio di altre persone alla ricerca dei superstiti. La visibilità è nulla e i problemi sono terribilmente seri dopo una esplosione, poi a un incendio, un crollo e un allagamento. Le operazioni sono molto lente e difficili. Sarebbe proprio un miracolo, a questo punto, trovare persone in vita anche se la speranza è d'obbligo e le ricerche devono andare avanti in uno scenario terribilmente drammatico. Non è il momento delle accuse, delle polemiche, non si capiscono neanche gli scioperi che vogliono attuare per la sicurezza. E' il momento di fare di tutto per trovare i quattro dispersi, di abbracciare i familiari delle vittime e di fare il possibile per salvare i feriti che si trovano in gravi condizioni. Ci sarà tempo per le indagini, con particolare attenzione alla ricostruzione della catena degli appalti, per capire la dinamica dello scoppio ("ipotesi di un cortocircuito?") e mettere in chiaro le responsabilità.




ABBIAMO INCONTRATO IL PITTORE
NUORESE ANDREA CARBONI

di Augusto Maccioni
(8-4-2024) Abbiamo incontrato il pittore Andrea Carboni nel suo studio a Nuoro. Spazi ampi e rigorosamente messi a disposizione per i suoi quadri. Le sue opere sono di una vitalità impressionante, vivono nell'ombra, si nutrono dell'oscurità e la luce sono i nostri occhi che guardano e che vogliono interpretare un mondo nel quale viviamo ma che spesso non comprendiamo per la loro complessità e la nostra piccolezza. Non solo la lotta tra la luce e il buio ma anche tra il bene e il male, in un mix che non spaventa ma che ci interroga in uno scenario di consapevolezza e di ascolto. Oggetti e corpi che si muovono nell'ombra, qualche luce sfumata. In ogni pennellata c'è una storia, i bisogni e il dolore degli uomini, persone che soffrono e che attendono risposte o vogliono vivere secondo le loro aspettative. Il mondo artistico di Andrea è in continua evoluzione. Dagli animali che ci guardano e che mettono in evidenza momenti della quotidianità, in un gioco di colori e di incanto, ai paesaggi lineari, composti con una sua urbanistica completa, vivibili nelle loro forme e nei loro movimenti cromatici fino alle città caotiche del futuro, come il dipinto "Fuga da Los Angeles" dopo un disastro nucleare, dove c'è tutta la potenza artistica di Andrea che non fa sconti a nessuno e che racconta la paura, la rabbia in un mondo che vuole rinascere ma che ha bisogno di trascorrere tappe obbligate che non sempre sono scontate. Qui c'è un fiume, là si nota la strada e i grattacieli sono quelli preesistenti, sono lì che respirano mentre la luce c'è ma il buio è più forte e la sua presenza fa parte di questo mondo cromatico che completa la realtà sfuggente. E' un buio suggestivo che fa parte della nostra quotidianità, spesso fa meno paura ed è meno tragica. Poi ci sono le nature morte, composizioni di frutta che a prima vista non seguono le regole prospettiche ma che hanno una loro vitalità, una loro forza cromatica con una rilevanza artistica di grande pregio. A dominare la composizione sono i colori con le sue forme morbide e i suoi spazi che danno una funzionalità complessiva di grande suggestione. Ecco di seguito l'intervista al pittore Andrea Carboni.

Domanda: Sei giovane e artisticamente hai prodotto diversi generi nel tempo. Puoi parlare dei tuoi inizi pittorici e della tua evoluzione negli anni
Risposta: I miei inizi pittorici volgevano alla rappresentazione di soggetti che avevo conosciuto, amici che ho in tutto il mondo essendo io un viaggiatore, animali che sono la mia grande passione, figure immaginate nei sogni lucidi, che mi capitano spesso, qualche politico della prima repubblica ma tutto legato da una credenza personale e cioè che la vita sia un percorso di crescita personale dove devi arrivare ad esprimere ciò che di più puro e profondo hai dentro. Devi arrivare a concettualizzare il sogno, il nascosto e l'originale

D.: La tua forza pittorica è insita nei tuoi lavori, prorompente e incisiva ma non c'è violenza e tutto si svolge nell'economica dare-avere
R.: Io credo nel principio della causa effetto e della reciprocità, sono leggi universali che valgono per tutti, chi non le segue non sarà mai adeguato fino in fondo nei rapporti, per molti essere corretto non è importante, l'importante è vivere, quindi piangere, litigare, cose che odio, io preferisco la pulizia nel rapporti, l'integrità, che le persone non devono disturbare.

D.: Dagli animali ingranditi e "deformati" alle nature morte e ai paesaggi urbani notturni, una maturazione che pone interrogativi e lascia aperte perplessità e naturalezza
R.: La maturazione viene con l'acquisizione di dimestichezza con il processo di creazione del quadro. Le visioni diventano più chiare precise perché lavorando con l'olio invece che con l'acrilico il percorso di produzione di un opera è meno irruenti, quindi essa ha il tempo di rendersi più precisa, come visione, nella testa dell'autore. I dettagli, le ombre e i riflessi possono essere discussi nella mente come prima non avevano il tempo di formarsi

D.: come ti collochi artisticamente
R.: Artisticamente il mio mito è Basquiat anche se la mia arte è molto diversa. Io non ho i suoi contenuti. Le mie ultime rappresentazioni ad acrilico avevano il bisogno di ridursi, volevano, su grandi tele lasciate bianche, occupare col colore pochi spazi, ed in questi spazi disegnare soggetti piccoli e di grande significato immaginifico. E' stato naturale passare dunque all'olio perché posso entrare nel dettaglio con più precisione.
Infatti sono tornato ad occupare tutta la tela, divertendomi. Non mi piacciono le cose "moderne", le trovo senza senso, o forse sono io che non le capisco. Mi sembra che il quadro sia diventato il soggetto. Mentre il soggetto deve sempre essere nella testa dell'autore.

D.: i tuoi inizi pittorici. Artisticamente sei giovane ma hai grande potenzialità. Qual è la tua forza espressiva
R.: La mia forza espressiva sta nel bisogno di fare e nel piacere al disegno. La forza espressiva che mi fa scegliere i soggetti e' il produrre soggetti che mi sembrano di valore pittorico, cioè soggetti che secondo me hanno tradizione, come le nature morte, e anche che hanno particolarità e bellezza. Con l'olio il mio cammino pittorico e' diventato meno istintivo e più universale mi ispiro a soggetti già dipinti nell'arte volendo farli miei, nonostante esca fuori comunque il mio carattere dal tratto veloce e dal fatto che su ogni tela si vede che si sono dipinti strati di strati di lavori poi coperti. Non solo, rispetto al lavoro ad olio comune, che è molto preciso e curato, si nota una certa pigrizia, si vede che una volta raggiunta l'impressione non si dà molta importanza alla cura del dettaglio, nonostante ci sia una voglia da parte mia di rendere il quadro veritiero e più realistico possibile.

D.: descrivi le ultime tue opere, comprendendo il quadro dell'Arcangelo Gabriele
R.: le mia ultime opere sono 8.
Natura morta su piatto da portata.Soggetto classico, ho voluto creare più trasparenze possibili e dare all'uva matura la sua lucentezza, mi piace il soggetto e ne farò altri. Il piatto è in ceramica e se ne nota lo spessore ed il peso. Arrembaggio di un veliero corsaro Nel mare messo un veliero corsaro si avvicina ad un villaggio sulla costa già in allerta, il cielo ha un sole calante e siamo in tarda sera, l'imbarcazione si prepara ad ammarare alle prime luci dell'alba con l'intenzione di saccheggiare il villaggio. Giovanotto che si vuole bagnare nel fiume Un ragazzotto nudo guarda da un angolo se ci siano persone nei dintorni di un fiume di una città europea perché già spogliatosi vuole bagnarsi nelle sue acque. Incubo di mezzanotte Mostri umani e animali vogliono assalire chi guarda nella notte a mezzanotte, sono frutto dello stesso incubo e sono legati tra di loro come un idea a più teste.
Arcangelo Gabriele Rivisitazione su mio gusto del mito dell'arcangelo Gabriele che affronta il demonio, in questo caso un dragone, che soccombe sotto la spada di questo gladiatore del cielo senza ornamenti e completamente nudo, con le ali piumate, sta soffocando il drago col ginocchio e si prepara ad infilzarlo.
Fuga da Los Angeles Una città distopica del futuro tra Matrix e Fuga da Los Angeles, dove i grattacieli non vengono più costruiti, ma rimangono solo quelli pre esistenti, perché l'umanità sopravvive giorno per giorno dopo un disastro nucleare in quel che resta del mondo.
Valico tra le montagne Un passo di montagna che alte vette e cime a strapiombo, dove l'occhio si perde nella nebbia e la nebbia cade nel fondo delle gole. Battaglia tra cavalieri medievali (non ancora finito)
I cavalieri nel medioevo si affrontano di fronte ad un castello sulla cima di un monte, in lontananza un paesaggio lontano all'orizzonte.

D.: com'è la tua giornata e come passi il tempo libero?
R.: Io sono molto social, anche perché ho amici fuori, in Ungheria, Polonia e Taiwan e Australia. Ho molti amici anche qui, un gruppone, che poi sono quelli del liceo e li vedo sempre. Fumo costantemente la sigaretta elettronica che tre anni fa mi ha aiutato a smettere di fumare stando in poltrona al telefono. Routine interrotta dal riprendere il quadro che ho di fronte e a cui spesso mi trovo a pensare per ridefinirlo nella mia mente. I soldi li spendo in giocattoli anni 80 che colleziono, scarpe firmate e tartarughe.

D.: L'ultima mostra, e quella che hai visto recentemente
R.: Sono andato a vedere la mostra di Patrizia Secchi
D.: Hai un maestro di riferimento
R.: Sicuramente i grandi del passato sono il mio maestro
D.: Quante opere hai nel tuo studio, quali sono più significative e quali sei più vicino
R.: Opere tra studio, Garage e casa di Posada ne ho più di trenta ma le ultime sono quelle più significative, più curate e che mi piacciono di più. C'è crescita personale dovunque perché la maturazione è ciò che ci succede a tutti nella vita, anche se non vogliamo. La crescita personale è il mio concetto primario e la trovi anche nelle nature morte dove la frutta sta appassendo o in un giovane dal bel fisico tra palazzine risorgimentali dove il fiume rappresenta lo scorrere del tempo e la sua giovinezza sarà presto un ricordo, o la lotta dei cavalieri che vedono chi tra loro sia il giù forte in una lotta per la vittoria, una gara per la vita in cui si misurano contro l'altro facendo quello che hanno fatto per una vita, combattere con la spada.

D.: Da dove parti quando inizi un tuo progetto
R.: Per iniziare un progetto parto da una immagine che trovo su Internet che mi piace, oppure vado di fantasia ma trovo i soggetti che vorrei dipingere su Internet e ne cambio le pose e l'ambientazione confacendoli alle mie esigenze.

D.: i tuoi colori come espressione di vita. Come la tua arte attrae lo spettatore
R.: Lo spettatore deve conoscere me e quello che scrivo. Nelle prossime mostre ci sarà un mio biglietto scritto con la descrizione del quadro, attaccato ad ogni cornice. Non solo, devono avere piacere al senso di vuoto e l'angoscia da cui nasce il movimento, perché è sempre presente nel miei lavori. L'angoscia come motore della crescita personale, del superarsi e l'iniziale a vivere di nuovo.


D.: Come si diventa artista e quanto conta la tecnica rispetto all'idea di un nuovo progetto
R.: Bisogna essere creativi per essere artisti. Bisogna essere generosi e voler dare.
La tecnica conta quanto l'idea, vanno di pari passo, alcune idee le puoi realizzare solo se hai la tecnica.

D.: Che differenza c'è tra la tua arte di qualche anno fa e quella di oggi
R.: La mia arte e' evoluta nei materiali, per questo è cambiata radicalmente. Olio anziché acrilico. E' diversa.
D.: Ti fai condizionare dal mercato o sei libero nella tua espressione di vita e di libertà
R.: Penso a cosa può piacere ma solo dopo aver realizzato l'opera o aver avuto l'idea di cosa dipingere.
Penso a chi la potrei comprare
D.: Secondo te l'arte è in crisi o pensi che possa rigenerarsi e produrre qualcosa di nuovo
R.: Secondo me in crisi e' la coscienza democratica occidentale, un occidente corrotto e' un occidente debole eticamente.
D.: Ci sono degli artisti del passato che ti hanno colpito e quali, quelli recenti, che ammiri
R.: Caravaggio, Basquiat
D.: stai preparando qualche altra mostra
R.: Esporrò ad una collettiva ad Ottobre alla galleria Picasso di Nuoro
D.: hai partecipato a qualche premiazione, e che cosa ne pensi dei tanti premi pittorici in circolazione in Italia
R.: Dei premi pittorici penso che siano fesserie che servono a generare poca attenzione per l'arte e molti soldi per i circoli che li mettono in essere.







NETANYAHU CEDE A BIDEN:
ISRAELE RIAPRE IL VALICO EREZ
PER GLI AIUTI UMANITARI A GAZA


di Augusto Maccioni
(5-4-2024) Giovedi Joe Biden ha chiesto a Benjamin Netanyahu di adottare misure per proteggere i civili nella guerra a Gaza dopo l'attacco aereo alla Ong World Central dello chef José Andrés che ha ucciso sette operatori umanitari, una strage di civili, per lo più di persone che stavano consegnando pane e viveri di prima necessità alla popolazione ridotta alla fame, che ha avuto una vasta eco negli Stati Uniti. La risposta, questa volta, del premier israeliano non si è fatta attendere, in un momento cruciale della catastrofica guerra di sei mesi nella Striscia di Gaza, decidendo una serie di misure per sostenere la popolazione a Gaza facendo entrare più aiuti umanitari. Israele aprirà il valico di frontiera di Erez (
foto dal web/Social), attaccato da Hamas il 7 ottobre, l'unico passaggio che servirà per far arrivare pane, carburante, medicinale e altri viveri oltre a consentire agli abitanti di spostarsi senza dover deviare attraverso l'Egitto. Questo valico sarà ripristinato per il passaggio di merci e persone. E' una buona notizia da salutare con grande soddisfazione perché c'è il ripensamento di Netanyahu alle pressioni dei suoi stessi alleati, come Washington e le stesse organizzazioni umanitarie, fatte tempo fa. Israele ci mette una pezza dopo aver sostenuto per mesi di limitare l'ingresso di viveri a Gaza, ora invece, rivede i suoi obiettivi e traccia la rotta per aiutare la popolazione civile di Gaza. In quell'area, secondo le Nazioni Unite, vivono almeno 250mila persone sull'orlo della carestia e il loro sostegno è prioritario per non creare ulteriormente caos e sommosse. Non solo Erez ma gli aiuti umanitari arriveranno anche attraverso il porto di Ashdod, a circa 30 chilometri dalla Striscia. I vertici militari israeliani continuano ad avere gli stessi obiettivi: continuare i combattimenti, liberare gli ostaggi e completare la distruzione politica e militare di Hamas. Questi obiettivi continueranno ad essere prioritari e nel contempo Israele cederà alle pressioni internazionali aumentando gli aiuti umanitari sulla popolazione di Gaza per evitare una crisi senza precedenti in una situazione catastrofica che sta andando avanti da troppo tempo tra i civili ridotti alla carestia. Un provvedimento arrivato troppo tardi per la gente palestinese, soprattutto donne e bambini. Adesso bisogna moltiplicare gli aiuti e soprattutto proteggere i tantissimi altri civili che si trovano a Rafah, prossimo obiettivo israeliano, un'incursione militare che sarebbe devastante.



LA MOSSA DI STOLTENBERG, IL PIANO
DA 100 MILIARDI DELLA NATO PER
PROTEGGERE L'UCRAINA DALLA RUSSIA

di Augusto Maccioni
(3-4-2024) Il possibile ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca preoccupa l'Europa impegnata a dare ossigeno all'Ucraina nella difficile resistenza contro l'invasione russa. Lo scenario è critico e servono investimenti massicci per non farla capitolare, un evento, dice Volodymyr Zelensky, che non deve succedere perché metterebbe a rischio non solo l'Ucraina ma anche le regioni confinanti con la Russia e in generale la stessa stabilità dell'Europa. Il dibattito è aperto in una situazione prebellica, come ha detto recentemente in un'intervista Donald Tusk, primo ministro polacco, in un momento storico nel quale gli Stati Uniti hanno congelato ogni aiuto oltre a un pacchetto di 60 miliardi di dollari a causa soprattutto dell'intrasingenza dei repubblicani sensibilizzati da Trump che, come è noto, parteggia per il presidente russo. Se gli Stati Uniti, per il momento, hanno chiuso i rubinetti degli aiuti finanziari, l'Europa vuole fare la sua parte in prima persona per dare forza e concretezza alla povera nazione martoriata e in difficoltà. Putin ha le idee chiare sulla conquista dell'Ucraina e si prepara a lanciare un'altra offensiva nella tarda primavera forse quella decisiva per piegare le resistenze degli ucraini sempre più in difficoltà e in questo ultimo periodo lamentano gli scarsi finanziamenti occidentali e chiedono armamenti sempre più sofisticati, missili a lunga gittata e aerei da combattimento competitivi. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg (
foto dal web/Social) è il più attivo nel cercare ogni strada per rafforzare il sostegno dell'Alleanza all'Ucraina nella sua guerra contro la Russia. In un incontro Stoltenberg ha chiesto ai 32 membri dell'organizzazione militare di rendere cantierabile un fondo di 100 miliardi di euro in cinque anni a disposizione dell'Ucraina, un fondo specifico gestito dalla Nato e verrebbe utilizzato per fornire materiale letale a Zelensky. Sarebbe un passo in avanti senza precedenti che forse cambierebbe il paradigma per l'Alleanza che ha sempre evitato di fare questo passo. Il problema adesso è mettere d'accordo tutti i 32 membri dell'Unione Europea, uno sforzo finanziario enorme che arriverebbe dopo che l'Ue a febbraio aveva approvato un altro finanziamento di 50 miliardi di euro per l'Ucraina. La proposta dei 100 miliardi di euro dovrà essere riformulata a luglio quando a Washington si terrà un importante vertice e in quella occasione si deciderà l'erogazione per la quale è necessaria l'unanimità dei 32 alleati. Chi è contrario è il governo ungherese di Viktor Orban che cerca di frenare la proposta di Stoltenberg: "L'Ungheria non sosterrà alcuna proposta della Nato che possa avvicinare l'Alleanza alla guerra o trasformarla da coalizione difensiva a coalizione offensiva". Sull'argomento ha risposto a Orban il segretario generale della Nato: "L'Alleanza continuerà ad essere difensiva e continuerà a non essere parte del conflitto in Ucraina" e la proposta dei 100 miliardi di euro non modificherebbe questo principio.






A GAZA UCCISI 7 OPERATORI UMANITARI
DELLA ONG WORLD CENTRAL KITCHEN

di Augusto Maccioni
(2-4-2024) Israele sta indagando sul tragico incidente avvenuto nel centro di Gaza dove un bombardamento ha colpito due auto (
foto dal web/Social) dell'organizzazione non governativa World Central Kitchen (WCK) all'intero delle quali c'erano diversi operatori umanitari. Non è ancora chiara la dinamica della circostanza ma è facile ipotizzare la responsabilità dell'IDF (Forze di difesa aisraeliane) che in quella zona sta intensificando le operazioni militari. L'organizzazione WCK con sede a Washington, fondata dallo chef spagnolo José Andrés, ha subito puntato il dito su Israele. Le due auto, segnalate col logo della WCK, sono state colpite mentre uscivano da un magazzino a Deir el Balah, nel centro di Gaza, nonostante avessero coordinato i movimenti con l'esercito israeliano. La denuncia della ONG è stata comunicata subito e in attesa di approfondimenti, Israele ha ammesso la responsaabilità del tragico incidente. E' la seconda volta che succedono questi avvenimenti di sangue. La prima è avvenuta non molto tempo fa quando la popolazione aveva preso d'assalto i camion pieni di pane e altri viveri di prima necessità e dalla paura l'esercito aveva sparato colpendo diverse persone. Adesso altro brutto incidente. E' una guerra terribile e a rimetterci sono in prima persona i civili ormai allo stremo, con poco cibo a disposizione e senza acqua e medicinali. WCK è una delle poche organizzazioni che si dedica a fornire cibo in luoghi in conflitto. E' a Gaza da sei mesi durante i quali ha servito qualcosa come 45 milioni di pasti. Ad essere colpiti a morte sono stati sette membri della squadra che poco prima aveva preso in carico oltre 100 tonnellate di cibo portato a Gaza via mare. Tra i deceduti ci sono 3 palestinesi, un australiano, un polacco, un britannico e un cittadino con la nazionalità americana-canadese. Secondo la WCK è un attacco contro le organizzazioni umanitarie che operano in situazioni complicate e terribilmente non facili per la guerra. Israele ha già risposto che farà un esame approfondito per capire cosa è successo. I vertici dell'organizzazione non stanno a guardare e hanno usato parole dure contro Israele che "deve porre fine a queste uccisioni indiscriminate". Limitare gli aiuti umanitari, hanno detto, è continuare a uccidere una comunità destinata a morire.



GUERRA RUSSA IN UCRAINA,
SCHOLZ ASSICURA CHE ALCUNI
PAESI
STANNO CERCANDO DI
NEGOZIARE LA PACE CON LA RUSSIA


di Augusto Maccioni
(28-3-2024) Ci sarà pace in Ucraina? L'interrogativo è d'obbligo anche se sembra sempre più lontana la luce dentro il tunnel della guerra che va avanti da 764 giorni. E' un'altra giornata densa di nuovi attacchi da parte dei russi nell'Ucraina orientale, dove sono stati segnalati incursioni militari nelle città di Avdiivka e Bakhmut, in brevissimo tempo sono scoppiate complessivamente 48 battaglie. Non c'è pausa, non c'è aria di trattativa, le parole che contano e che parlano sono quelle delle armi. Putin minaccia di brutto Ucraina, Stati Uniti e Regno Unito, dopo l'attentato alla sala concerti Crocus City Hall, non credendo alla rivendicazione dell'Isis. Zelensky chiede con forza gli F-16 per difendere il Paese e la risposta del presidente russo non si è fatta attendere: colpiremo gli F-16 ucraini anche nelle basi Nato e il Pentagono ribadisce che gli Usa "sono pronti a difendere il territorio Nato". La pace si allontana anche se da qualche ora in diversi paesi, tra cui l'Ucraina, si sta portando avanti come avviare negoziati di pace per porre fine all'invasione russa. A dirlo giovedi è stato il cancelliere tedesco Olaf Scholz (
foto dal web/Social con Putin) in un'intervista al quotidiano Märkische Allgemeine Zeitung. Non si sa quali governi stiano parlando di come chiudere la guerra e aprire i negoziati per la pace, a parte le autorità ucraine. I media ucraina polemizzano le dichiarazioni di Scholz e la posizione ufficiale del governo ucraino è che non esiste alcun contatto diretto con la Russia e che la formula per arrivare alla pace è nella proposta in 10 punti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky tra i quali il ritiro delle truppe di Putin dal territorio ucraino occupato illegalmente. Secondo Scholz la mediazione per la pace sta andando avanti "con discrezione" e ha comunque ricordato che alla fine del 2022 lo stesso Scholz ha fermato un attacco nucleare russo contro l'Ucraina grazie alla pressione del presidente cinese Xi Jinping su Putin.


APPROVATO DAL CONSIGLIO DI
SICUREZZA DELL'ONU LA PRIMA
RISOLUZIONE DI CESSATE IL
FUOCO A GAZA, MA ISRAELE

CONTINUERA' A COMBATTERE

di Augusto Maccioni
(25-3-2024) L'astensione degli Stati Uniti questo lunedi al Consiglio di Sicurezza dell'Onu (
foto dal wweb/Social) ha dato il via libera all'approvazione della prima risoluzione di cessate il fuoco a Gaza. E' la prima volta in quasi sei mesi. Israele aveva fatto pressione perché gli Usa ponessero il veto sulla proposta di risoluzione che di fatto l'avrebbe fatto fallire. Invece gli Stati Uniti hanno posto la questione della tregua con forza e la sua astensione ha permesso di "bloccare l'esercito israeliano a Gaza" ma ha anche posto in contrasto i due alleati tradizionali dopo le critiche e gli avvertimenti della Casa Bianca al governo di Benjamin Netanyahu. E' la prima risoluzione vincolante per fermare i bombardamenti: "un cessate il fuoco immediato per il mese di Ramadan rispettato da tutte le parti che portino ad un cessate il fuoco sostenibile e duraturo e chiede anche il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi e garantire l'accesso umanitario per far fronte alle loro esigenze mediche e umanitarie, e chiede inoltre che le parti rispettino i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale in relazione a tutte le persone detenute". La risoluzione, come tutte quelle emanate dall'organismo delle Nazioni Unite, è vincolante, il che obbliga teoricamente le parti, Israele e Hamas, a rispettarla. Cosa succederà adesso? Per Israele non cambierà nulla e la risposta del ministro israeliano delle Infrastrutture Eli Cohen è chiaro nel respingere, sempre questo lunedi, la risoluzione e quindi niente cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza. Il governo israeliano va dritto sulla sua strada e "continuerà a combattere fino al ritorno sicuro degli ostaggi e allo sradicamento di Hamas".



ATTENTATO A MOSCA, ISIS POSTA VIDEO
DEI TERRORISTI CHE SPARANO E
TAGLIANO LA GOLA A UN FERITO

IN TRIBUNALE DUE SOSPETTATI DELLA
STRAGE, UNO HA UN OCCHIO
NERO. RUSSIA IN LUTTO

di Augusto Maccioni
(24-3-2024) I morti accertati, secondo i servizi segreti russi, alla sala concerti Crocus City Hall, alla periferia di Mosca, sono 137, tra cui 3 bambini mentre i feriti, secondo l'agenzia russa Tass, che cita autorità sanitarie della regione, sono 180, quaranta dei quali in gravissime condizioni. Il bilancio potrebbe aumentare in quanto i soccorritori continuano a scavare tra le macerie dell'edificio. I terroristi che hanno compiuto l'attacco nella sala concerti vicino a Mosca, hanno rivendicato la strage e per dare più spettacolarità e pericolosità all'azione lo Stato Islamico ha diffuso sui suoi social un video del giorno dell'attentato, immagini di un minuto e mezzo estremamente duro in cui diverse persone sono mostrate con i volti cancellati e le voci alterate, armate di fucili d'assalto e pugnali. Nel video i terroristi danno la caccia agli spettatori, sparano a bruciapelo e tagliano la gola a una persona ferita. Uccidono decine di persone. Si sente anche l'audio: "uccidiamo senza pietà". Questa nuova ripresa rafforza il coinvolgimento dello Stato Islamico di aver ideato un feroce attacco terroristico contro il regime di Putin che è il peggior attacco degli ultimi due decenni. I terroristi della strage sono stati arrestati e "stanno confessando". E' doveroso precisare l'impegno dei servizi di sicurezza russi che nel giro di pochissime ore hanno rintracciato l'auto che è servita per la fuga dei terroristi i quali sono stati portati in carcere e interrogati. Due sospettati sono comparsi in tribunale a Mosca. Nel video del Tribunale vengono mostrati agenti di polizia che portano in aula uno dei sospettati in manette, uno dei quali è apparso bendato in aula, tolta la quale l'uomo mostrava un occhio nero (
foto dal web/Social). Secondo le informazioni dei servizi russi, nell'ambito dell'attacco alla sala concerti, sono state arrestate 11 persone, compresi quattro uomini armati. Gli investigatori hanno diffuso sabato un video dei sospettati, bendati, in un carcere russo. Intanto la domenica in Russia è trascorsa nel lutto e migliaia di persone hanno portato fiori, sostando brevemete al municipio di Crocus per qualche preghiera. Anche Putin ha tributato attenzione al vile attacco e deciderà di visitare il luogo della sparatoria e in un filmato ha acceso una candela in una chiesa nella sua residenza fuori Mosca domenica sera per onorare i defunti. Mentre il leader russo ha affermato, senza prove, che dietro l'attentato c'è l'Ucraina che aveva preparato "una finestra" ai terroristi per attraversare il confine dalla Russia all'Ucraina, i media statali hanno sistematicamente ignorato l'azione dell'Isis nella responsabilità dell'attentato puntando il dito sul coinvolgimento ucraino nella strage. Anche Olga Skabeeva, una nota conduttrice televisiva di stato, ha detto su Telegram che i servizi segreti ucraini hanno reclutato i terroristi "che somigliavano all'Isis ma questo non è l'Isis".


STRAGE DI MOSCA, SALE LA TENSIONE RUSSIA-
UCRAINA, ZELENSKY: VOGLIONO INCOLPARCI

IL BILANCIO E' SALITO A 143 MORTI E CENTINAIA
DI FERITI. ARRESTATI 4 TERRORISTI


di Augusto Maccioni
(23-3-2024) Sull'attentato a Mosca di venerdi, le ultime notizie dicono che il bilancio è salito ad almeno 143 morti e centinaia di feriti. Undici i fermati, tra loro, dicono i servizi segreti russi, "4 terroristi". Putin ritiene che sulla strage ci sia la firma dell'Ucraina, accuse gravissime senza prove, mentre c'è la certezza, certificata dal Pentagono, che l'attentato sia opera dell'Isis (del resto c'è la rivendicazione dello Stato Islamico). Tutto è avvenuto con strategia paramilitare all'interno della grande sala Crocus dove era in programma la serata musicale con i Picnic, un gruppo russo famoso per lo stile rochk progressivo. Al concerto erano presenti 6.200 persone, molti i bambini, e su questa gente gli assalitori hanno sparato con fucili automatici. Dai video 3 uomini vestiti con tute mimetiche hanno messo a morte persone che tentavano di fuggire ai primi colpi di arma da fuoco, mentre un quarto ha utilizzato liquidi infiammabili per dare fuoco all'auditorium. Tra i morti ci sono diversi bambini. I servizi segreti russi hanno informato il presidente Vladimir Putin dell'arresto di undici persone che sarebbero legate all'attentato, tra questi ci sarebbero quattro assalitori coinvolti nella sparatoria. Sempre i servizi segreti hanno tenuto a precisare che i terroristi avevano legami con l'Ucraina e si stavano dirigendo verso il confine russo-ucraino. Su questa ipotesi il governo ucraino ha negato con forza il proprio coinvolgimento, sulla stessa strada anche la Casa Bianca che si è detta disponibile a condividere informazioni sui mandanti della strage. Del resto sia gli Stati Uniti che il Regno Unito avevano avvertito il regime di Putin che avevano notizie di un possibile attacco imminente che poteva svolgersi durante manifestazioni popolari o durante i concerti. Putin, colpito sulla sicurezza a cinque giorni dal plebiscito alle elezioni, ha promesso vendetta e nel suo primo discorso subito dopo l'attentato, ha dichiarato che "la Russia identificherà e punirà tutti coloro che hanno preparato l'attacco terroristico" e ha anche detto che i quattro terroristi "hanno cercato di nascondersi e si sono diretti verso l'Ucraina, dove era stata preparata una finestra per attraversare il confine", un confine sicuramente non sicuro perché teatro di guerra ed estremamente militarizzato e del resto le zone di confine sono altamente controllate dall'esercito russo. Il presidente russo ha paragonato la tragedia di venerdi come "atrocità naziste" e identifica i criminali con il governo di Volodymyr Zelensky. Secondo il canale Shot c'è un video sull'interrogatorio di uno dei presunti aggressori, il quale ha dichiarato che ha sparato "per soldi". In ginocchio, legato e tremante, ha affermato di aver ricevuto la proposta di attacco per mezzo milione di rubli, circa 5mila euro. Per partecipare alla strage, l'assalitore ha precisato di essere stato addestrato per un mese all'attacco e di essere consapevole di fare una strage. Diversi attentatori provengono dal Tagikistan, al confine con l'Afghanistan, una zona calda per il terrorismo islamico. La Russia è diventata uno dei principali obiettivi dell'Isis perché sostiene il governo di Bashar al-Assad in Siria. I servizi segreti russi hanno rivelato che l'auto dei presunti fuggitivi è stata intercettata a 150 chilometri dai confini bielorusso e ucraino. L'auto non si è fermata all'alt della polizia e ha tentato di scappare, poi è stata raggiunta. Sono stati tutti arrestati. Anche oggi l'Isis ha rivendicato l'attacco e ha pubblicato le foto dei terroristi (
foto dal web/Social). Lo ha riferito l'agenzia di stampa Amaq del gruppo militante su Telegram precisando che "L'attacco si inserisce nel contesto di una guerra furiosa tra lo Stato Islamico e i Paesi che combattono l'Islam".



STRAGE A MOSCA, OLTRE 60 MORTI
E 100 FERITI NELLA SALA DA
CONCERTO. L'ISIS RIVENDICA L'ATTENTATO

di Augusto Maccioni
(22-3-2024) Ci sono più di 62 morti e un centinaio di feriti nell'attacco alla sala da concerto Crocus City Hall (
foto dal web/Social), situata a nord-ovest di Mosca. Secondo alcuni video un gruppo di persone in mimetica è entrato nel locale con armi d'assalto e ha aperto il fuoco poco prima dell'inizio del concerto del gruppo Picnic, un gruppo russo famoso per lo stile rochk progressivo. Le notizie dicono che tutti i biglietti per il concerto, 6.200 tagliandi, sono stati venduti. Agli spari c'è stato il fuggi-fuggi generale, urle all'impazzata e nei video c'è l'omicidio a bruciapelo di alcuni partecipanti mentre cercavano di fuggire. Sul tardi è arrivata la rivendicazione della responsabilità della strage: è l'Isis che in un comunicato, riferito dall'agenzia di stampa "Amaq" affiliata al gruppo terroristico, dice: "I combattenti dello Stato Islamico hanno lanciato un attacco contro un grande raduno di cristiani nella città di Krasnogorsk, situata alla periferia della capitale russa, Mosca. Durante l’assalto, centinaia di persone sono state uccise e ferite, mentre si è verificata una vasta distruzione nell’area prima che i combattenti si ritirassero indenni nelle loro basi". L'atroce azione criminale non ha precedenti in Russia e si calcola che stragi di questo genere erano assenti da oltre 20 anni. Il gruppo di paramilitari, addestrati, sicuri e determinati, hanno prima provocato un incendio nel centro ricreativo della sala concerti, poi sono intervenuti in un'altra sala da concerto dove c'erano bambini della regione di Vologda. Secondo le prime testimonianze dell'attentato si parla di "cocktail molotov", della porta d'uscita "chiusa" e di "sparatorie dei terroristi". Alcuni terroristi hanno sparato alle persone in fuga, altri hanno lanciato bombe molotov e tutto ha cominciato a bruciare. Nella confusione, con tanta paura e panico, le persone hanno guadagnato l'uscita che era stata chiusa preventivamente dai terroristi, poi si sono riversati negli scantinati in attesa dei soccorritori. Sono stati intrappolate senza pietà forse per essere uccisi, nella parte in fiamme dell'edificio. Sul posto sono arrivate 70 ambulanze, le forze speciali e le Unità mobili speciali della polizia. Gli assalitori sono fuggiti e non si sa se siano ancora all'interno con degli ostaggi o abbiano lasciato l'edificio. La polizia e le forze di sicurezza sono a caccia dei terroristi e in tutto il Paese sono state attivate misure di sicurezza senza precedenti. Già all'inizio di marzo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna in Russia avevano avvertito della possibilità di un attacco terroristico a Mosca e in questa prospettiva l'ambasciata americana aveva esortato i cittadini statunitensi a stare lontani dalle riunioni di massa. Sull'avvertimento Putin aveva liquidato ciò come un "ricatto assoluto". Adesso, invece, il regime chiede agli americani e inglesi notizie più precise sugli attentatori. Sulla strage non ci sono indicazioni che l'Ucraina abbia partecipato all'orribile attacco. Lo dice gli Stati Uniti ma anche la stessa Ucraina la quale, attraverso il consigliere di Zelensky, ha riferito dell'assenza di qualsiasi coinvolgimento nel massacro. Da parte sua l'ex presidente russo Dmiti Medvedev ha dichiarato che la Russia "distruggerà i leader ucraini se verrà dimostrato il loro coinvolgimento nella strage".



PUTIN INIZIA IL SUO QUINTO MANDATO
AL POTERE COME DITTATORE ASSOLUTO

MANO LIBERA PER CONTINUARE LA
GUERRA IN UCRAINA E INTENSIFICARE
LA PERSECUZIONE DEGLI OPPOSITORI


di Augusto Maccioni
(19-3-2024) Putin (
foto dal web/Social) inizia il suo quinto mandato al potere come dittatore assoluto, e ha davanti a sé sei anni in cui teoricamente non dovrà legittimarsi internamente perché continuerà a esercitare le sue prerogative di zar come ha sempre fatto, solo che questa volta avrà uno scenario favorevole che affronterà con decisione e senza opposizione. Ma non sarà tutto facile per lui. Per il momento continuerà a dare le carte in un contesto nel quale gli Stati Uniti sono travolti dalle elezioni presidenziali con l'uragano Donald Trump, l'Europa non ha le carte in regola da impensierire la Russia e la Cina, che vorrebbe bloccare gli slanci di guerra di Putin per dedicarsi con serenità agli affari in tutto il mondo, non vuole promuovere nessuna azione per fermarlo. Se da una parte si continua a parlare di una farsa le elezioni russe vinte da Putin con l'87% dei voti, dall'altra c'è la verità di una Russia, impaurita e poco informata, che premia e sostiene il suo presidente che continua a godere di un sostegno importante nel suo Paese. E' anche chiaro che il risultato di domenica scorsa è dovuto a una Russia che non è una democrazia, non ci sono state elezioni pulite e non c'è stata l'alternanza al potere. Ed è stato anche rispettato il sondaggio di mesi prima che vedeva un solo uomo al comando, senza candidati validi disponibili a levargli il potere. Del resto la dittatura russa è stata straordinariamente efficace e determinante a bloccare i dissidenti, ad escludere candidati di una certa levatura, mandandoli in galera per varie e assurdi motivi, e mandando all'angolo chi si opponeva alla guerra. In una dittatura, soprattutto di guerra, tutto è lecito e la minaccia di una terza guerra mondiale era anche un altro motivo collante per spazzare opposizione e dare fiducia all'uomo che aveva garantito "prosperità e pace" alla Russia, cioè sostenere Putin ora, e forse per sempre, contro anche la minaccia della Nato più volte prospettata dalla propaganda russa. Putin sta portando avanti il suo progetto e ci riesce bene grazie alle enorme risorse di gas e petrolio che gli consentono una certa prosperità economica. Il presidente ha giocato bene le sue carte anche per essere rieletto grazie ai fattori nazionalistici, alla propaganda assidua della paura della Nato, e alla riduzione drastica della disoccupazione di persone che ha mandato in guerra, aumentando i salari ma anche le pensioni e gli aiuti alle famiglie. Le sanzioni promosse dall'Occidente non hanno avuto successo e Mosca è riuscita a modificare la sua dipendenza commerciale dall'Europa per la Cina e l'India e continua a ricevere merci europee attraverso la Turchia e Kazakistan. Dal quinto mandato al sesto il passo è breve e Putin è sempre lì a competere alla longevità al potere accumulata dal suo predecessore Stalin. Potrebbe non farcela solo se dovesse perdere la guerra in Ucraina, un fallimento militare che potrebbe impedirgli di continuare a gestire il suo immenso potere militare ed economico.



GUERRA TRA ISRAELE E GAZA,
BIDEN AVVERTE NETANYAHU CHE
E' "ANDATO TROPPO OLTRE"

"L'OPERAZIONE MILITARE SU
RAFAH PORTEREBBE ULTERIORI
MORTI TRA CIVILI INNOCENTI"

di Augusto Maccioni
(18-3-2024) La situazione a Gaza è insostenibile. L'operazione militare degli israeliani per sconfiggere Hamas è senza precedenti e i morti civili sono tremendamente molti compresi migliaia di bambini. Da tempo si parla di una crisi umanitaria che ci interroga e che alla fine si è impadronita della Striscia. Adesso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu va oltre e sta pianificando di intensificare l'operazione militare a Rafah che porterebbe a ulteriori morti di civili innocenti e aggraverebbe la catastrofica crisi umanitaria, una pesantissima situazione di sangue che sta già isolando Israele a livello internazionale. Gli Stati Uniti chiedono trattative di pace e possibilità di aiuti umanitari per la popolazione di Gaza. Al momento, nonostante continui sforzi della diplomazia, non c'è traccia di pause né dell'ingresso di aiuti aumanitari. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ne ha parlato con Netanyahu (
foto dal web/Social) cercando di convincerlo a non pianificare un'operazione militare su Rafah perché potrebbe causare ulteriormente altre numerose croci, una conversazione di 45 minuti in un momento di maggiore tensione negli oltre cinque mesi di guerra nella Striscia. La chiamata di questo lunedi è stata la prima dal 15 febbraio e i toni si stanno surriscaldando soprattutto perché sembra che tra i due sia nato uno scisma così profondo che potrebbe creare altri grossi problemi a livello diplomatico. Per questo motivo, per il momento, il primo ministro israeliano salverà Rafah in attesa di conoscere dalla delegazione che invierà a Washington le preoccupazioni del governo americano sull'invazione della città, di oltre un milione di palestinesi, dove si trova l'ultimo rifugio delle milizie di Hamas. I diplomatici israeliani viaggeranno alla fine di questa settimana con l'obiettivo di approfondire la situazione militare e analizzare piani alternativi per smantellare il rifugio dei terroristi. Rafah è l'ultima zona che l'esercito israeliano non ha ancora invaso e dove si concentrano sfollati da Gaza. Biden è convinto che Netanyahu non ha gestito bene la guerra contro Hamas perché è "andato troppo oltre" in risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre, in cui sono stati uccisi più di 1.200 israeliani.



ABBIAMO INCONTRATO
L'ARTISTA MARIA GATTU

NELL'ABITAZIONE NUORESE ADIBITA
A GALLERIA PERMANENTE


di Augusto Maccioni
(8-3-2024)Si chiama Maria Gattu, più semplice e coinvolgente, anche se non disdegna la forma più completa di Gonaria Gattu Maria, ma si sa l'artista è genuina come le sue opere che mettono gioia e disponibilità alla vita. La sua abitazione a Nuoro è una grande galleria permanente dove non c'è spazio per altre pratiche della quotidianità. Dice con soddisfazione: "Ce ne sono 150", ed in effetti vedere la casa piena di opere d'arte ( tante altre in bella mostra si vedono in spazi ricavati in diversi angoli delle stanze) fanno bene al cuore, perché ti tengono vivo e partecipe di un mondo rappresentato dagli scorci urbani, dai panorami dolci e lineari, dalle figure femminili e dai dettagli che infondono serenità e pace. E poi ci sono le nature morte

che non rappresentano momenti statici e trascurabili, ma hanno la forza della vita perché respirano l'esistenza dei rumori, dei movimenti, con quell'intensità e quell'efficacia che esprimono forma e volume. La frutta, i fiori, gli oggetti sono immobili ma sono espressione che colgono emozioni e che colpiscono per una narrazione intensa grazie alla loro forte comunicazione. Sono oggetti morbidi, sicuramente piacevoli da toccare, che danno l'impressione di respirare l'aria, di vivere la storia dell'artista e di comprendere la complessità dell'ambiente. Le pennellate sono sicure e i colori sono netti e limpidi grazie ai quali le cose emergono e i contorni vengono addolciti dalle forme in un contesto quasi magico dove tutto è essenziale e importante.

L'artista Maria Gattu è brava e ha talento perché non è facile dipingere nature morte. Lei sa valorizzare gli oggetti che hanno una vita silenziosa, ma intensa, delle cose fatte dagli uomini o create dalla natura, e la sua capacità e bravura sta nel dare tanta bellezza alle cose che vede e che interpreta. E i fiori e la frutta che potrebbero essere insignificanti e statici sono invece pieni di fascino e nobilità nella grande tavolozza di Gattu. Poi ci sono i cieli, i mari e le vallate che sono protagonisti con i suoi colori vividi, i giochi di luce e quell'armonia resa possibile da una realtà spesso non immaginata ma colta in una raffigurazione reale.

La pittrice Gattu si immerge nel paesaggio e si tuffa nell'immensità cogliendo l'attimo in cui la natura scopre i suoi segreti e si rivela nella sua grande magia dell'esistenza. Sorprende l'attenzione dei colori e le sfumature fino ai repentini cambiamenti atmosferici colti nei momenti irripetibili giusto per non perderli e per fissarli sulla tela per l'eternità. I quadri di Maria Gattu sono conosciuti in tutti il mondo e le sue tele sono state esposte recentemente a Londra e a Mosca dove ha avuto numerosi riconoscimenti e apprezzate recensioni. Nell'esposizione londinese una grande notorietà hanno avuto alcuni quadri quali lo scorcio di Oliena, una marina della Costa Smeralda, una giornata invernale e un dettaglio del paese di Orani. Inquadrature memorabili che hanno lasciato il segno e hanno decretato la bravura dell'artista originaria di Orune che continua a ricevere riconoscimenti e premi in Italia e all'estero. I temi preferiti dalla pittrice Gattu, totalmente autodidatta ma con un piglio straordinario da far invidia ai professionisti del pennello, sono i paesaggi marini, gli scorci paesani della Sardegna, i personaggi della tradizione sarda con i costumi e abiti dell'ambiente agropastorale fino all'arte sacra. Nuoro è la città di Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura 1926, e l'artista Gattu non può dimenticare la grande scrittrice e a lei ha dedicato il dipinto che si riferisce al libro "la madre", un romanzo intenso e commovente, come di grande spessore è il suo dipinto.

In Russia le sue opere sono abbastanza conosciute: l'artista ha partecipato a diverse mostre a Mosca proponendo tele che richiamavano con forza alla tradizione sarda ma anche opere riconducibili all'arte sacra con momenti che riflettono la gloria di Dio, quasi icone dove la luce dell'eternità traspare dai colori che sottolineano il legame tra arte e fede. Le opere di Gattu sono state ammirate anche in gallerie in Vaticano, Portogallo, Principato di Monaco ma anche a Lisbona e negli Stati Uniti d'America.

L'artista è sempre pronta a far conoscere le sue tele in ogni parte del mondo. La sua ricca e numerosa produzione artistica ha prodotto numerosi premi e critici d'arte autorevoli hanno scritto di lei parole di grande rilevanza. Su tutti da notare le critiche di grande rilievo del professor Benito Celotti (Udine), del professor Giancarlo Alù (Tivoli) e del prof. Diana Morisi che precisa: "La sua pittura rivela animo sensibile e spontaneità, sia quando riproduce profumi e colori, e sia quando fa rivivere con maestria scorci di vita passata". Maria Gattu, classe 1941, è originaria di Orune ma è stata per breve tempo in Francia, al seguito del marito che lavorava nell'edilizia, poi è rientrata nella sua Nuoro dove ha saputo trasfigurare nelle tele la sua infanzia non certo facile ponendo sempre alla base di tutto la gioia di vivere e la bellezza della natura. Negli anni 90 ha provato a dipingere paesaggi e ritratti con ottimi successi, tanto che è stata spronata a proseguire, una passione che non ha mai lasciato, intensificando l'attività pittorica, partecipando a mostre e collettive in Sardegna, in Italia e in Europa, ricevendo consensi e numerosi premi.

Nella sua casa adibita a galleria permanente, l'artista conserva i premi ricevuti e gli attestati di stima compresi quelli del grande critico d'arte Vittorio Sgarbi. Le opere di Maria Gattu sono presenti permanentemente anche nella galleria alla fontana dì Trevi a Roma. Le sue opere sono quotate, sulla base di certificazione provata, tra €.1.500 / €20.000.

Maria Gattu non è conosciuta solo per i suoi quadri, ma anche per la vasta produzione di porcellane e vasellame che l'artista decora con maestria e con grande pregio cromatico. Maria Gattu non è solo grande artista e profonda conoscitrice dell'animo umano, ma è anche personaggio di grande umanità. Tempo fa un grave problema aveva investito la parrocchia di S.Giuseppe a Nuoro e il parroco don Francesco Mariani in un'omelia aveva parlato della riparazione del tetto dell'altare della chiesa, un serio problema che ormai non poteva più essere procrastinato e aveva invitato i parrocchiani ad una iniziativa collettiva per il ripristino.

L'artista Gattu si è fatta avanti e ha regalato alla parrocchia una ventina dei suoi quadri il cui ricavato doveva essere destinato alla riparazione del tetto dell'altare della chiesa. Nel giro di qualche giorno la solidarietà è stata premiata e la grande umanità e la prontezza cristiana di Maria Gattu ha avuto la meglio, un riconoscimento di grande prestigio per l'amata cittadina nuorese.



REGIONALI ABRUZZO, DOPO LA SARDEGNA
IL CAMPO EXTRA LARGE NON REPLICA

EXPLOIT DI FORZA ITALIA E CROLLO M5S
MARSILIO RICONFERMATO PRESIDENTE

di Augusto Maccioni
(11-3-2024) In Abruzzo non c'è stato l'effetto Sardegna. I dati sono evidenti e la vittoria di Marco Marsilio (
foto dal web/Social), e del centrodestra, è stata netta e condanna il Campo largo, in formato extra large composto da tutti dentro, da Schlein, Conte,Calenda, Renzi in una versione rivista, aggiornata e ampliata dopo la vittoria di Alessandra Todde nell'isola per una manciata di voti. Ci doveva essere la replica e l'esultanza di tutti, dalla Sardegna all'Abruzzo con furore, ed era la promessa logica di una grande vittoria tanto che si era scomodata anche la vincitrice sarda in una sorte di jolly e dispensatrice di successo. E dalla schiacciante vittoria si è passati a una sconfitta miserabile (ma anche chi ha perso non lo ammetterà mai), il mondo reale in effetti si è scontrato con l'utopia di un campo larghissimo che alla fine non ha compreso le reali necessità della popolazione. La vittoria del centrodestra è chiara, secondo i dati definitivi del Viminale: 53,5% dei voti contro i 46,5% per la coalizione di centrosinistra che sosteneva il candidato Luciano D'Amico. Ci sarebbe adesso da analizzare la vittoria e la sconfitta che inciderà parecchio per le prossime elezioni in Basilicata per non parlare poi delle Europee che saranno altra storia. Rispetto al 2019 Marsilio ed il centrodestra crescono di 7 punti, e questo dato vuole dire parecchio perché dimostra che tutta la narrazione condotta dal Pd-M5S in campagna elettorale non ha fatto breccia sull'elettorato che ha riconfermato il governatore uscente che si è comportato bene e ha dato speranza ai suoi elettori e ha bocciato invece quel vento che doveva cambiare la regione e che non aveva idee chiare sulle dinamiche del rinnovamento. La vittoria del centrodestra ha riportato alla realtà le soluzioni dei problemi oltre l'economia e l'occupazione in espansione. C'è da dire, comunque, che c'era il momento positivo del Pd-M5S dopo il Campo largo che ha funzionato in Sardegna. E se ha funzionato nell'isola, si è detto, sarebbe bene replicarlo in Abruzzo e per questo motivo sono saliti sulla diligenza anche altre forze politiche come Calenda e Renzi, tutti insieme appassionatamente. L'effetto-Todde ha messo le ali all'elettorato progressista, il candidato D'Amico può funzionare, ma è poca roba per competere contro un candidato rispettato da tutti, cioè Marsilio, e contro un centrodestra coeso e convinto di non fare gli errori emersi in Sardegna. Del resto in Abruzzo non c'è il voto disgiunto che in Sardegna è stato fondamentale per ribaltare i rapporti di forza tra le coalizioni. A fare la differenza in Abruzzo è stato il voto di lista con l'ottimo risultato di Fratelli d'Italia col 24%, Forza Italia va al 13,4% e la Lega scende di poco al 7,6%, un dato molto inferiore rispetto agli oltre 27% di cinque anni fa. E se FdI vince, il Pd perde la sfida abruzzese non superando il 20%, il M5S scivola pesantemente e non va oltre un 7%, nel 2022 era al 18,5%. In definitiva un centrodestra in ottima salute, che viene rilanciato in Abruzzo, e ridimensiona notevolmente le ambizioni di un campo extra large, una formula che forse non sarà riproposto nelle prossime elezioni in Basilicata a vantaggio di "coalizioni" più convincenti, coesi e competitive.





VOTO IN ABRUZZO, IL CENTRODESTRA:
"NON CI SARANNO SORPRESE"
IL CENTROSINISTRA GIOCA IL JOLLY,
ARRIVA TODDE PER LA VOLATA FINALE

di Augusto Maccioni
(6-3-2024) Sarà Alessandra Todde, dopo la vittoria in Sardegna con un risicatissimo risultato di solo 1600 voti di differenza sul candidato del centrodestra Paolo Truzzu, a tirare la volata finale al candidato del centrosinistra in Abruzzo Luciano D'Amico in programma l'8 marzo. E' la giornata della donna e per chiudere la campagna elettorale il comitato del centrosinistra ha scelto, non i leader Schlein e Conte, ma la "portafortuna" Todde, una sorte di "amuleto" per propiziarsi la vittoria, che è stato il volto vincente in Sardegna e che si vorrebbe replicare in Abruzzo dove c'è il presidente uscente Marco Marsilio di Fdl, che ha governato bene e che ha i favori dell'elettorato. E se a sostenere D'Amico il Campo si è fatto più largo, rispetto a quello in campo in Sardegna, con una coalizione M5S e centrosinistra che va da Calenda a Fratoianni, per sostenere Marsilio c'è il centrodestra compatto con Meloni, Salvini, Tajani (
foto dal web/Social) che martedi scorso hanno chiuso la campagna elettorale della coalizione. La premier ha tirato dritto: "Francamente sono molto ottimista, noi ci mettiamo la faccia, altri si vergognano" come dire noi ci siamo al contrario di D'Amico che non ha voluto i big del campo larghissimo per tirare la sua volata finale. Del resto, per il centrosinistra, dice, c'è Todde. Se per lui è una garanzia, il candidato del centrosinistra dovrà vedersela con l'elettorato in una campagna elettorale che sarà più semplice e non complicato come è avvenuto in Sardegna. In Abruzzo si vota la lista ma un altro candidato presidente non è possibile. In pratica non c'è il voto disgiunto che ha creato, come dice l'Istituto Cattaneo, la vittoria di Todde. Sarà difficile replicare il miracolo anche in Abruzzo e la piazza di Pescara, durante l'ultimo comizio Meloni-Salvini-Tajani, ha in qualche modo risposto all'attacco del Campo larghissimo. Schlein e Conte credono in un bis e sperano di usare il risultato della Sardegna anche in Abruzzo e successivamene in Basilicata dove però il centrosinistra al momento è spaccato in tre.


ABBIAMO INCONTRATO LO
SCRITTORE SARDO MATTIA PINNA

ECCO IL PRIMO ROMANZO "BLUE
EYED TOKYO": PERSONAGGI

ENIGMATICI E SFUGGENTI IN
UN GIAPPONE SENZA TEMPO

di Augusto Maccioni
(3-3-2024) C'è tanta passione e grande impegno da parte del giovane scrittore sardo Mattia Pinna per il suo primo romanzo, edito da Another Coffee Stories, "Blue Eyed Tokyo", un'opera che ha trovato subito il consenso dei lettori e della critica. Il libro ha avuto un gradito riconoscimento al premio Campiello opera prima, ed è stato nominato tra i finalisti, oltre ad essere stato premiato al concorso letterario Metropoli di Torino. Un romanzo lineare, corposo, tecnicamente articolato e mai scontato, che ha come tratto distintivo una narrazione tra realtà e finzione dove i personaggi si agitano, vivono in un'atmosfera enigmatica e sfuggente. E' stato bravo lo scrittore Pinna a intraprendere un viaggio frenetico e irrazionale in un Giappone dove il tempo scorre attraverso una giovane donna senza nome, o forse dai molti nomi. Il libro è senza dubbio di grande pregio per la narrazione ma anche per i colori, i rumori, le battute ma anche le ispirazioni e i "demoni interiori" che mettono a confronto personaggi e ambiente del Giappone che pulsa di vita e di storie che appartengono al passato. Da questo punto di vista il romanzo è accattivante, pieno di sfumature, tratti che focalizzano la nostra attenzione fino alla fine. Mattia Pinna è del 1991, libero professionista e nomade digitale, lavora come Marketing Manager da freelance per aziende italiane e americane. Ha vissuto in Italia, in Giappone (dove ha studiato), a New York (per lavoro) e in Guatemala (volontariato).

Abbiamo incontrato lo scrittore, al quale abbiamo rivolto alcune domande. Ecco l'intervista.

Domanda: Qualche giorno fa a Cagliari c'è stata la presentazione del suo libro, in che modo è stato accolto il romanzo?
Risposta: Blue Eyed Tokyo è il mio romanzo d'esordio, e in quanto tale tutto ciò che è arrivato dopo la sua pubblicazione è stata per me una nuova esperienza. Nonostante gli autori esordienti in Italia siano spesso guardati con diffidenza, il romanzo è stato accolto con grande entusiasmo. Le presentazioni del libro sono state ricche di partecipazione, e ho scoperto che parlare al pubblico sia del tessuto narrativo del libro, sia dei concetti di cultura giapponese che stanno alla base della mia storia, mi appassiona davvero. Dopotutto la scrittura è condivisione, scambio di idee, suggestioni condivise. In pochi mesi dalla pubblicazione del romanzo sono anche arrivate diverse soddisfazioni impreviste, come il premio ricevuto al concorso letterario Metropoli di Torino, e la nomina tra i finalisti del premio Campiello Opera Prima. Ma la soddisfazione più grande è certamente ricevere i messaggi dei lettori arrivati alla fine del libro, quando tutta la storia si dipana e si scopre il finale, che in tanti hanno definito sorprendente.
D.: Come mai questo romanzo e l'interesse verso il Giappone?
R.: Mi sono trasferito in Giappone per la prima volta a Settembre 2015, per frequentare il PhD SESAMI della Kobe University. Quella cultura così diversa e così sorprendente mi ha conquistato fin da subito: la storia di Blue Eyed Tokyo mi venne in mente infatti in un treno giapponese, dopo appena 3 giorni dal mio arrivo nel paese. Il Giappone, a differenza di tanti altri occidentali, non mi ha colpito con la sua illusione di "paese perfetto", anzi. Mi ha sempre suggestionato per i suoi contrasti, i suoi estremismi, le sue note stonate. Sono sempre stato affascinato dalla complessità. Inoltre, alcune caratteristiche della sua cultura e dei suoi chiaroscuri, sia nella tradizione che nella modernità, mi hanno ispirato la creazione dei personaggi che popolano le pagine del romanzo, e delle dinamiche che ne determinano l'evoluzione. A oggi continuo a sentirlo un po' una seconda casa, molto più di altri posti in cui ho vissuto. E in Blue Eyed Tokyo, attraverso le vicende dei protagonisti, ho cercato di mettere in luce diverse sfumature del paese, al fine di raccontare un Giappone un po' diverso rispetto ai suoi soliti stereotipi.

D.: Sei un giovane scrittore e hai avuto la possibilità di rapportarti alla cultura giapponese. Quattro cose che hai imparato in maniera positiva di quel Paese e quattro di quelle che non hai capito o sono incomprensibili

R.: 4 cose che ho imparato in maniera positiva:
1. La prima cosa che ho capito sul Giappone, è che il Giappone non si può davvero capire del tutto. Serve davvero tanto tempo per districarsi nella loro cultura e nelle sue sfaccettature. E questo lo rende particolarmente affascinante.
2. Il Giappone è un paese contraddittorio. Ogni volta che pensi di aver capito qualcosa, riesce a buttare giù le tue convinzioni. È un paese estremo in (quasi) tutto, per cui ogni regola sociale comporta anche il suo opposto, negli ambiti più svariati. Scoprire il Giappone insegna a capire tanto della natura umana.
3. I giapponesi sono un popolo estremamente gentile e rispettoso, specie con gli occidentali. Quando hai un problema, sembrano fare a gara per darti una mano, spesso sacrificando quello che stavano facendo in quel momento. Ci si sente sempre in debito, con i giapponesi.
4. In Giappone la comunità è più importante del singolo: la cultura del collettivo mette in primo piano l'armonia sociale. Il rispetto deriva dallo shintoismo che venera ogni cosa, ma anche dall'idea che tutto ciò che facciamo in un contesto pubblico / sociale, influenza il benessere degli altri.
4 cose che ho ancora difficoltà a capire della loro cultura:
1. Nonostante la loro gentilezza e disponibilità ad aiutare viaggiatori e turisti, per un occidentale è davvero difficile ambientarsi in Giappone. Per quanto uno possa entrare nella loro cultura, imparare la loro lingua, per loro sarai sempre un po' "uno straniero". Il motivo di questa diffidenza rimane un grattacapo.
2. Il Giappone moderno è estremamente attratto dall'Occidente, e idealizza in modo esagerato l'Europa e gli Stati Uniti, attingendo a piene mani dai nostri usi e costumi. Ciononostante, per qualche motivo continua a essere un paese piuttosto chiuso, e il retaggio giapponese del "paese isolato" in qualche modo perdura ancora oggi.
3. Nonostante la loro cultura tradizionale sia infarcita di insegnamenti di incredibile profondità e saggezza, sotto tanti aspetti sembra che non riescano a fare pieno uso di tali fondamenti della loro stessa cultura. In Blue Eyed Tokyo parlo tanto del ruolo della rottura e della rinascita, concetti tanto cari alla filosofia giapponese ma spesso disapplicati nei contesti sociali e lavorativi moderni.
4. A livello politico e culturale, i grossi problemi sociali del Giappone vengono spesso ignorati, o meglio, taciuti. Piuttosto che metterli in evidenza e affrontarli, per qualche motivo incomprensibile la politica tende a usare la tecnica più vecchia del mondo: mettere la polvere sotto il tappeto. Come se non parlandone, il problema non esistesse.

D.:Ci sarà un seguito del romanzo? Punterai in modo particolare su che cosa
R.: Non posso dire nulla, ma è un'eventualità plausibile (prima o poi). Purtroppo sono estremamente puntiglioso nella scrittura, e questo mi porta ad avere tempi creativi molto impegnativi. Per di più, mi piace scrivere solo se ho veramente qualcosa di valido da raccontare. Inoltre il mio lavoro come marketer mi prende tantissimo tempo ed energie. Negli ultimi anni ho ottenuto risultati eccellenti con i miei clienti, e questo mi ha portato ad avere difficoltà a dire di no a nuovi progetti e nuove aziende da seguire, togliendo tempo alla scrittura. Sono sicuro però che alcuni personaggi di Blue Eyed Tokyo abbiano ancora qualcosa di importante da dire, e che il loro arco narrativo non sia del tutto concluso.
Chi vivrà vedrà!
D.: Hai in programma di presentare questo romanzo in Giappone?
R.: A Ottobre, se tutto va bene, tornerò in Giappone per sei mesi per riprendere lo studio della lingua.
Un'ottima occasione che la mia casa editrice Another Coffee Stories ha pensato bene di sfruttare per organizzarmi una presentazione a Novembre, presso una bellissima libreria di Tokyo.
Non vedo l'ora!


FUNERALI BLINDATI PER NAVALNY A MOSCA, FIORI E SLOGAN: "PUTIN ASSASSINO", "RUSSIA LIBERA"

di Augusto Maccioni
(1-3-2024) Per raggiungere la chiesa c'era una coda per diversi chilometri e tutto si è svolto senza incidenti. Il funerale a Mosca del dissidente russo Alexei Navalny (foto dal web/Social), morto il 16 febbraio all'età di 47 anni in una prigione nel circolo polare artico, ha richiamato tantissima gente ed è diventata una massiccia manifestazione di tristezza ma anche di sfida a Putin. L'evento è stato attentamente monitorato dalla polizia segreta e da agenti antisommossa e nulla è sfuggito ai vari controlli ad iniziare dalla metropolitana e dai luoghi più sensibile. Il percorso verso la chiesa è stato recintato e il dispiegamento dei servizi di sicurezza è stato puntuale in ogni momento oltre ad agenti infiltrati tra i partecipanti. Ufficialmente non ci sono stati incidenti anche se si è saputo che sono stati registrati un centinaio di arresti in almeno 19 città. Tutta la vasta area, tra la chiesta della Vergine Maria, nel quartiere moscovita di Márino, e il cimitero è stata delimitata da recinzioni metalliche per consentire alla polizia un attento controllo dei partecipanti. All'arrivo della bara ci sono stati applausi ma anche slogan contro il regime di Putin, però c'è stata tanta paura di essere arrestati e i poliziotti sono tanti e la folla era sotto tiro. Per molti non è successo niente, ma alcune persone sono state prelevate e portate via. Solo 300 persone sono riuscite ad entrare in chiesa e a partecipare alla cerimonia religiosa. Accanto al tempio, all'ingresso, sono stati installati i metal detector e altri sistemi di sicurezza. Nulla è stato lasciato al caso. Subito dopo c'è stato il corteo funebre al cimitero Borisovskye, a mezz'ora di cammino, dove sono stati sepolti i resti di Navalny. Solo parenti, tra cui il padre e la madre, sono stati ammessi al cimitero e la polizia ha permesso ad un gruppo di persone di avvicinarsi alla tomba per appoggiare fiori e dire una breve preghiera. Nelle vicinanze della chiesa e del cimitero sono stati dispiegati mezzi di soccorso, macchine della polizia e personale delle forze dell'ordine che più volte chiedevano ai presenti di esibire la documentazione e i loro effetti personali. In diversi punti del quartiere la telefonia mobile e il servizio internet sono stati interrotti. Non ci sono stati arresti di massa nonostante numerosi partecipanti hanno gridato slogan come "Russia libera", "no alla guerra" e "Putin assassino": la polizia non è intervenuta e non ha accennato a nessun prelevamento. Sono stati invece arrestati Pavel Sichiov, un leader dell'opposizione russa, Boris Nadezhdin mentre tentava di partecipare al funerale del dissidente e Andrei Moriov, leader di un partito liberale. Al funerale erano presenti diversi ambasciatori europei ma anche l'americana Lynn Tracy. La bara è scesa nella tomba al ritmo della musica di "My Way" di Frank Sinatra e di "Terminator-2". Al funerale non hanno partecipato la vedova Julia Navalnaya e i suoi due figli che su Instagram ha scritto "Liosha (diminutivo di Alexei) grazie per 26 anni di assoluta felicità".





E' STRAGE A GAZA TRA I PROFUGHI IN FILA
PER LA DISTRIBUZIONE DI AIUTI ALIMENTARI

OLTRE 100 MORTI, 750 FERITE, ISRAELE NEGA
DI AVER SPARATO. NIENTE TREGUA DA LUNEDI

di Augusto Maccioni
(29-2-2024) Una strage assurda avvenuta mentre tante persone erano in fila durante una distribuzione di aiuti alimentari a Gaza. Ci sono 100 persone uccise (
foto dal web/Social), circa 750 ferite secondo le autorità sanitarie locali. Sembrerebbe che le forze israeliane abbiano aperto il fuoco contro i palestinesi in fila per ricevere cibo dai camion carichi di aiuti. L'esercito israeliano nega e dice che i soldati hanno sparato in area colpi di avvertimento. E' stata la più grande perdita di vite civili da settimane e il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha detto che l'episodio è un "brutto massacro compiuto dall'esercito di occupazione israeliano contro le persone in attesa dei camion degli aiuti alla rotonda di Nabulsi". I feriti sono stati portati in ospedale e le équipe mediche sono in difficoltà per far fronte alla gravità delle ferite, diversi sono stati portati alla struttura sanitaria di al-Shifa che è operativo solo parzialmente. Dalle informazioni israeliane si viene a sapere che alle 4 del mattino, ora locale, 30 camion con aiuti umanitari si stava dirigendo verso i rifugi nel nord di Gaza e mentre avanzavano centinaia di persone hanno circondato i veicoli, poi una fuga e decine di morti e feriti, alcuni dei quali investiti dai camion. Alcune persone avevano aperto il fuoco sui veicoli e li avevano saccheggiati. Diversi camion avanzavano verso le forze israeliane che controllavano l'area. I soldati, minacciati, hanno sparato colpi di avvertimento. Sulla vicenda c'è un'indagine preliminare dell'esercito israeliano perché ci sono state vittime che sarebbero state uccise dalle sue forze durante i movimenti dei camion. Hamas, subito dopo i morti a Gaza, ha detto che le trattative di pace sono in pericolo. Intanto vanno avanti le trattative per una nuova tregua che pare che siano di due settimane dall'inizio del Ramadan. Joe Biden ha anche detto che un cessate il fuoco probabilmente non sarà raggiunto da qui a lunedi.



HA VINTO ALESSANDRA TODDE, E' IL
NUOVO PRESIDENTE DELLA SARDEGNA

IL VOTO DISGIUNTO CONDANNA TRUZZU
E NON AVVANTAGGIA SORU

di Augusto Maccioni
(27-2-2024) La vittoria del Centrodestra era sicura tanto che si poteva fare qualche concessione per dare un segnale forte alla premier Giorgia Meloni che aveva indicato, tra polemiche e mal di pancia, Paolo Truzzu, meloniano doc, come candidato governatore della Sardegna al posto dell'uscente Christian Solinas che in un primo momento doveva, secondo la Lega e il Psd'Az, candidarsi per il secondo mandato. Il "giochetto" era nel voto disgiunto che, se c'è stato, non ha avvantaggiato di certo Renato Soru ma la stessa Alessandra Todde (
foto dal web/Social), la signora pentastellata del Campo Largo a guida M5S-Pd, ed è forse il primo problema serio del Centrodestra che ha fatto autogol pensando poi di recuperare nell'arco della lunga giornata dello spoglio. Cosa che non è avvenuto. Soru pensava di raggiungere, come recitavano i sondaggi, non ultimo quello di Dagospia, l'11,2%, un buon piazzamento per sedere in Consiglio regionale, invece la sua "Coalizione sarda" ha deluso, raggiungendo l'8%, e forse perché l'ex presidente sardo si aspettava i voti disgiunti degli "amici" del Centrodestra. Si fanno naturalmente ipotesi, ma c'è qualcuno che mette nero su bianco questo autogol, abbastanza rischioso e che alla fine ha consegnato la poltrona di Villa Devoto alla candidata grillina. Per confermare questa "partita rischiosa" c'è il dato del Centrodestra che resta maggioranza col 49 per cento dei voti, circa il sei per cento in più del candidato Truzzu, tenendo conto che Todde ha vinto col 45,4% contro i 45 di Truzzu. In pratica l'attuale sindaco di Cagliari è stato bocciato proprio nella sua città, ed è sorprendente perché doveva prendere voti in scioltezza e invece è stata Alessandra Todde a fare il pieno isolando il primo cittadino, E' stata una partita persa strategicamente, non si sono fatti bene i calcoli e alla fine questo autogol non ha pagato e la lista Soru, che in un primo momento doveva consegnare una facile vittoria al Centrodestra, ha consentito la sfida all'ultimo voto con la vittoria per un soffio della candidata grillina. La vicenda delle elezioni in Sardegna non ha solo una valenza nell'isola ma ha avuto una vasta eco a livello nazionale, soprattutto perché a scendere a Cagliari, prima ancora che i dati dessero la vittoria ad Alessandra Todde, sono stati i leader dei grillini Giuseppe Conte e del Pd Elly Schlein che erano "sicuri" della vittoria (altrimenti restavano a Roma). E se Conte e Schlein, con Todde, festeggiano dall'altra sponda musi lunghi e qualche litigio anche se Meloni-Salvini-Tajani parlano che nulla cambierà nella politica nazionale e che la "questione Sardegna" è un incidente di percorso e che la sconfitta sarà analizzata per non commettere errori nelle altre elezioni. Per il Pd e M5S è l'inizio del Big Bang per la maggioranza di governo e che la mappa politica si farà più chiara con le prossime elezioni regionali e europee, una cosa è certa: il voto in Sardegna deve fare riflettere e deve dare altre manovre e strategie al Centrodestra al fine di trovare un assetto diverso per non cadere nuovamente negli errori che hanno alla fine consegnato la Sardegna alla coalizione Pd-M5s.



SARDEGNA AL VOTO, ALESSANDRA TODDE VERSO LA VITTORIA SU PAOLO TRUZZU
ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE A CAGLIARI PER PARTECIPARE ALLA FESTA


di Augusto Maccioni
(26-2-2024) E' l'ultima curva prima del traguardo finale, per il momento mancano forse 100 sezioni e il risultato provvisorio è un testa a testa tra Paolo Truzzu del Centrodestra e Alessadra Todde del centrosinistra
(foto dal web/Social) a guida Pd-M5S. Entrambi i candidati si contendono la vittoria e uno dei due sarà il governatore della Sardegna al posto dell'uscente Christian Solinas che non si è candidato neanche come consigliere regionale. Per tutto il giorno è stata una corsa estenuante, nessuno dei due candidati staccava l'altro, spesso erano appaiati. Poco prima delle 19 Truzzu era in vantaggio sulla Todde, passano i minuti e c'è il sorpasso. Come una partita ai rigori, e l'ansia cresceva a ogni sezione scrutinata. E' presto per fare le valutazioni, per il momento bisogna affidarsi ai numeri che dicono che Alessandra Todde è in vantaggio per un soffio su Paolo Truzzu (45,40% su 45% alle 23,19 con 1.718 sezioni scrutinate su 1.844), oltre 3mila schede che premiano la pentastellata. E se il risultato sarà confermato Alessandra Todde sarà eletta governatrice della regione Sardegna, una vittoria non certo schiacciante ma che ha un grande significato per la Sardegna e per i riflessi che si porranno nella politica nazionale. E a dimostrarlo sono scesi in Sardegna Giuseppe Conte e Elly Schlein per sostenere la candidata e per fare festa. Problemi invece per il Centrodestra dove il candidato Truzzu non è stato all'altezza, prendendo alla fine meno voti della sua coalizione e andando sotto proprio nella città di Cagliari, dove è sindaco. A conti fatti mancano all'appello oltre il 4 per cento, dovuto soprattutto al voto disgiunto e questo la dice lunga sulla sua candidatura che ha creato da subito scontri tra Lega-Psd'Az e FdI. Sul banco degli imputati c'è Giorgia Meloni che ha indicato con forza Truzzu, meloniano doc, contro altre indicazioni della Lega-Psd'Az che sostenevano il secondo mandato di Christian Solinas. Di sicuro a Cagliari il sindaco non è stato sostenuto a dovere, anche se il divario minimo tra Todde e Truzzu farà riflettere e pongono valutazioni che saranno analizzate in un clima sereno. E a tarda sera arriva la notizia che il deputato di Fratelli d'Italia Gianni Lampis ha chiesto il riconteggio dei voti in Corte d'Appello in alcuni comuni. C'è aria di sconfitta per un soffio, mentre tutto procede, con molto ritardo, per chiudere lo spoglio. Quando ancora mancano da scrutinare 130 sezioni, FdI è il primo partito al 14%, segue il Pd con il 13,9%, il M5S con il 7,8%, FI col 6,5% e Lega con il 3,8%. Alle 23,05 (1676 sez su 1844) Todde è al 45,3% e Truzzu al 45%. La lista della Coalizione sarda di Renato Soru non supererà la soglia del 10% (è sempre all'8%) e l'ex presidente sardo alle 20,50 prende coraggio e fa gli auguri ad Alessandra Todde. Soru è comunque deluso dai dati che lui pensava diversi. La notte sarà sicuramente lunga per la vincitrice?


ULTIMATUM ALLA MADRE DI NAVALNY
PER DARE L'OK AL FUNERALE SEGRETO
SENZA FAMILIARI E AMICI


di Augusto Maccioni
(23-2-2024) La tomba di Alexei Navalny non deve rappresentare il centro di una massiccia manifestazione contro il regime di Putin e per questo motivo la sepoltura dell'oppositore russo deve avvenire in segreto, senza sapere il luogo, la data e altre informazioni. La madre del dissidente, Liudmila Navalnaya, che ha visto il corpo del figlio sei giorni dopo la sua morte, deve accettare le direttive volute dal Cremlino altrimenti i resti di Navalny verranno sepolti all'interno della prigione artica, nella parte nordoccidentale della Siberia, in maniera anonima. La madre di Navalny non ha voluto negoziare e ha chiesto la restituzione del corpo per una degna sepoltura. C'è adesso l'ultimatum del Cremlino: o si accetta un funerale segreto o viene sepolto nel carcere dove era stato ultimamente trasferito poco prima di morire venerdi scorso all'età di 47 anni. La madre dell'attivista pretende un addio pubblico e gli investigatori russi le hanno concesso tre ore per decidere, un dilemma atroce, una condizione disumana per riavere la salma del proprio figlio. L'avvocato del dissidente chiede il "rispetto della legge che obbliga gli investigatori a consegnare la salma entro tre giorni dal momento in cui viene accertata la causa della morte". Per questo motivo Liudmila Navalnaya, tramite i suoi legali, ha richiesto l'apertura di un procedimento penale contro gli inquirenti che non hanno consegnato il corpo di Alexei. Secondo la documentazione medica, firmata dalla madre del dissidente, i termini per consegnare il corpo "scadono domani" 24 febbraio, poi però c'è l'ultimatum degli investigatori e a questo punto Navalnaya dovrà decidersi perché il regime di Putin "vuole seppellirlo in segreto, senza dare la possibilità di dirgli addio" in uno sperduto luogo del carcere artico. Diversi personaggi si sono uniti alla madre di Navalny chiedendo, per il figlio, una degna sepoltura "secondo le consuetudini"(
foto dal web/Social). Oltre 1.750 preti e credenti hanno chiesto al Cremlino "misericordia e compassione". Lo scienziato Ilia Kolmanovski da Londra è il più duro di tutti: "Putin ha ucciso Navalny e ora si prende gioco di sua madre e di tutti noi minacciando di distruggere il suo corpo. Questo Stato non ha paura di nulla. Sono sadici e agiscono a sangue freddo".




BIDEN HA INCONTRATO LA VEDOVA
E LA FIGLIA DI NAVALNY, ATTRIBUENDO
LA MORTE DEL DISSIDENTE A PUTIN
LA MADRE DI ALEKSEJ IN UN
VIDEO DENUNCIA: VOGLIONO
SEPPELLIRE MIO FIGLIO IN
SEGRETO E MI MINACCIANO

di Augusto Maccioni
(22-2-2024) Il corpo di Aleksej Navalny è stato visto dalla madre dopo sei giorni dalla morte, ma le autorità russe "la stanno ricattando" dettando le condizioni per la sua sepoltura. Secondo gli inquirenti russi il funerale dovrà essere celebrato in forma privata e tutto il resto dovrà essere top segret e la madre non dovrà rivelare dove, quando e come sarà seppellito il figlio. Tutto questo senza poterlo salutare per l'ultima volta. La madre ha visionato i documenti medici della morte di Navalny, sui quali è scritto che l'oppositore di Putin è morto per cause naturali. Come si sa Aleksej Navalny è morto il 16 febbraio nel carcere duro della prigione artica, nel distretto autonomo di Yamalo-Nenetski, nella parte nordoccidentale della Siberia dove si registrano temperature di diverse decine di gradi sotto zero. Diverse le informazioni sulla sua morte, dall'ipotesi di un nuovo avvelenamento con il Novichok a quella di un pugno sul cuore dopo "una passeggiata" a meno 27 gradi. La mamma di Navalny ha raccontato in un video di aver visto Aleksei, segretamente nell'obitorio. Ha firmato il certificato di morte ma non ha potuto ritirare la salma, perché le autorità russe vogliono seguire procedure particolari, ma soprattutto vogliono evitare una cerimonia pubblica e la sepoltura sotto i riflettori per non amplificare il dissenso. La madre deve accettare le condizioni del regime altrimenti i giudici russi agiranno diversamente, ma non si capisce cosa potranno ancora fare al cadavere. Intanto la vedova e la figlia di Navalny sono a San Francisco e hanno incontrato Joe Biden (
foto dal web/Social), il quale ha già attribuito la morte del dissidente a Putin e ha anche detto: "che ha espresso lo straordinario coraggio di Aleksey Navalny per la sua eredità nella lotta contro la corruzione e per una Russia libera e democratica in cui lo stato di diritto si applica equamente a tutti". Il presidente americano ha deciso che gli Stati Uniti imporranno "centinaia" di sanzioni contro la Russia venerdi e colpiranno anche i responsabili della morte di Navalny e la "macchina da guerra di Putin" e colmerà le lacune nelle sanzioni esistenti.




GIORGIA MELONI, MATTEO SALVINI E ANTONIO
TAJANI IN SARDEGNA PER SOSTENERE IL
CANDIDATO DEL CENTRODESTRA PAOLO TRUZZU

CONTE-SCHLEIN: "CON TODDE I
SARDI SI RIPRENDONO IL FUTURO"

SORU: "L'ALTERNATIVA
ALLA DESTRA SIAMO NOI"


di Augusto Maccioni
(21-2-2023) Il Centrodestra cala il tridente in difesa del suo candidato governatore Paolo Truzzu. La premier Giorgia Meloni arriva in Sardegna con Matteo Salvini e Antonio Tajani (
foto dal web/Social) e parte all'attacco per vincere la partita, che potrebbe essere imprevedibile e, secondo la convinzione degli esponenti della coalizione, la vittoria potrebbe essere sicura, anche se gira un sondaggio in cui si parla di un testa a testa tra Truzzu e Todde. Giorgia Meloni non è sola a sostenere il candidato Truzzu e per dare una parvenza di collegialità sulla scelta si è presentata con gli altri due leader per cementificare l'accordo e per dare forza e consistenza alla campagna elettorale che durerà ancora, sottotraccia, anche se la grande adunanza alla Fiera è stata organizzata per chiudere la campagna elettorale della coalizione. La premier non può permettersi passi falsi perché è stata lei ad aver imposto il candidato Truzzu, sindaco di Cagliari, dopo un lungo braccio di ferro con la Lega che ha sostenuto fino alla fine il governatore uscente Christian Solinas che ha una buona base all'interno del Psd'Az, partito che ha il dente avvelenato in queste elezioni. Per questo motivo il clima tra FdI e Lega non è idilliaco ma si va avanti deponendo le armi per riprenderle se le cose dovessero andare male. Da questo punto di vista, quindi, Giorgia Meloni ha molto da perdere per questo primo test elettorale del 2024 sperando che le cose vadano per il verso giusto in Sardegna, perché altrimenti salirebbe, inevitabilmente, sul banco degli imputati. Stesso discorso vale per Elly Schlein che ha scelto l'intesa col M5S con la candidatura della pentastellata Alessadra Todde, vietando le primarie che il Pd sardo pretendeva e con le accese polemiche di Renato Soru, che avrebbe preteso una candidatura Pd all'interno delle primarie, che ha sbattuto la porta creando "Progetto Sardegna", una coalizione composta da cinque liste e che potrebbe dare grandi problemi alla coalizione del Campo Largo, perché pescherebbe parecchi voti da quella formazione. Ecco perché Alessandra Todde, che guida la coalizione Pd-M5S, è furente contro Soru accusandolo di tirare la vittoria del Centrodestra, Soru invece "è il rompiscatole" e sa cosa vogliono da lui, presidente di Regione dal 2004 al 2009, fondatore di Tiscali, ma non si dimette e ci mette la faccia e dice a chiare lettere:"L'alternativa alla destra siamo noi" convinto che parte del pd è dalla sua parte. Gioca facile Conte, il leader M5S, che ha due opzioni per non perdere la faccia: se Todde dovesse perdere le colpe saranno della spaccatura all'interno dei dem e al mancato loro sostegno. Se invece, a sorpresa, dovesse vincere se ne prenderà il merito avendo imposto lui la candidata all'alleato.



SARDEGNA, TUTTI I LEADER NELL'ISOLA PER
LA CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

SFIDA APERTA TODDE-TRUZZU,
CENTROSINISTRA CHIUDE SENZA BIG
OGGI E' IL GIORNO DI
MELONI-SALVINI-TAJANI

di Augusto Maccioni
(20-2-2024) Centrodestra compatto alla Fiera di Cagliari, dalle 16 alle 18, con la partecipazione della premier Giorgia Meloni (FdI), Matteo Salvini (Lega) e Antonio Tajani (
foto dal web/Social) che chiuderanno la campagna elettorale della coalizione in vista delle elezioni in Sardegna del 25 febbraio. Anche il segretario Pd Schlein nell'isola per sostenere la candidata Alessandra Todde. Per il Centrodestra chiuso il lungo braccio di ferro per le note vicende che hanno preferito candidato governatore Paolo Truzzu, meloniano doc, a Christian Solinas, appoggiato per il secondo mandato dalla Lega di Salvini e dal Psd'Az, i tre leader si ritroveranno sul palco insieme per la volata finale alla coalizione e all'attuale sindaco di Cagliari. Tutti contenti, per adesso, per poi dividersi nuovamente nel caso le elezioni dovessero andare male, situazione che non dovrebbe verificarsi visti gli ultimi sondaggi che danno diverse progressioni aperte con il Campo largo a guida Pd-M5S che appoggerà la pentastellata Alessandra Todde, visto che ci sarebbero ancora un 25% di elettori che sarebbero indecisi. Su questo "campo" si dovrebbe decidere la vittoria, perché gli indecisi dovrebbero essere coccolati e seguiti fino all'ultimo minuto per avere la certezza di chiudere la partita. E a questo "voto utile" bisogna far riferimento per vincere le elezioni se però i giallorossi non dovessere fare breccia sul grande bacino astenuti-indecisi, allora la partita sarà in discesa per Truzzu. Un altro aspetto da considerare è l'entrata in campo di Renato Soru che si stacca dal Pd e corre con una sua coalizione composta da cinque liste. Il suo è "Progetto Sardegna" e pesca più sul Pd che sul Centrodestra e la sua entrata in campo sicuramente creerà molti problemi al Campo Largo. Quarta candidata governatore è Lucia Chessa, leader della lista Sardegna R-esiste. Stando ai sondaggi la sua corsa non dovrebbe impensierire il Centrodestra e il Campo Largo. Chessa è leader dei Rossomori, un partito autonomista e indipendentista che riunisce anime sardiste e indipendentiste. Nella sua campagna elettorale nessun big ma incontri nei territori e nelle piazze. Il conto alla rovescia è iniziato e l'appuntamento di domenica non dovrebbe riservare grandi sorprese e la coalizione del Centrodestra può continuare senza grossi problemi anche a livello nazionale, un test importante in vista anche per le elezioni europee. Se invece il Campo Largo dovesse avere la meglio le cose potrebbero iniziare a scricchiolare a livello nazionale per Meloni-Salvini-Tajani, ma soprattutto inizieranno le polemiche per la forzatura del candidato meloniano Truzzu in una lotta tutta isolana, per non dire cagliaritana, col Psd'Az-Lega che sicuramente non staranno a guardare.



LA SARDEGNA AL VOTO IL 25 FEBBRAIO CON
QUATTRO CANDIDATI GOVERNATORI E 25 LISTE

TRUZZU - TODDE ALL'ULTIMO VOTO, SARA'
DECISIVO IL RISULTATO DEL CANDIDATO SORU


di Augusto Maccioni
(19-2-2024) Meno di una settimana per sapere chi sarà il nuovo governatore sardo al posto di Christian Solinas che non è stato riproposto dalla coalizione del Centrodestra a guida Fdi. Sono quattro i candidati presidenti e venticinque liste per una corsa difficile per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna, un test regionale, sulla carta, ma molto importante per i rapporti dei partiti a livello nazionale e soprattutto da valutare in chiave delle prossime elezioni europee. In corsa Alessandra Todde per il Campo Largo a guida Pd-M5S, Paolo Truzzu per il Centrodestra, Renato Soru per la coalizione Sardegna (Soru-Todde-Truzzu
foto dal web/Social) e infine Lucia Chessa per Sardegna R-esiste. Per il Centrodestra c'è la blindatura di Fratelli d'Italia che ha imposto il candidato Truzzu, attuale sindaco di Cagliari, al posto di Solinas, espressione Lega-Psd'Az, che non sarà neanche candidato consigliere e ha annunciato di non voler competere per le prossime elezioni europee. Musi duri, tra polemiche, schermaglie e contrapposizioni, per indicare il candidato governatore che la Lega-Psd'Az avrebbero preferito la conferma di Solinas e che FdI di Giorgia Meloni ha indicato il sindaco Truzzu, meloniano doc, e sarà lui a correre come candidato presidente del Centrodestra dopo un tira e molla estenuante soprattutto con il leader della Lega Salvini. Trovata la quadra il Centrodestra correrà unito e gli strascichi delle polemiche di questa operazione si vedranno comunque alla fine perché sia la Lega che il Psd'Az non hanno gradito la forzatura di un candidato diverso da quello da loro indicato. A naso il Centrodestra dovrebbe superare la coalizione del Campo Largo Pd-M5S. Negli ultimi giorni la Sardegna è stata la meta di ministri, segretari e parlamentari a sostegno dei candidati governatori. L'instancabile Salvini ha percorso in lungo e largo l'isola in una campagna elettorale decisiva, soprattutto per il suo partito, e per lui è già un record perché è la quarta volta che gira per le città e per i paesi. Mercoledi 21 febbraio alle ore 16 a Cagliari, alla Fiera Campionaria, la premier Giorgia Meloni con Tajani e Salvini chiuderanno la campagna elettorale del Centrodestra. In questi giorni l'arrivo del duo Giuseppe Conte-Elly Schlein per rilanciare la candidatura di Alessandra Todde leader dell'alleanza di centrosinistra a guida Pd-M5S. Percorsi separati per i due leader e chiusura della campagna elettorale "tutta sarda", senza cioè né Conte e né Schlein perché così ha deciso Todde. Ultimi giorni di campagna elettorale anche per Renato Soru che chiuderà tra Oristano e il suo paese di nascita Sanluri. Per Lucia Chessa, altra candidata governatore, tappe di chiusura a Tortolì e a Sassari. Diversi i sondaggi con Truzzu al primo posto ma ce ne sono altri in evoluzione che danno il candidato del Centrodestra e quello del Campo Largo a guida Pd-M5S con uno scarto di 3-4 punti e la partita sarebbe comunque aperta perché ci sarebbero almeno 25% di elettori che sono indecisi. Attenzione però all'affluenza che sarà, come al solito molto bassa e questa evenienza potrebbe favorire Alessandra Todde ma potrebbe anche confermare la solidità di Truzzu che sarà destinato a diventare il prossimo presidente della Sardegna. Attenzione, però, al voto disgiunto: voto al candidato consigliere di una coalizione e voto al candidato presidente di un'altra coalizione, un giochino che non favorirebbe Truzzu che non è molto gradido alla Lega e al Psd'Az.



E' MORTO IN PRIGIONE ALEXEI
NAVALNY, IL DISSIDENTE DI CUI
IL CREMLINO AVEVA PIU' PAURA

di Augusto Maccioni
(16-2-2024) Ancora una morte inspiegabile, più dubbi che certezze, una notizia sconvolgente che riguarda il decesso di Alexey Navalny, il più noto dissidente e leader dell'opposizione russa, aveva 47 anni. A comunicarlo è stato il servizio penitenziario federale del distretto autonomo di Yamal-Nenets, appena un mese prima delle elezioni presidenziali alle quali il presidente Vladimir Putin si presenterà, unico e incontrastato candidato, senza opposizione. La narrazione ufficiale dice che il noto dissidente, che stava scontando una pena detentiva di 19 anni, si è sentito male dopo una passeggiata e quasi subito dopo ha perso conoscenza. In un comunicato è emerso che "sono state eseguite tutte le misure di rianimazione necessarie, ma non hanno dato risultati positivi. I medici del pronto soccorso hanno confermato la morte del condannato. Le cause della morte sono in fase di accertamento". Secondo il canale telegram russo 112, molto vicino alle forze di sicuressa, ha informato che Navalny è morto in seguito a un'embolia. Mosca ha fatto sapere, come è ovvio e da abitudine, che una commissione farà "chiarezza" sulla morte del dissidente anti Putin più famoso al mondo, ma si sa per certo che sarà molto difficile aspettarsi la verità sul decesso anche se i segnali portano verso un regime che non vuole dissidenti ingombranti. Navalny, alle sbarre dal gennaio 2021, ha compiuto una vera e propria campagna investigativa per scoprire la corruzione dell'era Putin. Per quasi un mese il dissidente era completamente scomparso, poi però si è avuto notizia a fine dicembre che era stato trasferito in una prigione artica, nel distretto autonomo di Yamalo-Nenetski, nella parte nordoccidentale della Siberia dove si registrano temperature di diverse decine di gradi sotto zero. Quella prigione, conosciuta come la Colonia dei Lupi Polari, è considerata una delle più dure della Russia. In una settimana il dissidente era finito in una cella di punizione per la 27esima volta con procedure in netta violazione di qualunque standard e senza il rispetto di convenzioni sui diritti civili. Due anni fa Navalny fu avvelenato, con l'agente chimico Novichok, mentre era su un volo in Siberia. Il noto dissidente era apparso il giorno prima della sua morte davanti al giudice. Le sue ultime immagini da vivo dicono che era in salute, scherzava e sorrideva davanti al magistrato. Immagini di Navalny (
foto dal web/Social) che guarda attraverso una finestra con le sbarre: ha scherzato col giudice al quale ha fatto battute anche sul suo stipendio. L'udienza era stata convocata dopo una discussione con un funzionario della prigione in merito alla tentata confisca della penna di Navalny. Da quando Putin è salito al potere in Russia nel 2000 l'elenco degli oppositori del regime caduti in disgrazia o morti si è ampliato. Il leader del Cremlino non perdona e non vuole oppositori e nel tempo ha accumulato un lungo elenco di nemici, tra politici e giornalisti, che sono finiti morti in circostanze complicate. Navalny è l'ultimo della lista. Tra le persone più critiche da ricordare Boris Berezovsky, il quale è stato trovato morto nella sua casa nel Surrey nel 2013 appena fuori Londra; Valentin Tsvetkov, governatore di Magadan nell'Estremo Oriente russo, è stato ucciso nell'ottobre 2002 dopo essere stato colpito da un colpo di pistola a Mosca e la polizia aveva attribuito l'omicidio alla mafia; Stanislav Markelov, avvocato per i diritti umani, e Anna Politkovskaya, giornalista della "Novaya Gazeta", uccisi: le autorità russe hanno individuato i colpevoli e sono stati condannati a morte; Vladimir Golovlev, deputato della Duma, fu assassanato nel 2002 in una strada a Mosca perché intendeva porre fine al regime "totalitario" del Cremlino. Ci sono anche i casi di Natalia Estemirova, Aleksandr Litvinenko, Sergei Yushenkov, Paolo Klebnikov per non parlare poi di Evgeny Prigozhin, quest'ultimo conosciuto come lo chef di Putin e "eroe" del gruppo Wagner, morto lo scorso agosto quando l'aereo privato su cui viaggiava si è schiantato in Russia. Sulla morte di Navalny ha preso posizione l'Unione Europea che ha ritenuto le autorità russe responsabili della sua morte: "L'UE considera il regime russo l'unico responsabile di questa tragica morte".


GUERRA IN MEDIO ORIENTE, DA DUE
SETTIMANE NON SI HANNO NOTIZIE DI
YAHYA SINWAR, IL CAPO DI HAMAS

E' INIZIATA L'EVACUAZIONE
DELL'OSPEDALE DI GAZA

SCONTRO TRA L'AMBASCIATA
ISRAELIANA E IL VATICANO


di Augusto Maccioni
(14-2-2024) Tutti adesso puntano a fermare la guerra in Medio Oriente e sono gli Stati Uniti a dare il segnale più chiaro e netto per trovare una soluzione e arrivare a una tregua tra Israele e Hamas con la liberazione degli ostaggi ancora in mano al gruppo terroristico. Gli incontri si intensificano ma non c'è ancora accordo anche perché Hamas sarebbe disponibile a trattare con l'uscita dal carcere israeliano di 1.500 palestinesi, molti dei quali condannati a più ergastoli. Non tutto è però perduto anche se c'è parecchio nervosismo, e paura, in un contesto di guerra che tutti vorrebbero trattare ma che nessuno vorrebbe mettere la parola fine. A chiedere a chiare lettere la pace ci sta provando anche il Vaticano che ha fatto sapere attraverso il cardinale Pietro Parolin, che la risposta d'Israele al massacro del 7 ottobre è "sproporzionata" con 30mila morti sul campo, una frase che è stata definita dall'ambasciata israeliana "deplorevole" con la nota: “Non è sufficiente condannare il massacro genocida del 7 ottobre e poi puntare il dito contro Israele riferendosi al suo diritto all'esistenza e all'autodifesa solo come un semplice atto dovuto e non considerare il quadro generale”. Da due settimane non si hanno notizie del capo di Hamas, Yahya Sinwar, il ricercato n.1 di Israele, che diversi analisti dicono che sia stato ucciso da un raid aereo israeliano o che sia morto subito dopo essere stato intrappolato in un tunnel nell'area di Khan Yunis. Gli 007 egiziani dicono che non hanno sue notizie da oltre 10 giorni. Oltre Sinwar ci sono altri capi di Hamas ancora liberi e i vertici militari israeliani sono certi che si trovano a Rafah, dove è pronta l'offensiva in una zona molto abitata da oltre un milione di persone. L'appello dell'Onu è chiaro: fermate la guerra a Rafah. La città si trova nell'estremità meridionale della Striscia di Gaza e una eventuale invasione di terra nel territorio sarebbe "terrificante" perché i civili palestinesi, scappati da Gaza, sarebbero in trappola perché non saprebbero più dove andare. L'offensiva su Rafah "sarebbe una carneficina". Il presidente statunitense Joe Biden ha parlato direttamente con Netanyahu chiedendogli di desistere da un'invasione di terra e Josep Borrel, l'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Unione europea, ha parlato di una "indicibile catastrofe umanitaria" che peggiorerebbe le tensioni con l'Egitto. Intanto l'esercito israeliano ha iniziato questo mercoledi l'evacuazione di Al Naser, il principale ospedale operativo di Gaza, nella città di Khan Youis. La tv ha trasmesso le immagini di centinaia di persone che abbandonavano il loro rifugio all'interno dell'ospedale. Non sono stati evacuati pazienti e personale medico. Questa decisione è stata necessaria perché l'esercito israeliano ritiene che all'interno dei centri medici si nascondano accessi della rete sotterranea di tunnel utilizzata dai militanti di Hamas. Gli israeliani sperano di trovare alcuni dei 134 ostaggi che sarebbero ancora a Gaza.



USA, ISRAELE, EGITTO E QATAR STANNO
LAVORANDO AD UNA TREGUA

DI ALMENO SEI SETTIMANE E PER LA
LIBERAZIONE DI TUTTI GLI OSTAGGI


di Augusto Maccioni
(13-2-2024) Si torna a trattare e gli Usa stanno lavorando a una tregua tra Hamas e Israele di almeno sei settimane. Non sarà facile trovare l'accordo perché sia Israele che Hamas hanno vedute diverse sulla questione. In campo sono entrati di prepotenza il direttore della Cia (Central Intelligence Agency) degli Stati Uniti William Burns e il suo omologo israeliano David Barnea, capo del Mossad ma a trattare la nuova tregua ci sono anche il leader dell'intelligence egiziana Abas Kamal e il primo ministro del Qatar, paese arabo che ha un ruolo di primissimo piano come mediatore con Hamas. Il presidente americano Joe Biden ha dato carta bianca al direttore della Cia con l'obiettivo di negoziare un accordo per la tregua e per la liberazione delle persone che ancora restano sequestrate dopo l'attacco del 7 ottobre dello scorso anno sul suolo israeliano. Burns e Barnea si sono già incontrati il mese scorso a Parigi concordando un cessate il fuoco di sei settimane e lo scambio di ostaggi con prigionieri palestinesi nelle mani di Israele, accordo che è stato bocciato da Hamas che ha invece proposto un piano in tre fasi di un mese e mezzo ciascuna che si concluderà con la fine della guerra, c'è poi la liberazione di ostaggi e prigionieri ma anche il ritiro totale delle forze israeliane da Gaza e l'inizio della sua ricostruzione. Questo "quadro" molto articolato proposto da Hamas non ha fatto certo felice il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che ha tirato dritto e ha replicato alla sua maniera, cioè continuando a bombardare Gaza (
foto dal web/Social) e altre zone che prima erano sicure e che adesso non lo sono più perché la guerra sta coinvolgendo una vasta zona dove si presume ci siano ancora i miliziani di Hamas. Non solo il primo ministro israeliano non è d'accordo sulla proposta di Hamas ma ha lanciato una poderosa offensiva su Rafah, a meridione di Gaza, dove molti palestinesi sono fuggiti e dove proprio lì si sono concentrati, in un'area dove si trovano più di un milione di palestinesi. A Rafah gli israeliani sono riusciti a liberare due ostaggi israelo-argentini nel corso di un'operazione complessa anche se, ancora a caccia dei responsabili del 7 ottobre scorso, hanno provocato un centinaio di morti. Si viaggia sempre alla ricerca della tregua, una pausa della guerra che potrebbe consentire il ristoro più o meno prolungato della popolazione di Gaza, ormai stremata, ma anche per consentire il rilascio degli ostaggi e nel contempo la liberazione dei palestinesi ancora nelle carceri israeliane oltre alla libera circolazione degli aiuti umanitari sulla Striscia. Il tempo stringe e gli Stati Uniti chiedono garanzie di sicurezza per i civili e ritengono che le forze israeliane stiano compiendo in maniera sproporzionata l'offensiva su Gaza. L'obiettivo è trovare l'accordo per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi, l'impegno delle parti è massimo e in questo senso si sta lavorando per portare su Gaza un immediato periodo di calma che gli Stati Uniti, al momento, propongono di almeno sei settimane con la prospettiva che questo periodo potrebbe portare a "qualcosa di più duraturo" come sostiene il presidente americano.



SANREMO 2024, ANGELINA MANGO BATTE
GEOLIER E CONQUISTA IL FESTIVAL

AMADEUS HA CHIUSO, CHI
PRENDERA' IN MANO LA KERMESSE?


di Augusto Maccioni
(11-2-2024) Si chiude Sanremo 2024 dei record, quello dei dieci milioni di spettatori, undici, sedici, numeri straordinari che fanno dire che il Festival non è in declino come vorrebbero molti che hanno picconato l'evento sui social. E' vivo per l'ascolto e per l'interesse che ha suscitato tra polemiche e delusioni di una manifestazione che, tutti dicono, è lo specchio dell'Italia che si innamora, ha paura e tira dritto. Il sipario si chiude con una vincitrice donna, come doveva essere, perché tutti avevano la lista delle preferite. Ha vinto con merito Angelina Mango (
foto dal web/Social) su Geolier, secondo classificato, e il brano rivaluta la "noia" come mezzo e spunto per rinascere e per riscattarsi. E' il brano tra i più ascoltati in radio di una giovane artista che in questa 74esima edizione è riuscita a trasmettere emozioni e una gioia fisica che si tocca a pelle. Per l'entusiasmo Angelina cade sul palco, chiede scusa, ma la voce durante l'esibizione è toccante e straordinaria. Subito dopo l'elezione ringrazia tra lo stupore delle mani unite, poi santella e dice "Siete pazzi", una vittoria che non credeva, perché lei è umile, ma è un'artista di razza che pur sentendosi piccola adesso viaggia tra i giganti della canzone italiana. Angelina Mango batte anche Annalisa, la favorita della vigilia, che ha trascinato il popolo napoletano al televoto ed è arrivata ad un passo dalla vittoria. E a proposito del televoto viene fuori la solita polemica che il regolamento non ha ancora messo a punto, cioè conta più il voto del pubblico votante o i voti della sala stampa o degli esperti? Se si guarda al televoto il 60% delle preferenze è andato a Geolier e Angelina si è fermata al 16% la quale però ha fatto più strada grazie al ruolo della stampa e soprattutto degli esperti, il cui peso è maggiore rispetto a tutte le altre. Il regolamento è chiaro, ma non sarebbe giusto, e questo fatto, il divario enorme in termini percentuali, ha scatenato, ovviamente, una polemica che non sarà facile sedare perché la circostanza fa pensare a una kermesse falsata. Polemiche portate avanti anche dai fan degli altri cantanti che si sentono presi in giro dalle percentuali che sono stati resi pubblici. A parte le polemiche, che fanno riflettere per eventuali modifiche del regolamento, c'è attesa adesso a Lagonegro dove l'aspetta la famiglia e in modo particolare il padre Pino il primo fan della giovane artista. Il paese vive grandi emozioni e non vede l'ora di abbracciare la "piccola" Angelina e il sindaco è pronto a consegnarle le chiavi della città, cinquemila abitanti nel sud della Basilicata a pochi chilometri da Maratea dove la cantante è nata nel 2001. Ecco la classifica finale dei primi dieci posti di questo Sanremo: 1) Angelina Mango, 2) Geolier, 3) Ghali, 4) Ghali, 5) Irama, 6) Mahmood, 7) Loredana Berté, 8)Il Volo, 9) Alessandra Amoroso e 10) Alfa. Al 6° posto, quindi, il sardo Mahmood con la canzone "Com'è profondo il mare" di Lucio Dalla e durante la serata delle cover la sua esibizione è stata interpretata insieme al gruppo sardo Tenores di Bitti, una scelta in omaggio alla Sardegna e alla famiglia del cantante nonostante lui sia nato e cresciuto a Milano. Molto apprezzato è stato il gruppo sardo a tenore nato nel 1974 nel paese nuorese di Bitti, composto da Andrea Sella, Mario Pira, Pier Luigi Giorno e Dino Ruiu, una esibizione che è stata gradita e molto applaudita. Chiude il Festival e chiude anche Amadeus che non farà più Sanremo, adesso tocca ad altri presentatori. "Sento che mi devo realmente fermare, ha detto, voglio pensare ad altre idee, altre sfide, altre scommesse come ho sempre fatto". Da domani, insomma, caccia al nuovo presentatore per Sanremo 2025 (Fiorello, Cortellesi, Mara Venier?)


IL CANCRO DEL RE CARLO III, I DUBBI E GLI SCENARI POSSIBILI DELLA MONARCHIA

di Augusto Maccioni
(6-2-2024) Il sovrano britannico Carlo III (
foto dal web/Social) è malato di cancro, l'annuncio di Buckingham Palace ha messo sotto choc il Regno Unito e ha fatto pensare subito alla sua abdicazione. La scoperta è avvenuto, dicono i media, grazie al recente intervento ospedaliero del re per un ingrossamento benigno della prostata e i successivi accertamenti diagnostici hanno individuato una forma di cancro. Questa notizia è stata divulgata dallo stesso sovrano per sensibilizzare l'opinione pubblica al problema e ad avere un rapporto stretto con la prevenzione ed "evitare speculazioni", anche se i medici avrebbero consigliato di "rinviare i suoi interventi al pubblico". Il re, dicono le fonti, è in buona salute e spera di tornare pienamente alle sue funzioni pubbliche il prima possibile. L'annuncio della malattia arriva nove mesi dopo la sua incoronazione e pone diversi interrogativi: chi si prenderà cura dell'agenda pubblica? Quanto durerà il trattamento di Carlo III? Da quello che si sa il sovrano continuerà a incontrare ogni settimana il primo ministro Rishi Sunak o forse questi incontri saranno più limitati e continuerà, ma questo è un altro interrogativo, a firmare documenti come capo dello Stato. A questo punto i riflettori sono puntati sulla regina Camilla, che si occuperà dell'agenda pubblica, e il principe William riprenderà alcuni impegni reali ma anche alle incombenze, normali, a causa della recente operazione della moglie Kate Middleton. C'è però un meccanismo che potrebbe funzionare in assenza del re a causa della sua malattia. In queste circostanze possono essere nominati consiglieri di stato che sostituiscono il re, gli attuali sono: la regina, il principe di Galles, il duca di Sussex, il duca di York e la principessa Beatrice. Ci sono altri due consiglieri che possono essere nominati dallo stesso sovrano grazie a titoli privilegiati. Con questo ruolo possono esercitare le funzioni del re, ma non possono esercitare quelle costituzionali come gli affari del Commonwealth, lo scioglimento del Parlamento, titoli nobiliari o nominare un primo ministro. Tutto però si vedrà nei prossimi giorni, per il momento Carlo III si sta curando e forse starà pensando anche ad abdicare.





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