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AL VOSTRO SERVIZIO 2016 di Augusto Maccioni

BIDEN A GROUND ZERO CON OBAMA E
CLINTON PER RICORDARE L'11 SETTEMBRE

NEW YORK PIANGE I SUOI MORTI TRA
IL FALLIMENTO IN AFGHANISTAN E LA PERSISTENTE PANDEMIA


di Augusto Maccioni
(11-9-2021) Una data che tutti non abbiamo dimenticato e che non vogliamo cancellare, perchè l'11 settembre 2001 è stato l'inizio della guerra alla ricerca della pace e la democrazia. Dopo 20 anni molte cose sono cambiate e tutti ci siamo accorti che forse non abbiamo ancora trovato il senso più profondo di quella "chiamata alle armi" contro chi aveva profanato i simboli di un'America democratica. Ancora una volta le campane hanno suonato vicino al World Trade Center di New York, come allora, quando ci furono gli attacchi terroristici (
foto dal web/Social). Nella piccola cappella di San Paolo, del 1766, c'è l'immagine di un miracolo: nella totale distruzione la chiesetta non è stata spazzata né danneggiata, è rimasta intatta e in quel tragico episodio è servita come appoggio per i vigili del fuoco. Biden ha ricordato quella data col ritiro delle truppe dall'Afghanistan, una decisione che ha creato polemiche e diversità di opinione tra le forze dell'occidente, e invece che dare un segnale forte e trionfale alla ricorrenza dell'11 settembre ha deciso di uscire dalla guerra iniziata 20 anni fa senza troppi progressi, determinando di fatto una celebrazione quasi mediocre e non condivisa. Allora c'era stata la risposta forte contro l'islam o l'islamismo, perchè si pensava che la guerra contro l'Islam era giusto, mentre, forse, si doveva fare una guerra a quei gruppi terroristici responsabili degli attentati. Si è fatto confusione tra islam o islamismo e gruppi terroristici, una strategia che alla fine, dopo 20 anni, non ha sconfitto nessuno anzi i gruppi terroristici sono ancora lì, in Afghanistan, all'indomani della decisione di Biden di andare via dal Paese. Al Ground Zero Biden è stato accompagnato da altri due ex presidenti Barack Obama e Bill Clinton. Biden ha richiamato tutti all'unità nazionale ma a darci il senso e la portata della grande tragedia di 20 anni fa sono stati i sopravvissuti che hanno ancora le immagini terribili di quei momenti. Poi sono stati letti i nomi di tutti i defunti, qualcosa come 3 mila persone morte, mentre l'atmosfera lasciava spazio al ricordo. E' una ricorrenza surreale perchè quest'anno si è ricordata la data storica dell'11 settembre 2001 al culmine del fallimento in Afghanistan e la memoria, quest'anno, è offuscata dalla persistente pandemia con una campagna di vaccinazione che va molto a rilento.



DOVEVANO FARE LA STORIA, MA I "NO VAX-NO PASS" NON SI SONO PRESENTATI
LA PROTESTA NON VA IN
SCENA E TUTTI PARLANO DI FLOP


di Augusto Maccioni
(1-9-2021) Doveva essere una protesta "muscolosa" contro il Green Pass, ma all'appuntamento, soprattutto nelle grandi città, i partecipanti erano pochini. Alcuni con qualche bandierina, altri motivavano la loro scelta, altri ancora sono stati trattenuti dalla polizia. Il 1 settembre, giorno della ribellione, è scivolato senza grandi sussulti: niente blocchi e i treni a lunga percorrenza hanno viaggiato senza problemi. Cosa è successo? E' successo che la protesta in 54 città annunciata sul canale Telegram non c'è stata e questa nuova narrazione autorizza a rivedere, forse, le loro chiassose manifestazioni. Forse c'è un cambio di strategia o forse anche uno stratagemma per migliorare il loro programma. Di sicuro i "no green pass" non moriranno. Avranno preso un momento, un giorno di riflessione per capire fino a che punto si possono spingere in uno scenario a loro sfavorevole visto che c'erano tanti poliziotti ad attenderli. I media hanno subito titolato: è stato un flop, riferito alla partecipazione di chi avrebbe dovuto bloccare i treni dell'alta velocità nel giorno in cui è scattato l'obbligo del green pass. C'erano più poliziotti e giornalisti che manifestanti e questo fatto mette, per il momento, alle corde i ribelli. A Milano una ventina di manifestanti sono stati subito allontanati dalla polizia, alcuni di loro intonavano cori come "Libertà" e "No green pass" e c'era anche un giovane con la maglietta nera con la scritta "marcia su Roma" offendendo il presidente della Repubblica Mattarella. Diversi manifestanti sono stati identificati dagli agenti. Pochi manifestanti anche a Torino e a Firenze altri 20 giovani hanno tentato di arrivare allo scalo ferroviario di Santa Maria Novella, ma sono stati subito respinti. Stesso scenario a Napoli e a Genova. Stesso flop anche a Roma. In generale, quindi, il malcontendo di no vax e no green pass si è stemperato fino all'insuccesso dell'iniziativa che fa piacere alle istituzioni e che danneggia l'immagine dei "no green pass". I simpatizzanti si sono fatti sentire numerosi su Telegram riversando la loro frustrazione con "non c'è nessuno in stazione" oppure con "ma non si doveva fare la storia?". Vuoi vedere che gli organizzatori vanno in tv come è successo per le Sardine?




1 SETTEMBRE CON OBBLIGO DI GREEN PASS SU TRENI VELOCI, AEREI E NAVI
I "NO GREEN PASS" PROMETTONO IL BLOCCO DEL TRAFFICO FERROVIARIO
IL VIMINALE :" NON VERRA' TOLLERATA INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO"

di Augusto Maccioni
(31-8-2021) Chissà come andrà a finire. Intanto sarà un primo settembre caldo, a parte il termine che si avvicina al meteo, per la grave situazione che si sta creando da un pò di tempo nel Paese con lo scontro, più o meno frontale, tra i no vax e le istituzioni che si pongono il problema di risolvere i drammi della variante Delta più che mai in forza con più contagi e decessi rispetto ai danni del "virus alfa". Oggi si saprà a che punto i "no Green pass" sapranno tenere duro anche se non aiuterà molto la violenza e l'arroganza verbale e fisica con la quale argomenteranno le loro tesi. Dall'altra sponda ci sono le istituzioni che faranno la loro parte in un contesto di legalità e rispetto delle norme e dei regolamenti. Lo scenario sono le stazioni ferroviarie (
foto dal web/Social), sì, perché proprio dal 1 settembre è obbligatorio il green pass per prendere treni ad alta velocità e a lunga percorrenza ( ma anche salire su un aereo o una nave e quindi anche insegnare nelle scuole e seguire le lezioni in presenza all'università). Il tam tam è insistente su Telegram e si sa che i manifestanti si mobiliteranno nelle stazioni delle grandi città, a Roma come a Milano ma anche a Torino e a Napoli, per bloccare il traffico ferroviario. Sarà un flash mob o qualcosa di diverso che si spingerà fino allo scontro con la polizia? Tutti i partiti hanno preso le distanze da ogni forma di violena e di minacce ma quasi sicuramente sarà difficile mantenere la calma in un contesto che ancora non chiarisce l'aspetto dell'obbligatorietà del green pass, anche se è chiaro che per risolvere il grave problema dell'epidemia che ci sta travolgendo l'unica possibilità si può trovare nel vaccino. Forse ci sono state incomprensioni, la comunicazione istituzionale non ha funzionato adeguamente, molti virologi e esperti hanno fatto dichiarazioni non adeguate, sta di fatto che si è creato improvvisamente una grossa ferita nel Paese che adesso è necessario ricomporre. In che modo? Sicuramente l'obbligo del vaccino non sarà più sufficiente ed è necessario trovare altre forme che possano determinare una pace sociale (e sanitaria) per fare squadra e sconfiggere paure e incomprensioni ma anche questa dannata variante Delta. A volte le cose più difficili possono esplodere nella semplicità, nelle poche regole comprensibili e accettate da tutti, perchè proprio quando si hanno "nemici" forti da combattere è necessario mettersi insieme per "l'attacco finale". Sarà comunque tutto difficile, ma ci si può arrivare. Intanto bisognerà capire quanti no vax parteciperanno alle manifestazioni, quanti si proporranno pacificamente e quanti non alzeranno solo la voce ma si scontreranno con le forze dell'ordine. Il Viminale ha fatto sapere che "non saranno ammessi atti di violenza" e il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia è stato più esplicito e in un post ha detto: "Se qualcuno domani arrecherà disagi alla circolazione ferroviaria bloccando le stazioni, andrà incontro ad una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Un conto è manifestare pacificamente, altra cosa è creare disagi alle altre persone. Dovremo essere intransigenti". Contro il blocco dei treni si sono pronunciati anche i sindacati che non tollerano interruzioni del servizio pubblico essenziale. I rischi della protesta comunque ci sono e le forze dell'ordine sono pronte con "un piano di sicurezza per tutelare utenti e lavoratori".



L'AFGHANISTAN E' DI NUOVO DEI TALEBANI: "NON USEREMO LE ARMI"
ONU: GLI INSORTI HANNO LISTE DI PERSONE DA ARRESTARE O UCCIDERE
BAMBINA AFGANA SOLLEVATA DALLA FOLLA: LA GRANDE FUGA DA KABUL

di Augusto Maccioni
(19-8-2021) I talebani hanno conquistato l'Afghanistan in pochi giorni, quasi una passeggiata e senza resistenza. Tutto è successo perchè il presidente Joe Biden ha ritirato le sue truppe e alla spicciolata hanno fatto le stesse cose le altre nazioni alleate convinti che con la loro partenza si potesse chiudere un capitolo e aprirne un altro per il bene del Paese. Si pensava, ha detto Biden nel corso di un suo discorso alla Casa Bianca, che la situazione fosse matura per lasciare il Paese alla sua gente. Da domenica 15 agosto i talebani hanno completato la conquista dell'Afghanistan prendendo il controllo delle città che contano ma soprattutto della capitale Kabul e del suo palazzo presidenziale. Tutto è avvenuto senza nessuna resistenza grazie alla resa delle forze di sicurezza afghane e la fuga del presidente Ashraf Ghani. Dopo 20 anni l'Afghanistan è tornata ad essere governata dai talebani che erano stati considerati dagli americani, all'indomani dagli attentati terroristici dell'11 settembre 2001, autori di attentati e rifugio di terroristi di al Qaida. Biden non ha ripensamenti e fila dritto con motivazioni che hanno lasciato increduli i suoi stessi alleati e mettendo in evidenza la sconfitta dell'Occidente di fronte al terrorismo. I talebani, ufficialmente, hanno promesso libertà e democrazia e rispetto per i diritti delle donne e delle ragazze. Tutto però secondo la sharia, un modo come un altro per imporre estese limitazioni alle libertà individuali, anche se non dette in maniera evidente e trasparente. Si vorrebbe imprimere un nuovo corso all'Afghanistan adesso che non ci sono gli Stati Uniti e i suoi alleati a sostenere con le armi una sorta di democrazia. Adesso ci sono altre armi che metteranno paura e violenza in un popolo che sarà oppresso e messo all'angolo della società. A sentire i funzionari talebani c'è impegno per rassicurare le potenze straniere che non cercheranno vendetta contro gli ex nemici e di rispettare le donne (secondo la legge islamica). Questa la facciata buona, un messaggio di speranza che, purtroppo, non rispecchia la realtà. Le immagini all'aeroporto di Kabul di questa settimana hanno messo in evidenza gli afgani in fuga per paura di persecuzioni. Vale l'immagine di una bambina (
foto dal web/Social) che viene sollevata oltre il muro e passata a un soldato americano. E' al tempo stesso una scena virale molto condivisa sui social network e dimostra la disperazione di un popolo che sa di non condividere il nuovo corso violento e distruttivo dei talebani. Ad Asadabad si contano almeno 4 morti mentre a Jalalabad diversi feriti: i talebani conducono azioni di forza e con le armi fanno rispettare la loro legge violenta. Secondo un rapporto Onu, gli insorti hanno liste di persone da arrestare o uccidere se non si dovessero arrendere.



SI CHIUDONO I 32ESIMI
GIOCHI DI TOKYO

IN FRANCIA LE OLIMPIADI 2024

di Augusto Maccioni
(8-8-2021) E' finita, con grande sollievo del Giappone, la 32esima edizione delle Olimpiadi di Tokyo 2020 (
foto dal web/Social), spostate per la pandemia nel 2021, i Giochi più surreali e più complicati della sua storia, senza pubblico e con stadi vuoti. La pandemia è stata la grande protagonista di tutto il 2020, poi sconfitta a metà nel 2021 e nonostante la variante Delta incalzante, con i casi in aumento soprattutto nella capitale, le Olimpiadi hanno avuto inizio con i rischi pandemici sempre dietro l'angolo ma anche col tifone, che poteva venire giù come una furia nei giorni dei Giochi. Alla fine è andato tutto relativamente bene, le Olimpiadi si sono tenute con grande sforzo organizzativo e finanziario, controllando i contagi e mettendo in sicurezza le delegazioni degli atleti di tutto il mondo e tutto si è svolto regolarmente grazie anche al tifone che non c'è stato, molto declassato rispetto alle previsioni, e nonostante il grande caldo che non ha affatto messo in difficoltà i campioni dei Paesi partecipanti. Grande sforzo organizzativo, sicuramente, non solo per l'anno in corso ma anche per il 2020, data dei Giochi che sono stati più volte rinviati a causa di una pandemia che ha creato molti problemi e che ha costretto gli organizzatori a inventarsi situazioni e progetti per non annullarli del tutto. Alla fine eccoli i Giochi di Tokyo, molto sotto tono, con sponsor in fuga e con tanti dollari, qualcosa come 20 miliardi, senza nessun ritorno turistico e finanziario. E il sospiro di sollievo è stato bene interpretato dal pesidente del Cio Thomas Bach quando ha dichiarato chiusi i 32esimi Giochi anche se la soddisfazione è stata grande per la partecipazione degli atleti e per i risultati raggiunti. Il merito del Giappone è aver predisposto in poco tempo scenografie di apertura e chiusura del grande evento, spesso confuse, non proprio adeguate al messaggio propagandistico del Paese. E' un'Olimpiade sfortunata che è caduta nel terribile anno della pandemia quando tutto è stato messo in discussione e nessuna cosa era certa. Alla fine c'è stata la soddisfazione di aver portato a termine una missione:"Arigatò" diceva la grande scritta a chiusura dei Giochi, ciao Tokyo, mentre poco prima un lungo messaggio della Francia anticipava le prossime Olimpiadi del 2024. Scenari bellissimi, incantevoli e grande sforzo visivo per raccontare come saranno i prossimi Giochi in terra francese, questa volta con il pubblico e con gli stadi pieni. E con la forza del turismo e degli sponsor (senza pandemia, si spera). Si vede già la differenza, anche se le colpe non sono del Giappone che ha fatto l'impossibile, ha tenuto testa fino alla fine e per questo motivo forse merita il nostro "grazie" e la nostra gratitudine per non essersi piegato a una pandemia che continua a massacrare ogni Paese del mondo. Arrigatò Tokyo.



PAZZESCO, IN SOLI 10 MINUTI L'ITALIA HA CONQUISTATO IL DOPPIO SOGNO D'ORO
TAMBERI VOLA NEL SALTO IN ALTO
E JACOBS E' NELLA STORIA, E' L'UOMO
PIU' VELOCE DEL MONDO


di Augusto Maccioni
(1-8-2021) Pazzesco e non stiamo sognando. Eppure è tutto vero: Marcell Jacobs (
foto a sn dal web/social)alle Olimpiadi di Tokyo ha conquistato con la forza e col cuore la medaglia d'oro nei 100 metri in una disciplina difficilissima, regno dei migliori velocisti statunitensi e caraibici. Adesso è l'italiano più veloce del mondo. L'oro era comunque nell'aria. Nella semifinale Jacobs è risultato terzo ma lo sprinter azzurro non si è accontentato e nella finale ha battuto se stesso, il suo stesso record, e ha trovato l'orgoglio, la forza e il cuore italiano battendo tutti. E' l'oro e ha frantumato ogni regola di una disciplina regina dei Giochi che da sempre vedeva sul podio americani e giamaicani, questa volta è l'Italia più forte e il nostro Paese non trova rivali e si pone sul tetto del mondo. E' l'uomo più veloce del mondo e entrerà di diritto nella storia mentre la sua progressione è già una leggenda. Ha fatto meglio di Usain Bolt che a Rio nel 2016 vinse la finale dei 100 m con 9''81, ma anche di Carl Lewis (9''86) e di Ben Johnson (9''95). Per un soffio Jacobs ha frantumato così il velocissimo "figlio del vento", il grande e imbattibile Carl Lewis, 10 medaglie olimpiche delle quali 9 d'oro e 1 d'argento, uno dei più grandi atleti di tutti i tempi, con un magnifico 9''80. "E' successo, è successo" dirà subito dopo aver trionfato. E in effetti è una vittoria storica, straordinaria del quale si continuerà a parlare perchè il suo trionfo apre un nuovo capitolo nell'atletica italiana e in tutto lo sport azzurro. Marcell Jacobs, nato nel Texas e cresciuto dall'età di 18 mesi a Desenzano del Garda, ha riscritto la storia dei 100 metri, e nell'arco delle 24 ore ha migliorato per tre volte il record italiano e per due volte quello europeo. La sua progressione è da impresa storica: da 9''94 del 31 luglio a 9''84 della mattinata del 1 agosto fino alla finale, battendo ogni record e fissando il tempo a 9''80. E' l'oro più bello, la favola che ci riempie il cuore e ci fa ancora sperare per ottenere altri trionfi, migliorando ancora il medagliere azzurro. E nella grande giornata di Jacob c'è anche un altro straordinario spazio, un altro oro, quello di Gianmarco Tamperi(foto dal web/Social) nella finale del salto in alto. Nella disciplina sono rimasti Mutaz Barshim e l'italiano Tamberi che sbagliano a 2,39. Tamberi, dopo la quota d'entrata ai 2,19 non sbaglia ai 2,37 ma anche lo sfidante del Qatar. Alla fine si decide per oro per entrambi. Grande giornata e grandi personaggi. In dieci storici minuti l'Italia ha superato nel medagliere la Germania e guarda alla Francia che ha 5 ori. L'Italia ne ha 4 ma ha un totale di 27 medaglie, con argenti e bronzi. Un ultimo sforzo, possiamo farcela. Avanti azzurri!


SARDEGNA IN FIAMME, L'IPOTESI DEI PIROMANI MA ANCHE DI UN INCENDIO SPENTO MALE
ANCORA QUALCHE FOCOLAIO ATTIVO, MENTRE E'
STATO FERMATO IL FUOCO NELL'ORISTANESE

di Augusto Maccioni
(26-7-2021) Dopo il disastro e la devastazione, nel Marghine e Planargia è arrivata la pioggia a sollevare i soccorritori dall'impresa enorme che hanno avuto nel spegnere gli incendi che hanno distrutto tutto, come se una regia astuta avesse calcolato i tempi in relazione ai venti che hanno poi alimentato i roghi fino a uno scenario apocalittico. La Sardegna brucia, è la sintesi più vera di queste giornate di fuoco: vedere tanta vegetazione, tanti alberti secolari bruciare e non solo, vedere fiamme alte che inghiottono e divorano ogni cosa e fanno scappare tante persone dalle loro case interessate al giogo degli incendi, si pensa che ci siano 1.500 sfollati, è come un colpo al cuore che ti lascia steso a terra e che non ti fa ragionare, tanta è la rabbia per l'accaduto. Le immagini sono choccanti: dopo ettari di boschi inceneriti, case distrutte e bagnanti in fuga (
foto dal web/Social). In effetti è la storia che si ripete ogni anno, quando si va in vacanza e quando il caldo estivo ci invita al mare e a confonderci con le montagne. E proprio in quei momenti che l'incendio inizia ad essere protagonista, doloso o meno, a dare un segnale forte e a impegnarci severamente. E mentre tutto è devastazione e cenere incombe la tristezza e la nostra impotenza è completa di fronte a questi giganti di fuoco con i quali non si può ragionare e non si può combattere. Ed è una tristezza al cuore che pulsa e che ci fa soffrire due volte, come protagonisti dei nostri campi e come personaggi inscindibili di una Terra, la Sardegna, che ci vuole bene e che chiede rispetto. Le popolazioni del Montiferru, della Planargia e dell'oristanese hanno combattuto duramente e sono stati colpiti nella loro economia e molti saranno in ginocchio perchè avranno perso tutto. Sapranno risollevarsi, intanto però lo sguardo è alla loro terra, ai loro animali, a tante piante che per anni e decenni hanno nominato con un nome e che adesso appaiono scheletri e senza vita. Lo scenario è cambiato e una mano apocalittico ha distrutto tutto anche i loro sogni e il loro futuro. Tutto cambierà. Mentre ancora, dopo 60 ore di interventi dei vigili del fuoco, di volontari e di mezzi aerei regionali e nazionali, sono ancora attivi roghi in altri comuni, come a Suni e a Sindia, si cerca di capire tanta distruzione e le ipotesi in campo sono la mano dell'uomo, soprattutto negli incendi che hanno distrutto 150 ettari a Ittiri nel sassarese, ma anche un incendio spento male, questa volta nell'oristanese, che si è riacceso dopo 24 ore e che ha poi dato l'avvio a questo panorama di devastazione e di cenere. Saranno gli esperti dei vigili del fuoco a chiarire ogni aspetto e a dirci chi è o sono i responsabili di tanta distruzione. Una cosa è certa: non doveva accadere soprattutto perchè è importante rispettare la natura che ci da da vivere e che ci concede tante opportunità. Distruggerla è come uccidere parte di noi stessi.



LA SARDEGNA BRUCIA, NELL'ORISTANESE CAMPAGNE DISTRUTTE FINO A BORORE
UNA VERA E PROPRIA CATASTROFE: ANIMALI MORTI, MOLTI EVACUATI
IN FUMO 10 MILA ETTARI DI
TERRITORIO, DANNI INGENTI


di Augusto Maccioni
(25-7-2021) La Sardegna brucia e l'apocalisse ambientale si è abbattuta con ferocia in centinaia di ettari nell'oristanese, in una vasta zona dove sono stati distrutti e inceneriti sughere secolari, lecci, un polmone verde, insomma, che non c'è più lasciando solo distruzione, paura e desolazione.Tra sabato e domenica è iniziata una catastrofe senza precedenti e le campagne sono state presto prese d'assedio dalle fiamme (
foto dal web/Social) in diversi punti e, alimentate dai venti, hanno danneggiato gravemente piante, vegetazione, distruggendo tutto e uccidendo animali fino a lambire le case di diversi comuni. Il gigantesco fronte del fuoco ha colpito in modo particolare il Montiferru e la Planargia e i comuni più colpiti sono Scano Montiferro, Cuglieri, Santu Lussurgiu, Tresnuraghes ma anche Villaverde, Usellus fino a Fonni. Un lungo tragitto di fuoco che ha trasformato lo scenario vegetativo con una desolazione di cenere e di fumo che costituisce un panorama spettrale che ci fa inorridire. Tante le storie in una giornata drammatica. A Scano 400 persone hanno lasciato le loro case per paura di non essere travolti dalle fiamme mentre in una casa di riposo gli ospiti hanno abbandonato, con molta difficoltà, le loro stanze mettendosi al riparo in alloggi di fortuna. Grande lavoro dei vigili del fuoco, volontari ma anche elicotteri e canadair, tutti impegnati contro gli incendi. Sembrerebbe che l'incendio sia partito da Bonarcado e, complice le alte temperature e il forte vento, si è diffuso nelle campagne fino alle case dei paesi vicini. Molti gli animali e greggi uccisi, colpiti mentre tentavano disperatamente una via di fuga. Paura e disperazione ma anche rabbia e tante polemiche. Non è ancora chiara la dinamica di tanta distruzione. Forse si tratta di un incendio che magari non è stato possibile controllare? Di fatto, però, si è di fronte a dei criminali che devono essere subito individuati e colpiti con la massima pena. Sicuramente non basteranno le pene previste dal codice penale per punire il colpevole (o più di uno), comunque sia chiaro che ci troviamo di fronte a delle persone che non rispettano la vita umana e non hanno a cuore il bene della collettività. Colpire e distruggere la vegetazione e le piante secolari, è un attentato imperdonabile senza precedenti. I danni sono incalcolabili e la Regione ha dichiarato lo stato di calamità naturale.



OGGI IL NUOVO DECRETO: GREEN PASS E PARAMETRI PER LE ZONE A RISCHIO
PASS "LEGGERO" PER ANDARE AL RISTORANTE AL CHIUSO, PIU' "COMPLETO" PER SPETTACOLI, SPORT E VIAGGI

di Augusto Maccioni
(21-7-2021) Tutto è pronto per il nuovo decreto, che sarà approvato oggi 22 luglio, con due punti specifici, molto importanti e sui quali sia la politica che l'Italia è spaccata in due: green pass e i parametri per la nuova colorazione delle regioni. In questa settimana si è detto molto, pro e contro, sull'obbligo del certificato verde che, è stato detto, non sarà adottato sul modello francese. Quello italiano sarà più attento alle esigenze della situazione, in un momento nel quale si sta facendo ogni sforzo per vaccinare le persone il più possibile, ma anche per non consentire un altro lockdown. C'è poi da considerare il periodo estivo, fatto di svago e vacanze da non compromettere e da salvare dopo il disastro economico dell'estate scorsa in pieno coronavirus. Il Governo non ha molte strade da mettere in campo e se si vuole combattere la variante Delta e non far risalire la curva epidemiologica l'unica scelta è essere immunizzati, oppure guariti oppure tampone negativo. Sarà quindi il green pass, più o meno leggero, col quale ci dobbiamo presto abituare se vogliamo, sono queste le ipotesi, andare allo stadio, ai concerti ma anche in palestra e alle feste. Ma anche nei locali e ristoranti al chiuso, dove sarebbe consentito l'accesso con un pass leggero (una sola dose). Il green pass non dovrebbe valere per andare al bar, che obbedisce a regole già decretate dalla zona bianca. Il certificato verde potrebbe essere indispensabile per i treni a lunga percorrenza ma anche in nave e aerei (escluso bus,tram e metropolitane). Nulla si sa invece sull'obbligo vaccinale per insegnanti e personale scolastico, un nodo da prendere in considerazione subito a meno di due mesi dal ritorno in aula. Il decreto entrerà in vigore il 26 luglio, lunedi, quando dovranno essere assegnati nuovamente i colori delle regioni. Si sa che i parametri cambieranno perchè, molto probabilmente, saranno state accolte le istanze delle Regioni apparse, fino a questo momento, troppo rigide e penalizzanti. Se non dovessero cambiare l'Italia smetterà di essere completamente bianca, mentre se saranno considerati solo l'occupazione dei posti d'ospedale e di terapia intensiva il Paese sarà destinata a rimanere a lungo nella colorazione attuale. La nuova ipotesi: si finisce in zona gialla con occupazione delle terapie intensive superiore al 5% dei posti letto a disposizione e i ricoveri superiore al 10%. Attualmente, in Italia, la pressione sulle terapie intensive è al 2%.Staremo a vedere.



LA SARDEGNA RISCHIA DI TORNARE IN ZONA GIALLA, IN 7 GIORNI QUASI 450 NUOVI POSITIVI
GREEN PASS: FORSE OBBLIGATORIO
PER RISTORANTI E STADIO
SARDEGNA: STRETTA CONTROLLI AGLI ARRIVI?

di Augusto Maccioni
(14-7-2021) Salgono di molto i nuovi contagi in Sardegna, come del resto in altre regioni italiane, e mentre si abbassano i nuovi positivi del coronavirus classico sale in cattedra la variante Delta (ex indiana) che sta mettendo a dura prova gli italiani e tantissimi villeggianti e turisti che soggiornano nel nostro Paese. E la variante Delta potrebbe mettere in crisi, ancora una volta, il turismo e contrastare di molto le libertà ottenute recentemente con la zona bianca. I nuovi casi aumentano ed è un dato preoccupante, mai tanti nuovi positivi dai primi di giugno. Si cerca di rimediare e alcuni Paesi, come la Francia e la Grecia, stanno attuando il green pass, l'obbligo vaccinale per ottenere la certificazione verde per potersi spostare allo stadio, al ristorante fino al bar. In Italia la politica si divide e la scelta non è facile. La ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini cerca una soluzione con "una via italiana" per utilizzare il green pass. Il senso potrebbe essere quello finalizzato a evitare nuove restrizioni diffuse e per farlo si chiede a tutti di vaccinarsi per contrastare la diffusione della variante. Del resto anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l'Agenzia europea per i medicinali (Ema) hanno ribadito che il ciclo completo del vaccino (
foto dal web/Social) è vitale contro la Delta, ed è la soluzione per contrastare tutte le varianti. Anche in Sardegna, come in altre parti d'Italia, i "liberi tutti" ha dato molto respiro ai nuovi contagi mentre mancano ancora all'appello molte persone che non sono state ancora vaccinate o anche di persone che dopo la prima dose non hanno completato il ciclo. E' necessario impegnarsi di più e incrementare ulteriormente la comunicazione per rendere il messaggio più ottimale possibile. Per avvicinare le persone al vaccino il Governo sta ipotizzando diverse soluzioni. Come quello di rilasciare il green pass solo dopo la seconda dose, per partecipare ad alcuni eventi e per entrare allo stadio. Non tutti sono d'accordo: Lega e Fratelli d'Italia, ad esempio, non vogliono un green pass che incida sul piano della libertà, comunque si stanno studiando soluzioni per evitare chiusure di locali pubblici o altre attività e convincere le persone a vaccinarsi il più possibile senza costrizioni o premi. La Sardegna, con l'aumento di nuovi casi, rischia di tornare in zona gialla. Dal 3 luglio, quando i contagi erano 8, al 14 luglio, quando i nuovi contagi sono saliti paurosamente a 135, la situazione sta creando dei problemi. E' necessario individuare soluzioni. Sembrerebbe che il presidente Solinas stia pensando ad una ordinanza per reintrodurre controlli agli arrivi sul territorio, in porti e aeroporti. Una stretta necessaria per salvare il turismo, anche se è necessario, in maniera prioritaria, anche la prevenzione sulle piazze e nei luoghi di ritrovo perchè non si verifichino assembramenti selvaggi come quelli avvenuti durante le partite della Nazionale italiana.


ITALIA CAMPIONE D'EUROPA,
VERGOGNA A WEMBLEY DEGLI INGLESI

AZZURRI IN GIRO SUL BUS SCOPERTO A ROMA, INCONTRI CON MATTARELLA E DRAGHI, "CI AVETE MESSO AL CENTRO DELL'EUROPA"

di Augusto Maccioni
(12-7-2021) La finale dell'Italia con l'Inghilterra è stata consegnata alla storia e noi, con i giocatori che hanno compiuto l'impresa, abbiamo scritto una pagina gloriosa della nostra vita. Pensare che dopo 53 anni la Coppa europea torna a Roma è una gioia nel cuore, ed è una emozione indescrivibile come memorabili sono stati i rigori segnati dai nostri azzurri e poi la grande coppa alzata fino al cielo, immagine di uno scenario molto bello dopo una partita portata al limite delle forze con quei 120 minuti di grande calcio e di grande passione. Abbiamo vinto, siamo i migliori, siamo i campioni d'Europa. Chissà quante volte abbiamo detto queste frasi subito dopo aver vinto. E chissà quante volte ancora quelle frasi continueranno a darci forza e sicurezza. L'Italia (
foto dal web/Social), la squadra azzurra, ha vinto e tutto adesso ci sembra facile e ci sentiamo più forti. Più tenaci del virus che continua a circolare e in queste ore ci fa meno paura, perchè è lo sport che ha vinto e noi siamo dentro una vittoria che continua ad essere alimentata dalla grande impresa dei nostri azzurri che non si sono mai piegati e non hanno mai abbassato la guardia. Abbiamo sfilato la coppa da sotto il naso all'Inghilterra, la favorita, la squadra che da settimane stava organizzando festeggiamenti ed è stata un'impresa memorabile, storica e di grande valenza. Niente di politico, non centra la Brexit ma forse il calcio raggruppa tante cose in un mix che ci fa vedere oltre, mentre l'orizzonte si sposta sempre di più nel cielo del mitico stadio Wembley. Gli azzurri hanno alzato la Coppa mentre gli inglesi si levavano le medaglie dal collo perchè non accettavano la sconfitta. Ed è una brutta lezione impartita dagli stessi giocatori ma anche dai tifosi che di sportività hanno ben poco per le cose che hanno fatto vedere, per le selvagge azioni compiute contro i tifosi italiani colpiti con calci, pugni e spintoni violenti. Questo non è calcio. Ancora: bandiere italiane calpestate ma anche l'inno di Mameli fischiato. Questa scarsa sportività si è tradotto in un vero e proprio vandalismo che non fa bene al mondo calcistico e alle nuove generazioni. Indignazione corre sui social più dell'odio diffuso da parte di un popolo, non tutto grazie a Dio, all'indirizzo dei giocatori che hanno sbagliato i rigori consentendo all'Inghilterra di perdere il titolo. E' il limite degli inglesi (non tutti), uno scarso fair play che ha appesantito ulteriormente la brutta figura del calcio e della popolazione inglese. I vincitori, gli azzurri, hanno soggiornato a Londra il tempo necessario e sono volati subito a Roma, sempre con la maglia della partita. Rientro memorabile e l'entusiasmo è salito subito alle stelle. Sono stati ricevuti dal presidente Mattarella, presente allo stadio a gioire per la vittoria, e subito dopo dal premier Draghi. E la festa è continuata per le vie di Roma e i tanti italiani hanno più volte fermato il pullman scoperto dove stavano i nostri azzurri. Grande gioia, grande felicità. Per la prima volta abbiamo visto il nostro presidente della Repubblica emozionarsi e gioire: "Vittoria meritata" ( aveva già esultato alzando le braccia in alto e con un sorriso timido al pareggio degli azzurri allo stadio), e il nostro presidente del Consiglio comportarsi da grande tifoso :"Ci avete messo al centro dell’Europa”. Siamo, quindi, i campioni europei, siamo i migliori e andiamo avanti convinti che nessuno ci fermerà. Per un giorno, forse anche per i successivi, tutto ci sembra cambiato ma attenzione, dietro l'angolo c'è sempre la pandemia con la variante Delta, i problemi politici, la pace tra Conte e Grillo e la situazione economica con i gravi problemi dell'occupazione e dei licenziamenti.



UN'ALTRA NOTTE MAGICA A WEMBLEY PER VINCERE GLI EUROPEI (ORE 21,00)
ITALIA-INGHILTERRA, LA RABBIA DEGLI INGLESI E L'OTTIMISMO DEGLI ITALIANI

di Augusto Maccioni
(10-7-2021) Verso Italia-Inghilterra, la finale che dirà chi sarà la squadra più forte di questi europei. Sappiamo tutto sulle due compagini, il loro percorso, la loro forza ma nulla si sa su chi sarà a vincere il torneo. Gli inglesi sono i più spacconi perchè da tempo hanno detto di battere tutti fino alla finale e vincerla. A volte si è avuto l'impressione che la squadra di Southgate abbia fatto di tutto per vincere facile e ne abbiamo avuto constatazione contro la Danimarca e su tutto quel rigore regalato che ha messo all'angolo la compagine scandinava. Ai padroni di casa non gioveranno trappole e aiutini perchè è una finale con i fiocchi, una sfida all'ultimo sangue dove non è dato sapere chi perderà perchè entrambe le squadre giocheranno e lotteranno fino alla fine e non si risparmieranno colpi bassi (se necessario). Non sarà una partita facile e da subito sarà vivace e complicata. Questa finalissima di Wembley, dove l'urlo più forte sarà quello imposto dai fan inglesi (oltre mille gli italiani), mette di fronte due squadre completamente diverse. I padroni di casa è squadra compatta che vuole centrare l'obiettivo a tutti i costi: fa giocare, poi però apre spazi e crea occasioni in scenari frenetici, rapidi e incisivi. Dalla loro parte c'è il pubblico, rumoroso che vuole e pretende la vittoria della propria squadra. L'Italia (
foto dal web/Social) farà la sua parte e non mollerà mai. Con umiltà Mancini ha già vinto questi europei perchè ogni partita è stata una scommessa, un impegno preciso e ogni vittoria è stata conquistata grazie a un gruppo collaudato che aveva alla base gioco armonico, determinazione e tanta voglia di divertirsi. Mancini lo ha ripetuto anche nell'ultima conferenza stampa conscio del fatto che arrivare alla finale è stato faticoso. Per sdrammatizzare dice ai propri ragazzi di "divertirsi altri novanta minuti, perchè poi non ci sono altre partite" ma è evidente il clima teso per l'incontro. Il tecnico italiano sa benissimo che i giocatori inglesi sono forti e in panchina hanno giocatori bravissimi, ma gli italiani non staranno a guardare. La squadra inglese è stata studiata nei minimi particolari e per batterla serve una partita perfetta, una delle tante, quella decisiva, che spesso gli azzurri sanno fare. L'importante è non farsi travolgere dal loro gioco sapendo che "il calcio si gioca palla a terra e a volte vince il più piccolo". L'Italia non concederà molto spazio agli avversari e sarà compatta in difesa grazie al modulo più che collaudato con un Donnarumma esempio di grande sicurezza in porta. Si deciderà molto a centrocampo e gli azzurri sono bravi e concreti in fase offensiva. L'importante è imporre il gioco. La squadra di Mancini appare meno sotto pressione e più spensierata anche se avrà lo stadio contro ma Wembley è il nostro sogno e ci troverà pronti per vincere anche questa ultima partita. Forza azzurri! Viva l'Italia!



ADDIO ALL'ICONA
DELLA TV ITALIANA

Ciao Raffaella,
ci mancherai

di Augusto Maccioni
(5-7-2021) Siamo tutti in lutto. La morte di Raffaella Carrà (
foto dal web/Social), una delle più grandi artiste italiane e in modo particolare della televisione, ci ha colpiti profondamente. In un pomeriggio caldo, senza troppe emozioni e con la politica ancora in subbuglio, alle 16,20 l'annuncio del registra e coreografo Sergio Iapino, compagno sentimentale della cantante, rompe il silenzio con queste parole: "Raffaella ci ha lasciato. E' andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua risata inconfondibile e il suo talento straordinario brilleranno per sempre". Parole che colpiscono come un macigno, da non credere. Aveva 78 anni ed era malata da poco tempo. Nulla si sapeva della sua condizione ed è anche per questo motivo che la notizia ha sorpreso tutti. Il suo calvario personale non ha per niente coinvolto il mondo dello spettacolo e della televisione e i suoi momenti di tristezza erano condivisi da pochissime persone, animate da un affetto stretto con l'icona dello spettacolo. Ha rappresentato l'Italia nel mondo e ha preso per mano gli italiani in tantissimi spettacoli nella tv della Rai, in bianco e nero e a colori. Sempre con la grande elasticità professionale di ballerina, intraprendente, sensuale e col talento che pochi mostrano nei gesti e nelle parole. E' stata amata da tutti: anziani e bambini con i quali aveva parole di speranza e di grande partecipazione alla vita. Lo scorso novembre anche il Guardian si era inchinato alla sua icona per le canzoni, la sua allegria e la sua professionalità ricordando il suo percorso artistico e quell'ombelico, mostrato a Canzonissima, che fece tremare i dirigenti Rai dell'epoca, la fece conoscere e apprezzare di più in Spagna, come in Grecia fino a Mosca. Frasi come "A far l'amore comincia tu" o "tuca tuca" col ballerino Paolo Turchi ma anche col grande Sordi, la misero su un palcoscenico mondiale e in America anche Frank Sinatra si inginocchiò alla sua bravura, ma non volle rimanere negli Stati Uniti. Negli anni '70 divenne popolare anche in Spagna con le sue canzoni facili, ballabili, accattivanti e con i testi provocatori. Raffaella Carrà ha attraversato diverse generazioni con la forza e la tenacia di chi non si è mai saputo risparmiare, lottando e rispettando tutti, facendo sorridere e facendo ballare grandi e piccoli in un insieme di gesti, parole con la grande umanità che la contraddistingueva. Raffaella, ci mancherai; ci mancherà quella sua risata inconfondibile e siamo certi che è andata in un altro palcoscenico più importante dove il suo "talento straordinario brillerà per sempre".



LIGURIA E PIEMONTE SI ALLEANO PER NON FAR SCAPPARE I TURISTI
GLI ITALIANI HANNO ANCORA PAURA
E NON TOLGONO LA MASCHERINA
SARA' IL SALVAGENTE
PER QUESTA ESTATE?


di Augusto Maccioni
(29-6-2021) Da lunedi 28 giugno tutta l'Italia, anche la Valle d'Aosta ultima a possedere i requisiti, è in zona bianca, con meno restrizioni, quindi, e anche con la possibilità di abbandonare la mascherina all'aperto. Lo ha deciso il Governo accettando l'invito del Cts. Un passo molto importante verso la normalità. Mentre in Italia (
foto di Augusto Maccioni) questi due provvedimenti (zona bianca e addio alla mascherina all'aperto) sono salutati con soddisfazione, gli italiani sembrano restii ad abbandonare il dispositivo, anche se undici mesi fa più di un italiano su quattro rifiutava le mascherine. Secondo una ricerca Coldiretti/Ixè l'82% dei cittadini hanno dichiarato di voler ancora indossare la mascherina: si sentono più sicuri e hanno il timore dei contagi. A rendere convincente la tenuta del dispositivo potrebbero essere le notizie di questi giorni sulla diffusione della variante Delta ma anche contro i rischi di una ripresa dei contagi. Sta di fatto che la mascherina ci sarà ancora, a protezione di bocca e naso, ma anche in tasca per dare un senso di protezione anche se diversi non ritengono più necessario. Sempre secondo la ricerca il 63% degli italiani sono disposti a spostare le ferie pur di vaccinarsi (prima o seconda dose) e questo è un altro argomento di forte impatto sugli italiani che mettono al primo posto la tutela della salute. L'emergenza covid ha condizionato le scelte dei cittadini verso i posti di villeggiatura e il 33% dei vacanzieri resterà all'interno della regione. Per incanalare il flusso turistico diverse regioni (Piemonte e Liguria ) si sono messi dalla parte dei vacanzieri i quali, anche nel periodo turistico, possono vaccinarsi in un'altra regione per non perdere il periodo di relax. In conclusione sembra che si stia consolidando un'abitudine (come allacciare la cintura di sicurezza in macchina) ma forse c'è la convinzione di attendere ancora l'andamento della nuova variante Delta che sta facendo impazzire il Regno Unito e che preoccupano diversi Stati europei, Italia compresa. Nel dubbio meglio tenerla, in faccia o in tasca, e forse potrebbe essere un salvagente per questa estate.




EUROPEI, IL BELGIO VINCE SUL PORTOGALLO
E SFIDERA' L'ITALIA AI QUARTI

TUTTO CUORE ED ENTUSIASMO: CONTRO L'AUSTRIA
LA PIU' BELLA VITTORIA DEGLI AZZURRI


di Augusto Maccioni
(27-6-2021) Ci troviamo nei quarti e la prossima sfida degli azzurri del 2 luglio sarà contro il Belgio che ha sconfitto il Portogallo per 1 a 0. Sull'incontro con l'Austria molti commentatori sono spietati nei voti: Italia incerta, poca convinzione fino a collettivo "irriconoscibile". Però gli azzurri hanno vinto. Merito o demerito è una squadra in piedi che sa farsi rispettare nei momenti difficili e complicati. Non è la solita Italia di anni fa che puntava a difendersi e ad attaccare il minimo sindacale. E' viva, determinata e sa quello che vuole e l'obiettivo al momento non è stato fallito: 4 partite quattro vittorie. Ha iniziato vincendo agevolmente 3 partite del suo girone, superando tutti e risultando alla fine la migliore, prima in classifica. Promossa negli ottavi e subito una partita con i fiocchi, da mettere i brividi nelle vene. Contro l'Austria, i mastini d'Europa. C'è da convincersi di essere i migliori, o per lo meno di vincere la partita. In effetti i migliori sono proprio loro: sono implacabili atleticamente e tecnicamente, sanno farsi valere, corrono e hanno una visione di gioco da far paura. Anche gli azzurri corrono, vanno avanti mossi dall'orgoglio e dal cuore. Possiamo passare per umili, ma non è così: vogliamo vincere. Ecco la nostra forza: perseguire ogni azione per arrivare all'obiettivo della vittoria. Difficile da ottenere. Poi arriva quel gol di Arnautovic e pensiamo: siamo senza speranza, chissà quanti gol gli austriaci ci faranno. Arriva la benedizione della Var: gol annullato. Il cuore si rianima e c'è più ossigeno nei polmoni. Gli azzurri sono stanchi, hanno speso troppo ma continuano a correre, a muoversi e a non farsi sopraffare dagli austriaci che non mollano. Poi le mosse di Mancini: Locatelli e Pessina, per Verratti e Barella ma anche Belotti e Chiesa. E la musica cambia nei supplementari o per lo meno arrivano le reti che contano. Chiesa al 95' e Pessina al 105', i nuovi arrivati in campo mettono le ali all'Italia. C'è la rete al 114' di kalajdzic ed è proprio da quel momento in poi che bisogna chiudere la partita con un altro gol anche se tutto è terribilmente complicato soprattutto perchè gli avversari sono più incisivi e propositivi di prima. Otto minuti di passione, tanto tempo come un'altra partita. Tutto può ancora succedere. Se loro arrivano al pareggio, dopo i supplementari, ci sono solo i rigori ma non siamo quasi mai fortunati a segnare più degli avversari. La stampa austriaca dice che i giocatori e i tifosi italiani in tribuna si sono messi a pregare e postano immagini che fanno pensare a questo gesto. Forse è così ma forse è nei momenti così difficili che riusciamo a essere superiori e più concreti. Non abbiamo abbassato la guardia e abbiamo puntato sull'obiettivo: volevamo vincere e abbiamo vinto, ad ogni costo. Ben vengano i voti mediocri dei commentatori sportivi. Siamo nei quarti: abbiamo alzato la testa e non ci siamo inginocchiati. Quindi la prossima partita dell'Italia, il 2 luglio a Monaco, sarà contro il Belgio che ha battuto il Portogallo di Cristiano Ronaldo per 1 a 0 (T. Hazard al 42'). Sarà un'altra partita da vivere intensamente sperando nei nostri campioni. Anche il Belgio, come l'Italia, hanno vinto tutte e quattro le partite e si annuncia un incontro molto infuocato e ogni risultato è aperto a tutti gli sviluppi. Gli azzurri non partono favoriti ma anche questa volta sapremo mostrare le armi migliori per non soccombere.


UNA SETTIMANA FA LA SARDEGNA
AVEVA FALLITO L'OBIETTIVO

L'ISOLA DIVENTA ZONA VERDE
EUROPEA, SOLINAS: "RISULTATO STRAORDINARIO"


di Augusto Maccioni
(17-6-2021) Il segnale della Sardegna è forte e lo dimostrano i numeri: 3 nuovi contagi e zero decessi e da qualche settimane l'isola, da oltre due settimane in zona bianca,ha un quadro epidemiologico favorevole grazie anche a una campagna di vaccinazione che sta raggiungendo obiettivi fissati. In una situazione del genere ci si aspettava prima o poi che la Sardegna ricevesse il riconoscimento più ambito, quello cioè della zona verde europea, che è arrivato e che le consente di tornare rapidamente alla normalità, sempre in sicurezza. A questo gradino più alto oltre all'isola c'è anche la Liguria col Molise, già verde dal 3 giugno scorso, mentre il resto d'Italia è giallo. I vantaggi per la Sardegna sono tantissimi e le opportunità consentiranno di normalizzare tante attività economiche e produttive che hanno avuto seri problemi durante le varie colorazioni del coronavirus nel corso dei mesi precedenti. Una bella boccata d'ossigeno per il turismo inteso come occasione irripetibile per dare uno slancio concreto a tante realtà. Ci sarà da lavorare molto e soprattutto rendere più competitiva l'offerta, con la speranza che le tante varie realtà facciano sistema per migliorare l'immagine della Sardegna e darle visibilità turistica ai vacanzieri che vogliono venire nell'isola. La Sardegna aveva fallito una settimana fa l'obiettivo della green zone Ue: invece di avere meno di 25 contagi al giorno per 100 mila abitanti per 14 giorni consecutivi aveva invece registrato un numero di casi superiore, 27 al giorno, facendo sfumare questa ghiotta possibilità. Sicuramente quel dato superiore è stato determinato dal focolaio di Aritzo (Nuoro) ma questa volta i numeri hanno rimesso tutto a posto dando soddisfazione alla Sardegna consegnandole il premio tanto atteso. Soddisfazione da parte del presidente della Regione Sardegna Christian Solinas che mette in evidenza "gli importanti risultati ottenuti nell'isola sul fronte della lotta al virus". Quindi la nostra isola zona verde europea, una bella notizia, un riconoscimento che vale molto in termini turistici soprattutto adesso che, alle porte della bella stagione e del grande turismo, consentirà alla Sardegna di imbarcare persone che amano la nostra terra, la nostra cultura, le nostre tradizioni e la nostra grande umanità.


"COSI' E' STATO SALVATO ERIKSEN", IL DRAMMA DEL GIOCATORE IN DIRETTA TV
"FORZA CHRIS", IL SILENZIO DELLO STADIO E IL PIANTO DELLA MOGLIE
IL CARDIOLOGO SHARMA:"CHRISTIAN NON TORNERA' A GIOCARE A CALCIO"

di Augusto Maccioni
(13-6-2021) Abbiamo vissuto in diretta il dramma che si è consumato durante la partita Danimarca-Finlandia, per il campionato d'Europa, a Copenaghen sabato scorso. Si era al 42' del primo tempo quando improvvisamente il giocatore dell'Inter e della nazionale danese Christian Eriksen (
foto dal wweb/Social) è caduto per terra. Una scena come tante, ma questa volta il giocatore mostrava difficoltà e il problema è apparso subito serio quando gli stessi giocatori danesi sono diventati tristi, disperati e qualcuno piangeva. Una scena choc soprattutto perchè le telecamere inquadravano la scena e in diretta non si capiva la gravità della situazione. Poi col passare dei minuti il dramma era evidente: i compagni danesi si mettevano le mani nei capelli, la tristezza invadeva i volti dei giocatori mentre sul corpo di Eriksen veniva praticato il massaggio cardiaco e veniva utilizzato il defibrillatore. I numerosi tifosi dello stadio erano in silenzio, poi gridavano il nome del giocatore. C'è anche la moglie del campione che disperata vuole raggiungere il marito a terra. Piange e viene consolata dalle persone a bordo campo. La corsa in ospedale per le cure del caso. Poi lo stesso giocatore che tranquillizza i suoi compagni:"Sto bene". E' quel "Forza Chris" che ha animato la giornata di grande calcio europeo che tutti stiamo vivendo in diretta tv e quelle immagini forti ci dicono che c'è un aspetto umano nel calcio. Quell'attenzione particolare verso un giocatore a terra ci rende più vicini alla vita perchè c'è sempre la paura che un giocatore possa morire. Questa volta Eriksen è stato fortunato ad avere compagni all'altezza della situazione, a quel Kjaer che ha capito il dramma che stava vivendo il suo amico e compagno di squadra. Il suo intervento è stato provvidenziale. Quando è arrivato il medico della squadra e il suo staff la situazione stava precipitando. Boesen ha visto subito che Eriksen se ne stava andando: respirava appena, poi all'improvviso, ha detto in una conferenza stampa il medico, non c'erano più pulsazioni. Col massaggio cardiaco e il defibrillatore si è salvato. Lui, il campione, voleva continuare a vivere e si è aggrappato alla vita con forza. E' un miracolo quello che è successo in campo, ed è stata una fortuna che sia successo mentre Eriksen era in campo. La tempestività dell'intervento e del soccorso lo ha salvato, peggio poteva succedere se non ci fosse stata questa collaborazione attiva. Viene a questo proposito in mente il dramma del povero Astori, in una camera d'albergo, che non ha avuto gli interventi immediati per essere salvato. Questa volta Eriksen doveva vivere, doveva riabbracciare la moglie, rivedere i suoi compagni della sua nazionale e dell'Inter. Adesso che quel dramma e la paura sono stati scongiurati c'è il futuro del giocatore. E c'è una domanda che tutti si chiedono: Eriksen tornerà mai a giocare a pallone? E' presto per capire cosa succederà al centrocampista dell'Inter soprattutto perchè dipenderà molto dalla risposta del campione alle cure ospedaliere. Al momento il campione sta bene e tutti i test sono a posto, anche se non si è ancora capito il motivo che ha scatenato l'accaduto. Sanjay Sharma, il cardiologo che ha lavorato con Eriksen al Tottenham, non è molto ottimista e dice che gli enti calcistici e medici saranno molto severi nel consentirgli di tornare in campo ad alti livelli. In pratica deve ritenersi fortunato per essere ancora vivo.

8 GIUGNO 1958: MUORE A CAGLIARI
FRA NICOLA DA GESTURI

IL RICORDO DELL'UMILE E POVERO
FRATE CHE CONTINUA AD ESSERE AMATO
DALLA POPOLAZIONE SARDA


di Augusto Maccioni
(8-6-2021) L'8 giugno 1958 moriva l'umile e silenzioso fraticello del Convento dei frati cappuccini in viale S.Ignazio a Cagliari. Allora come oggi i cagliaritani non dimenticano la grande umanità di fede di un personaggio che tutti, nella Cagliari del dopoguerra, consideravano santo. E dalla fiumana di gente di allora fa eco quella di questi giorni, con meno gente a causa del coronavirus, per festeggiare "frate silenzio", verso il quale siamo devoti soprattutto quelli che l'hanno conosciuto e che non possono dimenticare quanto il fraticello aveva fatto in vita per gli "amici" e per tantissimi della grande e povera popolazione cagliaritana.Fra Nicola,beato dal 1999,è tornato ancora tra noi.Dalla sua morte sono trascorsi 63 anni e i diversi lustri non sono passati invano e sembra che le date abbiano poca importanza per il popolo cagliaritano che ancora una volta è dalla parte di quell'umile fraticello che per ben 40 anni ha solcato,indiscreto e silenzioso, le strade polverose della città visitando soprattutto la povera gente e le persone più bisognose.

I quartieri più battuti erano il Castello e Villanova ma a volte si spostava ben oltre, quasi un paese nella città, nella zona de "su baroni", nell'attuale via Tuveri e via Pergolesi, divenuto il quartiere di S.Benedetto. E proprio in questa zona i pochi abitanti facevano festa quando lo vedevano, curvo e stanco con un andamento a volte approssimativo ma fermo e deciso, e per tutti c'era un gesto e una carezza. Lui non parlava e pochissime volte alzava la testa per guardare in faccia la persona. Si è sempre detto che il beato fra Nicola è passato alla storia come "frate silenzio", indubbiamente è stato un frate di poche parole ma forse per lui non era necessario parlare e il silenzio era il linguaggio più giusto e coerente per la sua missione. Il silenzio è stato il rapporto assiduo e religioso con la gente, la quale aveva poca voglia di parlare e di discutere e la sola presenza di questo umile frate creava gioia ed entusiasmo nonostante la realtà imponesse un atteggiamento diverso. Tutte quelle persone, in una Cagliari che si stava risvegliando dopo le macerie della seconda guerra mondiale, erano subito al Convento quando la notizia, dapprima sussurrata, diceva che l'umile fra Nicola alle ore 0,15 dell'8 giugno 1958 era tornato alla casa del Padre. I quotidiani L'Unione Sarda e Il Quotidiano Sardo, che finì le pubblicazioni proprio quell'anno, fecero fatica a dare la notizia e rifecero la prima pagina per poter dare l'annuncio della morte del frate alla mattina. Il Colle di Buoncammino era troppo stretto per contenere le numerosissime persone che si indirizzava verso la Basilica di S.Ignazio per salutare per l'ultima volta "l'amico fra Nicola da Gesturi". E al suo funerale la gente era ancora tanta, e le cronache parlavano di oltre 60 mila persone e per loro fra Nicola era già santo. A distanza di quasi tre generazioni la devozione verso il beato fra Nicola non è diminuita, anzi appare in crescita e questo fatto è già un miracolo. I tempi per la Chiesa sono diversi e per la santità di fra Nicola è necessario attendere e non avere fretta. Dieci anni fa il cardinale Saraiva Martins,che concludeva le celebrazioni del pio transito del beato, aveva fatto pensare ad un annuncio positivo verso la sua canonizzazione, così pure qualche anno fa quando si era sparsa la voce che c'era un miracolo da prendere in considerazione. Andiamo adagio e pensiamo che è già un miracolo continuare la devozione verso un frate che ci continua a parlare silenziosamente. Anche se la Sardegna, e Cagliari in modo particolare, attende presto che il beato fra Nicola da Gesturi diventi Santo.




DA LUNEDI 31 MAGGIO LA SARDEGNA,
CON FRIULI E MOLISE, TORNA IN ZONA BIANCA
COSA CAMBIA: MASCHERINE, DISTANZIAMENTO SOCIALE,
BAR, RISTORANTI AL CHIUSO E COPRIFUOCO


di Augusto Maccioni
(28-5-2021) E' come se la Sardegna avesse vinto lo scudetto. Forse, anzi, molto di più. L'isola ha fatto squadra, ha seguito le indicazioni perchè non voleva mancare all'appuntamento. Adesso torna ad essere zona bianca. L'ufficialità arriva dal Ministro della Salute Roberto Speranza che ha comunicato alla Regione la nuova classificazione. Non solo la Sardegna ma anche Friuli Venezia Giulia e Molise, tutte regioni che hanno i numeri bassi e l'incidenza in calo. Seguiranno altre regioni che adesso si trovano in area gialla. Da lunedi 31 maggio l'isola, quindi, si riprende la fascia bianca e la nuova condizione fa piacere perchè significa che in tre settimane si è comportata bene con l'Rt più basso d'Italia. Per la verità i dati erano migliori anche nelle settimane precedenti solo che il monitoraggio Iss-Ministero della Salute ha preferito, forse, guardare da un'altra parte. Punizione? Complotto? Qualcosa comunque non è andata nella giusta direzione perchè l'isola ha dovuto penare per avere una classificazione che le spettava prima. Acqua passata, adesso prepariamoci ad essere zona felice. La Sardegna è stata già in zona bianca, la prima regione a conquistarla, dal 1° marzo poi però, tra il 21 e 22 marzo è passata in arancione e 18 giorni dopo, doccia fredda, in rosso. In 40 giorni l'isola ha seguito la parabola più triste raggiungendo primati negativi dovuti a lockdown locali, in 16 comuni, e al moltiplicarsi dei dati della variante inglese che ha avuto il suo inizio proprio il 18 marzo, in prossimità dell'arancione, con 4 casi nel cagliaritano di cui uno deceduto. L'isola non si è arresa e in un momento difficile ha saputo organizzarsi dando prova di maturità per superare difficoltà e grandi prove. Adesso si può dire che i numeri sono dalla parte dell'isola che può vantarsi di tornare nell'area bianca e ci torna per non abbandonarla. E' questo l'augurio. Il ritorno alla zona bianca, dice il presidente della Regione Christian Solinas, segna un nuovo punto di partenza per l'isola dopo tanti sacrifici. Dobbiamo, comunque, meritarcela giorno dopo giorno continuando ad essere prudenti, rispettando le regole fondamentali della mascherina, del distanziamento sociale e della sanificazione delle mani. E soprattutto vaccinandoci. La Sardegna ha avuto qualche difficoltà all'inizio ma adesso la campagna vaccinale sta compiendo un'importante accelerazione. La zona bianca coincide con l'avvio della stagione turistica e con le riaperture delle attività che sicuramente porterà una boccata d'ossigeno per tutta l'economia isolana. La zona bianca ha dei vantaggi: niente coprifuoco alle 24 (restano i divieti invece nelle zone gialle: dal 7 giugno alle ore 24 e abolizione totale dal 21 sempre di giugno). Via libera ai matrimoni e cerimonie,fiere ed esposizioni (dal 15 giugno in zona gialla), ma anche piscine coperte, impianti al chiuso, bingo e casinò (in zona gialla dal primo luglio). Riaprono, sempre in zona bianca, anche le discoteche ma solo per i servizi di bar e ristorante ma sarà vietato ballare in pista. C'è naturalmente l'ok anche per i bar e i ristoranti al chiuso ( a pranzo e a cena) "in relazione ai volumi di spazio e ai ricambi d'aria ed alla possibilità di creare aggregazioni in tutto il percorso di entrata, presenza e uscita".



STRAGE DELLA FUNIVIA, TRE PERSONE FERMATE, PRESTO ALTRI INDAGATI
"QUELLA CABINA AVEVA
PROBLEMI DA OLTRE UN MESE"

UN GESTO CONSAPEVOLE PER
EVITARE BLOCCHI DELL'IMPIANTO

di Augusto Maccioni
(26-5-2021) Si fa più chiara la dinamica della tragedia della funivia (
foto dal web/Social dettaglio) del Mottarone. Sulle responsabilità la Procura di Verbania si sta attivando giorno e notte per chiarire lo scenario catastrofico e le responsabilità. Al momento tre persone (Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l'impianto Ferrorie del Mottarone, Enrico Perocchio, direttore dell'esercizio, e Gabriele Tadini, capo servizio), dopo essere stati interrogati a lungo nella caserma dei carabinieri di Stresa (Verbania) sono stati condotti nel carcere di Verbania. Si ipotizza che nelle prossime ore ci saranno altri fermi. Secondo quanto ha dichiarato Alberto Cicognani, comandante provinciale dei carabinieri di Verbania, i fermati hanno ammesso responsabilità loro contestate. La procuratrice di Verbania Olimpia Bossi, in una conferenza stampa, ha detto che i tre fermati avrebbero deciso di lasciare il "forchettone sui freni anche durante le corse", per evitare blocchi dovuti al malfunzionamento, situazione che avrebbe chiuso la funivia con un danno considerevole alle casse della gestione. Con i freni manomessi, la cabina non si è bloccata, ma ha continuato il suo percorso a una velocità di 150 chilometri all'ora andando a scontrarsi contro il pilone distruggendosi poi a terra. Tutta colpa delle ganasce dei freni (forchettone) che non erano state rimosse e questo particolare ha creato velocità e insicurezza, oltre alla distruzione della cabina con la morte di 14 persone. Da quello che è emerso, l'impianto necessitava di molta attenzione e manutenzione prima di essere messo nuovamente in servizio e queste anomalie invece di essere state riparate, col blocco della funivia, non hanno avuto lo stop cantieristico. Del resto si usciva dalla pandemia, da tutti in casa, e non si voleva ancora lasciare chiuso l'impianto. Troppa leggerezza, ma anche la consapevolezza che dietro alla decisione di far ripartire la funivia c'era dietro l'angolo il dramma di una tragedia Si sa che l'impianto era in funzione, col "forchettone" quindi pericolosissimo per la mancanza di sicurezza, da giorni e viaggiava in quel modo, con le anomalie dichiarate dai fermati, facendo diversi viaggi. C'era la convinzione che non doveva succedere nulla, quindi niente riparazioni, niente spese per la manutenzione e più incassi. Il rischio c'era. E' successo con la rottura del cavo d'acciaio, assurdo, si dirà, dato che un cavo del genere è difficilissimo da rompersi. Le indagini diranno molto su tutte le cause e su chi ha affrontato un percorso assassino, frantumando i sogni di una mattinata e facendo morire 14 persone desiderose di libertà e di vedere le meraviglie del creato dall'alto, tra cielo e terra.



TRAGEDIA DEL MOTTARONE, E' FORSE
IL "FORCHETTONE" LA CAUSA DELLA
CADUTA DELLA CABINA?

EITAN STA MEGLIO, AVVIATO L'ITER DI
RISVEGLIO. IL BAMBINO TORNERA' IN ISRAELE


di Augusto Maccioni
(25-5-2021) Le condizioni del piccolo Eitan, unico supersite della tragedia del Mottarone, sono stabili. E' ancora ricoverato all'ospedale Regina Margherita di Torino nel reparto di rianimazione. Dalla risonanza magnetica non sono stati evidenziati danni neurologici e già nella giornata di martedi 25 maggio si sta affrontando l'iter del lento e graduale risveglio. Nella tragedia ha perso i genitori e sarà una zia a stargli vicino per dargli il senso dell'affetto e del coraggio. Per Eitan sono momenti terribili. Deve combattere per restare in vita e dovrà lottare per non stare aggrappato al passato e alla tragedia e allo stesso tempo dovrà trovare la forza di crescere guardando la realtà giorno per giorno. Sarà difficile, ci vorrà tanto impegno e dovrà trovare un mix per chiudere col passato e aprire il sigillo del suo futuro. Ecco perchè sarà utile la presenza della zia che dovrà stare vicino al suo nipotino. Ha 5 anni, è superstite di una grande tragedia che si è consumata in Piemonte e avrà un velo di memoria di quella cabina che si stacca e che rotola a terra aprendosi fino ad essere distrutta. Poi non dimenticherà l'abbraccio del padre che lo tiene forte a se per salvarlo, consapevole del fatto che tutti, in pochi secondi, sarebbero morti. Per lui, e per la famiglia, c'è stata una gara di solidarietà e sono state aperte diverse raccolte di emergenza al fine di sostenere il piccolo Eitan il quale sta rispondendo bene alle cure e presto, quando starà meglio potrà uscire dall'ospedale e tornerà in Istraele per stare con i suoi parenti e lascerà l'Italia dove non ha più legami affettivi. Intanto la Procura di Verbania continua le indagini. Da subito sono stati sequestrati i video della tragedia e c'è ancora un interrogativo non ancora risolto: la proprietà dell'impianto è della Regione o del Comune? Sulla vicenda si insinua l'errore umano e ci sono 2 certezze: il cavo d'acciaio tranciato e la mancata attivazione del sistema frenante di sicurezza e quell'ipotesi della "forchetta" (
foto dal web/Social) che, spiega qualche tecnico, che fa parte del meccanismo di blocco e sblocco della cabina che alla fine non ha funzionato causando la tragedia. Nella tarda serata di martedi 25 maggio arrivano da parte della Procura di Verbania i primi indagati. Sono stati iscritte alcune persone nel registro degli indagati. Si tratta di alcuni dipendenti delle Ferrovie del Mottarone, interrogati dai carabinieri di Stresa, convocati come persone informate sui fatti raggiunti da diversi legali.




LA TRAGEDIA DELLA FUNIVIA
STRESA-MOTTARONE

IL PICCOLO EITAN CE LA FARA':
NON HA LESIONI GRAVI

PERCHE' SI E' SPEZZATO IL CAVO TRAINANTE
E NON HA FUNZIONATO IL SISTEMA FRENANTE?


di Augusto Maccioni
(24-5-2021) E' rimasto un solo sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone, gli altri, a bordo della cabina, sono tutti morti. Sono saliti domenica 23 maggio in tarda mattinata in 15, sostenuti dalla gioia di trascorrere momenti di grande entusiasmo, sospesi in un panorama incantevole. Tredici sono morti sul colpo, un bambino di 6 anni è stato ricoverato in ospedale ma è morto per le gravissime lesioni riportate. E' in gravi condizioni e lotta per la vita l'altro bambino di 5 anni, Eitan, salvato perchè "protetto dall'abbraccio del papà". I sanitari si stanno prodigando e le sue condizioni sono abbastanza critiche. E' in rianimazione, intubato e addormentato; è in prognosi riservata e forse nella mattinata di martedi 25 maggio verrà svegliato con un iter che lo porterà alle condizioni normali. E' presto per avere la sua guarigione, ci vorrà ancora molto tempo, e comunque sarà necessario aspettare almeno 48 ore per capire l'evolversi delle sue condizioni future. Si sa, però, che il piccolo ce la farà. Sono morti, invece, i suoi genitori. C'è anche molta rabbia per la tragedia (
foto dal web/Social) e molti dubbi circolano in queste ore con la spasmodica certezza che qualcosa non ha funzionato nel crollo della cabina. La dinamica dell'accaduto sembra chiara: la fune dell'impianto ha ceduto quando la cabina era a 100 metri prima dell'ultimo pilone. Lo scenario successivo è apocalittico con la cabina che si stacca e si schianta a terra, rotola rovinosamente e fa sbalzare fuori 8 corpi. Sarà la magistratura a chiarire dinamiche e responsabilità. Molte le domande sull'incidente della funivia, proprio quella che, dicono gli esperti, aveva un impianto di grande sicurezza. I controlli sulla tenuta dell'impianto venivano fatti a regola d'arte seguendo le disposizioni rigide dei vari enti di controllo fino alle verifiche del ministero. La cabina, però, è caduta a seguito del cedimento di un cavo d'acciaio, la causa primaria, forse c'è stato anche il mal funzionamento dei freni di emergenza o qualche altro elemento che ha fatto scatenare la tragedia. Ci vorrà del tempo per stabilire le cause dell'accaduto, sta di fatto che l'impianto ha creato problemi e la rottura di un cavo d'acciaio ha fatto tante vittime. Non doveva succedere. Le cause però ci sono e bisognerà stabilire perchè non hanno funzionato i freni di emergenza, quelli, per intenderci, che avrebbero bloccato in aria la cabina se il cavo primario avesse ceduto. E se i freni di emergenza non hanno funzionato, come concausa, allora ci sarà qualche altro elemento che ha prodotto un effetto domino scaraventando la cabina a terra. I periti del tribunale sono già all'opera per cercare le risposte a questa tragedia assurda. Intanto però non è ancora chiaro chi sia la proprietà della funivia (sembrerebbe ancora della Regione) mentre ci sono ancora da chiarire le varie competenze di chi faceva all'impianto le revisioni, i controlli e le manutenzioni ordinarie e straordinarie, e chi certificava la funzionalità delle strutture funiviarie. Non ultimo ci sarà da capire cosa facessero gli operatori che lavoravano sull'impianto al momento dell'incidente. Molti perchè e molta rabbia.



CONTINUA LA CRISI MIGRATORIA A CEUTA
L'IMMAGINE CHE HA COMMOSSO IL MONDO
IL BIMBO SALVATO DAL MILITARE: "ERA CONGELATO, NON GESTICOLAVA"

di Augusto Maccioni
( 19-5-2021) E' un'immagine straziante (foto dal web/Social) che ha commosso il mondo: un militare della Guardia Civile prende dall'acqua un neonato e lo salva. Non è un fotomontaggio ma la realtà che abbiamo vissuto tutti guardando le scene che sono successe nell'enclave spagnola di Ceuta quando dal vicino Marocco sono arrivati oltre 8 mila persone nuotando o con imbarcazioni precarie. Scappavano da quella nazione per trovare una vita più dignitosa in terra spagnola. Per bloccare l'arrivo indiscriminato di tantissimi migranti è intervenuta la Guardia Civile, ci sono stati scontri, molti sono riusciti a passare, altri forse sono rientrati in Marocco. Ma è quell'immagine che è nel cuore di tutti: il piccolo di appena 2 mesi con una tutina e uno zucchetto azzurro mentre viene sollevato dall'acqua da Juanfran (Juan Francisco Valle) della Guardia Civile. Non sapeva che era vivo: era congelato dal freddo, non si muoveva, ed era stato in acqua per tanto tempo, aggrappato con la madre a un salvagente, mentre in lontananza il confine tra Marocco e Ceuta spagnola. Ed è quella fotografia simbolo che ci richiama alla responsabilità e ci commuove per la forza della scena, mentre l'atmosfera non consente spazi di umanità e i movimenti di tutti erano prevalentemente di sfida e di violenza. In tanti volevano arrivare in Spagna, quel flusso imponente in 24 ore è stato forse il culmine di tanti altri sbarchi. Questa volta la Spagna ha reagito e lo ha fatto con la forza, mandando l'esercito, i carri armati e uomini disposti a cacciare i migranti. E' la guerra quotidiana tra la Spagna e le nazioni vicine e sullo sfondo l'Europa che non concede spazi e non aiuta. Un'Europa che non vuole risolvere il dramma di tanti poveracci e gira il capo dall'altra parte. Anche l'Italia ha lo stesso problema: i migranti arrivano con continuità con piccoli gommoni o portati da Ong; sbarcano a Lampedusa e creano un problema all'Italia ma non all'Europa che non vuole accettarli. L'interrogativo è lecito: ci dobbiamo comportare come la Spagna? Intanto però rimane quell'immagine che è difficile che sbiadisca. Abbiamo ancora viva quell'altra foto del piccolo Alan Kurdi, diffuse da social e tv, senza vita in braccio a un militare turco su una spiaggia nelle prime ore del 2 settembre 2015. Adesso c'è l'immagine del piccolo a Ceuta e torna la rabbia e l'umanità, il senso della libertà infranta e la colpa di non essere cittadini del mondo e la consapevolezza che si può fare qualcosa, che non si fa abbastanza e che alla fine c'è un'Europa tiranna che non capisce e che non ha il senso della libertà e della responsabilità. Rimane alla fine l'immagine di un bambino che comunque vuole vivere e vuole essere libero. E ci interroga e allo stesso tempo ci riempie di gioia.



SARDEGNA IN ZONA BIANCA DAL 1 GIUGNO,
CON MOLISE E FRIULI VENEZIA GIULIA

DA MERCOLEDI COPRIFUOCO ALLE 23,
NOVITA' PER TERME E MATRIMONI

DAL 1 GIUGNO CAFFE' AL BANCO, PRANZO
E CENA IN RISTORANTE AL CHIUSO


di Augusto Maccioni
(17-5-2021) Più conferme e certezze per la Sardegna che si appresta, secondo i dati dei contagi ogni 100 mila abitanti e la pressione sull'occupazione delle terapie intensive, a passare, per la seconda volta, in zona bianca. La situazione è matura anche se dovrà attendere due settimane, sicuramente non ci sarà nessuna deroga alla Valle d'Aosta, di fascia superiore, quella gialla, terribilmente stretta anche se con vincoli più vivibili. Si vedrà. C'è comunque una data, il 1 giugno, e sarà un sollievo per quanti hanno dovuto chiudere le attività per il coronavirus. Liberi tutti? Speriamo di no, sarà una libertà "ragionata" con le solite raccomandazioni (distanziamento e mascherine) ma con la zona bianca si potranno fare molte cose che prima erano vietate. La Sardegna non sarà sola in questa nuova avventura ma ci saranno anche Friuli Venezia Giulia e Molise a seguire, il 7 giugno entreranno nella fascia più ambita anche Liguria, Veneto e Abruzzo. Le buone notizie non finiscono qui, perchè la Cabina di regia, che ha ridefinito calendario e riaperture, ha deciso di posticipare il coprifuoco alle 23, a partire da subito, per poi farlo slittare a mezzanotte dal 7 giugno e all'eliminazione dal 21 giugno. Per la verità il coprifuoco sarà cancellato nelle regioni in zona bianca. Questa nuova colorazione e in quelle date hanno un significato particolare. Dal
primo giugno torna il caffè al banco del bar, si mangerà sia a pranzo che a cena nei ristoranti anche al chiuso. Aperture commerciali e negozi a partire dal 22 maggio, dal 1 luglio riaperture di piscine al chiuso, terme e centri benessere. Dal 24 maggio aperture di palestre, matrimoni e cerimonie dal 15 giugno, congressi, con green pass, dal 15 giugno e parchi divertimento dal 15 giugno. Niente da fare per sale da ballo e discoteche che non potranno essere aperte, mentre riapertura degli impianti di sci dal 22 maggio, sale giochi con bingo e scommesse dal 1 luglio. Ci sarà anche un cambio dei parametri del monitoraggio: viene abbandonato l'Rt, l'indice di diffusione del contagio, ma si terrà conto dell'incidenza dei casi e del tasso di occupazione di terapie intensive e reparti ordinari. Se si guarda ai nuovi parametri la Sardegna non dovrà temere nulla perchè nell'ultimo monitoraggio era a 0,78. Per capirci meglio: con 250 ogni 100 mila abitanti si va in rosso, con 150-250 in arancione e con 50-150 in giallo, mentre con meno di 50 casi per 3 settimane di fila si va in bianco. Così è stato per la Sardegna dal 1 marzo e così sarà nuovamente dal 1 giugno dopo che l'isola è stata in zona rossa, arancione e adesso in fascia gialla.




OGGI LA CABINA DI REGIA PER L'ABOLIZIONE O MENO DEL COPRIFUOCO
LA SARDEGNA, CON LE ALTRE
REGIONI, TORNA IN GIALLO

RIAPRONO BAR E RISTORANTI
MA SOLO ALL'APERTO


di Augusto Maccioni
(16-5-2021) Italia in giallo ma questa volta anche con la Sardegna, tranne però la Valle d'Aosta che rimane in arancione. Si fa festa, ognuno a suo modo rispettando sempre le regole (mascherine e distanziamento) che in molti dicono ancora per poco o quanto meno seguendo un percorso ragionato. I dati incoraggianti in tutte le regioni autorizzano a lasciarsi andare anche se i pericoli, dicono le profezie di qualche virologo, sono dietro l'angolo. La parola chiave è che da lunedi 17 maggio tutta l'Italia, tranne la Valle d'Aosta, tornerà in giallo e ciò significa meno restrizioni e nove potrebbero essere in zona bianca (Friuli Venezia-Giulia, Molise, Abruzzo, Liguria, Trento, Bolzano, Veneto Umbria e Lombardia) fra tutte la Sardegna che ha rischio basso, Rt a 0,7 e incidenza settimanale sceso a 31 qualche giorno fa. L'isola è stata penalizzata nell'ultima colorazione dopo essere stata per 3 settimane in rosso e 2 in arancione (la Valle d'Aosta è rimasta in rosso solo una settimana) ed essere stata per 3 settimane, unica regione in Italia, in zona bianca agli inizi di marzo con quelle riaperture che adesso sono le stesse previste per la zona gialla tranne che per i cinema e teatri che erano rimasti chiusi e che ora potrebbero riaprire al pubblico. Il coprifuoco prima era alle 23,30 e adesso alle 22 anche se ci saranno a breve delle novità sia per qualche ora in più o per l'abolizione dello stesso. Si vedrà con la prossima ordinanza di Speranza. Ristorazione al chiuso rimandato, sembra per il 1 giugno, mentre bar e ristoranti, ma anche gelaterie e pasticcerie, è consentito il consumo al tavolo solo esclusivamente all'aperto "anche a cena". Riaprono musei,biblioteche con prenotazione o con una capienza al 50% sempre con le regole di sicurezza. Non sono ancora consentite le attività in discoteca, feste private e sale da ballo. Gli spostamenti, in entrata e in uscita, sono consentiti con un massimo di 4 persone oltre ai minorenni (fino a 18 anni). Molte cose comunque cambieranno da qui a qualche giorno e sarebbe anche giusto se continuerà a scemare la diffusione del virus grazie anche all'efficacia dei vaccini che stanno riducendo i morti e le ospedalizzazioni. Se i dati saranno confermati anche nei prossimi giorni la Cabina di regia potrebbe cancellare il coprifuoco, un significativo segnale per l'andamento felice dei numeri in miglioramento anche se il premier Draghi preferisce la linea della gradualità e della prudenza, con qualche "altra novità" ma sempre nel solco della sicurezza.



NIENTE PIU' QUARANTENA PER CHI VIENE
DALLA UE (CON TAMPONE NEGATIVO)

L'ITALIA SI TINGE DI GIALLO,
TRANNE LA VALLE D'AOSTA

SARDEGNA PASSA IN GIALLO E
ASPETTA DI TORNARE IN BIANCO


di Augusto Maccioni
(14-5-2021) Altra ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza sulla base delle indicazioni della cabina di regia: tutta l'Italia in zona gialla, compresa la Sardegna (
foto di Augusto Maccioni Colle S. Michele- Cagliari), tranne la Valle d'Aosta che resta arancione, a partire da lunedi 17 maggio: ci si può spostare fra comuni nella stessa regione e andare anche in una regione diversa sempre con l'obbligo di mascherine e distanzaiamento fra persone. E' una bella notizia ma non ci sono sussulti di gioia perchè molti divieti rimangono come, ad esempio, quello di non consumare al bancone del bar, consentito, è un'ipotesi, a partire dal 24 maggio mentre non si hanno ancora date certe per la riapertura dei ristoranti a cena anche al chiuso e la ripresa di banchetti di nozze e cerimonie. Si saprà qualcosa di più preciso a partire dal 17 maggio quando il Governo deciderà date importanti per poter calendarizzare allentamenti e riaperture come quello, assai dibattuto del coprifuoco che dovrebbe essere spostato di almeno un'ora o anche fino alle ore 24 e forse si spera sulle modifiche ai parametri per i cambi di colori delle regioni. In base al monitoraggio ISS l'Italia è tutta gialla (tranne la Valle d'Aosta che rimane ancora in zona arancione) con Sardegna e Sicilia che hanno le carte in regola per passare nella fascia inferiore con rischio minore anche se la Sardegna, con Molise e Friuli Venezia Giulia, ha un'incidenza settimanale dei contagi sotto quota 50 ogni 100 mila abitanti, dati significativamente di zona bianca. Più precisamente l'isola ha fatto registrare per la seconda settimana consecutiva l'indice di contagio più basso d'Italia, Rt pari a 0,7. C'è anche meno pressione sugli ospedali e il piano di vaccinazione sta accelerando. La Sardegna, quindi, potrebbe essere la candidata per ritornare in zona bianca, dopo averla sperimentata dall'1 al 21 marzo. Il ministro Speranza ha inoltre firmato l'ordinanza che prevede, a partire dal 16 maggio, l'ingresso in Italia, con tampone negativo, dai Paesi dell'Europa, Gran Bretagna e Israele superando, di fatto il sistema della quarantena.


"COMPLOTTO" VERSO LA SARDEGNA, INASCOLTATE LE RICHIESTE DI SOLINAS E NIEDDU
NUOVA ORDINANZA DI SPERANZA:
IL CASO DELLA VALLE D'AOSTA
LA SARDEGNA CON L'RT PIU' BASSO
D'ITALIA (0,74) RESTA IN ARANCIONE


di Augusto Maccioni
(7-5-2021) E' un vero e proprio giallo quello che sta succedendo alla Sardegna che dovrà stare ancora una settimana in zona arancione. Così ha deciso il monitoraggio settimanale Iss-Ministero della Salute che colloca l'isola con l'Rt più basso d'Italia. Se ha un senso l'indice di trasmissibilità del covid-19 allora si deve stare attenti a dare la colorazione giusta alle regioni che, per la verità, corrono diversamente alla faccia di regole e dati. Il fatto è che, per esempio, la regia e il Ministero avessero detto che non ci sarebbero state deroghe ai famosi 14 giorni di appartenenza nel colore e che il cambio di colore era determinato dall'Rt, più il valore era alto, al riferimento 1, e più si andava nella zona rossa, viceversa, sotto quel valore fisso si andava verso l'arancione, più penalizzato, e il giallo, quello a basso rischio. Ora invece c'è una regione, la Valle d'Aosta, che è fuori dalle regole e dai valori di riferimento. Ha avuto la deroga ai 7 giorni e con l'indice Rt 0,93 è passata in appena una settimana dalla zona rossa alla fascia arancione. Un vero e proprio giallo se si pensa, invece, che alla Sardegna è stata vietata la deroga e con un indice di trasmissibilità del coronavirus dello 0,74 rimane in zona arancione. Quindi, ricapitoliamo.

In base alla nuova ordinanza di Speranza, le regioni cambiano colore da lunedi 10 maggio (
foto dal web/Social): in arancione solo Valle d'Aosta, Sicilia e Sardegna, nessuna regione in rosso e tutte le altre gialle. Per la Sardegna una vera e propria beffa se si pensa anche che l'isola aveva chiesto direttamente al ministro Speranza di rivedere le anticipazioni, che non prevedeva il passaggio di colore, con un dossier corposo che giustificava la bassa classificazione complessiva del rischio. Evidentemente Speranza non ha tenuto conto della richiesta del presidente Christian Solinas e dell'assessore alla Sanità Mario Nieddu e ha lasciato, in maniera assurda e senza motivazione, la Sardegna in arancione ancora per un'altra settimana con misure ancora restrittive che vietano gli spostamenti tra comuni e l'apertura di bar e ristoranti (solo asporto). Sul web c'è spazio alla rabbia e alle polemiche non solo per il governo centrale ma anche per i vertici della Regione che dovrebbero, su questo sono tutti d'accordo, usare la "voce grossa" contro il Ministero e la regia nazionale, come ad esempio ha fatto la Lombardia e la Campania, per ristabilire la verità e consentire anche alla Sardegna di passare alla colorazione giusta per i valori di riferimento espressi.



MONITORAGGIO DEL VENERDI: DOPO UNA SETTIMANA LA VALLE D'AOSTA TORNA ARANCIONE
SARDEGNA IN BILICO MA NON
DOVREBBE PASSARE IN GIALLO
"DATI IN MIGLIORAMENTO", SOLINAS
E NIEDDU SCRIVONO A SPERANZA

di Augusto Maccioni
(6-5-2021) La Regione Sardegna chiede con forza di passare alla zona gialla già da lunedi 10 maggio, il ministero della Salute dovrebbe invece confermare la zona arancione. E' un braccio di ferro tra Regione e Governo e per motivare la richiesta il presidente Christian Solinas e l'assessore alla Sanità Mario Nieddu hanno inviato a Roma una relazione dettagliata da dove si evince in maniera chiara il miglioramento del quadro epidemiologico nell'isola. Anche i dati della Fondazione Gimbe confermano che la Sardegna sulle 20 regioni italiane, registra una diminuzione dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente: -32,9%, ciò significa che l'isola ha il numero migliore in tutta Italia. L'isola, poi, non ha la soglia critica del 40 e 30% in area medica e terapia intensiva ( entrambi al 22%), quindi tutti gli indicatori sono in netto miglioramento. Secondo il ministro Speranza i dati sardi non convincono e anzi sono tali da confermare la zona arancione per un'altra settimana ( l'isola è in zona arancione dal 3 maggio) e in base alle ordinanze sulle restrizioni, quelle per intenderci sui "colori", la Sardegna dovrebbe rimanere nello stesso colore per 14 giorni, quindi non sarebbero previste deroghe. Se questa decisione dovesse essere confermata questo venerdi 7 maggio, non sarebbe, dice Nieddu, in alcun modo giustificata o giustificabile. E non sarebbe neanche giusto sia dagli indicatori e dati sempre migliori ma anche dalla vaccinazione in atto che sta avendo una accelerata da una settimana a questa parte. La situazione è nettamente migliorata e si aspetta adesso che il ministero faccia la sua parte dando alla Sardegna la classificazione da zona gialla, cioè portandola a un livello di rischio inferiore rispetto a quello attuale consentendo, dice Nieddu, a tante attività di poter ripartire facendolo con un grado di maggiore sicurezza. Se la Sardegna è in bilico, la Valle d'Aosta ha la certezza di tornare in arancione. Se da una parte il Governo non ammette deroghe per la Sardegna, lo fa invece per la Valle d'Aosta che dopo il lockdown di una settimana passerà in arancione dal 10 maggio perchè ha visto l'incidenza ridursi, l'indice Rt è sotto 1 e la pressione sull'ospedale Parini è allentata. Per la Sardegna niente deroga nonostante i dati siano migliorati notevolmente e nonostante la vaccinazione sia accelerata in questi giorni. Misteri cromatici.



LA 365^ FESTA DI SANT'EFISIO IN UN GIORNO,
SENZA FEDELI E CON LA GIOIA NEL CUORE
I MOMENTI STORICI CHE HANNO
SEGNATO IL PERCORSO DEL SANTO

QUESTA VOLTA SI PREGA PER
FAR CESSARE IL COVID-19


FOTOSERVIZIO di Augusto Maccioni
(30-4-2021) E' un altro appuntamento con la storia,quella che viene raccontata quest'anno per la 365^ volta e che ci mette in contatto con un Santo che ha sempre rappresentato un rifugio sicuro per i sardi al quale ci si rivolge con riverenza e rispetto ma anche con grande devozione per far cessare la terribile pandemia del coronavirus che colpisce l'isola. Il simulacro del martire attraverserà le vie della città di Cagliari sabato 1 maggio,un tragitto breve ed essenziale per recarsi direttamente alla chiesetta di Nora in territorio del comune di Pula(Cagliari),dove fu martirizzato nell'anno 303,e tutte le fasi dello scioglimento del voto si terranno alla presenza degli officianti,dell'Alter Nos e di un numero ristretto dell'Arciconfraternita del Gonfalone.

Mai la celebrazione della festa di Sant'Efisio ha avuto limitazioni e ristretta partecipazione in tanti secoli neanche nel 1943,in piena guerra mondiale,quando il simulacro percorse tra le macerie di una Cagliari devastata dalle bombe. Poche foto e un raro documentario della Rai registrano l'attaccamento e la devozione al Santo da parte di fedeli che comunque,anche sfidando le bombe e i bombardamenti in atto in piena seconda guerra mondiale,fecero attraversare il simulacro,sistemato approssimativamente in un carretto del latte,tra le strette viuzze della città storica evitando cumuli di terra e polvere in uno scenario spettrale tra case e palazzi appena bombardate. All'epoca la limitazione era forte a causa della guerra perché non c'era sicurezza e la pericolosità del momento sconsigliava la processione che comunque ci fu tra mille problemi in un percorso di paura e di grande panico. Chi ha partecipato a quel pellegrinaggio memorabile e storico con un impatto di vicinanza religiosa,racconta attimi di grande devozione finalizzata a perpetuare un voto che andava avanti nei secoli e a consentire lo svolgimento di una tradizione minimale ed essenziale per non tradire la fedeltà del popolo sardo verso il suo amato Santo. In quella occasione è stata percepita la mano prodigiosa del Santo mentre passava tra le vie della città lacerata e ferita facendo germogliare il seme della speranza verso la rinascita della ricostruzione della città.

Adesso si ripete la supplica a Sant'Efisio questa volta per far cessare la pandemia e perché il santo abbia un'attenzione particolare verso Cagliari,la città che Efisio ha amato e che ha difeso in diverse occasioni come quella della terribile pestilenza del 1655 che decimò i suoi abitanti e quando nel 1793 fece naufragare,come un autentico tsunami,le navi francesi,squassandole e disperdendole,arrivate nel Golfo degli Angeli alla conquista di Cagliari.Tre momenti tragici e drammatici della storia sarda che Cagliari non può dimenticare e che si fa ancora più impellente in questi giorni di grande attenzione per il coronavirus che sta mettendo a dura prova il tessuto economico e sociale,piegando il suo popolo molto provato dai numerosi contagi e dai decessi in un susseguirsi di dolore,paura e panico. Anche questa volta la Sardegna tutta e il popolo cagliaritano si rivolgono a Sant'Efisio convinti che Efisio,martire e guerriero,chiederà al Signore una particolare attenzione verso la città e i suoi abitanti,così come fece nel 303 prima di morire per mano dei romani,una supplica ancora oggi valida in questi momenti di sofferenza :"Ti prego,Signore,di proteggere la città di Cagliari dall'invasione dei nemici.Fa che il suo popolo abbandoni il culto degli Dei,respinga gli inganni del Demonio e riconosca Te,Gesù Cristo Nostro Signore,quale unico vero Dio. Fa che i malati che pregheranno sul luogo della mia sepoltura possano recuperare la salute e chiunque si trovi in pericolo nel mare o minacciato dagli invasori,tormentato dalla fame o dalla peste,dopo aver invocato me,Tuo servo,possa essere condotto in salvo".

Il legame tra Efisio e Cagliari,e il suo popolo,va avanti da 365 anni,un'interminabile percorso di affetto,devozione e stima che si concretizza in modo particolare durante la sua festa che viene celebrata,con grande partecipazione e devozione,dal 1 al 4 maggio giorno del rientro del simulacro nella chiesetta di Stampace a Cagliari per lo scioglimento del voto da parte della Municipalità,dopo aver percorso oltre 70 chilometri,andata e ritorno,toccando paesi festanti e in preghiera di Capoterra,Sarroch,Villa S.Pietro e Pula dove a Nora,nella sua chiesetta,venne martirizzato. Quattro giorni per un itinerario coinvolgente nel quale tutta la Sardegna si ferma per ripetere un rito lungo quattro secoli,sempre uguale e sempre diverso,perché ogni anno c'è un rapporto più stretto verso il martire per Cagliari.Come non ricordare la grande sfilata di "traccas",i carri ornati da fiori e frutta e quei 3500 persone in abiti tradizionali provenienti da tutti i comuni sardi.E i tanti cavalieri,i miliziani e la guardiania in un'esplosione di colori,di cultura lungo una tradizione che si rinnova e che non tradisce mai il carattere proprio dei sardi.E' sempre stata la vetrina storica e di qualità della Sardegna per Efisio,sistemato in un cocchio,trainato da due buoi ed è sicuramente il momento più significativo e di grande partecipazione perché dopo il carro del Santo c'è il popolo cagliaritano e sardo che va appresso a Lui per ringraziarlo per l'attenzione che il martire ha sempre rivolto per la terra sarda. Purtroppo quest'anno Sant'Efisio sarà celebrato in maniera diversa senza i colori dei carri e le sfilate dei costumi sardi,non ci saranno i cavalli e quelle manifestazioni folcloristiche che sono state,in passato, di notevole importanza nel corso della grande festa di maggio. Sarà tutto ridotto all'essenziale per garantire la sicurezza necessaria e per evitare assembramenti e vicinanza di fedeli così come prevedono le disposizioni governative anti-coronavirus. Il classico cocchio sarà sostituto da un veicolo scoperto così da favorire momenti di preghiera condivisa dai balconi. Il simulacro sarà accompagnato dall'Alter Nos e dai rappresentati dell'Arciconfraternita del Gonfalone. Il percorso sarà minimale ma austero fino a Nora poi,nello stesso giorno il Santo farà ritorno a Cagliari nella sua chiesa di Stampace .Un rito semplice,solo un pellegrinaggio di preghiera seguito da momenti di riflessione che possono aiutare per non farci sopraffare da un dramma che si spera svanisca presto con l'intercessione di Sant'Efisio che per i cagliaritani è un Santo speciale. E' un amico,una persona cara a cui tutto si può chiedere,è un martire che ha una dimensione territoriale, come se vivesse accanto a noi e per noi. Per questo motivo Efisio è solo un santo dei sardi che ci conosce e che ci aiuta. Lo ha fatto diverse volte nella storia.

Come durante la terribile peste del 1655 a Cagliari con una protezione impressionante mentre tutto era perduto e la gente moriva ogni giorno soprattutto i bambini,quelli più indifesi e senza nessuna cura preventiva. Il male non lasciò scampo e morirono moltissime persone e la municipalità allora chiese con insistenza a Efisio di difendere la città e il popolo cagliaritano dalla terribile epidemia di peste. La Municipalità,l'11 luglio 1652,quando tutto stava iniziando in maniera catastrofica,allora fece una promessa solenne al suo protettore per salvare la città e i suoi abitanti dalla pestilenza in cambio avrebbero onorato e ringraziato il Santo ogni primavera con gratitudine e devozione. E il martire "cagliaritano" non si tirò indietro e quattro anni dopo la promessa la città fu liberata dall'epidemia.Per questo ombrello protettivo i cagliaritani nei secoli non hanno dimenticato e ogni anno.il primo maggio,rinnovano la loro promessa con un suggestivo pellegrinaggio,tra sacro e profano,portando uno delle tre statue lignee custodite in città in processione tra le vie della città fino a Nora attraverso quattro giorni intensi di preghiere e devota partecipazione,poi il 4 maggio il rientro a Cagliari in un corteo sempre vivo di tanti devoti che con la lunga fiaccolata riportano il Santo nella sua chiesa a stampace.Ogni anno una solenne processione e un invito a non dimenticare un martire-guerriero che chiese al Signore una particolare attenzione verso la "sua città e la sua popolazione".E' la 365esima volta che si celebra la festa di S.Efisio anche se la cronaca ci dice che non ci furono processioni in due occasioni:nel 1794 quando la città era in stato d'assedio per una rivolta popolare(venne però recuperata alcune settimane dopo) e nel 1917 quando gli organizzatori decisero di annullare la festa perchè tanti uomini erano al fronte. La festa venne celebrata anche durante il 1943 sotto le terribili bombardamenti degli aerei inglesi in città.In una città spettrale e piena di macerie,c'è un video Rai che documenta la suggestiva vicenda,il simulacro del Santo attraversa i quartieri storici scortato da fedeli e militari.Il cocchio del santo non è trascinato dai buoi ma da un furgoncino del latte a pezzi ed è una processione che ha avuto valenza di una speranza per la città che dovrà rinascere dai bombardamenti. E anche in quella occasione il Santo ha offerto il suo aiuto.Come la presenza viva di Sant'Efisio si concretizzò nel 1793 quando la flotta francese rivoluzionaria voleva impadronirsi dll'isola. L'impresa fallì per diverse circostanze tra le quali una libecciata improvvisa che devastò numerose navi francesi,e molte persone di chiesa attribuirono l'intervento miracoloso del Santo che scongiurò l'attacco francese. Altro intervento miracoloso nel 1816 quando vi fu un'altra epidemia,bloccata per le preghiere e le processioni al Santo.Ci sono tanti altri episodi di una gravità inaudita che hanno cessato i loro effetti grazie all'intercessione del martire guerriero,un Santo che continua ad essere un amico e un fratello sempre pronto a darci una mano e ad aiutarci nei momenti difficili della nostra vita.




LA SARDEGNA UNICA ZONA ROSSA.
UNA PUNIZIONE? UN COMPLOTTO?

DA ISOLA FELICE A REGIONE PEGGIORE
D'ITALIA: LA PARABOLA DI UNA TERRA

CHE CONDIZIONERA' ANCHE IL TURISMO
PER LA TERZA SETTIMANA CONSECUTIVA

di Augusto Maccioni
(23-4-2021) Adesso è ufficiale, la Sardegna resta in zona rossa per la terza settimana consecutiva (
foto di Augusto Maccioni). Una punizione? Un complotto? Sicuramente paghiamo la troppa libertà della zona bianca, quando, dal 1 marzo l'isola divenne più felice e tutti i media sbarcarono nella nostra terra per spiegare il fenomeno-Sardegna e la gioia dei loro abitanti. Allora l'Rt era 0,68, il più basso del Paese, con 29,47 contagi per 100 mila in uno scenario con rischio basso. A distanza di quasi due mesi siamo diventati l'unica regione cattiva, col rischio alto, la peggiore d'Italia. Ci ha superati anche la Calabria, che era anch'essa a rischio alto, poi però è diventata arancione con Basilicata, Puglia, Sicilia e Valle d'Aosta mentre tutte le altre sono in zona gialla: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Marche, Piemonte, Pa Bolzano, Pa Trento, Toscana, Umbria e Veneto. Ma come, si dirà, la Sardegna è la peggiore d'Italia? Non si sa e non si capisce: ci sono algoritmi che ci hanno punito e ci mettono dietro la lavagna, mentre altre, Lombardia, Campania, Emilia Romagna, promosse in fascia gialla, sono quotidianamente in prima linea per contagi e per decessi. La Sardegna si trova ancora una volta, dopo aver avuto la soddisfazione e il piacere della zona bianca, solitaria deludendo quanti, assessore regionale alla Sanità Nieddu in prima fila, avevano sperato di passare da lunedi prossimo, 26 aprile, nella fascia al di sotto, quella arancione che avrebbe consentito almeno la riapertura di parrucchieri. Invece nulla di ciò e per la terza settimana consecutiva dobbiamo respirare brutta aria e pensare che due mesi prima potevamo godere di libertà preziose, andare al ristorante a pranzo e a cena e restare fuori per le strade e le piazze fino alle 23,30. Allora eravamo bravi e tutte le trasmissioni tv e i tg raccontavano di un'isola felice poi, però, c'è stata la caduta a picco fino alla zona rossa, unica regione in Italia. Si cercano le cause: eccesso di comportamenti irresponsabili, una campagna vaccinale ancora a rilento ma anche l'arrivo di tanti turisti e proprietari di seconde case provenienti anche da zone rosse. I controlli ci sono stati, ma evidentemente poco efficaci. Monta la rabbia e le polemiche si fanno sentire su facebook contro il governo regionale e quello nazionale. Una condanna che tutti respingono, che non ci meritiamo e che rifiutiamo. Però siamo in zona rossa e rischiamo di starci se i nostri comportamenti non diventeranno più responsabili. Anche la Regione faccia la sua parte con controlli più mirati perchè è in gioco la prossima estate, che non sarà un liberi tutti, ma una stagione all'insegna della responsabilità.


I NUOVI COLORI DELLE REGIONI: IN ZONA ARANCIONE ANCHE LOMBARDIA E PIEMONTE
LA SARDEGNA E' IN ZONA ROSSA CON L'INDICE RT A 1,54, IL PIU' ALTO D'ITALIA

di Augusto Maccioni
(9-4-2021) Brutte notizie per la Sardegna che da lunedi passa in zona rossa (
foto dal web/Social), mentre nel resto dell'Italia prevale l'arancione. A decidere la nuova colorazione nell'isola è stata l'ultima ordinanza del Ministro della Salute Speranza in base alle indicazioni della cabina di regia regionale. Una decisione prevista che comunque non ha trovato molto consenso nei social che ha trattato l'argomento con rabbia e con profonda amarezza. Il "ritorno" alla zona rossa, dopo i tre giorni del priodo pasquale, crea il "caso Sardegna" che è passata dalla zona invidiabile, e felice, di zona bianca a quella rossa nel giro di un mese. Tra i motivi che hanno generato il peggioramento dei dati sono le poche somministrazioni dei vaccini e i comportamenti scorretti degli ultimi quindici giorni, un periodo nel quale i numeri hanno messo in crisi l'aspettativa del covid free. Eppure i presupposti per continuare a stare nella zona bianca c'erano tutti, poi però tutto è cambiato fino all'Rt 1,54 che ha decretato la fine dell'isola felice e della zona arancione. Un duro colpo per l'isola che adesso deve retrocedere e rivedere aspettative e comportamenti con un danno ulteriore per la già fragile economia regionale. I dati che hanno portato a questa decisione rispecchia l'andamento scorretto di quanti hanno inteso la "zona bianca" un "liberi tutti" e le segnalazioni alle autorità parlano di locali pieni di persone senza mascherine, di bar e ristoranti affollati, matrimoni, battesimi e funerali con decine di persone. Il risultato è adesso presente e implacabile, non una "punizione" ma la realtà di ciò che si è seminato infrangendo comportamenti che avevano portato all'invidiabile record di un'isola felice. Con questi dati non ci sono molte prospettive per la stagione turistica, le incognite ci sono ma la tempesta può passare con i vaccini e con una maggiore responsabilità nei comportamenti. Già i vaccini, che non ci sono o che sono pochi e in più c'è chi ha rinunciato, tra il 40% e il 50%, a vaccinarsi con le dosi di AstraZeneca. L'impegno comunque c'è e presto con l'arrivo degli altri vaccini la Sardegna affronterà la situazione vaccinale con più decisione per rimettersi in carreggiata. E' la nuova sfida, è la prossima battaglia per riconquistare la "zona bianca".



SCOPPIA IL CASO ASTRAZENECA E IL COLOSSO FARMACEUTICO TORNA NELL'OCCHIO DEL CICLONE
E' BUFERA: DRAGHI TROVA 29 MILIONI
DI DOSI PRONTE PER IL REGNO UNITO

COME UN FILM DI INTRIGHI: BRACCIO
DI FERRO ITALIA-LONDRA-BRUXELLES

di Augusto Maccioni
(24-3-2021) Scoppia il caso AstraZeneca in Italia ma anche ad esempio in India dove il governo di Delhi ha sospeso temporaneamente le esportazioni del vaccino prodotto dal Serum Institute of India (SII) per soddisfare le esigenze interne dato l'aumento delle infezioni. Quindi le somministrazioni dell'azienda biofarmaceutica anglo-svedese non varcheranno i confini dell'India e la produzione dei vaccini sarà completamente al servizio della popolazione. Questo stop, inaspettato, ha di fatto rallentato il programma di vaccinazione britannico perchè i vaccini del SII erano destinati proprio lì. Polemiche e scambi infuocati tra i due Paesi anche se il governo di Delhi fa sapere che non ha intenzione di rivedere le sue decisioni. La guerra con AstraZeneca si sta intensificando anche in Europa, ed è l'Italia in prima linea a combattere, sostenuta dall'Europa, contro il colosso farmaceutico per i mancati adempimenti del contratto e per i corposi tagli per la fornitura. Già un mese fa il governo Draghi (
foto dal web/Social) ha impedito l'esportazione di 250 mila dosi dallo stabilimento italiano Catalent di Anagni destinati all'Australia, stesso copione si è verificato in questi giorni, anche se la notizia è stata divulgata il 24 marzo, per un grande quantitativo destinato, questa volta, per il Regno Unito. Dall'ispezione a sorpresa, su raccomandazione della Commissione Europea, dei carabinieri è risultato che i frigoriferi dell'azienda farmaceutica di Anagni, vicino a Roma, erano pieni zeppi di dosi di vaccino, qualcosa come 29 milioni pronti per lasciare l'Italia. E' avvenuto il blocco dell'esportazione dell'importante quantità di vaccino e sarà sicuramente motivo di confronto e trattativa tra Londra e l'Unione Europea. L'enorme quantitativo è l'equivalente del doppio delle dosi già fornite ma in ballo ci sono inadempienze e contrasti, e polemiche, che hanno animato da subito l'azienda anglo-svedese e l'Europa coinvolgendo in prima linea anche l'Italia che ha ricevuto un quantitavivo molto ridotto di somministrazioni che dovevano arrivare. Ci sarà un braccio di ferro e AstraZeneca dovrà rivedere i suoi piani. Sicuramente buona parte della corposa fornitura verrà ridistribuita tra gli Stati europei, e qualcosa come 10 milioni di dosi prenderanno la via verso i Paesi poveri. Del resto a farsi avanti è la stessa Gran Bretagna che considera che quei vaccini avrebbero garantito la seconda dose a quasi 15 milioni di cittadini. Se da una parte il commissario europeo Breton stava indagando sulla produzione di 5-6 milioni di dosi al mese da parte dello stabilimento Halix nella città olandese di Leida che puntualmente sparivano dal conteggio europeo perchè spediti in grande quantità nel Regno Unito, dall'altra l'indagine del governo Draghi su un'altra ditta farmaceutica Catalent di Anagni, utilizzato da AstraZeneca per le fiale di vaccino. Insieme, Breton e Draghi, hanno messo insieme un tesoretto non male che potrebbe servire all'Europa per riempire i grossi buchi del colosso farmaceutico. E come un film di intrighi dove i principali protagonisti operano perchè vengano rispettati gli impegni assunti per il bene della popolazione europea, e quella italiana che soffre in modo particolare, mentre altri, sempre protagonisti, mettono a frutto strategie che è una anomalia grave nel rispetto dei contratti.


L'ORDINANZA CON I NUOVI COLORI
DELLE REGIONI, RT ITALIA A 1,16

LA SARDEGNA NON E' PIU' L'ISOLA
FELICE, DA LUNEDI DIVENTA ARANCIONE

"INDICATORI FAVOREVOLI MA L'INCREMENTO DEI CONTAGI HA PENALIZZATO L'ISOLA"

di Augusto Maccioni
(19-3-2021) Dopo tre settimane si è infranto il sogno di una regione e di un popolo: la Sardegna (
foto Augusto Maccioni Ospedale Civile - Cagliari) non è più in zona bianca (Rt maggiore di 1, ossia 1,08 con classificazione da basso a moderato). E' un fatto disastroso, se vogliamo assurdo perchè non si capisce il motivo della punizione dal bianco alla fascia arancione, un passo che costringerà tutti a rivedere gli slanci di prima, ma colpirà anche i tanti turisti che sono arrivati in allegria prima dell'ultima ordinanza di Solinas che penalizzava ulteriormente gli arrivi in Sardegna. L'Isola è in zona arancione e non avrà i privilegi che aveva prima e da lunedi ci sarà meno libertà, sicuramente più rabbia per una condizione infranta dopo alcune settimane. La situazione sarà evidente quando si vedranno i bar e i ristoranti chiusi perchè è sempre vietato consumare cibi e bevande all'interno dei ristoranti e delle altre attività di ristorazione (bar e pasticcerie). E' consentito solo l'asporto di cibi e bevante. Non sono consentiti gli assembramenti. Gli spostamenti sono consentiti all'interno del proprio Comune mentre verso gli altri Comuni saranno consentiti per esigenze lavorative, necessità o motivi di salute. A dare la svolta a questa nuova colorazione è l'incremento dei contagi nell'ultima settimana, un fatto che ha allertato l'algoritmo governativo che si è espresso negativamente nei confronti della nostra terra. Più contagi significa che non siamo stati attenti, non abbiamo rispettato le regole, abbiamo vissuto come se non ci fosse la pandemia: senza mascherine, con la mascherina ma abbassata, non rispettanto le distanze e con una libertà senza freno. Abbiamo visto assembramenti nelle piazze, nei bar e nei ristoranti. Pensavamo di farcela e di continuare in zona bianca. Questo è il risultato. Dispiace ma adesso ci dobbiamo fare tutti un'esame di coscienza. Perchè? Potevamo evitare questa punizione? Sicuramente si, ma alla fine non siamo stati capaci di rispettare il ruolino di marcia virtuoso. Cambia nuovamente il colore in Italia. Dopo la Sardegna anche il Molise passa in arancione, ma prima era in zona rossa. Campania, Emilia Romagna, Friuli, Lombardia, Lazio, Marche, Piemonte, Trento, Puglia e Veneto rosse, le altre arancioni. Le regioni in lockdown andranno avanti per due settimane, almeno fino al 4 aprile.





SOLINAS HA SCELTO LA LINEA DURA PER CONTRASTARE LA PANDEMIA IN SARDEGNA
SONO STATI INASPRITI I CONTROLLI
PRIMA DELL'IMBARCO VERSO L'ISOLA

SUL WEB "BRAVO PRESIDENTE, ANCHE SE IN RITARDO", ALTRI NON SONO D'ACCORDO CON LUI

di Augusto Maccioni
(18-3-2021) Non sarà facile adesso arrivare in Sardegna (
foto Augusto Maccioni Cagliari). Da "liberi tutti" alle certificazioni per arrivare nelle seconde case nell'isola fino all' ordinanza del presidente Christian Solinas che, sollecitato da una situazione non prevista e dal popolo web che chiedeva più restrizioni, di fatto impedisce ai proprietari di seconde case non residenti a varcare il mare a meno che non si trovino nelle condizioni di farlo per motivi di "comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità e/o di indifferibilità documentata ovvero per motivi di salute". L'ordinanza era prevista ma forse non in questi termini restrittivi. Solinas in precedenza aveva previsto tamponi e avvenuto test in entrata, ma molti, la maggioranza delle persone che arrivavano, evitavano di farsi il tampone o di presentare certificazione dell'avvenuta negatività. Era anche chiaro che chi risultava positivo doveva sottostare alla quarantena. Ma non tutti erano bravi a sottoporsi alle regole e alcuni consiglieri dei 5S, tra i quali Desirè Manca, avevano denunciato i controlli blandi, la scarsa propensione dei turisti arrivati in terra sarda a fare il test e alcuni ( chissà quanti) erano risultati positivi. Da questi fatti è emersa una situazione grave che ha turbato l'opinione pubblica sarda che si è rivolta al web per manifestare rabbia e sconcerto per l'irrazionale comportamento di questi turisti, dei quali nulla si sa soprattutto se sono effettivamente proprietari di seconde case in Sardegna. Anche qui i furbetti avranno avuto il loro palcoscenico. Sta di fatto che l'incresciosa situazione non poteva andare per le lunghe se si voleva evitare l'assalto dell'anno scorso, con le conseguenze inevitabili che la storia ci ha consegnato, e bene ha fatto Solinas a mettere nero su bianco un'ordinanza restrittiva che è in qualche modo in sintonia con le disposizioni nazionali. La novità di questa ordinanza, la n.9 del 17 marzo, è all'articolo 2, che da responsabilità ai vettori e agli armatori di "acquisire e verificate" certificazione e test dei passeggeri prima dell'imbarco verso la Sardegna. Di più: "vietare l'imbarco nel caso in cui la predetta documentazione non sia completa o i passeggeri non siano in possesso dei sopracitati requisiti". E' chiaro che la Sardegna non vuole i turisti senza certificazione e non ha nessuna intenzione di intraprendere una battaglia contro il turismo. Siamo alle porte della Pasqua e tutto inizia a prendere vita nelle attività produttive soprattutto nell'isola dichiarata "zona bianca" con tanti privilegi rispetto alle zone rosse o arancioni delle altre regioni italiane, ed è per questo motivo che a tutti si chiede uno sforzo in più per essere in regola con le disposizioni per combattere tutti insieme questa pandemia. Con questo provvedimento la Sardegna sarà più in sicurezza e potrà contrastare con più convinzione il coronavirus e continuare a restare in "zona bianca". Riuscirà Solinas a scongiurare l'assalto indiscriminato? "Finalmente" recitano i tanti post sul web all'annuncio dell'ordinanza, "anche se in ritardo", dicono altri, e altri ancora non sono d'accordo col presidente che doveva semmai intensificare i controlli nei porti e negli aeroporti. I numeri diranno la verità soprattutto perchè Solinas e il popolo sardo non fanno nessuna battaglia contro i turisti, anzi li vogliono ma in sicurezza, ma vogliono sconfiggere il virus in Sardegna.



LA VALLE D'AOSTA BLINDA IL SUO TERRITORIO:
NO AGLI SPOSTAMENTI NELLE SECONDE CASE

TURISTI SBARCATI IN
SARDEGNA SENZA CERTIFICATO

"MOLTI PASSEGGERI A OLBIA HANNO
RIFIUTATO IL TEST, CI SONO ANCHE POSITIVI"


di Augusto Maccioni
(16-3-2021) La Sardegna farà come la Valle d'Aosta? Per essere più virtuosi e per precauzione da un possibile aumento dei casi di coronavirus, la più piccola regione italiana, in zona arancione, ha varato un'ordinanza, firmata dal presidente sabato scorso, con la quale blocca sul proprio territorio gli spostamenti nelle seconde case. Il provvedimento è andato di pari passo con le note esplicative, le famose faq di delucidazioni del governo, di palazzo Chigi che dava libero movimento invece per le seconde case anche da parte di una regione che si trovava in zona rossa. Insomma niente invasione da parte di tanti milanesi, e non solo, che nel periodo pasquale hanno casa in quella regione e nella rinomata Cormayeur. Giusto o sbagliato la Valle d'Aosta ha blindato il suo territorio in maniera prudente dagli attacchi di contagi che ultimamente hanno rovinato alla regione di arrivare alla zona bianca, ancora prima della Sardegna. Se da una parte c'è una regione che boccia gli spostamenti nelle seconde case sul proprio territorio, creando un "caso" a livello nazionale, dall'altro un'altra regione, questa volta in fascia bianca, che invece non blinda il suo territorio ma chiede test in entrata. Nell'ordinanza il presidente sardo Christian Solinas chiede il rispetto di alcune disposizioni, come, tra l'altro, quello di aver effettuato il tampone con esito negativo non oltre le 48 ore prima della partenza; effettuare il tampone all'arrivo o sottoporsi all'obbligo di isolamento fiduciario per 10 giorni. In pratica una sorta di test che si devono fare e possono essere obbligatori e non semplicemente facoltativi per arrivare nelle seconde case in Sardegna. Insomma un minimo sindacale per essere tutti tranquilli sia per dare un senso alla libera circolazione e alla proprietà privata dei cittadini ma anche il rispetto al diritto alla salute. E' invece capitato che in seguito alla faq di Palazzo Chigi, si sono mossi in centinaia verso la Sardegna, riempiendo in modo particolare le navi verso una terra nella quale c'è più libera circolazione, non ci sono divieti e c'è più gioia di vivere rispetto alle altre regioni in zona rossa o arancione. Tutto tranquillo se non per un particolare. A denunciare l'incresciosa situazione sono stati i consiglieri del M5S Michele Ciusa, Li Gioi, Alessandro Solinas e Desirè Manca che hanno lamentato controlli sanitari blandi in ingresso. Riportano alcuni fatti: a Olbia sbarcati 997 passeggeri, in maggioranza privi di certificato di negatività al covid e molti dei quali hanno rifiutato di sottoporsi al test. Molte non potranno essere ritracciate e forse potrebbero essere positive. Chi si è sottoposto al test, è il caso di turisti arrivati in camper, sono risultati positivi, altri sono risultati positivi quando già i turisti erano in giro e al bar. C'è da chiedersi: ma quanti sono i turisti che potrebbero essere positivi e non sono più rintracciabili e sono in giro per la Sardegna? Sicuramente c'è da preoccuparsi e allora è necessario intervenire, fare qualcosa di più restrittivo, mettere nero su bianco, appliccandola, l'ordinanza di Solinas che non è affatto una punizione nei confronti del turista ma un modo di rispettare la loro e la salute dei sardi. La presa di posizione dei consiglieri dei 5S mette in evidenza una situazione che potrebbe diventare disastrosa e potrebbe replicare quell'altra, diventata preoccupante, che abbiamo vissuto l'anno scorso proprio alla vigilia della stagione estiva.


ANCHE GERMANIA, FRANCIA, ITALIA, OLANDA E SPAGNA SOSPENDONO IL VACCINO ASTRAZENECA
DILAGA LA PSICOSI CONTRO IL
VACCINO DELLA MULTINAZIONALE

"E' SICURO" DICE L'OMS E L'EMA
IL 18 PRENDERA' UNA DECISIONE

di Augusto Maccioni
C'è la decisione della Germania e improvvisamente anche l'Italia si è accorta che era necessario bloccare la somministrazione del vaccino AstraZeneca (
foto dal web/Social). Non solo il Paese della Merkel ma anche la Francia ha bloccato il vaccino in attesa di approfondimenti da parte dell'Ema che si è preso 3 giorni per dare una risposta ai tanti casi di trombosi in persone che sono state vaccinate in Germania, in Europa e quindi anche in Italia dove purtroppo ci sono stati diversi decessi misteriosi sui quali sta indagando la magistratura. L'ultima notizia, proveniente dal nostro Paese, proviene da Napoli dove una donna, che ha fatto il vaccino AstraZeneca la scorsa settimana, è stata ricoverata in terapia intensiva nell'ospedale del Mare. Anche qui sarà la magistratura a procedere per stabilire cause ed effetto del ricovero. Di fronte a questi fatti, comunque, cresce la psicosi contro il vaccino dell'azienda anglo-svedese che, oltre a non adempiere ai contratti europei riducendo più volte il rilascio delle dosi per la vaccinazione alla popolazione europea, dovrà mettere un freno al dilagare di notizie allarmanti che potrebbero compromettere il piano vaccinazione di molti paesi europei. Il fatto è che l'Europa ha puntato molto sulle dosi dell'azienda anglo-svedese rispetto agli altri vaccini, e questa nuova situazione potrà avere un rallentamento sulle somministrazioni. Gli esperti invitano alla calma, continuano a dire che il vaccino è sicuro e mostrano i numeri dei vaccinati che non hanno avuto problemi. Ma non basta. Ad avere dubbi e perplessità sono gli stessi enti regolatori che dicevano che il vaccino era sicuro e quindi non avevano intenzione di interrompere la somministrazione, poi però a distanza di un giorno o di poche ore hanno "ribaltato" la loro decisione e ora hanno bloccato tutto sul territorio europeo in attesa di chiarimenti, approfondimenti sui fatti incresciosi a seguito della somministrazione del vaccino anglo-svedese. L'Oms raccomanda di continuare a vaccinare con AstraZeneca, anche se ha indetto una riunione di esperti per valutare la sicurezza del prodotto della multinazionale. Nel nostro paese, Pregliasco, commentando lo stop di Aifa al vaccino anglo-svedese, invita alla calma e a non farsi prendere dal panico ricordando che le trombosi sono nella normalità e capitano mille casi alla settimana dovuti a diverse patologie. Una cosa è importante: si chiede chiarezza per superare questi grandi momenti emotivi. E non sarà facile neanche all'Ema che ha indetto per il 18 marzo una riunione straordinaria sul vaccino per "decidere qualsiasi altra azione che potrebber essere necessaria". La risposta sembra scontata, cioè quella di continuare con la vaccinazione AstraZeneca, ma i dubbi ci sono e queste attese preoccupano.




A UN ANNO DALLA PANDEMIA NON SI VEDE ANCORA LA LUCE DENTRO IL TUNNEL
ANCORA TROPPE REGIONI NEI
GUAI PER LE TERAPIE INTENSIVE

AVANTI CON I VACCINI, "NO"
A UN NUOVO LOCKDOWN


di Augusto Maccioni
(10-3-2021) A distanza di un anno, l'Italia è sempre a rischio coronavirus (
foto dal web/Social) con un sempre numero impressionanate di contagi giornalieri e di morti. La cosa che preoccupa di più e che dopo 365 giorni di grande attenzione verso il covid, le cose non sono cambiate. Si continua a parlare di vaccini ( che non ci sono e quando ci sono non sono sufficienti) ma anche di allarme terapie intensive mentre si è superata la soglia del 30% di letti occupati. C'è molta impreparazione di fronte al problema e manca una cabina di regia nazionale che coinvolga in maniera puntuale e precisa tutti per sconfiggere il virus. Sappiamo, comunque, che non sarà facile e in altri Stati europei i problemi ci sono e vengono ulteriormente moltiplicati. In Italia le cose potevano andare meglio per tutta la bravura che abbiamo profuso nel corso della prima ondata della pandemia, con una organizzazione nell'emergenza di grande rilievo. Poi però le cose sono andate stancamente scemando fino a moltiplicare. Dalla seconda fase in poi ci sono stati una serie di interventi che non hanno avuto l'effetto sperato per lo scollamento tra la parte sanitaria e quella politica col risultato che hanno portato a un "apri e chiudi" delle attività economiche che non sono state capite e non hanno trovato i favori della gente. Del resto si pensava che questo virus fosse passeggero come quando si prende l'influenza, poi,però, quando la "malattia" va avanti un anno e non si vede la luce nel lungo tunnel, le cose cambiano. Il danno economico è enorme: bar, ristoranti e tante altre attività commerciali sono stati messi alla graticola da provvedimenti governativi spesso ingiusti, forse necessari, ma comunque fatti chiudere con i comunicati dei famosi dpcm dall'oggi al domani senza la convinzione della gravità del momento e della prospettiva futura. Un'Italia, insomma, che poteva salvarsi, vista la grande professionalità dimostrata nella prima fase della pandemia, ma che poi ha dovuto sottostare alle continue emergenze senza poter proporre in termini chiari e produttivi soluzioni sia dal punto di vista sanitaria, ma anche economica con i ristori che, non essendo mirati, hanno contribuito a rendere ancora più complicata tutta la situazione. Questa Italia è adesso a pezzi: troppi disoccupati, troppe aziende in crisi, troppi problemi da risolvere. Di più: si è passati da un governo politico Conte a un esecutivo politico-tecnico Draghi. Si è notato da subito un approccio diverso del problema anche se si deve correre di più e la macchina politica non è snella da provarci. Non ci resta che tutti facciano la loro parte. L'Italia della prima ondata pandemica si è comportata bene, adesso un pò meno e forse rilevano "normale" una situazione dove ci sono ancora troppi contagi giornalieri e dove si muore in continuazione. La gente ha paura e non si cura più in ospedale col rischio, purtroppo, di morire più velocemente del previsto. Non ci sono alternative. Se prima tutto era in funzione del virus, adesso la priorità è il vaccino. Già: altro capitolo di non facile soluzione. C'è il vaccino ma le ditte farmaceutiche fanno i preziosi, non ne danno a sufficienza creando ancora allarmismi e complicazioni. Prima o poi ne usciremo, bisogna tenere duro e bisogna che ognuno di noi rispetti gli altri, mantenendo sempre a mente le regole fondamentali come mascherine e distanziamenti e senza assembramenti.


SARDEGNA, VOGLIA DI CONTINUARE
A RIMANERE IN ZONA BIANCA

DA LUNEDI 8 MARZO TEST OBBLIGATORI PER CHI ARRIVA NELL'ISOLA
A CAGLIARI PROSEGUE IL TAMPONE SICURO, TRUZZU: E' UN SUCCESSO

di Augusto Maccioni
(6-3-2021) Questa volta il governo ha dato ragione alla Sardegna. E' cambiata l'aria, c'è l'effetto Draghi, e adesso, alla ricerca di una soluzione per ridimensionare il coronavirus, la Sardegna può portare avanti l'obbligo di test o di certificazione vaccinale o di negatività per chi arriva nell'isola. Da lunedi 8 marzo il presidente Christian Solinas, con propria ordinanza, ha imposto questo obbligo e tutto è pronto per rendere operativo il provvedimento regionale. Su Fb il presidente scrive: "Negli aeroporti sardi si sta ultimando l’allestimento delle aree test Covid che saranno attive dal primo volo in arrivo lunedì 8 marzo a seguito dell'Ordinanza n.5 del 5 marzo 2021. La Sardegna, prima e attualmente unica regione a essere stata classifica in zona bianca, ha il diritto di tornare alla normalità attraverso un percorso graduale che difenda gli importanti risultati raggiunti con grande sacrificio. Il virus , scrive ancora Solinas, è ancora una minaccia e servirà mantenere tutte le precauzioni possibili per uscire dall'emergenza nei tempi più brevi. Continua incessantemente il nostro impegno contro il Covid-19, per i sardi, per i tanti studenti del nostro territorio e per tutte quelle persone che torneranno in Sardegna e che potranno farlo in sicurezza". Intanto prosegue la campagna- tamponi in tutta l'isola. A Cagliari, si continua, sulla scia "Sardi e Sicuri", il test gratuito. Il sindaco cagliaritano Truzzu (
foto del sindaco su Facebook) è soddisfatto: dopo gli oltre 14 mila cagliaritani che hanno fatto il tampone gratuito nella giornata di sabato 6 marzo, si replica anche il giorno successivo e su facebook scrive: "Domenica 7 marzo possiamo fare di più. Sono vivamente convinto che si possa aumentare il numero dei partecipanti. Per questo invito tutti - ma proprio tutti - in primis gli studenti universitari e delle superiori, a dedicare 10 minuti della propria giornata allo screening. Magari prima di andare al mare, di uscire con gli amici o di fare una passeggiata. Per la vostra sicurezza e di tutta la città".






ADESSO LA SARDEGNA HA UN ALTRO OBIETTIVO: ESSERE LA PIU' GRANDE ISOLA COVID FREE D'EUROPA
OTTIMISMO PER LA ZONA BIANCA CON
MENO RESTRIZIONI: COPRIFUOCO ALLE 23,30, RISTORANTI ALLE 23, BAR ALLE 21


di Augusto Maccioni
(1-3-2021) Dopo la zona bianca la Sardegna ha un altro obiettivo: essere la prima in Europa immune al virus. E' un traguardo non facile, non è improponibile ed è sicuramente una faccenda che si può risolvere con le precauzioni, le regole e le responsabilità. Da parte di tutti. La decisione del governo centrale rafforza la convinzione che l'isola viaggi verso il covid free, grazie agli interventi mirati da parte delle strutture sanitarie, alla competenza dei medici ma anche alla bravura dei suoi abitanti che si sono impegnati parecchio, nonostante le dure restrizioni, per non contrarre il coronavirus. Adesso che la Sardegna è in zona bianca, siamo più felici. Lo si capisce dal primo giorno con un cambio radicale su tutto e la Coldiretti parla di una "vera svolta" per il fatturato di ristoranti, pizzerie ed agriturismi. Le restrizioni non ci sono più, almeno stando alle fasce storiche del rosso, arancione e giallo, c'è da adeguarsi al nuovo clima con le precauzioni e le responsabilità precise per non cadere in un'altra colorazione. Iniziamo dai vantaggi: il coprifuoco è stato spostato alle 23,30, i ristoranti aperti fino alle 23, mentre bar, pub, caffetterie e assimilabili fino alle 21. Stiamo però attenti perchè oltrepassare il confine è facile soprattutto con le giornate più calde quando è più probabile l'assembramento nelle vie dello shopping, nel lungomare e nelle piazze. Ci sono anche svantaggi, cioè siamo più responsabili e non dobbiamo approfittare della circostanza per abbattere questo privilegio che ci viene riconosciuto. La Sardegna, col nuovo provvedimento governativo, è più felice perchè meno vincolato dalle restrizioni che hanno invece le regioni che si trovano in altre colorazioni. Siamo tutti felici e tutti abbiamo vinto diverse battaglie compresa quella contro il governo centrale di qualche settimana fa quando è stata negata all'isola la zona gialla lasciandola erroneamente, stando ai dati, in arancione. Adesso è necessario continuare sulla buona strada ed è giusto appoggiare la richiesta del presidente Solinas (
foto dal web/Social) che chiede un piano speciale e straordinario di vaccinazione, in deroga al piano nazionale in rapporto alla popolzione. Data la bassa densità di popolazione, Solinas chiede al governo di fornire alla Sardegna i vaccini necessari per vaccinare tutta la popolazione in pochissimo tempo, forse 2/3 mesi. Non solo, visto che se ne parla a livello europeo, Solinas anticipa le mosse e chiede, in vista della nuova stagione turistica, controlli sanitari anti-covid, con adeguata certificazione, per chi vuole venire in Sardegna. Argomenti giusti che meritano attenzione per fare della Sardegna una regione covid free.




SARDEGNA DIVENTA "ZONA BIANCA" DA LUNEDI, E' LA PRIMA REGIONE IN ITALIA
COSA CAMBIA: RISTORANTI APERTI A CENA,
TEST O VACCINO PER ENTRARE NELL'ISOLA

di Augusto Maccioni
(27-2-2021) C'è entuasiasmo per il passaggio della Sardegna in zona bianca, una decisione ufficializzata dal ministro della Salute Speranza che, firmando l'ordinanza, ha definito anche le colorazioni delle altre regioni italiane. Da lunedi 1 marzo, come era stato preannunciato, Piemonte, Lombardia e Marche passano all'arancione, zone rosse diventano invece Basilicata e Molise. La novità in assoluto è il passaggio, sempre da lunedi 1 marzo, dell'isola che diventa la prima regione in Italia ad avere una modalità specifica del "bianco", qualcosa in più rispetto alle zone gialle. Il requisito che si è tenuto conto è dovuto al Rt da 0,68, il più basso del Paese, con 29,47 contagi per 100 mila in uno scenario con rischio basso anche se preoccupa la diffusione della variante inglese che, in tre comuni del sassarese (Bono, San Teodoro e La Maddalena), vige un lockdown dovuto all'allerta lanciata dall'Ats per un anomalo numero di contagi. La situazione in quelle zone è sotto controllo e i sindaci si augurano di arrivare presto a normalizzare il quadro epidemiologico del virus. Cosa significa essere in fascia bianca? E' il riconoscimento dell'andamento del coronavirus nell'isola con una ripartenza delle attività anche nelle ore serali, bar e ristoranti, e la riapertura di cinema, musei e teatri, passando per le palestre e i centri sportivi, e lo slittamento del coprifuoco notturno, che comunque resterà. Naturalmente non è "liberi tutti" ma, se vogliamo, una precauzione in più da adottare perchè la Sardegna possa continuare ad essere un'isola felice. Quindi l'isola ha superato, con grande slancio, anche la Valle d'Aosta che, nella scorsa settimana, aspiravva al medesimo traguardo. Questo grande risultato, ha detto il presidente della Regione Christian Solinas (
foto dal web/Social) dopo essere stato informato dal ministro Speranza, è stato ottenuto grazie all'impegno di tutti i cittadini sardi. Sarà mio impegno proteggere la Sardegna con tutti gli strumenti che possano garantire severi controlli sanitri per coloro che entreranno nel nostro territorio". Due, quindi, le questioni che Solinas pone al primo posto: l'impegno e la responsabilità dei sardi che non devono disattendere i tanti sacrifici fatti in questi mesi, l'altra è la concreta ipotesi di una certificazione anti-covid o tampone effettuato prima dell'imbarco per chi intende entrare nell'isola. Le condizioni, soprattutto per quet'ultima ipotesi, ci sono e sono maturi in vista anche dell'apertura della stagione turistica a partire già da Pasqua, ordinanza regionale che dovrebbe essere emanata subito dopo quella che Solinas emanerà sulla riapertura dopo l'ultima decisione governativa. C'è quindi molta attesa per l'ordinanza esplicativa regionale che darà indicazioni precise su come comportarsi in questa nuova modalità che prevede sempre l'utilizzo di mascherine e distanziamenti oltre a tutte le precauzioni solite.



IL CAGLIARI NON VUOLE ANDARE IN SERIE B, LA MOSSA TARDIVA DI GIULINI
IL FUTURO DEI ROSSOBLU'
E' NELLE MANI DI SEMPLICI
IL COMPITO COMPLICATO
DEL NUOVO MISTER

di Augusto Maccioni
(21-2-2021) Poteva succedere molto prima, ma le cose sono andate per le lunghe e il Cagliari non ha mai avuto la scossa desiderata e dopo 3 mesi si è ritrovato in piena zona retrocessione. Un fatto clamoroso, per la storia rossoblù, una situazione che ha dell'incredibile per una squadra che ambiva a collocarsi nelle prime 10 posizioni, più volte dichiarata dal suo presidente Giulini che, ad inizio campionato, era fiducioso e faceva progetti in grande parlando anche di Europa. Niente competizione per la Champions, niente posizione in centroclassifica ma, giornata dopo giornata, una discesa inesorabile che non si è capito e che merita chiarezza. Alla graticola Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, che ha creduto di salvare la sua squadra dalla posizione attuale riconfermando Di Francesco che continuava, invece, a dare il peggio di sé col risultato che è a tutti evidente. La classifica per il Cagliari è pessima: è in terzultima posizione a 15 punti, il Parma è a 14 e il Crotone, che deve giocare lunedi 22 febbraio contro la Juventus, è a 12. Una situazione, quindi, molto critica quando mancano ancora 15 partite. La soluzione di un cambio allenatore era inevitabile. Arriva Leonardo Semplici (
foto dal web/Social) al posto di Di Francesco, una scelta difficile non tanto per la valutazione tecnica quanto per le pretese di ogni allenatore che Giulini aveva individuato. Si facevano i nomi di Andreazzoli, di Montella ma anche di Mazzarri e Massimo Rastelli anche se Roberto Donadoni era il più gettonato e a un passo dall'accordo poi saltato perchè non era propenso a tenere parte dello staff di Di Francesco, in particolare il vice Calzona e il preparatore dei portieri Orlandoni che stanno facendo un ottimo lavoro in rossoblù. L'arrivo di Semplici è una scommessa per il futuro del Cagliari. Il suo compito è traghettare la squadra verso una zona migliore della retrocessione e portarla alla salvezza. Un compito complicato, ma non impossibile. I giocatori ci sono e si tratterà di dare una collocazione ottimale ad ognuno per ristabilire equilibri e slanci tecnico-tattici. Ci riuscirà? Da adesso in poi inizia un'altra avventura e Giulini torna ad essere ottimista soprattutto perchè rivede la luce nel lungo tunnel buio nel quale la squadra si è trovata durante la gestione Di Francesco. Per molti versi la colpa è anche sua perchè non ha capito per tempo quello che doveva fare e che altri, vedi il Genoa con l'arrivo di Ballardini quando la squadra genovese era in coma, hanno capito da subito e si sono rialzati con passo deciso. Altra colpa del presidente la conferma di Di Francesco per un altro anno quando le cose stavano ulteriormente peggiorando. Adesso si volta pagina, torna la speranza e la voglia di dare un calcio alla retrocessione. Si capirà molto dalle prossime mosse del nuovo allenatore nei prossimi incontri, impegni sicuramente decisivi e tutti importanti per un Cagliari che non vuole andare in serie B.



AL SENATO FIDUCIA A DRAGHI (262 SI'),
"L'UNITA' E' UN DOVERE NON UN'OPZIONE"

LE PRIORITA' DEL GOVERNO: BATTERE IL
VIRUS, IL LAVORO, SUPERARE LA CRISI
ECONOMICA E LO SVILUPPO SOSTENIBILE


di Augusto Maccioni
(17-2-2021) Fiducia scontata per Mario Draghi (
foto dal web/Social) - 262 VOTI A FAVORE E 40 CONTRARI (15 DEL M5S) - che ha avuto un consenso esteso e incontestabile attorno al suo nuovo governo. Si sono piegati Pd, Movimento Cinque Stelle, nonostante tensioni molto accese all'interno, ma anche Lega, Italia viva e un pò meno Forza Italia che aveva più volte chiesto a Draghi di entrare in campo. Tutto tranquillo e senza scossoni, quindi, anche se gli obiettivi e le finalità di ogni partito non potrebbero convergere con l'opinione e il programma dell'ex presidente della Bce. Nei due interventi al Senato sono chiari gli obiettivi dell'esecutivo: piano di vaccinazione, lotta alla pandemia, ripresa economica, Recovery plan, lavoro, fisco, ambiente, innovazione e contrasto ai cambiamenti climatici. Molta carne al fuoco, impossibile da attuare se non ci fosse una sorte di patto di non belligeranza tra, ad esempio, M5S e Forza Italia ma anche tra Pd e Lega. Per il momento tutto è pacifico e l'appoggio dei partiti (ma non sarà in bianco, dice Licheri dei 5S) è scontato, almeno per il momento. Si sà, comunque, che se tutto dovesse crollare il fallimento non sarà di Draghi ma dei partiti che compongono l'esecutivo che non sono stati capaci di accettare le nuove sfide e di non prendere a cuore i destini dell'Italia. L'intervento di Draghi è da vero leader, più politico che tecnico e si rivolge ai partiti richiamandoli al senso di responsabilità nazionale. Ha detto, rivolgendosi a Salvini, che "l'euro è irreversibile", e al Pd di "dare spazio alle donne" mentre ai 5S ha ribadito di appellarsi all'unità e alla responsabilità nazionale. Ha anche ringraziato il suo predecessore Giuseppe Conte. Molto ha detto Draghi sulla questione sanitaria e sul piano vaccini dicendo che intende utilizzare tutte le strutture a disposizione, pubbliche e private, mobilitando ogni risorsa come volontari ma anche protezione civile e forze sociale. Un programma ambizioso ma cantierabile con l'appoggio e la disponibilità di tutti, col solo obiettivo rivolto agli interessi dell'Italia e degli italiani. E sarà un percorso non facile ma giusto che si debba fare se si vogliono raccogliere i successi per i nostri ragazzi da qui a 20/30 anni. Una volta tanto non facciamo gli italiani ma serviamo e facciamo gli interessi del nostro Paese.
IL DISCORSO DI DRAGHI
"Nel ringraziare, ancora una volta il presidente della Repubblica per l'onore dell'incarico che mi è stato assegnato, vorrei dirvi che non vi è mai stato, nella mia lunga vita professionale, un momento di emozione così intensa e di responsabilità così ampia. Ringrazio altresì il mio predecessore Giuseppe Conte che ha affrontato una situazione di emergenza sanitaria ed economica come mai era accaduto dall'Unità d'Italia": così Draghi nelle comunicazioni programmatiche al Senato.
"Prima di illustrarvi il mio programma, vorrei rivolgere un altro pensiero, partecipato e solidale, a tutti coloro che soffrono per la crisi economica che la pandemia ha scatenato, a coloro che lavorano nelle attività più colpite o fermate per motivi sanitari. – sono le parole di Draghi nelle comunicazioni programmatiche al Senato. – Conosciamo le loro ragioni, siamo consci del loro enorme sacrificio e li ringraziamo. Ci impegniamo a fare di tutto perché possano tornare, nel più breve tempo possibile, nel riconoscimento dei loro diritti, alla normalità delle loro occupazioni".
“Priorità è combattere la pandemia”
"Nostro dovere è combattere con ogni mezzo la pandemia e salvaguardare le vite dei cittadini: una trincea dove combattiamo tutti insieme, il virus è nemico di tutti. E' nel commosso ricordo di chi non c'è più che cresce il nostro impegno", sono le parole di Draghi.
"Oggi noi abbiamo, come accadde ai governi dell'immediato dopoguerra, la possibilità, o meglio la responsabilità, di avviare una Nuova Ricostruzione" attraverso "la fiducia reciproca, nella fratellanza nazionale, nel perseguimento di un riscatto civico e morale", afferma Draghi. "A quella ricostruzione collaborarono forze politiche ideologicamente lontane se non contrapposte. Sono certo che anche a questa nuova ricostruzione nessuno farà mancare, nella distinzione di ruoli e identità, il proprio apporto. Questa è la nostra missione di italiani: consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti".
“Vaccini in tutte le strutture, pubbliche e private”
"Il piano di vaccinazione. Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all'interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private", dice il premier.
“Il governo nasce nel solco dell’Ue e di Alleanza atlantica”
"Questo governo nasce nel solco dell'appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all'Unione europea, e come protagonista dell'Alleanza Atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori", dice Draghi.
“Sostenere questo governo significa condividere l'irreversibilità della scelta dell'euro”
"Sostenere questo governo significa condividere l'irreversibilità della scelta dell'euro, significa condividere la prospettiva di un'Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione. Gli Stati nazionali rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa". Lo dice il premier Mario Draghi nel discorso programmatico in Aula al Senato.
“Rientro a scuola in sicurezza, recuperare le ore perse”
"Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà", afferma Draghi. "Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall'esperienza vissuta dall'inizio della pandemia. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza", aggiunge il presidente del Consiglio.
“Riforma fiscale è l'architrave della politica di bilancio”
"Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l'architrave della politica di bilancio", ha sottolineato il premier Mario Draghi. "Le esperienze di altri paesi insegnano che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un'imposta", ha aggiunto. "Una riforma fiscale segna in ogni Paese passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l'architrave della politica di bilancio".


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