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PITTORI & SCRITTORI

ABBIAMO INCONTRATO IL PITTORE
NUORESE ANDREA CARBONI

di Augusto Maccioni
(8-4-2024) Abbiamo incontrato il pittore Andrea Carboni nel suo studio a Nuoro. Spazi ampi e rigorosamente messi a disposizione per i suoi quadri. Le sue opere sono di una vitalità impressionante, vivono nell'ombra, si nutrono dell'oscurità e la luce sono i nostri occhi che guardano e che vogliono interpretare un mondo nel quale viviamo ma che spesso non comprendiamo per la loro complessità e la nostra piccolezza. Non solo la lotta tra la luce e il buio ma anche tra il bene e il male, in un mix che non spaventa ma che ci interroga in uno scenario di consapevolezza e di ascolto. Oggetti e corpi che si muovono nell'ombra, qualche luce sfumata. In ogni pennellata c'è una storia, i bisogni e il dolore degli uomini, persone che soffrono e che attendono risposte o vogliono vivere secondo le loro aspettative. Il mondo artistico di Andrea è in continua evoluzione. Dagli animali che ci guardano e che mettono in evidenza momenti della quotidianità, in un gioco di colori e di incanto, ai paesaggi lineari, composti con una sua urbanistica completa, vivibili nelle loro forme e nei loro movimenti cromatici fino alle città caotiche del futuro, come il dipinto "Fuga da Los Angeles" dopo un disastro nucleare, dove c'è tutta la potenza artistica di Andrea che non fa sconti a nessuno e che racconta la paura, la rabbia in un mondo che vuole rinascere ma che ha bisogno di trascorrere tappe obbligate che non sempre sono scontate. Qui c'è un fiume, là si nota la strada e i grattacieli sono quelli preesistenti, sono lì che respirano mentre la luce c'è ma il buio è più forte e la sua presenza fa parte di questo mondo cromatico che completa la realtà sfuggente. E' un buio suggestivo che fa parte della nostra quotidianità, spesso fa meno paura ed è meno tragica. Poi ci sono le nature morte, composizioni di frutta che a prima vista non seguono le regole prospettiche ma che hanno una loro vitalità, una loro forza cromatica con una rilevanza artistica di grande pregio. A dominare la composizione sono i colori con le sue forme morbide e i suoi spazi che danno una funzionalità complessiva di grande suggestione. Ecco di seguito l'intervista al pittore Andrea Carboni.

Domanda: Sei giovane e artisticamente hai prodotto diversi generi nel tempo. Puoi parlare dei tuoi inizi pittorici e della tua evoluzione negli anni
Risposta: I miei inizi pittorici volgevano alla rappresentazione di soggetti che avevo conosciuto, amici che ho in tutto il mondo essendo io un viaggiatore, animali che sono la mia grande passione, figure immaginate nei sogni lucidi, che mi capitano spesso, qualche politico della prima repubblica ma tutto legato da una credenza personale e cioè che la vita sia un percorso di crescita personale dove devi arrivare ad esprimere ciò che di più puro e profondo hai dentro. Devi arrivare a concettualizzare il sogno, il nascosto e l'originale

D.: La tua forza pittorica è insita nei tuoi lavori, prorompente e incisiva ma non c'è violenza e tutto si svolge nell'economica dare-avere
R.: Io credo nel principio della causa effetto e della reciprocità, sono leggi universali che valgono per tutti, chi non le segue non sarà mai adeguato fino in fondo nei rapporti, per molti essere corretto non è importante, l'importante è vivere, quindi piangere, litigare, cose che odio, io preferisco la pulizia nel rapporti, l'integrità, che le persone non devono disturbare.

D.: Dagli animali ingranditi e "deformati" alle nature morte e ai paesaggi urbani notturni, una maturazione che pone interrogativi e lascia aperte perplessità e naturalezza
R.: La maturazione viene con l'acquisizione di dimestichezza con il processo di creazione del quadro. Le visioni diventano più chiare precise perché lavorando con l'olio invece che con l'acrilico il percorso di produzione di un opera è meno irruenti, quindi essa ha il tempo di rendersi più precisa, come visione, nella testa dell'autore. I dettagli, le ombre e i riflessi possono essere discussi nella mente come prima non avevano il tempo di formarsi

D.: come ti collochi artisticamente
R.: Artisticamente il mio mito è Basquiat anche se la mia arte è molto diversa. Io non ho i suoi contenuti. Le mie ultime rappresentazioni ad acrilico avevano il bisogno di ridursi, volevano, su grandi tele lasciate bianche, occupare col colore pochi spazi, ed in questi spazi disegnare soggetti piccoli e di grande significato immaginifico. E' stato naturale passare dunque all'olio perché posso entrare nel dettaglio con più precisione.
Infatti sono tornato ad occupare tutta la tela, divertendomi. Non mi piacciono le cose "moderne", le trovo senza senso, o forse sono io che non le capisco. Mi sembra che il quadro sia diventato il soggetto. Mentre il soggetto deve sempre essere nella testa dell'autore.

D.: i tuoi inizi pittorici. Artisticamente sei giovane ma hai grande potenzialità. Qual è la tua forza espressiva
R.: La mia forza espressiva sta nel bisogno di fare e nel piacere al disegno. La forza espressiva che mi fa scegliere i soggetti e' il produrre soggetti che mi sembrano di valore pittorico, cioè soggetti che secondo me hanno tradizione, come le nature morte, e anche che hanno particolarità e bellezza. Con l'olio il mio cammino pittorico e' diventato meno istintivo e più universale mi ispiro a soggetti già dipinti nell'arte volendo farli miei, nonostante esca fuori comunque il mio carattere dal tratto veloce e dal fatto che su ogni tela si vede che si sono dipinti strati di strati di lavori poi coperti. Non solo, rispetto al lavoro ad olio comune, che è molto preciso e curato, si nota una certa pigrizia, si vede che una volta raggiunta l'impressione non si dà molta importanza alla cura del dettaglio, nonostante ci sia una voglia da parte mia di rendere il quadro veritiero e più realistico possibile.

D.: descrivi le ultime tue opere, comprendendo il quadro dell'Arcangelo Gabriele
R.: le mia ultime opere sono 8.
Natura morta su piatto da portata.Soggetto classico, ho voluto creare più trasparenze possibili e dare all'uva matura la sua lucentezza, mi piace il soggetto e ne farò altri. Il piatto è in ceramica e se ne nota lo spessore ed il peso. Arrembaggio di un veliero corsaro Nel mare messo un veliero corsaro si avvicina ad un villaggio sulla costa già in allerta, il cielo ha un sole calante e siamo in tarda sera, l'imbarcazione si prepara ad ammarare alle prime luci dell'alba con l'intenzione di saccheggiare il villaggio. Giovanotto che si vuole bagnare nel fiume Un ragazzotto nudo guarda da un angolo se ci siano persone nei dintorni di un fiume di una città europea perché già spogliatosi vuole bagnarsi nelle sue acque. Incubo di mezzanotte Mostri umani e animali vogliono assalire chi guarda nella notte a mezzanotte, sono frutto dello stesso incubo e sono legati tra di loro come un idea a più teste.
Arcangelo Gabriele Rivisitazione su mio gusto del mito dell'arcangelo Gabriele che affronta il demonio, in questo caso un dragone, che soccombe sotto la spada di questo gladiatore del cielo senza ornamenti e completamente nudo, con le ali piumate, sta soffocando il drago col ginocchio e si prepara ad infilzarlo.
Fuga da Los Angeles Una città distopica del futuro tra Matrix e Fuga da Los Angeles, dove i grattacieli non vengono più costruiti, ma rimangono solo quelli pre esistenti, perché l'umanità sopravvive giorno per giorno dopo un disastro nucleare in quel che resta del mondo.
Valico tra le montagne Un passo di montagna che alte vette e cime a strapiombo, dove l'occhio si perde nella nebbia e la nebbia cade nel fondo delle gole. Battaglia tra cavalieri medievali (non ancora finito)
I cavalieri nel medioevo si affrontano di fronte ad un castello sulla cima di un monte, in lontananza un paesaggio lontano all'orizzonte.

D.: com'è la tua giornata e come passi il tempo libero?
R.: Io sono molto social, anche perché ho amici fuori, in Ungheria, Polonia e Taiwan e Australia. Ho molti amici anche qui, un gruppone, che poi sono quelli del liceo e li vedo sempre. Fumo costantemente la sigaretta elettronica che tre anni fa mi ha aiutato a smettere di fumare stando in poltrona al telefono. Routine interrotta dal riprendere il quadro che ho di fronte e a cui spesso mi trovo a pensare per ridefinirlo nella mia mente. I soldi li spendo in giocattoli anni 80 che colleziono, scarpe firmate e tartarughe.

D.: L'ultima mostra, e quella che hai visto recentemente
R.: Sono andato a vedere la mostra di Patrizia Secchi
D.: Hai un maestro di riferimento
R.: Sicuramente i grandi del passato sono il mio maestro
D.: Quante opere hai nel tuo studio, quali sono più significative e quali sei più vicino
R.: Opere tra studio, Garage e casa di Posada ne ho più di trenta ma le ultime sono quelle più significative, più curate e che mi piacciono di più. C'è crescita personale dovunque perché la maturazione è ciò che ci succede a tutti nella vita, anche se non vogliamo. La crescita personale è il mio concetto primario e la trovi anche nelle nature morte dove la frutta sta appassendo o in un giovane dal bel fisico tra palazzine risorgimentali dove il fiume rappresenta lo scorrere del tempo e la sua giovinezza sarà presto un ricordo, o la lotta dei cavalieri che vedono chi tra loro sia il giù forte in una lotta per la vittoria, una gara per la vita in cui si misurano contro l'altro facendo quello che hanno fatto per una vita, combattere con la spada.

D.: Da dove parti quando inizi un tuo progetto
R.: Per iniziare un progetto parto da una immagine che trovo su Internet che mi piace, oppure vado di fantasia ma trovo i soggetti che vorrei dipingere su Internet e ne cambio le pose e l'ambientazione confacendoli alle mie esigenze.

D.: i tuoi colori come espressione di vita. Come la tua arte attrae lo spettatore
R.: Lo spettatore deve conoscere me e quello che scrivo. Nelle prossime mostre ci sarà un mio biglietto scritto con la descrizione del quadro, attaccato ad ogni cornice. Non solo, devono avere piacere al senso di vuoto e l'angoscia da cui nasce il movimento, perché è sempre presente nel miei lavori. L'angoscia come motore della crescita personale, del superarsi e l'iniziale a vivere di nuovo.


D.: Come si diventa artista e quanto conta la tecnica rispetto all'idea di un nuovo progetto
R.: Bisogna essere creativi per essere artisti. Bisogna essere generosi e voler dare.
La tecnica conta quanto l'idea, vanno di pari passo, alcune idee le puoi realizzare solo se hai la tecnica.

D.: Che differenza c'è tra la tua arte di qualche anno fa e quella di oggi
R.: La mia arte e' evoluta nei materiali, per questo è cambiata radicalmente. Olio anziché acrilico. E' diversa.
D.: Ti fai condizionare dal mercato o sei libero nella tua espressione di vita e di libertà
R.: Penso a cosa può piacere ma solo dopo aver realizzato l'opera o aver avuto l'idea di cosa dipingere.
Penso a chi la potrei comprare
D.: Secondo te l'arte è in crisi o pensi che possa rigenerarsi e produrre qualcosa di nuovo
R.: Secondo me in crisi e' la coscienza democratica occidentale, un occidente corrotto e' un occidente debole eticamente.
D.: Ci sono degli artisti del passato che ti hanno colpito e quali, quelli recenti, che ammiri
R.: Caravaggio, Basquiat
D.: stai preparando qualche altra mostra
R.: Esporrò ad una collettiva ad Ottobre alla galleria Picasso di Nuoro
D.: hai partecipato a qualche premiazione, e che cosa ne pensi dei tanti premi pittorici in circolazione in Italia
R.: Dei premi pittorici penso che siano fesserie che servono a generare poca attenzione per l'arte e molti soldi per i circoli che li mettono in essere.







ABBIAMO INCONTRATO
L'ARTISTA MARIA GATTU

NELL'ABITAZIONE NUORESE ADIBITA
A GALLERIA PERMANENTE


di Augusto Maccioni
(8-3-2024) Si chiama Maria Gattu, più semplice e coinvolgente, anche se non disdegna la forma più completa di Gonaria Gattu Maria, ma si sa l'artista è genuina come le sue opere che mettono gioia e disponibilità alla vita. La sua abitazione a Nuoro è una grande galleria permanente dove non c'è spazio per altre pratiche della quotidianità. Dice con soddisfazione: "Ce ne sono 150", ed in effetti vedere la casa piena di opere d'arte ( tante altre in bella mostra si vedono in spazi ricavati in diversi angoli delle stanze) fanno bene al cuore, perché ti tengono vivo e partecipe di un mondo rappresentato dagli scorci urbani, dai panorami dolci e lineari, dalle figure femminili e dai dettagli che infondono serenità e pace. E poi ci sono le nature morte

che non rappresentano momenti statici e trascurabili, ma hanno la forza della vita perché respirano l'esistenza dei rumori, dei movimenti, con quell'intensità e quell'efficacia che esprimono forma e volume. La frutta, i fiori, gli oggetti sono immobili ma sono espressione che colgono emozioni e che colpiscono per una narrazione intensa grazie alla loro forte comunicazione. Sono oggetti morbidi, sicuramente piacevoli da toccare, che danno l'impressione di respirare l'aria, di vivere la storia dell'artista e di comprendere la complessità dell'ambiente. Le pennellate sono sicure e i colori sono netti e limpidi grazie ai quali le cose emergono e i contorni vengono addolciti dalle forme in un contesto quasi magico dove tutto è essenziale e importante.

L'artista Maria Gattu è brava e ha talento perché non è facile dipingere nature morte. Lei sa valorizzare gli oggetti che hanno una vita silenziosa, ma intensa, delle cose fatte dagli uomini o create dalla natura, e la sua capacità e bravura sta nel dare tanta bellezza alle cose che vede e che interpreta. E i fiori e la frutta che potrebbero essere insignificanti e statici sono invece pieni di fascino e nobilità nella grande tavolozza di Gattu. Poi ci sono i cieli, i mari e le vallate che sono protagonisti con i suoi colori vividi, i giochi di luce e quell'armonia resa possibile da una realtà spesso non immaginata ma colta in una raffigurazione reale.

La pittrice Gattu si immerge nel paesaggio e si tuffa nell'immensità cogliendo l'attimo in cui la natura scopre i suoi segreti e si rivela nella sua grande magia dell'esistenza. Sorprende l'attenzione dei colori e le sfumature fino ai repentini cambiamenti atmosferici colti nei momenti irripetibili giusto per non perderli e per fissarli sulla tela per l'eternità. I quadri di Maria Gattu sono conosciuti in tutti il mondo e le sue tele sono state esposte recentemente a Londra e a Mosca dove ha avuto numerosi riconoscimenti e apprezzate recensioni. Nell'esposizione londinese una grande notorietà hanno avuto alcuni quadri quali lo scorcio di Oliena, una marina della Costa Smeralda, una giornata invernale e un dettaglio del paese di Orani. Inquadrature memorabili che hanno lasciato il segno e hanno decretato la bravura dell'artista originaria di Orune che continua a ricevere riconoscimenti e premi in Italia e all'estero. I temi preferiti dalla pittrice Gattu, totalmente autodidatta ma con un piglio straordinario da far invidia ai professionisti del pennello, sono i paesaggi marini, gli scorci paesani della Sardegna, i personaggi della tradizione sarda con i costumi e abiti dell'ambiente agropastorale fino all'arte sacra. Nuoro è la città di Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura 1926, e l'artista Gattu non può dimenticare la grande scrittrice e a lei ha dedicato il dipinto che si riferisce al libro "la madre", un romanzo intenso e commovente, come di grande spessore è il suo dipinto.

In Russia le sue opere sono abbastanza conosciute: l'artista ha partecipato a diverse mostre a Mosca proponendo tele che richiamavano con forza alla tradizione sarda ma anche opere riconducibili all'arte sacra con momenti che riflettono la gloria di Dio, quasi icone dove la luce dell'eternità traspare dai colori che sottolineano il legame tra arte e fede. Le opere di Gattu sono state ammirate anche in gallerie in Vaticano, Portogallo, Principato di Monaco ma anche a Lisbona e negli Stati Uniti d'America.

L'artista è sempre pronta a far conoscere le sue tele in ogni parte del mondo. La sua ricca e numerosa produzione artistica ha prodotto numerosi premi e critici d'arte autorevoli hanno scritto di lei parole di grande rilevanza. Su tutti da notare le critiche di grande rilievo del professor Benito Celotti (Udine), del professor Giancarlo Alù (Tivoli) e del prof. Diana Morisi che precisa: "La sua pittura rivela animo sensibile e spontaneità, sia quando riproduce profumi e colori, e sia quando fa rivivere con maestria scorci di vita passata". Maria Gattu, classe 1941, è originaria di Orune ma è stata per breve tempo in Francia, al seguito del marito che lavorava nell'edilizia, poi è rientrata nella sua Nuoro dove ha saputo trasfigurare nelle tele la sua infanzia non certo facile ponendo sempre alla base di tutto la gioia di vivere e la bellezza della natura. Negli anni 90 ha provato a dipingere paesaggi e ritratti con ottimi successi, tanto che è stata spronata a proseguire, una passione che non ha mai lasciato, intensificando l'attività pittorica, partecipando a mostre e collettive in Sardegna, in Italia e in Europa, ricevendo consensi e numerosi premi.

Nella sua casa adibita a galleria permanente, l'artista conserva i premi ricevuti e gli attestati di stima compresi quelli del grande critico d'arte Vittorio Sgarbi. Le opere di Maria Gattu sono presenti permanentemente anche nella galleria alla fontana dì Trevi a Roma. Le sue opere sono quotate, sulla base di certificazione provata, tra €.1.500 / €20.000.

Maria Gattu non è conosciuta solo per i suoi quadri, ma anche per la vasta produzione di porcellane e vasellame che l'artista decora con maestria e con grande pregio cromatico. Maria Gattu non è solo grande artista e profonda conoscitrice dell'animo umano, ma è anche personaggio di grande umanità. Tempo fa un grave problema aveva investito la parrocchia di S.Giuseppe a Nuoro e il parroco don Francesco Mariani in un'omelia aveva parlato della riparazione del tetto dell'altare della chiesa, un serio problema che ormai non poteva più essere procrastinato e aveva invitato i parrocchiani ad una iniziativa collettiva per il ripristino.

L'artista Gattu si è fatta avanti e ha regalato alla parrocchia una ventina dei suoi quadri il cui ricavato doveva essere destinato alla riparazione del tetto dell'altare della chiesa. Nel giro di qualche giorno la solidarietà è stata premiata e la grande umanità e la prontezza cristiana di Maria Gattu ha avuto la meglio, un riconoscimento di grande prestigio per l'amata cittadina nuorese.







ABBIAMO INCONTRATO LO
SCRITTORE SARDO MATTIA PINNA

ECCO IL PRIMO ROMANZO "BLUE
EYED TOKYO": PERSONAGGI

ENIGMATICI E SFUGGENTI IN
UN GIAPPONE SENZA TEMPO

di Augusto Maccioni
(3-3-2024) C'è tanta passione e grande impegno da parte del giovane scrittore sardo Mattia Pinna per il suo primo romanzo, edito da Another Coffee Stories, "Blue Eyed Tokyo", un'opera che ha trovato subito il consenso dei lettori e della critica. Il libro ha avuto un gradito riconoscimento al premio Campiello opera prima, ed è stato nominato tra i finalisti, oltre ad essere stato premiato al concorso letterario Metropoli di Torino. Un romanzo lineare, corposo, tecnicamente articolato e mai scontato, che ha come tratto distintivo una narrazione tra realtà e finzione dove i personaggi si agitano, vivono in un'atmosfera enigmatica e sfuggente. E' stato bravo lo scrittore Pinna a intraprendere un viaggio frenetico e irrazionale in un Giappone dove il tempo scorre attraverso una giovane donna senza nome, o forse dai molti nomi. Il libro è senza dubbio di grande pregio per la narrazione ma anche per i colori, i rumori, le battute ma anche le ispirazioni e i "demoni interiori" che mettono a confronto personaggi e ambiente del Giappone che pulsa di vita e di storie che appartengono al passato. Da questo punto di vista il romanzo è accattivante, pieno di sfumature, tratti che focalizzano la nostra attenzione fino alla fine. Mattia Pinna è del 1991, libero professionista e nomade digitale, lavora come Marketing Manager da freelance per aziende italiane e americane. Ha vissuto in Italia, in Giappone (dove ha studiato), a New York (per lavoro) e in Guatemala (volontariato).

Abbiamo incontrato lo scrittore, al quale abbiamo rivolto alcune domande. Ecco l'intervista.

Domanda: Qualche giorno fa a Cagliari c'è stata la presentazione del suo libro, in che modo è stato accolto il romanzo?
Risposta: Blue Eyed Tokyo è il mio romanzo d'esordio, e in quanto tale tutto ciò che è arrivato dopo la sua pubblicazione è stata per me una nuova esperienza. Nonostante gli autori esordienti in Italia siano spesso guardati con diffidenza, il romanzo è stato accolto con grande entusiasmo. Le presentazioni del libro sono state ricche di partecipazione, e ho scoperto che parlare al pubblico sia del tessuto narrativo del libro, sia dei concetti di cultura giapponese che stanno alla base della mia storia, mi appassiona davvero. Dopotutto la scrittura è condivisione, scambio di idee, suggestioni condivise. In pochi mesi dalla pubblicazione del romanzo sono anche arrivate diverse soddisfazioni impreviste, come il premio ricevuto al concorso letterario Metropoli di Torino, e la nomina tra i finalisti del premio Campiello Opera Prima. Ma la soddisfazione più grande è certamente ricevere i messaggi dei lettori arrivati alla fine del libro, quando tutta la storia si dipana e si scopre il finale, che in tanti hanno definito sorprendente.
D.: Come mai questo romanzo e l'interesse verso il Giappone?
R.: Mi sono trasferito in Giappone per la prima volta a Settembre 2015, per frequentare il PhD SESAMI della Kobe University. Quella cultura così diversa e così sorprendente mi ha conquistato fin da subito: la storia di Blue Eyed Tokyo mi venne in mente infatti in un treno giapponese, dopo appena 3 giorni dal mio arrivo nel paese. Il Giappone, a differenza di tanti altri occidentali, non mi ha colpito con la sua illusione di "paese perfetto", anzi. Mi ha sempre suggestionato per i suoi contrasti, i suoi estremismi, le sue note stonate. Sono sempre stato affascinato dalla complessità. Inoltre, alcune caratteristiche della sua cultura e dei suoi chiaroscuri, sia nella tradizione che nella modernità, mi hanno ispirato la creazione dei personaggi che popolano le pagine del romanzo, e delle dinamiche che ne determinano l'evoluzione. A oggi continuo a sentirlo un po' una seconda casa, molto più di altri posti in cui ho vissuto. E in Blue Eyed Tokyo, attraverso le vicende dei protagonisti, ho cercato di mettere in luce diverse sfumature del paese, al fine di raccontare un Giappone un po' diverso rispetto ai suoi soliti stereotipi.

D.: Sei un giovane scrittore e hai avuto la possibilità di rapportarti alla cultura giapponese. Quattro cose che hai imparato in maniera positiva di quel Paese e quattro di quelle che non hai capito o sono incomprensibili

R.: 4 cose che ho imparato in maniera positiva:
1. La prima cosa che ho capito sul Giappone, è che il Giappone non si può davvero capire del tutto. Serve davvero tanto tempo per districarsi nella loro cultura e nelle sue sfaccettature. E questo lo rende particolarmente affascinante.
2. Il Giappone è un paese contraddittorio. Ogni volta che pensi di aver capito qualcosa, riesce a buttare giù le tue convinzioni. È un paese estremo in (quasi) tutto, per cui ogni regola sociale comporta anche il suo opposto, negli ambiti più svariati. Scoprire il Giappone insegna a capire tanto della natura umana.
3. I giapponesi sono un popolo estremamente gentile e rispettoso, specie con gli occidentali. Quando hai un problema, sembrano fare a gara per darti una mano, spesso sacrificando quello che stavano facendo in quel momento. Ci si sente sempre in debito, con i giapponesi.
4. In Giappone la comunità è più importante del singolo: la cultura del collettivo mette in primo piano l'armonia sociale. Il rispetto deriva dallo shintoismo che venera ogni cosa, ma anche dall'idea che tutto ciò che facciamo in un contesto pubblico / sociale, influenza il benessere degli altri.
4 cose che ho ancora difficoltà a capire della loro cultura:
1. Nonostante la loro gentilezza e disponibilità ad aiutare viaggiatori e turisti, per un occidentale è davvero difficile ambientarsi in Giappone. Per quanto uno possa entrare nella loro cultura, imparare la loro lingua, per loro sarai sempre un po' "uno straniero". Il motivo di questa diffidenza rimane un grattacapo.
2. Il Giappone moderno è estremamente attratto dall'Occidente, e idealizza in modo esagerato l'Europa e gli Stati Uniti, attingendo a piene mani dai nostri usi e costumi. Ciononostante, per qualche motivo continua a essere un paese piuttosto chiuso, e il retaggio giapponese del "paese isolato" in qualche modo perdura ancora oggi.
3. Nonostante la loro cultura tradizionale sia infarcita di insegnamenti di incredibile profondità e saggezza, sotto tanti aspetti sembra che non riescano a fare pieno uso di tali fondamenti della loro stessa cultura. In Blue Eyed Tokyo parlo tanto del ruolo della rottura e della rinascita, concetti tanto cari alla filosofia giapponese ma spesso disapplicati nei contesti sociali e lavorativi moderni.
4. A livello politico e culturale, i grossi problemi sociali del Giappone vengono spesso ignorati, o meglio, taciuti. Piuttosto che metterli in evidenza e affrontarli, per qualche motivo incomprensibile la politica tende a usare la tecnica più vecchia del mondo: mettere la polvere sotto il tappeto. Come se non parlandone, il problema non esistesse.

D.:Ci sarà un seguito del romanzo? Punterai in modo particolare su che cosa
R.: Non posso dire nulla, ma è un'eventualità plausibile (prima o poi). Purtroppo sono estremamente puntiglioso nella scrittura, e questo mi porta ad avere tempi creativi molto impegnativi. Per di più, mi piace scrivere solo se ho veramente qualcosa di valido da raccontare. Inoltre il mio lavoro come marketer mi prende tantissimo tempo ed energie. Negli ultimi anni ho ottenuto risultati eccellenti con i miei clienti, e questo mi ha portato ad avere difficoltà a dire di no a nuovi progetti e nuove aziende da seguire, togliendo tempo alla scrittura. Sono sicuro però che alcuni personaggi di Blue Eyed Tokyo abbiano ancora qualcosa di importante da dire, e che il loro arco narrativo non sia del tutto concluso.
Chi vivrà vedrà!
D.: Hai in programma di presentare questo romanzo in Giappone?
R.: A Ottobre, se tutto va bene, tornerò in Giappone per sei mesi per riprendere lo studio della lingua.
Un'ottima occasione che la mia casa editrice Another Coffee Stories ha pensato bene di sfruttare per organizzarmi una presentazione a Novembre, presso una bellissima libreria di Tokyo.
Non vedo l'ora!


ABBIAMO INCONTRATO IL
GRANDE PITTORE LEO PES

E' CONSIDERATO UNO DEI PIU' PREGEVOLI PITTORI SARDI

di Augusto Maccioni
(5-2-2024) Lo studio del pittore Leo Pes è allo stesso tempo un percorso di opere pittoriche e di un giardino coltivato. Si, perché oltre a dipingere l'artista passa il tempo a stare in giardino, a mettere a posto le piante, a dare acqua perché anche questo fa parte della sua tavolozza, dei suoi impegni, dei suoi colori splendidi quasi accarezzati e mai banali. Prima di tuffarci nelle sue opere è una tappa quasi obbligatoria guardare quello che è riuscito a fare nel suo orto, dove c'è di tutto, ci sono anche i ravanelli ma non c'è la pianta del limone ("Ma arriverà anche quello!"), ma c'è il corbezzolo e il kiwi. Leo Pes è un moderno Cincinnato che riesce a fare sia l'agricoltore che il pittore in un mix invidiabile per la passione e l'amore che ci mette per la terra e per la tavolozza.

Il suo studio è straordinario perché vivono i suoi personaggi, i suoi paesaggi e la natura stessa all'interno di uno scenario perfetto con la sua tecnica dell'acquerello che ha il suo fascino grazie alla luminosità e alla trasparenza che qualificano le sue opere di grande pregio. Leo Pes è considerato uno dei più grandi pittori viventi sardi per la sua tecnica incantevole, che rende tutto impressionante per i suoi dettagli e per il modo in cui l'artista riesce a usare i colori per dar vita ai vari contrasti e alle sue composizioni. Molte sue opere sono state premiate, altre sono esposte in importanti istituzioni e fanno parte di collezioni private e pubbliche, altre ancora sono state pubblicate in riviste.

Pregevoli sono i paesaggi marini e le nature morte che mettono in evidenza una bellezza assolutamente sublime. Poi arrivano le opere sui cavalli, delineati non in maniera schematica ma con un aspetto dal corpo robusto e con azione forte e irruento e con un fare scalpitante verso la vittoria. Arrivano anche le pennellate di immagini che fanno parte del passato del lungomare del Poetto a Cagliari, quando esistevano i casotti e la sabbia, finissima, modulava lo scenario marino con la gente gioiosa e i bambini che si divertivano con le palette e il secchiello.

Momenti che ricordano un passato che non c'è più ma che rivivono con l'irruenza dei colori, con tratti decisi in un contesto che rimandano a un mondo fantastico. Per non parlare degli scorci paesani della sua Desulo, dove l'artista è nato, che sfruttano i suoi ricordi, ma non solo, realizzati con pennellate intense, precise che danno una apparenza visiva straordinaria. Alla base della forza creativa dell'artista c'è il continuo dialogo con la natura ma anche con la poesia che evocano situazioni che prendono corpo attraverso i "suoni" dei colori, delle pennellate, dei segni. E' un'evoluzione naturale in uno scenario umano e sociale. Leo Pes è stato allievo di Carlo Contini e ha seguito con ammirazione i grandi maestri del novecento sardo come Biasi, Delitala e Floris.

Leo Pes è nato a Desulo, vive ed opera a Quartu S.Elena. Abbastanza nutrita la sua attività pittorica con oltre 40 mostre in Sardegna e all'estero. Molti suoi quadri si trovano in collezioni private e pubbliche. Hanno scritto di lui G. Porcu, Antonangelo Liori, Augusto Maccioni, A Ciardi Duprè, G. Mameli, M. Casalini, S. Naitza. Importanti quotidiani e riviste si sono interessati della sua arte come L'Unione Sarda, La Nuova Sardegna, TERZA PAGINA e le emittenti: Rai3, Videolina, Sardegna 1 e Canale 5.

Domanda: Ciao Leo, passano gli anni e si cresce artisticamente. Come ti inquadri dal punto di vista pittorico?
Risposta: Con gli anni, la mia crescita artistica e culturale è stata piuttosto notevole. Oggi,in Sardegna, sono definito il più grande acquarellista operativo
D.: Com'è la tua giornata e come passi il tempo libero?
R.: la mia giornata è molto semplice, dipingo quasi ogni giorno. Dipingere il più possibile è importantissimo, tiene allenata la mente e la mano. Per il resto, la maggior parte del mio tempo libero viene trascorso sulle montagne della Sardegna. Trascorro tante ore in lunghe camminate che mi ispirano sensazioni di luce, colore e atmosfere che diversamente non potrei trovare.
D.: Un tempo le gallerie d'arte promuovevano gli artisti e c'era una diffusione dell'arte a tutti i livelli. La situazione odierna
R.: Oggi la situazione riguardante le gallerie d'arte è semplicemente catastrofica. Delle 30-35 gallerie che operavano a Cagliari negli anni 70-80 oggi a malapena resiste imperterrita una sola gallerie d'arte, più qualche piccola associazione culturale.

D.: L'ultima mostra e quella che hai visto recentemente
R.: La mia ultima mostra, ormai risale a una decina d'anni fa. Era stata allestita alla "Galleria 13" di Cagliari. L'ultima mostra che ho visto recentemente, è quella di Antonio Corriga, presentata al EXMA di Cagliari.
D.: Hai un maestro di riferimento
R.: Il mio maestro di riferimento è il pittore Carlo Contini che è stato anche il mio insegnante all'Istituto statale d'arte di Oristano negli anni 60... Negli anni 70 ho avuto un periodo di collaborazione con Corriga e Costantino Spada.
D.: Quante opere hai nel tuo studio, quali sono più significative e quali sei più vicino
R.: Normalmente, nel mio studio ho dalle 40 alle 50 opere, dipende dal periodo, oppure, se ho delle mostre o qualche evento in corso. Non ci sono opere più significative di altre.. ogni opera è il risultato di quella dipinta in precedenza ... è un lavoro che dura tutta una vita. Sì, ogni tanto riesco a dipingere quadri più interessanti di altri, ma questo dipende dallo stato d'animo del momento.

D.: Da dove parti quando inizi un tuo progetto
R.: Non esiste una regola precisa, alcune volte dipingo di getto senza ripensamenti. Altre, inizio con dei bozzetti eseguiti a matita, che in un secondo tempo elaboro col colore
D.: I tuoi colori come espressione di vita. Come la tua arte attrae lo spettatore
R.: Il colore è importante, ma quando si dipinge con l'acquerello, la ricerca della luce è fondamentale per ottenere un risultato coinvolgente. Lo spettatore che contempla un dipinto con l'acquerello, è completamente coinvolto dalla delicatezza, dal susseguirsi dei passaggi tonali e luminosi, che in alcuni casi riescono a toccare l'anima.
D.: Come si diventa artista e quanto conta la tecnica rispetto all'idea di un nuovo progetto
R.: Forse "artisti " non si diventa mai, oppure raramente. in compenso si può essere dei buoni pittori. ( io credo di esserlo). Per essere dei buoni pittori, la tecnica è basilare, naturalmente unita a una buona dose di sentimento e creatività.
D.: Che differenza c'è tra Leo Pes di oggi e quello di 30/40 anni fa
R.: Per un pittore, il tempo è fondamentale. Col tempo si acquista consapevolezza, esperienza e conoscenza della tecnica. Quando si sperimentano i primi lavori, si è sempre confusi, insoddisfatti, poi col tempo si acquista esperienza e sicurezza... poi ci si rende conto di essere unici e irripetibili, e quella pittura diventa un marchio di vita, con la certezza che è unica, inimitabile e diventa una cosa unica col pittore.
D.: Ti fai condizionare dal mercato o sei libero nella tua espressione di vita e di libertà
R.: Non esiste un mercato che chiede cose particolari, normalmente chi compra un dipinto, lo fa perché prova una particolare emozione per quel lavoro. Come quando si ascolta la musica. Personalmente, dipingo tutto ciò che sento al momento. Ogni tanto, eseguo qualche ritratto su commissione. Nell'insieme sono sempre libero. La mia è anche una scelta di vita

D.: Secondo te l'arte è in crisi o pensi che possa rigenerarsi e produrre qualcosa di nuovo
R.: Secondo me tutta la nostra cultura è in crisi. L'arte odierna, segue le tendenze dettate dai Social ,le nuove generazioni, cercano di fare arte manipolando immagini scaricate da un Computer. Il senso della pittura come s'intendeva in un non lontano passato ormai si è perso. Oggi si parla di installazioni, elaborazioni digitali e così via...nessuno parla di pittura, quella vera fatta di colori e tanti sacrifici. Alla fine, come tutto avviene, sarà la storia a decidere per noi nel bene e nel male.

D.: Ci sono degli artisti del passato che hai invidiato e quali, quelli recenti, che ammiri
R.: L' invidia non mi appartiene, diciamo che ho sempre apprezzato la qualità, sia nei pittori del passato che in quelli recenti. Senza andare lontano, la Sardegna ha prodotto in tutto l'arco del novecento un considerevole numero di pittori qualitativamente validi. Personalmente seguo la loro scuola e la loro tendenza.





ABBIAMO INCONTRATO IL
GRANDE PITTORE MARIO ADOLFI
LE SUE OPERE SI TROVANO IN NUMEROSE
COLLEZIONI PUBBLICHE E PRIVATE

di Augusto Maccioni
(14-1-2024) Incontriamo l'artista Mario Adolfi nel suo studio a Nuoro dopo tanti anni. Il suo percorso pittorico è straordinario, dalle sue prime opere deliziose per perfezione delle immagini e per la compostezza dei colori ai "progetti" maturi che spaziano con una dinamicità cromatica che mettono a fuoco problemi complessi resi semplici con le pennellate che movimentano storie e personaggi. Le sue opere hanno la forza della quotidianità, le sue figure femminili, i nudi in modo particolare, slanciate e giovanili, delineano ideali di bellezza che rappresentano al tempo stesso armonia e razionalità ma anche l'aspetto dionisiaco senza toccare mai la passione sfrenata. E i cavalli di Adolfi, impeccabili e impressionanti, selvaggi nel movimento e nella postura, che a prima vista impressionano ma che hanno la forza e il coraggio di esprimere sentimenti profondi anche se lontani dalla quotidianità spesso caotica del nostro tempo. Sono animali, non solo cavalli, che fanno parte della nostra vita, a volte sono amici, forse complici, sicuramente gioiscono e soffrono lontani da noi ma che ci parlano come se fossero figure umane. E le nature morte, le composizioni di frutta, sono una narrazione silenziosa e senza respiro, che simboleggia il passaggio dalla realtà alle idee, e la perfezione delle forme fa emergere colore e luce nel tentativo di andare oltre le cose reali, oltre uno sforzo che si sperimenta con fatica guardando una realtà che forse non esiste.




Negli anni '70 ha partecipato attivamente a Cagliari in diverse collettive d'arte e personali. Personaggio di grandi vedute, aperto ai movimenti pittorici, critico consapevole per migliorare la comprensione dell'arte in ogni epoca e situazione, Adolfi è un pittore che mostra attenzione a tutto, al figurativo ma anche all'astrattismo, alla pittura dinamica o alla scultura. Nella sua Nuoro, vive con forza con le sue opere d'arte, con le figure femminile, con i suoi paesaggi fiabeschi o con i suoi cavalli in libertà ma anche illustrando libri o dando vita e movimento alle poesie di grandi contenuti. E come non ricordare opere memorabili e straordinarie dedicate alla grande scrittrice nuorese, premio Nobel per la letteratura nel 1926, Grazia Deledda.



Mario Adolfi è nato a Bosa il 5 maggio del 1952. Si è trasferito a Nuoro nel 1958 dove è ancora residente. Ha lo studio in via Aurelio Saffino 10 a Nuoro. Dopo il diploma all'istituto d'arte nel 1972, nel 74 inaugura la sua attività pittorica con una personale nella Pinacoteca Comunale a Nuoro. Dagli anni '70 annovera nel suo curriculum un numero sterminato di personali e oltre partecipazioni nelle più importanti manifestazioni artistiche. Ha ordinato personali a Milano, Roma,Bologna, Losanna, Ginevra Norimberga, Melbourne (Australia). Sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero. Alcuni esempi di opere pubbliche - pitture e sculture - "Grande Ardia" nella sede centrale del Banco di Sardegna (1999), busto bronzeo (dr. Calamida medico dei poveri) -2000 - Martiri di Nassiria (pietà) 2006. Ritratto bronzo di Salvatore Satta 1997, don Muntoni, piazza don Muntoni, Orgosolo, Grande tela della deposizione di Cristo, S. Ignazio Loyola, Oliena, grande tela di S. Giovannino, la vergine Maria e i santi (San Ignazio di Loyola) Oliena.. Manifesto dell'Europa del Folclore 2003, varie illustrazioni su riviste e libri. Della sua attività si sono occupate varie testate televisive e della carta stampata, riviste specialistiche d'arte. Ha collaborato dal 1994 al 2000 con la facoltà di sociologia di Urbino fondando il gruppo Urbs Artis.



Domanda: Ciao Mario Adolfi, passano gli anni e si cresce artisticamente. Come ti inquadri dal punto di vista pittorico?
Risposta : Dal punto di vista pittorico non mi colloco in nessun grande gruppo, poiché ogni giorno il mio interesse narrativo può cambiare: posso dipingere cavalli in libertà, o vite silenti o ancora nudo femminile per poi passare al materico, all'astrattismo o alla pittura dinamica o infine alla plastica. Attualmente sono molto attratto dalla poesia e sto illustrando il libro dell'inquietudine del grande poeta e critico portoghese Fernando Pessoa. Mi limito a brevi considerazioni dell'opera, di questo immenso artista e al racconto in forma pittorica della poesia.
D.: Com'è la tua giornata e come passi il tempo libero?
R.: La mia giornata è sempre stata regolata: mattina in studio, senza precisi vincoli di orario, poi casa a pranzo, ritorno nel pomeriggio in studio. In questo luogo mi immergo in una solitudine creativa: o leggo o lavoro. Questo è anche il mio luogo dell'anima, il mio pensatoio magico.
D.: Un tempo le Gallerie d'arte promuovevano gli artisti e c'era una diffusione dell'arte a tutti i livelli. E la situazione odierna?
R.: Il rapporto di tanti anni fa era organizzato nella triade: artista - gallerista -critico d'arte, ora non esiste più o perlomeno se esiste ancora è cambiata completamente la prospettiva. Esistono ancora le Gallerie d'Arte ma manca quella originaria protezione e quella promozione culturale dell'artista che era il cemento di un sano rapporto di reciproca stima



D.: Hai un maestro di riferimento?
R.: Non ho un preciso riferimento nei maestri del passato, nel senso che ho tante fonti di espressione sempre legati al realismo magico che sa raccontare l'animo umano. Se dovessi scegliere un maestro in particolare propenderei per il grande Arnold Bocklin, il maestro di Basilea. Comunque io ho sempre pensato che i maestri devono essere giganti se si vuole operare di diventare giganti a nostra volta.
D.: Quante opere hai nel tuo studio e quali sono più significative per te
R.: Ho in studio un numero considerevole di opere che mi consentono sempre di poter organizzare le mostre con una visione esaustiva del mio lavoro. Naturalmente sempre con novità e inediti che giustificano l'esito di una mostra
D.: Da dove parti quando inizi un'opera, un tuo progetto
R.: Prima l'opera va pensata nella testa e attraverso il disegno si va verso una traccia con caratteristiche di una forma empirica che poi si manifesterà nell'opera finita come forma trascendentale
D.: I tuoi colori come espressione di vita. Come la tua arte attrae lo spettatore
R.: Chi guarda un'opera credo che non si limiti alla mera osservazione con gli occhi, ma metta in relazione tutti i sensi. Per capire un'opera bisognerebbe spodestare delle convenzioni di pregiudizi e della schiavitù del gusto personale e sentire con gli occhi, con il naso, le orecchie e soprattutto il cuore.
D.: Come si diventa artista e quanto conta la tecnica rispetto all'idea di un nuovo progetto
R.: La costante del sogno è più presente della vita reale. Un mondo reale che esiste solo perché è pensato non necessariamente è vero, uno stare altrove è il vero luogo dove stare. Considero però l'arte come un cammino da percorrere e che l'arte vera ci venga a visitare nel nostro lavoro andrebbe considerata come una goccia di splendore nata da tanta fatica. L'arte è per me un esercizio per anziani che non abbiamo ancora ucciso il bambino che è in loro fino alla fine. Pensiero emozionato e al tempo stesso emozione che si trasforma in pensiero necessari entrambi per una buona arte.
D.: Che differenza c'è tra Mario Adolfi di oggi e quello di 30/40 anni fa
R.: Se dovessi cercare differenze tra me di 30-40 anni fa direi che oggi mi manca quella ricerca di assoluto dell'arte giovanile, ma preferisco tutte le incertezze di oggi e cercare di colmare tutti quei vuoti di un'anima che non omette di cercare pretesti per nutrirsi sempre di più.
D.: Ti fai condizionare dal mercato o sei libero nella tua espressione di vita e di libertà
R.: Non mi faccio condizionare dal mercato ma se sei un'artista hai tante possibilità di ricercare tante forme di espressione. In qualche modo il mercato incontra l'arte o per meglio dire incontra quelle sensibilità che il tempo attuale ci offre come novità






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