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LA GRANDE FESTA DI S.EFISIO 2019

TORNA UN GRANDE APPUNTAMENTO. UNA FESTA DI POPOLO E DEVOZIONE PER IL SANT'EFIS CHE HA SALVATO CAGLIARI E LA SARDEGNA DALLA PESTILENZA NEL 1656
363^ FESTA
DI SANT' EFISIO

NONOSTANTE IL TEMPO INCERTO, I FEDELI E I TURISTI ARRIVANO DA TUTTE LE PARTI DEL MONDO PER ASSISTERE ALLA PIU' IMPORTANTE FESTA RELIGIOSA E DI POPOLO DELLA SARDEGNA E DEL MEDITERRANEO.
IL CORTEO PARTE DALLA CHIESA DI STAMPACE ALLE 12,00 E SI SNODA NELLE VIE PRINCIPALI DEL CENTRO DI CAGLIARI SCORTANDO IL SIMULACRO DEL SANTO.
LE TRACCAS, MIGLIAIA DI COSTUMI SARDI, I CAVALIERI E I MILIZIANI, LA GUARDIANIA E L'ALTERNOS FANNO DA CORNICE ALLA FESTA.
POI, IL SANTO MARTIRE, PRENDE LA STRADA VERSO NORA. RIENTRA COME SEMPRE A CAGLIARI IL 4 MAGGIO A TARDA SERA.



di
Ennio Porceddu


IN GINOCCHIO E PER TRE VOLTE
IL SANTO DI CAGLIARI SALVA LA SUA CITTA'

L'AMORE DI S.EFISIO
IN TRE MIRACOLI

di Augusto Maccioni
E' la 363° volta e mai festa è stata la più amata,la più festeggiata, la più ricordata. E' da oltre 3 secoli e mezzo che si continua a parlare di questo Santo che è rimasto nei cuori e nelle menti dei sardi e dei cagliaritani in modo particolare e per così tanto tempo si continua, ogni primo maggio, a ricordare le sue prodigiose imprese e ad amarlo e venerarlo per le cose che ha fatto per la sua città. Cagliari in ginocchio per confermare il grazie tangibile. E' dal 1656 che si festeggia senza interruzione S.Efisio e grande folla lo aspetta per le vie della città fino alla chiesetta di Nora. L'evento è sempre eccezionale perché è alta la devozione e la preghiera si fa viva partecipazione: momenti scanditi dalle note delle launeddas e dal canto del rosario in sardo. E quando il cocchio del Santo spunta dal largo Carlo Felice per la via Roma è già un tripudio di colori e l'aria è colorata di intenso profumo mentre il "vascello" galleggia tra la folla. La commozione è palpabile e le lacrime scendono naturali. La folla è lì ancora una volta per incontrarsi col suo Santo, a pregarlo e ad affidargli una persona e a raccomandargli un segreto. Chiedono ancora miracoli. E lui, S.Efisio, continua ad essere prodigo e a non dimenticarsi di nessuno. Perché la sua vocazione è sempre stata per Cagliari e per i suoi cagliaritani fin da quando graziò la città dalla terribile peste del seicento, che decimò i suoi abitanti, e quando, nel 1793, fece naufragare,come un autentico tsunami, le navi francesi, squassandole e disperdendole, arrivate nel golfo degli angeli alla conquista di Cagliari. Il terzo miracolo è più recente ed è datato 1943 quando Cagliari era sotto i bombardamenti. C'era molto dolore,rassegnazione in una città desolata dove c'erano pochi abitanti mentre gli altri erano tutti sfollati nei paesi vicini. E anche in quella occasione la mano prodigiosa del Santo è stato salutare e benefica e in quel 1° maggio del 1943 mentre passava nelle poche vie della città ridotte a polvere e macerie, su un camioncino del latte, Efisio faceva germogliare il seme della speranza nella via della rinascita e della ricostruzione della città. Tre momenti storici che Cagliari non può dimenticare e che oggi, per la sua 363° volta, vuole ricordare con gioia, con canti e con doverosa partecipazione religiosa. Una festa che si fa sagra internazionale perché l'evento è stato tutelato dal Patrimonio dell'umanità, da parte dell'Unesco, con una connotazione più ampia per la partecipazione di grandi personalità straniere . L'evento ha un'attrattiva folcloristica e turistica, una valenza molto importante per la Sardegna e per Cagliari in modo particolare, e la giornata sarà galvanizzata dalla gioia e da manifestazioni di entusiasmo. C'è anche l'aspetto religioso, anzi S.Efisio è la festa religiosa e si deve riscoprire le sue origini per ritrovare i momenti "clou" del suo martirio e della sua vocazione verso l'amata Cagliari e verso i suoi abitanti. Festa per un giorno,il 1° maggio,segnata dalla sfilata per le strade di Cagliari, dalla chiesetta di Stampace fino al Municipio, ma con una devozione spalmata in quattro giorni, anzi, come dicono i confratelli, di un mese ( dal 25 aprile giorno di insediamento del terzo Guardiano fino al 25 maggio conclusione dei novenari con il Santo riposto nel suo altare laterale), con un pellegrinaggio, unico nell'area mediterranea e europea, che si snoda in oltre 100 chilometri toccando diversi centri paesani, con tanto di ramadura nelle strade, numerosi gruppi in costume a piedi e a cavallo, messe solenni. Cagliari è al centro della devozione cristiana e punto di riferimento per il folclore, la cultura e il turismo. Una festa, tra religione e turismo, che può essere potenziata e ulteriormente valorizzata con percorsi che possono essere occasioni per conoscere più da vicino le nostre usanze, la nostra ospitalità, le nostre bellezze naturali. Non momenti staccati e indipendenti ma facenti parte di un blocco che vuole essere il perno di una Sardegna che c'è e che vuole farsi amare. Ecco perché è necessario adoperarsi per un referente unico, staccato dall'assessorato regionale competente, in grado di assolvere a questi compiti, con un incarico triennale, che crei percorsi religiosi e alternativi, culturali e folcloristici, turistici e di spettacolo in maniera univoca e sappia, con capitale privato e pubblico, rafforzare gli aspetti più salienti della nostra amata terra.



Sono passati ormai 363 anni,sono più di tre secoli e mezzo che la città di Cagliari e le rappresentanze più importanti della Sardegna, si ritrovano per rendere concreto il voto promesso dalla municipalità a Sant'Efisio, Il santo protettore.
La sagra di Sant'Efisio è indubbiamente, la più bella e persino la più emozionante nel suo contenuto religioso e umano. Un valido richiamo di partecipazione e di preghiera per tutti i sardi e per la grande folla di turisti che ne scoprono, ogni anno, la parte più originale, genuina e sfarzosa della tradizione popolare dell'Isola.

L'eccezionale raduno di gente in costume tipico sardo, i colori, rappresenta una delle più importanti, straordinarie e naturali tradizioni di popolo e di fede.
La sua origine risale al 1656, quando i consiglieri della municipalità cagliaritana delegarono la salvezza e la protezione della città al Santo martire, come segno di ringraziamento per aver liberato Cagliari e tutta l'isola, dalla pestilenza esplosa nel 1654.
Il lungo corteo che ha inizio dalla Chiesa di Sant'Efisio nel rione Stampace, si snoda lungo le strade principali del centro, creando ogni anno uno spettacolo autentico, unico, di grande rilevanza religiosa e tramandata da un rito di cristianità che non ha avuto sosta, neanche sotto le dominazioni straniere e le guerre.

L'unico caso in cui non ci fu la processione, nel 1917 per l'ostinata ottusità delle autorità di pubblica sicurezza, quando in piena guerra (1^ conflitto mondiale), si ritenne prudente non accordare l'autorizzazione.
La festa in onore a Santo, ha inizio già il 19 marzo, quando il terzo Guardiano e rappresentante della sagra, nominato dai membri la Guardiania, con successiva approvazione della Presidenza e dell'assemblea generale, è investita dell'incarico con una solenne funzione liturgica, celebrata nella chiesa di Stampace, dove si crede sia stato incatenato prima di portarlo a Nora dove, secondo la tradizione, fu decapitato.
Come vuole la tradizione, il 25 aprile, tra il terzo Guardiano uscente e il neo eletto, c'è lo scambio della bandiera. Da quel momento il Guardiano è proclamato l'alfiere fino al 25 maggio, giorno in cui cessano i festeggiamenti religiosi.

La festa religiosa ha inizio il 25 aprile quando, dalla chiesa di Stampace, viene portata in processione la statua più famosa dedicata a Sant'Efisio, opera dell'artista Giuseppe Antonio Lonis (maestro - hidalgo di Senorbì), dalla chiesa di Stampace fino alla Cattedrale.
Il 29 aprile, come vuole la tradizione, la statua è rivestita dai paludamenti sfarzosi e dagli ex voto offerti dai fedeli. Il giorno dopo alle ore 12, il Presidente pro tempore con l'ausilio del terzo Guardiano, dispone il simulacro nel cocchio e subito dopo si celebra una Santa Messa.
Nella giornata del 1° maggio, mentre nella chiesa di Sant'Efisio sono celebrate SS. Messe, il proprietario dei buoi e il "carradore", preparano il giogo infiorato con campanelli, bandierine, pettorali e frontale in damasco con guarnizioni dorate, copre con un bouchet di fiori le corna delle bestie.
Alle ore 10, il terzo Guardiano e i membri della Guardiania, si recano al Palazzo Municipale per prelevare il rappresentante del Sindaco, l'Alternos (il Vicerè d'altri tempi), per condurlo in chiesa, sotto la scorta dei valletti comunali in grande tenuta.

Celebrata la Messa, dell'Alternos, si da inizio alla sagra, con la sfilata che è aperta dalle caratteristiche "traccas", antichi carri agricoli, trainati dai buoi decorati e infiorati a festa.
Le "traccas", fin dal tempo dei tempi, sono considerati sibili della festa e d'allegria, e su di essa il gruppo folclorico inneggia canti corali sardi che rispecchiano la tradizionale "trallallera", un ritornello sardo molto noto, che a cantarlo mette tutti di buon umore.
Al seguito, l'interminabile processione dei rappresentanti delle città e dei paesi di tutta la Sardegna, con i gruppi nei tradizionali costumi, tutti magicamente splendidi e differenti per fogge e colori, ricami e fatture a secondo della località di provenienza.
L'usanza vuole che tutti i costumi sardi dei partecipanti alla sagra, siano abbelliti, non solo con la seta e i broccati, ma anche da gioielli di notevole pregio artistico - artigianale.


Sono passati ormai 363 anni,sono più di tre secoli e mezzo che la città di Cagliari e le rappresentanze più importanti della Sardegna, si ritrovano per rendere concreto il voto promesso dalla municipalità a Sant'Efisio, Il santo protettore.
La sagra di Sant'Efisio è indubbiamente, la più bella e persino la più emozionante nel suo contenuto religioso e umano. Un valido richiamo di partecipazione e di preghiera per tutti i sardi e per la grande folla di turisti che ne scoprono, ogni anno, la parte più originale, genuina e sfarzosa della tradizione popolare dell'Isola.

L'eccezionale raduno di gente in costume tipico sardo, i colori, rappresenta una delle più importanti, straordinarie e naturali tradizioni di popolo e di fede.
La sua origine risale al 1656, quando i consiglieri della municipalità cagliaritana delegarono la salvezza e la protezione della città al Santo martire, come segno di ringraziamento per aver liberato Cagliari e tutta l'isola, dalla pestilenza esplosa nel 1654.
Il lungo corteo che ha inizio dalla Chiesa di Sant'Efisio nel rione Stampace, si snoda lungo le strade principali del centro, creando ogni anno uno spettacolo autentico, unico, di grande rilevanza religiosa e tramandata da un rito di cristianità che non ha avuto sosta, neanche sotto le dominazioni straniere e le guerre.

L'unico caso in cui non ci fu la processione, nel 1917 per l'ostinata ottusità delle autorità di pubblica sicurezza, quando in piena guerra (1^ conflitto mondiale), si ritenne prudente non accordare l'autorizzazione.
La festa in onore a Santo, ha inizio già il 19 marzo, quando il terzo Guardiano e rappresentante della sagra, nominato dai membri la Guardiania, con successiva approvazione della Presidenza e dell'assemblea generale, è investita dell'incarico con una solenne funzione liturgica, celebrata nella chiesa di Stampace, dove si crede sia stato incatenato prima di portarlo a Nora dove, secondo la tradizione, fu decapitato.
Come vuole la tradizione, il 25 aprile, tra il terzo Guardiano uscente e il neo eletto, c'è lo scambio della bandiera. Da quel momento il Guardiano è proclamato l'alfiere fino al 25 maggio, giorno in cui cessano i festeggiamenti religiosi.

La festa religiosa ha inizio il 25 aprile quando, dalla chiesa di Stampace, viene portata in processione la statua più famosa dedicata a Sant'Efisio, opera dell'artista Giuseppe Antonio Lonis (maestro - hidalgo di Senorbì), dalla chiesa di Stampace fino alla Cattedrale.
Il 29 aprile, come vuole la tradizione, la statua è rivestita dai paludamenti sfarzosi e dagli ex voto offerti dai fedeli. Il giorno dopo alle ore 12, il Presidente pro tempore con l'ausilio del terzo Guardiano, dispone il simulacro nel cocchio e subito dopo si celebra una Santa Messa.
Nella giornata del 1° maggio, mentre nella chiesa di Sant'Efisio sono celebrate SS. Messe, il proprietario dei buoi e il "carradore", preparano il giogo infiorato con campanelli, bandierine, pettorali e frontale in damasco con guarnizioni dorate, copre con un bouchet di fiori le corna delle bestie.
Alle ore 10, il terzo Guardiano e i membri della Guardiania, si recano al Palazzo Municipale per prelevare il rappresentante del Sindaco, l'Alternos (il Vicerè d'altri tempi), per condurlo in chiesa, sotto la scorta dei valletti comunali in grande tenuta.

Celebrata la Messa, dell'Alternos, si da inizio alla sagra, con la sfilata che è aperta dalle caratteristiche "traccas", antichi carri agricoli, trainati dai buoi decorati e infiorati a festa.
Le "traccas", fin dal tempo dei tempi, sono considerati sibili della festa e d'allegria, e su di essa il gruppo folclorico inneggia canti corali sardi che rispecchiano la tradizionale "trallallera", un ritornello sardo molto noto, che a cantarlo mette tutti di buon umore.
Al seguito, l'interminabile processione dei rappresentanti delle città e dei paesi di tutta la Sardegna, con i gruppi nei tradizionali costumi, tutti magicamente splendidi e differenti per fogge e colori, ricami e fatture a secondo della località di provenienza.
L'usanza vuole che tutti i costumi sardi dei partecipanti alla sagra, siano abbelliti, non solo con la seta e i broccati, ma anche da gioielli di notevole pregio artistico - artigianale.



foto dal web/social



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